Venerdì, 12 Aprile 2013 00:00

Cacciare la beccaccia: l'approccio al bosco

Scritto da  David Stocchi

La Beccaccia, è una creatura affascinante, il suo mistero, l’ambiente in cui vive e non per ultimo la sua morfologia, hanno da sempre attirato numerosi appassionati.

La sua caccia è tra le più belle ed impegnative ed è proprio per questo che porta, chi si accinge a praticarla con una certa costanza a specializzarsi, infatti, è solo con la specializzazione che si riescono ad ottenere buoni risultati coronati dall’esaltante emozione provata nel momento in cui stringeremo tra le mani la nostra amata Regina.

La tecnica di caccia più diffusa nel nostro paese, è quella che si avvale dell’ausilio del cane da ferma. Questa forma di caccia è per il sottoscritto la sublimazione dell’arte cinegetica, e si caratterizza proprio per uno spirito accentuato di ricerca e di conquista, che vede al primo posto (oltre alla conoscenza delle abitudini della beccaccia e dell’ambiente in cui si caccia) proprio il lavoro del cane.

Sarà lui che grazie alla sua bravura ed esperienza, ci condurrà sempre più spesso verso quell’incontro che per alcuni resta solo un sogno.

Cercare una beccaccia senza cane è quasi impossibile, la sua intelligenza nel sottrarsi, il suo colore mimetico, il suo ambiente spesso intricato la rendono invisibile anche ad un occhio attento, essa sarà vulnerabile solo per la sua emanazione che il più bravo dei nostri cani riuscirà a percepire.

Sono molte le razze che fermano la preda (elencate nel gruppo 7 – E.N.C.I.), e tutte hanno delle caratteristiche diverse dalle altre, soprattutto possiamo distinguere cani a cerca ristretta e cani di "mentalità" a cerca più ampia.

I primi, quelli a cerca ristretta, si adattano molto ad una caccia che prevede la perfetta conoscenza da parte del cacciatore-conduttore, del luogo ove effettuare la battuta oltre che la conoscenza di tutte le rimesse e di tutti gli angoli dove dovrà indirizzare il proprio ausiliare, andando così a perlustrare metro per metro ed avendo circuiti fissi e ben delineati.

Anche se sono fermamente convinto che la scelta del cane, e di conseguenza del metodo di lavoro di quest’ultimo, sia, strettamente legata al tipo di ambiente, io preferisco sicuramente i cani a grande cerca, forse perché mi danno la sensazione di grande dimensione, di libertà e perché no di rischio, ma comunque preferisco loro.

Sono questi che grazie alla loro esuberanza mi condurranno verso quelle beccacce che non avrei mai cercato, o, che comunque non sarebbero mai state alla mia portata con un cane a cerca stretta.

Sia ben chiaro, la grande cerca nel bosco non ha nulla a che vedere con quella che si svolge più competitivamente nelle grandi distese pianeggianti su altri tipi di selvatici, nel bosco cambia il metodo, infatti il terreno dovrà essere affrontato con cura ed attenzione mantenendo sempre il collegamento con il conduttore e la consapevolezza da parte di entrambi (cane e cacciatore) di dover formare un perfetto binomio che al contrario renderebbe vana la cacciata.

Tutti e due devono mantenere un filo invisibile che li lega tra loro (anche a distanza), non serviranno mai ripetuti e chiassosi richiami, il cacciatore avrà solo il compito di seguire i movimenti del suo ausiliare coadiuvato di campano o beeper, dandogli fiducia e stando attento ad ogni minimo cambiamento di suono di quest’ultimi.

Questo contatto reciproco che non significa avere il cane sotto i piedi, bensì come si dice in gergo "averlo in mano", sarà l’arma in più del vero beccacciaio e stabilirà un’equilibrio indissolubile tra i rispettivi ruoli di cane e cacciatore.

Altre doti fondamentali per un cane a grande cerca, oltre al collegamento, sono una ferma solida e un consenso spontaneo.

Un cane con queste caratteristiche, sarà più libero di esprimersi e quindi valorizzare le proprie qualità di cacciatore, infatti, non dovrà agire sotto il continuo incitamento del conduttore e stare sempre concentrato su quest’ultimo, ma al contrario sarà lui a decidere, a volte anche sbagliando, ma è proprio così che farà esperienza e diventerà un ottimo ausiliare.

E’ vero, i cuccioloni esuberanti ci faranno penar non poco, ma saranno loro una volta maturati a darci le più grandi soddisfazioni.

Le prime beccacce magari non le fermeranno come veterani, ma con il tempo miglioreranno, l’importante è ricordare che non gli insegneremo a fermare beccacce reprimendo il loro spirito d’indipendenza.

La pratica e gli incontri ci daranno una mano, infatti, dopo i primi errori e sfrulli, il soggetto intelligente si correggerà da solo e l’istinto a forzare il volo dell’uccello (che per il nostro cucciolone vuol dire avidità e voglia di catturare), lascerà il posto alla tanto sperata ferma che come sempre riempirà i nostri occhi e il nostro speranzoso cuore di immensa felicità, e di conseguenza ci darà la possibilità dell’abbattimento.

Questo insieme di azioni cerca indipendente/ferma/abbattimento (ripetute più volte durante le nostre uscite), rafforzerà e consoliderà la ferma, dando al cane sicurezza nella cerca e al cacciatore quella fiducia nel proprio ausiliare che unite serviranno a reperire il maggior numero di selvatici possibile aumentando di volta in volta il bagaglio d’esperienza di entrambi.

Col tempo poi il beccacciaio uomo, imparerà a fidarsi sempre più del proprio ausiliare e grazie anche all’utilizzo del campano o del beeper o come faccio io di entrambi, riuscirà a capire ogni piccola sfumatura del lavoro del cane, capendo per filo e per segno quale e quanto terreno sia stato esplorato, ed infine se saremo fortunati, il rallentare del ritmo del campano seguito dal silenzio e dal successivo beep beep, ci farà sobbalzare il cuore e ci condurrà verso la nostra Dama dagli occhi di velluto.

Per concludere, possiamo dire che utilizzare questo tipo di cane, ad ampio raggio d’azione, da al cacciatore la possibilità di esplorare molto terreno senza fossilizzarsi troppo sulle note rimesse, che comunque non saranno trascurate, così come si presume non dovranno esser trascurati tutti gli angoli possibilmente propizi ad ospitare la Regina del bosco.

Comunque sia, a cerca ristretta o a grande cerca, sarà sempre lui, il Cane (la "C" maiuscola non è a caso) che determinerà il successo in questo tipo di caccia, ricordando che non basterà fermare occasionalmente la beccaccia per essere proclamato beccacciaio, il beccacciaio ha il tarlo della beccaccia, è il cane che vive per la beccaccia.

E’ fenomeno raro e non esiste formula per averlo se non tentare di affidarsi a selezioni che si basano su ottime genealogie di cacciatori, e comunque incrociando sempre le dita e consumando scarponi in montagna e nei boschi nella speranza che il nostro giovane pupillo sboccierà in grande BECCACCIAIO.

 

Stocchi David

 

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