Giovedì, 22 Giugno 2017 00:00

CACCIA A PALLA Prepariamo l’appostamento.

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Sono sempre più convinto che ogni cacciatore, indipendentemente dalla tecnica di caccia che ha scelto di praticare deve avere una cura quasi maniacale della propria attrezzatura affinché abbia successo. Infatti spesso sono proprio i piccoli particolari a fare la differenza tra il tornare a casa con un bel sorriso sulla faccia piuttosto che con il muso lungo! Specialmente quando la caccia è chiusa è piacevole preparare, ricontrollare, pulire e lubrificare i nostri accessori, pregustando il momento in cui potremo usarli di nuovo. Con l’avvicinarsi dell’apertura un ultimo controllo generale non guasta di certo, anzi lo riterrei quasi obbligatorio, perché chissà se dopo avremo più il tempo di farlo. Vanno verificate le tarature delle armi, le scorte delle munizioni, lo stato dei nostri indumenti ed in particolare quello dei nostri scarponi, si riparano ghette e zaini, si detergono le lenti di cannocchiali, binocoli, telemetri e “lunghi” e si affilano i coltelli, ma quanti Selecontrollori si preoccupano anche di come sarà diventata la zona di caccia dove ci è stato assegnato l’appostamento? Sarà come l’abbiamo lasciata lo scorso anno oppure no? A me una volta è capitato che dopo aver visto uscire cinque caprioli in una stoppia fino a tre giorni prima che aprisse la caccia, quando il fatidico mattino ci sono finalmente tornato “armato”, alle prime luci dell’alba mi sono ritrovato ad ammirare uno sterminato campo arato con delle zolle alte mezzo metro! Con chi dovevo prendermela se non con me stesso? Quel fatto increscioso, tutto sommato simpatico, non si è più ripetuto, perché da allora, quando decido di appostarmi presso di un campo incolto oppure vicino ad uno seminato, vado a cercare il proprietario per chiedergli il permesso di starci ed anche per conoscere in anticipo i suoi progetti futuri sul destino di quel campo. Se nelle riserve private e nei “recinti” approvo ed apprezzo gli appostamenti fissi (altane chiuse, aperte o semplici strutture adibite al tiro), non posso dire lo stesso di come intendo il “capanno” in una “zona libera”. Per quanto siamo diventati esperti nel richiamare gli ungulati (anche grazie agli ottimi prodotti attrattivi francesi importati e distribuiti dal buon Pietro Fabris di Toppo) non è detto che i capi che ci verranno assegnati usciranno in pastura proprio davanti alla finestrella della nostra bella altana. E allora?

Se Maometto non va alla montagna sarà la montagna ad andare da Maometto! Con molto anticipo sull’apertura della caccia, dovremo preparare giacca e scarponi, binocolo, lungo e telemetro e sacrificare parecchio del nostro tempo libero per vedere quali e quanti animali hanno scelto la nostra zona; altrimenti, quali e quanti animali hanno scelto nuovi territori. Se saremo fortunati dopo quattro – cinque uscite (mattina e sera) avremo un quadro generale abbastanza chiaro che ci permetta di decidere dove finalmente approntare il nostro appostamento. Come deve essere e soprattutto dove sarà più conveniente costruirlo? Non sono assolutamente d’accordo con chi prepara il capanno con materiale da costruzione edile, tipo ceron bloc, blocchetti di tufo, tavole, listelli di legno, tondini di ferro, teli antisole o mimetici. Per preparare il nostro riparo dovremo utilizzare il materiale che sapremo recuperare nella zona circostante, senza alterare né forme e né odori. Rami tagliati freschi oppure secchi, fronde di sempreverdi, potatura di piante ecc, andranno più che bene, anche per legarli insieme sono sufficienti i rami delle ginestre o al limite qualche metro di esile corda. Nel nostro appostamento dovremo starci comodi, dovremo poterci spiare la zona circostante a trecentosessanta gradi senza essere visti e senza avere impedimenti quando ci sarà da sparare. A proposito del tiro, come intendete eseguirlo: appoggiati sullo zaino? Con un funzionale bipede tattico? Con uno treppiede artigianale fatto in casa? Oppure adagiati ad un ramo o su una pietra? Ognuno spari come gli hanno insegnato e come è abituato a sparare, purché prima di tirare il grilletto sia sempre consapevole che dovrà eseguire un abbattimento pulito, evitare ferimenti, e che non dovrà azzardare tiri contro selvatici in movimento e/o troppo lunghi. Io nella caccia sono come Renato Z…, nel senso che le ho provate veramente tutte!! Ma ormai da diversi anni mi affido ciecamente soltanto ai bipiedi Harris e Versa Pod, perché con un minimo di pratica conferiscono alle armi una stabilità ineguagliabile con qualsiasi altro tipo di appoggio. Comunque, per dare il meglio, devono essere usati a dovere perché oltre ai loro molteplici pregi hanno anche qualche scomodo difetto. Ad esempio dovremo stare attenti a posizionarci sempre in modo di tirare in piano o verso il basso ed inoltre stando sdraiati, più o meno bassi, correremo sempre il rischio di colpire un ostacolo che si trova a pochi metri dalla volata della carabina ma che purtroppo nell’ottica non siamo riusciti a vederlo. Nel scegliere la zona dove preparare l’appostamento dovremo controllare che il sole non ci disturbi con i suoi raggi né quando sorge né quando tramonta, così come dovremo verificare anche quali venti soffino con più frequenza e memorizzare a che ora del giorno “girano”. Preferisco appostarmi a ridosso di un bosco, di un grosso cespuglio, di un ruscello, di una siepe, di una longarina o ad un fosso, magari a discapito della distanza di tiro. E’ preferibile non mettersi troppo vicino alla macchia dove dovranno uscire i selvatici e la nostra posta dovrà essere ugualmente facile da raggiungere come da abbandonare, senza disturbare con il nostro passaggio i trottoi degli animali. Ci saranno sicuramente di aiuto: un paio di cesoie e una sega per potare ed anche una piccola roncola (pennato o marraccio, come viene chiamato dalle mie parti) per tagliare arbusti o grossi rami che potrebbero intralciare le linee di tiro e che riutilizzerei per completare il mimetismo del capanno. Quando andrete ad appostarvi per cacciare non portatevi dietro troppa roba che non serve o che serve poco, di solito la macchina non si lascia mai lontano. In alcune bellissime videocassette del caro amico Alberto Lugari ho visto che certi Selecontrollori andavano ad appostarsi con uno zaino da un metro cubo!!! Ma che cosa ci mettono dentro? Quando hai con te: carabina, munizioni e nello zaino: coltello, binocolo, l’immancabile macchina fotografica, il registro delle uscite con le fascette, una sacca impermeabile per il trasporto di un capriolo oppure qualche metro di robusta corda se cacciamo cinghiali, daini o cervi, non hai bisogno d’altro. Né del “lungo” né tanto meno del telemetro, perché, salvo qualche imprevisto prima di passare “all’azione” dovremmo conoscere alla perfezione ed in anticipo tutte le abitudini dei selvatici cacciabili presenti nella zona. Il lungo ci servirà, anzi sarà indispensabile, durante i nostri “censimenti” personali quando andremo ad avvistare e ad identificare la selvaggina, mentre con il telemetro, sempre in occasione di quelle uscite preparatorie, ci preoccuperemo di rilevare quante più misurazioni possibili, in modo da non perder tempo prezioso quando al mattino presto o peggio ancora, al calar della sera, il “nostro” capriolo uscirà allo scoperto vicino a quell’albero, a quella recinzione, a quella grossa pietra, ecc. Prepararsi un buon appostamento è più facile a farsi che a dirsi, l’importante è scegliere con cura il punto dove farlo e seguire il nostro istinto, tanto se poi è stato ben fatto e funziona a dovere lo vedremo molto presto.

Marco Benecchi

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