Mercoledì, 20 Marzo 2013 00:00

L'arma ideale per il camoscio

Scritto da  Sergio Facchini

Senza dubbio la caccia al camoscio è una delle più affascinanti attività venatorie che ha come scenario la meravigliosa bellezza delle nostre Alpi.

Tutte le migliori qualità del cacciatore devono essere sfruttate al massimo perché camminare per ore in alta montagna si rivela spesso un'improba fatica, anche se condivisa col nostro amico accompagnatore. Se allo sforzo fisico sommiamo le difficoltà di avvicinamento e le problematiche di tiro, otteniamo un quadro tutt'altro che roseo.

Il terreno spesso è insidioso e, non consentendo appoggi fermi, riduce notevolmente le possibilità di effettuare un colpo sicuro. I problemi da affrontare sono ovviamente numerosi, a cominciare dalle distanze usuali alle quali il camoscio si presenta.

Nella maggioranza dei casi si tratta di lunghezze notevoli ed i famosi "200 metri", a cui ogni scrupoloso e responsabile cacciatore dovrebbe attenersi, costituiscono un'eventualità favorevole non molto frequente. E' vero che in alcune occasioni il camoscio ci si para davanti anche a distanze contenute, 100-150 m, ma nel 90% dei casi il selvatico ci obbligherà ad effettuare colpi molto più impegnativi di quelli che ognuno si augura.

I casi sono due: o possedete un fisico da "sherpa" nepalese e, carabina alla mano, siete in grado, infischiandovi delle vertigini, di sgattaiolare in silenzio strisciando tra le rocce e di avvicinare un vecchio solitario a tiro di doppietta sorprendendolo dall'alto, come fa senza apparente difficoltà il mio amico Giovanni, oppure dovete sottostare alla necessità di avere tra le mani un'arma precisa con una traiettoria molto tesa.

Oggi un'esigua minoranza appartiene alla prima schiera, mentre la stragrande maggioranza ingrossa le fila della seconda.

I grandi cacciatori di camosci diventano purtroppo sempre più rari! I giovani che si avvicinano a questa caccia, appassionante come poche altre, spesso commettono errori comprensibili nell'acquisto di armi, ottiche, attacchi e munizioni abbinandole a calibri che talvolta deludono le loro aspettative. Cerchiamo ora di analizzare per sommi capi ciò che l'industria armiera propone.

 

Carabine a ripetizione semplice manuale (bolt-action)

Sono le armi più diffuse, robuste, precise ed affidabili. Con canne inox e calcio in materiale sintetico sono indistruttibili, ma mediamente si rivelano pesanti (oltre i 4 kg con ottica), anche se alcune Case hanno in listino modelli leggeri ed ultraleggeri (Remington Mountain Rifle, F.N. Ultralight, Weatherby Featherlight ed altre) che costano più dei modelli base da cui derivano. E' doveroso ricordare, però, che le carabine alleggerite di solito sono camerate in pochi calibri adatti alla caccia al camoscio, ma la tendenza odierna, malgrado i problemi di tutte le armi di peso piuma, sembra essere quella di offrire calibri tesi e potenti in armi sempre più leggere, cammino discutibile che parrebbe conti più sostenitori che detrattori.

I calibri idonei alla caccia al camoscio non sono comunque pochi, come qualcuno potrebbe supporre; tra i migliori possiamo ricordare il 6,5x68, il 270 Winchester, il 7 mm Remington Magnum, utilizzati ovunque come il 6,5x57, il 7x64 ed i recenti 260 Remington, 25.06 Remington, 6,5x65 RWS, unitamente ai calibri Weatherby 240, 257, 270 e 7 mm oltre al raro 7 mm SE vom Hofe.

L'iperteso 6,5x68, assieme al 257 ed al 270 Weatherby Magnum, secondo l'opinione di famosi cacciatori, a tutt'oggi sono praticamente insuperabili per tensione di traiettoria fino alle massime distanze di tiro (300 m e dintorni).

Un'arma di qualità in questi tre calibri rappresenta il top per chi sa tirare lontano e per coloro che vogliono imbracciare un'arma di altissime prestazioni, se unita ad un'ottica di livello superiore.

 

Fucili monocolpo basculanti (kipplaufbuchse)

Indiscutibilmente sono le armi più belle, eleganti, leggere e...costose! Si smontano in un batter d'occhio e all'occorrenza si ripongono nello zaino. E' un'arma che esige una buona esperienza di tiro in quanto si spara un colpo per volta senza possibilità di ricaricare velocemente, ma è un fucile per cacciatori che conoscono bene l'arte dell'avvicinamento. Non è certamente adatta per tiri molto lunghi con calibri spinti, ma contrariamente a diffuse convinzioni, Blaser, Krieghoff e Merkel utilizzano nei loro basculanti anche munizioni molto tese e potenti, ovvero gran parte dei Magnum medi più diffusi. Che senso ha un basculante che pesa come una carabina a otturatore o addirittura di più? Nessuno, all'infuori di quello estetico. Ma per queste armi si possono fare pazzie visti i costi, salvo poi rimpiangere magari la vecchia 270 Winchester dopo una prova di tiro! Al poligono ho visto spesso cacciatori delusi dopo alcuni colpi con kipplauf in calibri Magnum, tranne un cacciatore valdostano che ricaricava certosinamente le sue munizioni in 7 mm Remington Magnum, suppongo con palle di peso medio leggero e cariche equilibrate di polvere. Vista la domanda crescente di queste armi, molti armaioli assemblano frettolosamente kipplauf discutibili dal punto di vista qualitativo. Costoro, non essendo eredi di una tradizione consolidata e non possedendo l'indispensabile esperienza nell'esecuzione meccanica delle armi basculanti, comprano canne rigate di qualità corrente, utilizzano bascule di sovrapposti a canna liscia di piccolo calibro e saldano, badate bene, saldano i ramponi alla canna anziché ricavarli dal tubo grezzo della stessa!!! Le conseguenze sono scontate: robustezza mediocre delle chiusure con possibile rottura dei ramponi e giochi sensibili nelle chiusure. Difetti gravi che non consentiranno mai una buona precisione alle medio - lunghe distanze, anche con ricariche studiate. Inoltre dal punto di vista estetico sono tutt'altro che affascinanti, mentre purezza di linee e snellezza di forme dovrebbero essere caratteri essenziali di queste armi. In altre parole non dobbiamo lasciarci abbindolare da prezzi troppo allettanti, ma indirizzare la nostra scelta su kipplauf di Case affermate che offrano garanzia di ottima qualità e tenuta del valore nel tempo. Ricordiamoci comunque che spendere poco per un basculante equivale spesso a sprecarlo. Ma se proviamo emozione impugnando un esemplare di grande tradizione, seguiamo il saggio adagio "chi più spende, meno spende" ed acquistiamone uno di scuola tedesca od austriaca. Sono gli austriaci ed i tedeschi che li realizzano da oltre un secolo e continuano a costruire modelli classici stupendi. L'esperienza nel settore delle armi, come tutti sanno, non si acquisisce in pochi anni, ma sono indispensabili generazioni di maestranze di alta scuola. Anche in casa nostra qualche armiere si è addentrato nel mondo del kipplauf con la produzione di armi di qualità. Concari, Gamba, Perugini & Visini, Saleri, Zanardini, Sabatti ed altre piccole aziende hanno molti estimatori e allestiscono modelli affermati da molti anni. I risultati dei prodotti di fascia media finora non sono stati esaltanti, mentre i kipplauf classici di tre o quattro maestri artigiani possono essere paragonati a quelli prodotti da austriaci e tedeschi. Togliamoci definitivamente dalla testa l'illusione di poter acquistare un basculante di grande qualità con due o tremila euro, generalmente costano molto, molto di più e, dotandoli di un'ottima ottica con attacchi a piede di porco, gli unici ammissibili su queste armi, si raggiunge tranquillamente e si supera quasi sempre il costo di un'utilitaria. Tanto per ricordare, i calibri classici per il kipplauf sono sempre stati quelli con collarino sporgente, contraddistinti dalla lettera "R" (R = rand o collarino), tutti calibri tedeschi classici, ma validi anche per il camoscio. Da cinque generazioni accompagnano cacciatori di ogni età e nel tradizionalista mondo venatorio austro-tedesco non sono stati sostituiti dai calibri recenti. Il 6,5x57R si comporta bene fino a distanze "umane" di 220-240 m, oltre è meglio affidarsi al più potente 7x65R, impianto che riserva grandi soddisfazioni, oppure è preferibile scegliere calibri più spinti come il 6x62R Frères, dotato di ottima energia, il 6,5x65R RWS od il raro ma affascinante 7x75R SE vom Hofe che permettono traiettorie tese fino a 250 m. Con palle di elevato coefficiente balistico (NOSLER Partition o Ballistic Tip) e pesi minimi di 92 grani per il 6x62R Frères ed il 6,5x57R, di 123 grani per il 7x65Re di 140-150 grani per il 7x75R SE vom Hofe possiamo far fronte alle distanze tipiche della caccia in montagna.

 

Combinati basculanti (Bockbuchsflinte, Buchsflinte, Drilling, Doppelbuchsdrilling, Bergstutzen)

Le armi basculanti miste ad una o più canne lisce e/o rigate, pur non essendo state progettate per la caccia al camoscio, possono essere efficaci quando sono camerate in calibri sufficientemente tesi. In generale vale il discorso globale fatto per i kipplauf. Quelli validi costano cari e sono in pochi a costruirli irreprensibilmente dal punto di vista tecnico, meccanico e funzionale. Oggi il mercato offre un gran numero di armi miste a prezzi bassi, piuttosto "dubbiosi". Ciò non significa affatto che armi di costo contenuto sparino peggio di armi blasonate. Resta comunque assodato che, piuttosto di utilizzare un combinato di nome con un'ottica tipo "fondo di bicchiere", è assai meglio disporre di un'onesta arma dotata di un'ottica di prima qualità. Per i calibri vale quanto detto per i kipplauf, ossia che gli storici 6,5x57R, 7x57R, 7x65R con palle RWS Ks di 123-127 grani se la cavano bene fino ad oltre 200 m, al pari del6,5x65R e del 6,5x68R, il più teso del quintetto anche se abbandonato al suo destino dalla RWS, e perfino l'8x57JRS con palle di 150 grani con elevato C.B. Si tratta di armi polivalenti che, in mani esperte, sono in grado di stupire perfino i cacciatori più scettici. Merkel, Blaser, Sauer, Krieghoff, Haenel, Brno, C.Z. e ultimamente anche la Steyr Mannlicher costruivano o costruiscono ancora ottimi fucili combinati moderni, come alcuni rari artigiani italiani che, con modelli unici dal punto di vista estetico e funzionale come il regale modello "Leopard" di Concari con batterie Holland & Holland, puntano alla massima qualità senza compromessi.

Carabine monocolpo a blocco cadente

Sono armi rare ed attualmente sono prodotte solo dall'americana Ruger (modello Number One) e forse ancora dalla Browning (modelli High e Low Wall). Una ventina di anni fa anche la Blaser aveva in listino una carabina con questo meccanismo di chiusura, ma visto lo scarso successone ha cessato la produzione da molto tempo. Ciò nonostante erano e sono armi robuste come nessun'altra e di ottima precisione.

L'unico handicap è il peso notevole di ogni modello (da 3,7 a 4,3 kg), che, ad una certa età, diventa gravoso perché con un'ottica variabile luminosa ed un paio di attacchi seri possono superare i 4,5 kg! Ma davanti ad una carabina Farquharson o Martini a canna ottagonale, come quelle costruite da Concari, il cuore batte forte...

 

Ottiche per tiri lunghi

Ci addentriamo ora in un discorso aperto alle più svariate interpretazioni. Chi non possiede globi oculari privi di zoom e senza messa a fuoco automatica tipo falcone pellegrino, deve arrangiarsi con quello che la Provvidenza gli ha elargito, quindi come quasi tutti i mortali deve affidarsi ad un cannocchiale di puntamento che gli faciliti il compito nel migliore dei modi. Oggi, nella Babele del mercato delle ottiche, emergono isoliti cinque o sei produttori europei ed alcuni americani. Zeiss, Swarovski, Schmidt & Bender, Leica, Kahles, Docter, Meopta dei quali i primi due in Europa fanno la parte del leone, mentre negli States comandano Leupold, Burris, Weawer, Tasco e Redfield. In Giappone impera la Nikon seguita da altre marche più note in America che in Europa.

Tutti, mediamente, sono prodotti di elevata qualità e la scelta sembrerebbe quindi difficile. Facciamo semplici ragionamenti. Con un cannocchiale a 6 ingrandimenti fissi si spara bene fino a 200-240 m, oltre è difficile. Se usiamo un 8x guadagneremo una cinquantina dimetri e saremo in grado di effettuare tiri validi a 260-300 m, ma al di là di queste distanze sparare diventa rischioso. Con un 10x fisso potremmo guadagnare altri 30-40 m, sempre che a caccia chiusa il nostro allenamento sia costante, cioè non si limiti ai soliti quattro colpi al poligono prima dell'apertura. Pretendere poi di abbattere facilmente il primo selvatico localizzato ai fatidici 300 m, distanza alla quale talvolta ci vediamo costretti, ma non obbligati, ad effettuare il tiro per cause diverse, sarebbe semplicemente assurdo. Ammettiamolo: tutti od almeno il 90% ha tentato prima o cercherà in futuro di colpire un grande solitario od un'indiavolata femmina sterile a grande o grandissima distanza.

Un tentativo troppo rischioso è sempre da biasimare e porta inevitabilmente, qualora il camoscio venga colpito, a centrare il ventre del selvatico o a spezzarne un arto. Questo è il matematico risultato quando usiamo calibri poco tesi dotati di scarsa energia residua a grande distanza, ci serviamo di un'ottica insufficiente a 4x o 6x e non siamo allenati o non abbiamo dimestichezza con i tiri lunghi.

L'unico antidoto per queste circostanze è un'arma camerata in un calibro molto teso dotata di un ottimo cannocchiale ad ingrandimenti medio-alti, come un 2,5-10x42 od un 3-12x50, con l'aiuto di un telemetro di pari qualità, senza il quale ogni tentativo per sparare bene e lontano cade nella nebbia dell'incertezza.

Se fino a quarant'anni fa prevalevano strumenti ad ingrandimento fisso a 4x, a 6x o al massimo a 8x, oggi i cannocchiali di puntamento variabili hanno preso il sopravvento perché sono strumenti perfetti, anche se più pesanti e complessi dei fissi.

Gli ingrandimenti giocano ovviamente un ruolo fondamentale, ma non bisogna esagerare. Un 2,5-10x48, 3-10x42, 4-12x50, 2-12x50, 3-15x50, così come un 3-9x36 od un 3-9x42 di ogni Casa importante è ottimo per la caccia al camoscio e costituisce sempre una scelta appropriata, ma gli ultimi cannocchiali Swarovski della serie Z6 o Z6i assieme a tutti gli Zeiss credo rappresentino l'apice della produzione odierna.

Quanti anziani cacciatori resteranno perplessi leggendo queste note! Trent'anni fa, con tempo buono, la caccia al camoscio veniva chiusa dopo due o tre giornate.

Oggi, invece, nel Comprensorio Alpino della Valle di Susa che frequento, si caccia quattro giorni a settimana per due mesi ed i camosci si sono fatti un po' più sospettosi e difficili da avvicinare, tanto che tirare a 150-180 m non è molto frequente.

Il passaggio in massa ai calibri Magnum per molti è stato quindi inevitabile.

I vecchi "duri" invece, quelli con garretti d'acciaio e mantici al posto dei polmoni, abbattono i loro camosci con armi e cannocchiali di mezzo secolo fa e non si curano minimamente dei calibri ipertesi, delle ottiche formato telescopio di Palomar e dei super telemetri che oggi imperversano!

 

Lunghezza della canna.

Sintetizzando al massimo, i calibri "standard" tipo 270 Winchester, 7x64 e 30.06 dovrebbero montare canne di almeno 60 cm per sfruttare appieno le loro caratteristiche balistiche, mentre i Magnum che bruciano dosi di polvere maggiori rendono sempre meglio con canne da 65 a 70 cm. Con canne più corte comprese tra i 50 ed i 53 cm, come nel caso degli "stutzen", le prestazioni dei calibri standard diminuiscono leggermente, ma in pratica non alterano le loro potenzialità venatorie. Con tutti i calibri "Magnum" invece è assurdo scendere sotto i 60 cm di canna, in quanto le velocità residue e le energie diminuiscono drasticamente. In Europa, infatti, si preferisce restare sui 65 o 66 cm, misure ideali per raggiungere le migliori prestazioni.

 

Peso dell'arma.

Arma pesante, arma che tira bene. Un tempo era un assioma condiviso da tutti i cacciatori di camosci. Decenni addietro eravamo abituati maggiormente alla fatica ed un chilo in più o in meno era una sciocchezza, oggi invece si guardano i 100g.

Di conseguenza la carabina dovrebbe essere leggera, tre chili o poco più; con attacchi, cannocchiale, cinghia e munizioni si raggiungeranno sempre i 3,7-3,8 kg, a patto che l'arma sia dotata di un cannocchiale di soli 330 g come il superlativo variabile in lega Swarovski AV 3-9x36. I Magnum leggeri di solito non sparano mediamente benissimo (5 colpi in 4-5 cm a 200 m) e quindi se puntiamo a grandi prestazioni dobbiamo assoggettarci ad un'arma preparata di peso globale di circa 4 kg. Se il peso costituisce un grosso problema, possiamo dare fiducia a tre Case tedesche, Blaser, Merkel e Krieghoff, produttrici di basculanti di alta qualità anche in calibri Magnum con canne di 65 cm e bascula in acciaio, di 3,1-3,3 kg, che portano il peso dell'arma con ottica a 3,5-3,7 kg. Jack O' Connor (1902-1978), famoso cacciatore dell'Idaho ed apprezzato editorialista di riviste "outdoor" americane, ripeteva ai suoi giovani emuli che la sua arma da caccia preferita era una carabina bolt-action con canna di 55 cm, ottica Zeiss o Leupold a ingrandimento fisso 2,5x o 4x, attacchi fissi, calibro 270 Winchester, palla da 130 o 150grani a seconda del selvatico. Prossimo ai settant'anni, cacciava ancora con successo big-horn e Dall sheep in Columbia Britannica, Yukon ed Alaska. Il Dr. Marcel Couturier (1897-1973), chirurgo, zoologo di fama ed autore dell'insuperata monografia "Le Chamois", abbatté il 500° camoscio nel 1947. La sua attrezzatura era semplicissima: carabina "stutzen" Mannlicher Schönauer con canna di 51 cm, calibro 8x56 Mannlicher, ottica fissa Zeiss Zielvier 4x, munizioni da 200 grani Teil Mantel. Non vorrei sembrare cinico, ma mettere una pulce nelle orecchie dei miei amici, tutto sommato mi fa piacere. Il dubbio è il vero stimolo di ogni riflessione ed aiuta sempre a progredire, anche in campo balistico-venatorio.

 

L'ARMA IDEALE PER IL CAMOSCIO

Senza dubbio la caccia al camoscio è una delle più affascinanti attività venatorie che ha come scenario la meravigliosa bellezza delle nostre Alpi. Tutte le migliori qualità del cacciatore devono essere sfruttate al massimo perché camminare per ore in alta montagna si rivela spesso un'improba fatica, anche se condivisa col nostro amico accompagnatore. Se allo sforzo fisico sommiamo le difficoltà di avvicinamento e le problematiche di tiro, otteniamo un quadro tutt'altro che roseo. Il terreno spesso è insidioso e, non consentendo appoggi fermi, riduce notevolmente le possibilità di effettuare un colpo sicuro. I problemi da affrontare sono ovviamente numerosi, a cominciare dalle distanze usuali alle quali il camoscio si presenta. Nella maggioranza dei casi si tratta di lunghezze notevoli ed i famosi "200 metri", a cui ogni scrupoloso e responsabile cacciatore dovrebbe attenersi, costituiscono un'eventualità favorevole non molto frequente. E' vero che in alcune occasioni il camoscio ci si para davanti anche a distanze contenute, 100-150 m, ma nel 90% dei casi il selvatico ci obbligherà ad effettuare colpi molto più impegnativi di quelli che ognuno si augura. I casi sono due: o possedete un fisico da "sherpa" nepalese e, carabina alla mano, siete in grado, infischiandovi delle vertigini, di sgattaiolare in silenzio strisciando tra le rocce e di avvicinare un vecchio solitario a tiro di doppietta sorprendendolo dall'alto, come fa senza apparente difficoltà il mio amico Giovanni, oppure dovete sottostare alla necessità di avere tra le mani un'arma precisa con una traiettoria molto tesa. Oggi un'esigua minoranza appartiene alla prima schiera, mentre la stragrande maggioranza ingrossa le fila della seconda. I grandi cacciatori di camosci diventano purtroppo sempre più rari! I giovani che si avvicinano a questa caccia, appassionante come poche altre, spesso commettono errori comprensibili nell'acquisto di armi, ottiche, attacchi e munizioni abbinandole a calibri che talvolta deludono le loro aspettative. Cerchiamo ora di analizzare per sommi capi ciò che l'industria armiera propone.

Carabine a ripetizione semplice manuale (bolt-action)

Sono le armi più diffuse, robuste, precise ed affidabili. Con canne inox e calcio in materiale sintetico sono indistruttibili, ma mediamente si rivelano pesanti (oltre i 4 kg con ottica), anche se alcune Case hanno in listino modelli leggeri ed ultraleggeri (Remington Mountain Rifle, F.N. Ultralight, Weatherby Featherlight ed altre) che costano più dei modelli base da cui derivano. E' doveroso ricordare, però, che le carabine alleggerite di solito sono camerate in pochi calibri adatti alla caccia al camoscio, ma la tendenza odierna, malgrado i problemi di tutte le armi di peso piuma, sembra essere quella di offrire calibri tesi e potenti in armi sempre più leggere, cammino discutibile che parrebbe conti più sostenitori che detrattori. I calibri idonei alla caccia al camoscio non sono comunque pochi, come qualcuno potrebbe supporre; tra i migliori possiamo ricordare il 6,5x68, il 270 Winchester, il 7 mm Remington Magnum, utilizzati ovunque come il 6,5x57, il 7x64 ed i recenti 260 Remington, 25.06 Remington, 6,5x65 RWS, unitamente ai calibri Weatherby 240, 257, 270 e 7 mm oltre al raro 7 mm SE vom Hofe. L'iperteso 6,5x68, assieme al 257 ed al 270 Weatherby Magnum, secondo l'opinione di famosi cacciatori, a tutt'oggi sono praticamente insuperabili per tensione di traiettoria fino alle massime distanze di tiro (300 m e dintorni). Un'arma di qualità in questi tre calibri rappresenta il top per chi sa tirare lontano e per coloro che vogliono imbracciare un'arma di altissime prestazioni, se unita ad un'ottica di livello superiore.

Fucili monocolpo basculanti (kipplaufbuchse)

Indiscutibilmente sono le armi più belle, eleganti, leggere e...costose! Si smontano in un batter d'occhio e all'occorrenza si ripongono nello zaino. E' un'arma che esige una buona esperienza di tiro in quanto si spara un colpo per volta senza possibilità di ricaricare velocemente, ma è un fucile per cacciatori che conoscono bene l'arte dell'avvicinamento. Non è certamente adatta per tiri molto lunghi con calibri spinti, ma contrariamente a diffuse convinzioni, Blaser, Krieghoff e Merkel utilizzano nei loro basculanti anche munizioni molto tese e potenti, ovvero gran parte dei Magnum medi più diffusi. Che senso ha un basculante che pesa come una carabina a otturatore o addirittura di più? Nessuno, all'infuori di quello estetico. Ma per queste armi si possono fare pazzie visti i costi, salvo poi rimpiangere magari la vecchia 270 Winchester dopo una prova di tiro! Al poligono ho visto spesso cacciatori delusi dopo alcuni colpi con kipplauf in calibri Magnum, tranne un cacciatore valdostano che ricaricava certosinamente le sue munizioni in 7 mm Remington Magnum, suppongo con palle di peso medio leggero e cariche equilibrate di polvere. Vista la domanda crescente di queste armi, molti armaioli assemblano frettolosamente kipplauf discutibili dal punto di vista qualitativo. Costoro, non essendo eredi di una tradizione consolidata e non possedendo l'indispensabile esperienza nell'esecuzione meccanica delle armi basculanti, comprano canne rigate di qualità corrente, utilizzano bascule di sovrapposti a canna liscia di piccolo calibro e saldano, badate bene, saldano i ramponi alla canna anziché ricavarli dal tubo grezzo della stessa!!! Le conseguenze sono scontate: robustezza mediocre delle chiusure con possibile rottura dei ramponi e giochi sensibili nelle chiusure. Difetti gravi che non consentiranno mai una buona precisione alle medio - lunghe distanze, anche con ricariche studiate. Inoltre dal punto di vista estetico sono tutt'altro che affascinanti, mentre purezza di linee e snellezza di forme dovrebbero essere caratteri essenziali di queste armi. In altre parole non dobbiamo lasciarci abbindolare da prezzi troppo allettanti, ma indirizzare la nostra scelta su kipplauf di Case affermate che offrano garanzia di ottima qualità e tenuta del valore nel tempo. Ricordiamoci comunque che spendere poco per un basculante equivale spesso a sprecarlo. Ma se proviamo emozione impugnando un esemplare di grande tradizione, seguiamo il saggio adagio "chi più spende, meno spende" ed acquistiamone uno di scuola tedesca od austriaca. Sono gli austriaci ed i tedeschi che li realizzano da oltre un secolo e continuano a costruire modelli classici stupendi. L'esperienza nel settore delle armi, come tutti sanno, non si acquisisce in pochi anni, ma sono indispensabili generazioni di maestranze di alta scuola. Anche in casa nostra qualche armiere si è addentrato nel mondo del kipplauf con la produzione di armi di qualità. Concari, Gamba, Perugini & Visini, Saleri, Zanardini, Sabatti ed altre piccole aziende hanno molti estimatori e allestiscono modelli affermati da molti anni. I risultati dei prodotti di fascia media finora non sono stati esaltanti, mentre i kipplauf classici di tre o quattro maestri artigiani possono essere paragonati a quelli prodotti da austriaci e tedeschi. Togliamoci definitivamente dalla testa l'illusione di poter acquistare un basculante di grande qualità con due o tremila euro, generalmente costano molto, molto di più e, dotandoli di un'ottima ottica con attacchi a piede di porco, gli unici ammissibili su queste armi, si raggiunge tranquillamente e si supera quasi sempre il costo di un'utilitaria. Tanto per ricordare, i calibri classici per il kipplauf sono sempre stati quelli con collarino sporgente, contraddistinti dalla lettera "R" (R = rand o collarino), tutti calibri tedeschi classici, ma validi anche per il camoscio. Da cinque generazioni accompagnano cacciatori di ogni età e nel tradizionalista mondo venatorio austro-tedesco non sono stati sostituiti dai calibri recenti. Il 6,5x57R si comporta bene fino a distanze "umane" di 220-240 m, oltre è meglio affidarsi al più potente 7x65R, impianto che riserva grandi soddisfazioni, oppure è preferibile scegliere calibri più spinti come il 6x62R Frères, dotato di ottima energia, il 6,5x65R RWS od il raro ma affascinante 7x75R SE vom Hofe che permettono traiettorie tese fino a 250 m. Con palle di elevato coefficiente balistico (NOSLER Partition o Ballistic Tip) e pesi minimi di 92 grani per il 6x62R Frères ed il 6,5x57R, di 123 grani per il 7x65Re di 140-150 grani per il 7x75R SE vom Hofe possiamo far fronte alle distanze tipiche della caccia in montagna.

Combinati basculanti (

Bockbuchsflinte, Buchsflinte, Drilling, Doppelbuchsdrilling, Bergstutzen)

Le armi basculanti miste ad una o più canne lisce e/o rigate, pur non essendo state progettate per la caccia al camoscio, possono essere efficaci quando sono camerate in calibri sufficientemente tesi. In generale vale il discorso globale fatto per i kipplauf. Quelli validi costano cari e sono in pochi a costruirli irreprensibilmente dal punto di vista tecnico, meccanico e funzionale. Oggi il mercato offre un gran numero di armi miste a prezzi bassi, piuttosto "dubbiosi". Ciò non significa affatto che armi di costo contenuto sparino peggio di armi blasonate. Resta comunque assodato che, piuttosto di utilizzare un combinato di nome con un'ottica tipo "fondo di bicchiere", è assai meglio disporre di un'onesta arma dotata di un'ottica di prima qualità. Per i calibri vale quanto detto per i kipplauf, ossia che gli storici 6,5x57R, 7x57R, 7x65R con palle RWS Ks di 123-127 grani se la cavano bene fino ad oltre 200 m, al pari del6,5x65R e del 6,5x68R, il più teso del quintetto anche se abbandonato al suo destino dalla RWS, e perfino l'8x57JRS con palle di 150 grani con elevato C.B. Si tratta di armi polivalenti che, in mani esperte, sono in grado di stupire perfino i cacciatori più scettici. Merkel, Blaser, Sauer, Krieghoff, Haenel, Brno, C.Z. e ultimamente anche la Steyr Mannlicher costruivano o costruiscono ancora ottimi fucili combinati moderni, come alcuni rari artigiani italiani che, con modelli unici dal punto di vista estetico e funzionale come il regale modello "Leopard" di Concari con batterie Holland & Holland, puntano alla massima qualità senza compromessi.

Carabine monocolpo a blocco cadente

Sono armi rare ed attualmente sono prodotte solo dall'americana Ruger (modello Number One) e forse ancora dalla Browning (modelli High e Low Wall). Una ventina di anni fa anche la Blaser aveva in listino una carabina con questo meccanismo di chiusura, ma visto lo scarso successone ha cessato la produzione da molto tempo. Ciò nonostante erano e sono armi robuste come nessun'altra e di ottima precisione. L'unico handicap è il peso notevole di ogni modello (da 3,7 a 4,3 kg), che, ad una certa età, diventa gravoso perché con un'ottica variabile luminosa ed un paio di attacchi seri possono superare i 4,5 kg! Ma davanti ad una carabina Farquharson o Martini a canna ottagonale, come quelle costruite da Concari, il cuore batte forte...

Ottiche per tiri lunghi

Ci addentriamo ora in un discorso aperto alle più svariate interpretazioni. Chi non possiede globi oculari privi di zoom e senza messa a fuoco automatica tipo falcone pellegrino, deve arrangiarsi con quello che la Provvidenza gli ha elargito, quindi come quasi tutti i mortali deve affidarsi ad un cannocchiale di puntamento che gli faciliti il compito nel migliore dei modi. Oggi, nella Babele del mercato delle ottiche, emergono isoliti cinque o sei produttori europei ed alcuni americani. Zeiss, Swarovski, Schmidt & Bender, Leica, Kahles, Docter, Meopta dei quali i primi due in Europa fanno la parte del leone, mentre negli States comandano Leupold, Burris, Weawer, Tasco e Redfield. In Giappone impera la Nikon seguita da altre marche più note in America che in Europa.

Tutti, mediamente, sono prodotti di elevata qualità e la scelta sembrerebbe quindi difficile. Facciamo semplici ragionamenti. Con un cannocchiale a 6 ingrandimenti fissi si spara bene fino a 200-240 m, oltre è difficile. Se usiamo un 8x guadagneremo una cinquantina dimetri e saremo in grado di effettuare tiri validi a 260-300 m, ma al di là di queste distanze sparare diventa rischioso. Con un 10x fisso potremmo guadagnare altri 30-40 m, sempre che a caccia chiusa il nostro allenamento sia costante, cioè non si limiti ai soliti quattro colpi al poligono prima dell'apertura. Pretendere poi di abbattere facilmente il primo selvatico localizzato ai fatidici 300 m, distanza alla quale talvolta ci vediamo costretti, ma non obbligati, ad effettuare il tiro per cause diverse, sarebbe semplicemente assurdo. Ammettiamolo: tutti od almeno il 90% ha tentato prima o cercherà in futuro di colpire un grande solitario od un'indiavolata femmina sterile a grande o grandissima distanza. Un tentativo troppo rischioso è sempre da biasimare e porta inevitabilmente, qualora il camoscio venga colpito, a centrare il ventre del selvatico o a spezzarne un arto. Questo è il matematico risultato quando usiamo calibri poco tesi dotati di scarsa energia residua a grande distanza, ci serviamo di un'ottica insufficiente a 4x o 6x e non siamo allenati o non abbiamo dimestichezza con i tiri lunghi. L'unico antidoto per queste circostanze è un'arma camerata in un calibro molto teso dotata di un ottimo cannocchiale ad ingrandimenti medio-alti, come un 2,5-10x42 od un 3-12x50,con l'aiuto di un telemetro di pari qualità, senza il quale ogni tentativo per sparare bene e lontano cade nella nebbia dell'incertezza.

Se fino a quarant'anni fa prevalevano strumenti ad ingrandimento fisso a 4x, a 6x o al massimo a 8x, oggi i cannocchiali di puntamento variabili hanno preso il sopravvento perché sono strumenti perfetti, anche se più pesanti e complessi dei fissi. Gli ingrandimenti giocano ovviamente un ruolo fondamentale, ma non bisogna esagerare. Un 2,5-10x48, 3-10x42, 4-12x50, 2-12x50, 3-15x50, così come un 3-9x36 od un 3-9x42 di ogni Casa importante è ottimo per la caccia al camoscio e costituisce sempre una scelta appropriata, ma gli ultimi cannocchiali Swarovski della serie Z6 o Z6i assieme a tutti gli Zeiss credo rappresentino l'apice della produzione odierna. Quanti anziani cacciatori resteranno perplessi leggendo queste note! Trent'anni fa, con tempo buono, la caccia al camoscio veniva chiusa dopo due o tre giornate. Oggi, invece, nel Comprensorio Alpino della Valle di Susa che frequento, si caccia quattro giorni a settimana per due mesi ed i camosci si sono fatti un po' più sospettosi e difficili da avvicinare, tanto che tirare a 150-180 m non è molto frequente. Il passaggio in massa ai calibri Magnum per molti è stato quindi inevitabile. I vecchi "duri" invece, quelli con garretti d'acciaio e mantici al posto dei polmoni, abbattono i loro camosci con armi e cannocchiali di mezzo secolo fa e non si curano minimamente dei calibri ipertesi, delle ottiche formato telescopio di Palomar e dei super telemetri che oggi imperversano!

 

Lunghezza della canna.

 

Sintetizzando al massimo, i calibri "standard" tipo 270 Winchester, 7x64 e 30.06 dovrebbero montare canne di almeno 60 cm per sfruttare appieno le loro caratteristiche balistiche, mentre i Magnum che bruciano dosi di polvere maggiori rendono sempre meglio con canne da 65 a 70 cm. Con canne più corte comprese tra i 50 ed i 53 cm, come nel caso degli "stutzen", le prestazioni dei calibri standard diminuiscono leggermente, ma in pratica non alterano le loro potenzialità venatorie. Con tutti i calibri "Magnum" invece è assurdo scendere sotto i 60 cm di canna, in quanto le velocità residue e le energie diminuiscono drasticamente. In Europa, infatti, si preferisce restare sui 65 o 66 cm, misure ideali per raggiungere le migliori prestazioni.

 

Peso dell'arma.

 

Arma pesante, arma che tira bene. Un tempo era un assioma condiviso da tutti i cacciatori di camosci. Decenni addietro eravamo abituati maggiormente alla fatica ed un chilo in più o in meno era una sciocchezza, oggi invece si guardano i 100g. Di conseguenza la carabina dovrebbe essere leggera, tre chili o poco più; con attacchi, cannocchiale, cinghia e munizioni si raggiungeranno sempre i 3,7-3,8 kg, a patto che l'arma sia dotata di un cannocchiale di soli 330 g come il superlativo variabile in lega Swarovski AV 3-9x36. I Magnum leggeri di solito non sparano mediamente benissimo (5 colpi in 4-5 cm a 200 m) e quindi se puntiamo a grandi prestazioni dobbiamo assoggettarci ad un'arma preparata di peso globale di circa 4 kg. Se il peso costituisce un grosso problema, possiamo dare fiducia a tre Case tedesche, Blaser, Merkel e Krieghoff, produttrici di basculanti di alta qualità anche in calibri Magnum con canne di 65 cm e bascula in acciaio, di 3,1-3,3 kg, che portano il peso dell'arma con ottica a 3,5-3,7 kg. Jack O' Connor (1902-1978), famoso cacciatore dell'Idaho ed apprezzato editorialista di riviste "outdoor" americane, ripeteva ai suoi giovani emuli che la sua arma da caccia preferita era una carabina bolt-action con canna di 55 cm, ottica Zeiss o Leupold a ingrandimento fisso 2,5x o 4x, attacchi fissi, calibro 270 Winchester, palla da 130 o 150grani a seconda del selvatico. Prossimo ai settant'anni, cacciava ancora con successo big-horn e Dall sheep in Columbia Britannica, Yukon ed Alaska. Il Dr. Marcel Couturier (1897-1973), chirurgo, zoologo di fama ed autore dell'insuperata monografia "Le Chamois", abbatté il 500° camoscio nel 1947. La sua attrezzatura era semplicissima: carabina "stutzen" Mannlicher Schönauer con canna di 51 cm, calibro 8x56 Mannlicher, ottica fissa Zeiss Zielvier 4x, munizioni da 200 grani Teil Mantel. Non vorrei sembrare cinico, ma mettere una pulce nelle orecchie dei miei amici, tutto sommato mi fa piacere. Il dubbio è il vero stimolo di ogni riflessione ed aiuta sempre a progredire, anche in campo balistico-venatorio.

  

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