Mercoledì, 29 Gennaio 2014 00:00

7 mm Remington Magnum, molti pregi e pochi difetti

Scritto da  Sergio Facchini

Della famiglia dei 7 mm, Frank C. BARNES, nel suo famoso "Cartridges of the world", ne elenca ben trentacinque, ma la maggior parte di essi è inevitabilmente diventata obsolescente, sia per i progressi in campo balistico dei calibri più recenti o per altre motivazioni, quali le mode spesso passeggere che incidono sui numeri di vendita e la concorrenza sempre più agguerrita nel mercato armiero.

Nel caso del 7 mm Remington Magnum, però, ci troviamo di fronte ad un fenomeno di grandissimo successo che, nel secolo scorso, nessun altro calibro ha saputo raggiungere in un lasso di tempo così breve, una decina d'anni o poco più. Dopo i consueti studi e le numerose prove sul terreno di caccia, nel 1962 la Remington, quando decise di sostituire le carabine modello 721, 722 e 725 col moderno ed ancora attuale modello 700, abbinò al battesimo della carabina il lancio del nuovo ed attesissimo 7 mm Magnum, di cui si parlava già da tempo. Naturalmente la gestazione di questo calibro non fu breve, ma si protrasse per alcuni anni, finché i tecnici della Casa di Ilion non ritennero superate positivamente tutte le difficili prove a cui avevano sottoposto il neonato frutto dei loro studi. Poiché, nelle menti dei progettisti, il 7 mm Rem. Mag. avrebbe dovuto surclassare tutta la concorrenza, le prime armi in questo calibro furono affidate a cacciatori di professione e guide dell'estremo Nord americano - Alaska,Yukon e Territori del Nord Ovest canadese – che accompagnavano i loro clienti alla ricerca di alci, caribù, orsi neri, wapiti, big horn e Dall sheep, e ad appassionati che si recavano spesso in Africa per molti mesi all'anno alla ricerca dei trofei delle grandi antilopi, quali kudu, roan, sable, nyala, eland, waterbuck ed oryx. Visti gli ottimi risultati nei più diversi terreni di caccia e con selvatici particolarmente resistenti, sia in climi polari che equatoriali, la Remington lanciò la sua offensiva a partire dal1962 ed oggi, a mezzo secolo di distanza, il 7 mm Remington Magnum rimane uno dei calibri più amati in tutto il mondo. Chissà se i recenti 7 STW o i vari 7 WSM e 7 mm Remington Ultra Magnum, seguiti da una numerosa schiera di "wild-cat" più rari delle mosche bianche, sapranno scalzare il vecchiotto ma sempre arzillo 7 mm Rem. Mag.? Qualche lieve segno di incrinatura nel suo predominio assoluto forse è già apparso, perché le sirene ammaliatrici delle prestazioni al limite sanno far naufragare coloro che cedono sempre alle lusinghe del "nuovo", del "super", del "massimo possibile", salvo poi vederli tornare sui propri passi, affidandosi di nuovo ad un calibro di solida reputazione, quale, per l'appunto, il maturo 7 mm Rem.Mag.


Le origini del calibro

Se vogliamo essere sinceri, già molti anni prima della nascita del 7 mm Rem.Mag. esistevano calibri che possedevano caratteristiche balistiche di spicco, quali il 275 Holland & Holland Magnum, nato nel lontano 1912, che spingeva una palla da 160 gr a 3050 ft/s (929 m/s) con energia di 4474 Joule, e quelle da 195 gr – un peso mostruoso per un 7 mm - a 2671 ft/s (814 m/s) con un'energia di 4186 Joule, o del famoso 280 Ross del 1906, disegnato da F. W. Jones e da Sir Charles Ross per un fucile militare canadese, che lanciava una palla da 150 gr a 2800 ft/s (853 m/s) raggiungendo un'energia di 3536 Joule! Altri illustri predecessori del 7 mm Rem.Mag. furono il 7 mm Weatherby Magnum del 1944,figlio del 300 H&H Magnum, che, malgrado potesse lanciare una palla da 175 gr a 3070 ft/s (935 m/s) con energia di 4956 Joule, ha avuto scarsa diffusione, al pari del 7x61 Sharpe & Hart Super del 1953 che, in un datato caricamento della NORMA con palla da 160 gr, raggiungeva i 3100 ft/s (944m/s) ed un'energia di 4619 Joule, prestazioni davvero elevate. Un discorso a parte ha meritato il 7x66 vom Hofe S.E., già trattato in altra sede, caratterizzato da valori che lo pongono ancora oggi tra i primi della classe, anche se lo scettro di primo della classe è passato nelle mani del 7 mm Remington Ultra Magnum. Da quanto annotato si evince che già nell'ormai lontano1962, quando il 7 mm Rem.Mag. fu commercializzato, molti calibri di 7 mm, con alte potenzialità balistiche, erano stati utilizzati proficuamente sui grandi selvatici a pelle tenera in ogni angolo della terra. Nulla di eclatante quindi, ma la Remington, dall'alto della sua posizione di preminenza nel mercato americano, mise a frutto le esperienze precedenti di altri costruttori aggiungendo le proprie, sorrette da capacità finanziarie inimmaginabili per la concorrenza. Larghi mezzi che consentirono alla casa di Ilion di porre in vendita armi semplici, robuste e precise a costi moderati, ma di qualità. In sintesi possiamo affermare che il modello 700 in 7 mm Rem.Mag. rappresenta uno spartiacque nel mondo delle armi rigate da caccia. Da allora in poi tutti gli appassionati di caccia a palla poterono acquistare un'arma valida sotto tutti ipunti di vista, senza dover accendere un mutuo pluriennale e,di conseguenza, il successo della Remington e del suo 7 mm Remington Magnum dilagò in tutto il mondo.

Caratteristiche del bossolo

Il bossolo del 7 mm Rem.Mag. è derivato da quello del 300 H&H Magnum, ma, anziché 72,39 mm, misura solamente 63,50 mm, ben 8,89 mm in meno. Ciò è dovuto al fatto che si era voluto limitarne la lunghezza alla misura dei calibri più diffusi, 30.06 Springfield e 270 Winchester, che utilizzavano azioni standard, di costo molto inferiore rispetto alle azioni "Magnum". Per aumentare la capacità del bossolo fu sufficiente aumentarne il diametro alla base a 13,03 mm ed a12,47 all'inizio della spalla, che aveva un angolo di 25°,accorciando il colletto a soli 6,89 mm, operazione che causò uno dei difetti di questo calibro. Il collo molto corto, infatti, non permette di sfruttare al meglio le palle lunghe e pesanti dai 160 ai 175 gr, tipiche dei 7 mm, se non a scapito del ""free-boring"" che, necessariamente, deve essere di 2 mm o ancor meno, caratteristica determinante sulla densità dicarica e, di riflesso, sulle pressioni sviluppate da cariche alte. Praticamente i difetti, o meglio sarebbe definire "nei concettuali", invero non gravissimi, sono la lunghezza esigua del colletto, il ""free-boring"" molto basso e la cintura alla base del bossolo che sottolineava il concetto di "Magnum", elemento inscindibile di tutti i calibri over-size americani. Molti di essi derivarono dai "wild-cat" o appartenevano alle cosiddette "proprietary-cartridges", prodotte in numeri limitatissimi e nate da esperimenti balistici di tecnici raramente usciti dall'anonimato, ma ostinati nel perseguire fantomatici traguardi, ad eccezione di quelli ottenuti da Roy Weatherby con l'apprezzata serie di munizioni, dal 240 al 460 Weatherby Magnum.

Tornando alle misure del bossolo, possiamo ricordare che è lungo 63,50 mm, mentre all'inizio del colletto misura 56,61 mm, e dove nasce la spalla i mm sono 51,82. I diametri sono rispettivamente: mm 13,51 del fondello, mm 13,03 della gola, mm 13,51 della cintura o belt, mm 12,47 all'inizio dellaspalla, mm 8,00 il diametro del colletto. Il rim, o collarino, misura 1,27 mm, mentre dalla base del fondello alla parte superiore della cintura i mm sono 5,59. Se dal diametro del fondello di 13,51 mm sottraiamo i 12,47 mm della base della spalla otteniamo 1,04 mm, che rappresentano un fattore della conicità del bossolo, minima se rapportata alla lunghezza totale di 63,50 mm, altro piccolo neo. Il passo di rigatura medio è di 241 mm, un valore che farebbe supporre un perfetto sfruttamento delle palle più pesanti, da 162 a 175 gr, ma la verità è che il 7 mmRem. Mag. esprime il massimo di sé con ogive di 150-160 gr e canne lunghe anche 66 e più cm, misure che gli Americani,fino agli anni '80, si ostinavano caparbiamente a snobbare, preferendo canne addirittura di 56-60 cm (22-24 pollici) con l'unico risultato di tarpare sconsideratamente la velocità di ogni palla. Finalmente, però, all'inizio degli anni '90, gli Yankees hanno compreso che tutti i Magnum, a cominciare dal 7 mm Rem.Mag., viaggiano sulle ali del vento solamente con canne lunghe, molto lunghe, di 66 o più cm, e che le prestazioni balistiche generali aumentano drasticamente. Ma ancora oggi diversi cacciatori, adducendo come motivo la maneggevolezza dell'arma, usano questo calibro nervoso con canne di 56-58 cm: una scelta semplicemente assurda, paragonabile all'uso di gasolio agricolo in una "Lamborghini Murcielago".

I pieni ed i vuoti della rigatura misurano 7,04 e 7,21 mm, mentre

il diametro delle palle utilizzate negli U.S.A. è di 284 millesimi di pollice, ovvero 7,21 mm, misura differente da quella dei costruttori europei che usano proiettili di 7,26 mm, ossia maggiori di 5 centesimi di mm; una differenza non trascurabile che indurrebbe qualsiasi appassionato a far verificare le misure interne del proprio 7 Remington Magnum. Ad armi americane sarebbe meglio abbinare munizioni americane, mentre con armi europee si dovrebbe optare per munizioni europee, ma resta il fatto che questo escamotage rimane un empirismo e la precisa misurazione del diametro interno della canna costituisce un metodo più sicuro e sensato. Il diametro medio delle palle da utilizzare è di 7,23 mm, o .284 millesimi di pollice, soprattutto per le armi di origine americana, senza dimenticare quanto annotato in precedenza per le armi europee. Il "free-boring" massimo non dovrebbe essere inferiore a 0,10 mm per le considerazioni esposte a proposito delle alte pressioni sviluppate da questo calibro scalpitante che non devono superare i 4.300 bar. La lunghezza massima della munizione completa non deve assolutamente oltrepassare gli 83,57 mm o meglio gli 83,00 mm, tanto per rimanere dalla parte del buon senso, l'unico criterio di valutazione in campo balistico.
Prestazioni del calibro

Gli ideatori del 7 mm Rem.Mag. volevano, come obiettivo primario, offrire una munizione in grado di abbattere la maggior parte della grossa fauna nord-americana ed africana a pelle tenera, utilizzando palle tipiche del calibro comprese tra i 150 ed i 175 gr che, grazie alle alte velocità sviluppate, potessero sprigionare energie superiori ai 4300 Joule alla bocca e di circa 2700 Joule a 300 metri.

I risultati diedero ragione ai progettisti, dato che questi valori balistici furono raggiunti in fase di sperimentazione ed ulteriormente migliorati nel corso degli anni. Velocità, potenza, tensione di traiettoria e costi ragionevoli, sia delle armi che delle munizioni, furono i cardini sui quali poggiò lo straripante successo del 7 mm Rem.Mag. Si trattò di un vero "boom" commerciale che esplose intorno al 1970, travolgendo la concorrenza e condannando quasi tutti i 7 mm ad una progressiva obsolescenza balistica che, per quasi trent'anni, fece segnare il passo a calibri già affermati in passato, ma che nell'ultimo decennio hanno ripreso quota lentamente. Infatti, dato che nulla resiste all'azione logorante del tempo, anche questo classico calibro americano sta vivendo un momento di lieve stallo e le vendite, pur rimanendo buone, paiono accusare i sintomi di un lento recesso che inevitabilmente porterà ad un ridimensionamento della produzione del 7 mm Remington Magnum, proposto a tutt'oggi da tutte le case costruttrici di armi, artigiani inclusi. In questi anni la concorrenza è spietata, più che in passato, poiché tutti i grandi nomi dell'industria armiera, per crearsi nicchie commerciali, si arrovellano le menti per produrre linee proprie di calibri nuovi, come la Ruger, la Winchester e la Blaser. Operazioni ovviamente di marketing, che gli anni futuri ne confermeranno o meno la validità, ma mi permetto, forse ingiustificatamente, di nutrire forti dubbi sull'esito positivo di queste iniziative. Dopo queste, mi auguro logiche, divagazioni, torniamo alle prestazioni balistiche del nostro calibro, annotando qualche vecchia tabella delle munizioni di quasi quarant'anni fa.

La Remington proponeva in Europa due cariche:

una con palla PSPCL (Pointed Soft Point Core Lokt) da 9,72 g (150gr) sviluppava velocità a 0-100-150-300 m di 994-897-851-726 m/s ed energie di 4801-3910-3518-2557 Joule, consentendo una traiettoria di cm +3.6 a 100 m, +0 a 200 m e -18.6 a 300 m.

La seconda con palla SPCL (Soft Point Core Lokt) da 11,34 g (175 gr) spuntava a 0-100-150-300 m velocità di 936-819-765-624 m/s con energie di 4968-3802-3312-2205 Joule, permettendo una traiettoria a 100-150-300 m di cm +3.9,-2.0 e -26.9.

Entrambe le palle fornivano ottimi valori di velocità, energia e radenza: con 851 m/s e 3518 Joule a 200 m, la palla PSPCL da 150 gr era in grado di abbattere alci e wapiti ad oltre 180 m (200 yd), parimenti alla palla SPCL da 175 gr, la più indicata per i grossi ungulati.

Nel 1972 la RWS produceva due cariche: una TMS (Teilmantel Spitz) da 9,4 g (145 gr) ed una TMS da 11,3 g (174 gr). La più pesante a m 0-100-150-300 toccava velocitàdi 925-850-815-720 m/s con energie di 4831-4076-3753-2930 Joule e traiettoria, azzerando l'arma a 195 m, di +4,0 cm a 100 m, -0,5 cm a 200 m e -21 cm a 300 m, munizione davvero superba anche per le cacce di montagna agli argali, capre di Marco Polo, ibex e tur.

Dall'esame, seppur sommario, dei dati di queste munizioni dei primi anni '70, possiamo sottolineare che tutte erano all'altezza della fama di killer spietato che il 7 mmRem. Mag. si era guadagnato ovunque in pochi anni, con tutti i  selvatici delle Montagne Rocciose, del sistema montuoso Alpino-Himalaiano, Carpazi, Caucaso e Pamir, dove gli Americani avevano buon gioco con i loro dollari, e soprattutto delle Alpi in cui divenne re della caccia alcamoscio, mettendo alle corde il 6,5x68 ed il 7x66 S.E. vom Hofe, protagonisti assoluti, assieme al 270 Winchester, prima della comparsa del super calibro americano. Dopo lo sguardo al passato, vediamo una munizione attuale della RWS che, pur essendo in catalogo da molti anni, è sempre una carica efficace ed equilibrata su moltissimi ungulati: la Ks (Kegel Spitz) da 162 gr (10,5 g), un peso ottimale, molto gradito dai 7 mm, che consente sempre tiri efficaci a distanza grazie alla stabilità in volo e quindi alla precisione, senza dimenticare la struttura della palla piuttosto dura e poco incline a frammentarsi anche su animali pesanti quali il cervo ed il cinghiale. Se tariamo l'arma a 191 m, questa ogiva a m 0-100-200-300 viaggia a 930-847-768-694 m/s con energie di 4541-3766-3097-2529 Joule, delineando una traiettoria a 50-100-150-200-300 m di +1,0 +3,9 +3,3-1,0 -22,6 cm. Le prestazioni, come molti avranno notato, non sono eclatanti o migliori delle munizioni degli anni '70, ma bisogna sottolineare che i tedeschi solo recentemente hanno riversato la loro esperienza costruttiva, adottando per i calibri americani i loro prodotti migliori di ultima generazione, quali l'ottima palla "Evolution" da 159 gr a struttura complessa con mantello in tombacco, di spessore progressivo e nucleo saldato, che garantisce su tutti gli ungulati grande penetrazione, rapida espansione controllata e potere lesivo molto elevato, grazie alla insignificante o nulla perdita di peso della palla.

Anche la NORMA produce ottime munizioni confezionate con palle SWIFT Scirocco da 150 gr, BARNES Triple Shock da 140 gr e Oryx da 156 gr, tutte ogive di alta qualità come la SAKO Arrowhead II da 150 gr, un vero missile con alta velocità residua alle grandi distanze.

Ma con le case americane nessuno può competere, dato che il 7 mm Rem. Mag. è un "calibro bandiera". Tutte le fabbriche di munizioni d'oltre oceano, nell'ultimo decennio, hanno fornito una serie di palle davvero straordinarie che gli appassionati ben conoscono; la FEDERAL con le Accubond da 160 gr, ogiva quasi perfetta per tutta la selvaggina ungulata, al pari della HORNADY Interbond da 154 gr o della SWIFT A-Frame PSP da 160 gr proposta dalla Remington, forse la migliore palla odierna, senza dimenticare la WINCHESTER Supreme Nosler Partition Gold da 160 gr, di provata efficacia, che lotta strenuamente con le concorrenti per dividersi il vasto mercato del 7 mmRem. Mag.

Ma in questa serie nutrita di munizioni ne spicca una che non ha come vessillo la bandiera a stelle e strisce, ma è frutto dell'ingegno dei tecnici della vecchia Europa: si tratta della palla Plastic Tip Special da 162 gr della ceka Sellier & Bellot, che vanta limiti balistici decisamente alti. A 0-100-200-300m vola a 870-833-797-763 m/s con perdita di velocità di soli 107 m/s da 0 a 300 m dalla bocca, incredibile ma vero; le energie sviluppate sono di 3972-3641-3333-3054 Joule e la traiettoria, con taratura a 100 m, è di +0 a 100 m, -9,19 a 200m e -33,97 a 300 m, mentre con taratura a 200 m la caduta della palla a 300 m non dovrebbe superare i 20-22 cm. Due sono i valori da sottolineare: la velocità residua a 300 m di 763 m/s, misura non eguagliata da nessun'altra palla da caccia da 162 gr europea od americana, e la relativa energia di ben 3054 Joule che questa palla Plastic-Tip Special sviluppa a 300 m, limite non raggiunto nemmeno da molti calibri della classe 300.

Tornando a quanto affermato precedentemente, le migliorie sostanziali del 7 mm Rem. Mag., e in pratica di tutti gli altri calibri, hanno riguardato non tanto le prestazioni balistiche in senso stretto, ma derivano piuttosto dalla tipologia costruttiva delle nuove palle utilizzate. I progressi in questo campo sono stati enormi, e gli effetti si notano esaminando il lavoro pulito e profondo che le speciali ogive prodotte oggi compiono nelle aree colpite dei selvatici. Lacerazioni e scempi provocati dalle Soft Point di molti anni fa sono un lontano ricordo e le spoglie degli ungulati sono del tutto trattabili e completamente sfruttabili.

Sintetizzando, possiamo discutere a lungo di questo calibro, ma non siamo lontani dalla verità affermando che il 7 mmRem. Mag. è un impianto balistico moderno e di ottime potenzialità su ogni terreno di caccia e con le più svariate specie di selvatici, grazie ai suoi indubbi pregi. Cervi, cinghiali, capre e pecore selvatiche di ogni latitudine sono alla portata del calibro americano, ma prima di andare a nord del cinquantesimo parallelo, tra ontani e rododendri, a stuzzicare qualche grizzly delle dimensioni di una "Smart", preferirei affidarmi a qualcosa di più sostanzioso di un 7mm, ovvero a nessun calibro inferiore al 375 H&H Magnum, perché gli unghioni ed i denti di questi leziosi e minuti... plantigradi, spesso tormentati da zecche grosse come un orologio da tasca, non ricordano certamente quelli del nostro gatto di casa!

I costruttori del calibro

Si tratta di un paragrafo assai semplice da delineare in quanto, in tutto il mondo, non esiste una sola Casa costruttrice di armi rigate da caccia che non abbia in catalogo il 7 mm Rem. Mag. Inoltre anche i più famosi maestri artigiani europei si cimentano spesso con basculanti, carabine ed express in questo calibro, anche negli allestimenti più sofisticati, con preziosità tecniche uniche ed incisioni di squisita fattura. Da seicento euro al corrispettivo per l'acquisto di un'auto di classe, la scelta può essere infinita. In passato i grandi nomi europei si cimentarono presto nella fornitura di armi in 7 mm Rem. Mag. vista la domanda delmercato e, tra le altre, vanno ricordate le belle carabine Mauser Europa 66, le Sauer mod. 80 e 90, le Heym, le Dumoulin, le Schultz & Larsen, le Sako, le Tikka e le Steyr-Mannlicher mod. M., apparse qualche anno dopo le onnipresenti Remington, Winchester, Ruger e Marlin. In Italia, invece, furono i grandi artigiani Concari, Perugini e Casartelli ad iniziare la produzione di bolt-action con azioni Mauser nel calibro americano, assieme alla Zoli che usò come base di sviluppo l'ultima carabina svedese Husqvarna, un'arma ben costruita e precisa.

Gli utilizzatori del calibro

Quando il 7 mm Rem. Mag. arrivò nelle armerie degli Stati Uniti l'accoglienza fu entusiastica, perché finalmente tutti i cacciatori senza grandi possibilità economiche poterono acquistare un'arma nuova camerata in un calibro magnum senza spendere una fortuna. Infatti, chi allora desiderava un calibro potente e teso, adatto alle impegnative cacce sulle Montagne Rocciose, doveva rivolgersi ai calibri di Weatherby ed alle sue armi che, per le finiture di ogni dettaglio ed i materiali impiegati, costavano all'incirca il triplo di un'onesta carabina Remington modello700. Inoltre, le munizioni, considerata la produzione limitata, erano davvero dispendiose, al pari delle armi, e di non facile reperibilità. Ma chi ambiva ad una Mark 5 Weatherby, ormai famosa per le sue straordinarie caratteristiche balistiche, si assoggettava di buon grado al necessario esborso di denaro, peraltro ben ripagato. Le armi della Remington, al contrario, furono una vera manna dal cielo piovuta su milioni di cacciatori americani che desideravano un calibro di prestazioni superiori a quelle fornite dal 30.06, da usare qualora fosse stato in programma un viaggio in Alaska. Dalla metà degli anni '60 in poi il numero di vendite del 7mm Rem. Mag. fu inarrestabile perché tutti gli appassionati, o quasi, ne parlavano in termini entusiastici, sia per la capacità di abbattere selvatici a grande distanza, come le antilopi pronghorn o bighorn, che per la traiettoria molto tesa delle palle. Nella maggior parte dei casi, abituati com'erano alle prestazioni del 30.06 Springfield o del 270 Winchester, i progressi erano stati evidenti cacciando soprattutto wapiti ed alci. All'infuori di qualche romantico cacciatore che si affidava ancora al 300 H&H Magnum, calibro eccellente peri grandi selvatici presenti dalla Columbia Britannica all'Alaska, molti, in quegli anni, potevano disporre solamente di un decrepito 30.06 che, comunque, era stato fedele compagno per molti decenni. E' quindi logico affermare che il 7 mm Rem. Mag. fu accolto come il talismano di tutte le cacce del Nord America, anche se non è comprensibile il fatto che il 338 Winchester Magnum, nato nel 1958 come 8 mm tuttofare, non avesse incontrato favore pieno, nonostante le superiori qualità balistiche fornite da palle anche di 250 grani e potenze di oltre 5400 Joule alla bocca dell'arma, con un rinculo, però, piuttosto violento e quindi poco gradito.

Per la sua poliedricità d'uso sulla svariata fauna americana, il 7 mm Rem. Mag. divenne un best-seller anche perché il rinculo delle armi era sì vigoroso, ma ancora tollerabile da coloro che mal sopportavano i calibri scorbutici, necessari per affrontare, con un buon margine di sicurezza, la selvaggina più pesante del continente americano, come i grizzly ed i kodiak che, essendo talvolta di dimensioni gigantesche, appartengono al gruppo di animali estremamente pericolosi, in quanto non si limitano a rubare... i cestelli della merenda come "Yoghi", il celebre orso di Hanna e Barbera. Questi bestioni irascibili sono capaci, se sorpresi nel loro "home-range" o abituale territorio di caccia, di correre velocemente per lunghi tratti, come un pistard professionista, inducendo il malcapitato cacciatore, se non provvisto di un calibro molto potente e di un raro sangue freddo, a buttarsi a terra supino, riparandosi la nuca con le mani ed affidarsi, pregando, alla Misericordia Divina... Non esiste un solo uomo al mondo che, contando sulle proprie gambe, possa sfuggire ad un grizzly in corsa, nemmeno il fenomenale Bolt! Infatti, quando cinquant'anni fa impazzò la mania delle carabine Magnum, si verificarono molti incidenti perché, incoscientemente, non pochi cacciatori affidarono la propria vita ad armi dotate di calibri non idonei a quelle cacce, ricche di possibili imprevisti e aggravate dal fatto che, spesso, questi sconsiderati si spingevano in lande sperdute senza una guida, la cui esperienza era ed è indispensabile per tornare a casa...interi! Gli outfitters di oggi, come Rick Furniss, che gestiscono aree vaste come la Svizzera, non conducono volentieri cacce al grizzly con armi inferiori all'8x68S o al 338 Winchester Magnum, ma di solito preferiscono armarsi di un 375 H&H Magnum, un calibro capace di fermare da pochi passi l'eventuale carica agghiacciante, magari alle spalle, di simili bruti. Il buon senso dovrebbe sempre ricondurci sulla retta via, facendoci ammettere candidamente che i 7 mm Magnum, compreso quello di Remington, sono calibri che ci consentono di aumentare il raggio d'azione della nostra arma, ma non mutano assolutamente le tipologie degli animali abbattibili. In Africa alcuni cacciatori, ai quali dovrebbe essere consigliato un encefalogramma, hanno abbattuto anche leoni e bufali ed altri animali poco socievoli. Purtroppo nella natura umana si annida spesso un "fattore x" che ci spinge a sfidare la sorte, pur sapendo dei gravi rischi cui si va incontro! L'azzardo con la propria vita è un gioco che, a caccia, può costare caro. Come abbiamo già accennato, il 7 mm Rem.Mag. è stato compagno di molti appassionati anche in Africa, in Asia ed in Europa, e si è sempre dimostrato all'altezza dei selvatici cacciati a distanze notevoli, in specie caprini, bovidi e grandi ovini di montagna, animali per i quali il calibro americano è stato progettato. In "Big game cartridges & rifles" di Edward Matunas, grande esperto americano di caccia grossa, autore tra l'altro di dodici volumi ed oltre seicento articoli, trattando del 7mm Rem.Mag. ricorda il suo amico Les Bowman, uno dei primi tester del calibro. Costui, in qualità di guida professionista, fu incaricato dalla Remington, presumibilmente in veste ufficiale, di mettere a dura prova il nuovo calibro, responsabilità che lo portò a ripercorrere tutte le immense aree che si estendevano dal Nuovo Messico all'Alaska. Poco prima della sua morte confidò a Matunas: "Nella mia lunga carriera, mai, da quando iniziai ad usare un 7 mm Rem.Mag., sparai due volteallo stesso wapiti, e non ne persi nemmeno uno. E li ho cacciati in ogni Stato dove era legale la caccia. Ma devo dire che non avrei mai provato a colpire un grande wapiti a 500 yd (450 m), ma potei farlo a 400 yd (360 m.)".  Queste le parole di un uomo che fu testimone o partecipò all'abbattimento di oltre mille wapiti. Per inciso, un wapiti maschio adulto, fratello del maral asiatico ed imparentato alla lontana col cervo europeo, può raggiungere i 350-400 kg. Pertanto, quando userete un 7 mm Rem. Mag., magari col cervo della vostra vita, potrete considerarvi ben equipaggiati, ma non tentate tiri al limite del ragionevole. Fino a quale distanza? La vostra esperienza... vi sarà d'aiuto.

Epilogo

In queste pagine abbiamo cercato di delineare le caratteristiche di questo grande calibro americano che, volenti o nolenti, rappresenta una pietra miliare nella storia delle armi da caccia moderne. Anche coloro che non hanno mai visto di buon occhio i Magnum, specialmente quelli americani, col passare del tempo hanno dovuto ricredersi, perché l'evidenza dei risultati venatori parla da sé ed i milioni di capi di selvaggina abbattuti in tutto il mondo ne sono l'inconfutabile testimonianza.

Il 7 mm Remington Magnum è veramente uno dei più famosi all-rounder, e dobbiamo ammettere che la sua fama è stata ampiamente meritata. Malgrado la presenza di numerosi altri concorrenti, come il settantenne 7 mm Weatherby Magnum, il 7 STW, il 7 mm Remington Ultra Magnum, il 7 mm Winchester Short Magnum ed il 7 mm Remington Short Action Ultra Magnum, la sua solida reputazione ha saputo rintuzzare la pretesa superiorità di questi calibri che forse, come le foglie al vento, nei prossimi anni cadranno nell'oblio senza suscitare rimpianti.

Ma il 7 mm Rem.Mag. vivrà ancora a lungo, e molti cacciatori futuri potranno affermare, con orgoglio, che già i loro nonni lo usavano in montagna con immutabile fiducia su tutta la grande selvaggina, chiamandolo semplicemente "il 7 mm", come se tutti i calibri preesistenti non fossero mai esistiti. Una conferma della sua superiorità? Forse sì, ma come molti di voi avranno inteso, a costo di apparire poco obiettivo, parteggio per i calibri europei che, da sempre, hanno svolto il loro compito onestamente, dimostrando di valere quanto e forse più dei calibri americani

Top
Informativa in adempimento degli obblighi previsti dall'Art. 10 della Direttiva n. 95/46/CE, nonchè a quanto previsto dalla Direttiva 2002/58/CE, come aggiornata dalla Direttiva 2009/136/CE, in materia di Cookie. Questo sito utilizza i cookie per gestire autenticazione, navigazione, ed altre funzioni. L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo. More details…