Lunedì, 18 Marzo 2013 00:00

L'arma ideale per il capriolo

Scritto da  Sergio Facchini

La caccia al capriolo viene praticata generalmente alla posta o alla cerca. Nelle radure dei boschi di conifere o tra la vegetazione ricca di latifoglie, il capriolo svolge quotidianamente tutte le sue attività: pastura, digestione, riposo e sonno. La sua caccia quindi si effettua in aree delimitate dove ombra e sole si alternano nel corso della giornata. Essendo un animale molto abitudinario è abbastanza facile incontrarlo negli stessi luoghi dove abbondano le piante e le erbe di cui si nutre a seconda del ciclo stagionale. Timido, sospettoso e curioso si spinge talvolta anche in zone fortemente antropizzate, perdendo parte della sua selvatichezza e della sua innata avversione per i rumori e per il traffico. Ciò nonostante è un ungulato che riserva grandissime soddisfazioni a coloro che si dedicano con costanza alla forma di caccia più affascinante: la cerca. Trattandosi di un animale di mole contenuta, ma di grande vitalità, può riservare qualche sorpresa cacciandolo, poiché i calibri utilizzati spesso si rivelano troppo potenti e quindi del tutto inadatti. Dato per scontato che al capriolo si dovrebbe tirare a non più di 150-180 m e che il peso vivo dei maschi mediamente non supera i 23-25 kg, ne deriva che qualsiasi tipo di arma rigata è adatta e che ogni calibro medio o medio - piccolo ha energia più che sufficiente.

Tipo di arma

Come abbiamo detto, ogni tipo di arma rigata, in un calibro adatto, è in grado di svolgere un ottimo lavoro sul capriolo. Che si tratti di una carabina ad otturatore o di un'arma basculante, poco importa. È invece molto più importante che sia un’arma maneggevole, leggera, sufficientemente corta e "magra" nel calcio, piuttosto diritto. Forse una carabina "stutzen" rappresenta l’arma ideale in quanto riassume in sé tutte le qualità necessarie. E' un'arma lunga un metro circa, pesante 3 kg o poco più, molto maneggevole e, cosa che non guasta, bella e dotata di un fascino "retrò" che ci riporta ai bei tempi andati. Coloro che temono per la precisione, dato che la canna non supera di norma i 53 cm, possono dormire sonni tranquilli. La precisione non deriva unicamente dalla lunghezza della canna, ma dal tipo di foratura e dalla sua perfetta esecuzione, nonché dalla appropriata scelta del calibro. Scegliendo una "stutzen" Mannlicher, Sauer, Mauser, Blaser, Zoli o C.Z., per citare le più famose, oppure Remington o Ruger, saremo sempre ben equipaggiati. Puntando in alto, all'Olimpo delle armi di pregio, potremmo orientarci sul divino kipplauf "Jaguar" di Concari, sul celebre modello "Mustang" di Gamba, sui modelli Krieghoff o sul pregevole monocanna di Perugini & Visini. Se invece badiamo al sodo, una normale carabina bolt-action anche di prezzo contenuto, robusta e semplice può fare al caso nostro; bisogna solamente scegliere. Come accennato, non è determinante il tipo di arma, bensì il calibro.

Calibri

Per il capriolo sarebbero sufficienti i calibri della classe 5,6mm fino a distanze intorno ai 150 m, tant’è vero che in Austria (in Germania da 6,5 mm) sono ammessi dalle leggi là vigenti, ma nei nostri Comprensori sono consentiti quasi ovunque calibri a partire dai 6 mm. Accenneremo pertanto a questi ultimi che offrono migliori abbattimenti fino a 200 m, distanza limite nella maggioranza degli incontri. Tra i 6 mm più diffusi nell’arco alpino spicca senza dubbio il 243 Winchester, un calibro che sembra nato apposta per la caccia al capriolo. E' incredibilmente preciso e costante, dotato di traiettoria molto tesa, sufficientemente potente nei tiri lunghi; unico piccolo neo la sensibilità al vento laterale anche con palle di 90-100 grani, le migliori. Un calibro insomma eccezionale per il piccolo cervide al quale si devono riconoscere solamente pregi.

Il 240 Weatherby Magnum è un calibro esasperato che lancia palle a velocità impressionanti e con buona precisione. La capacità del bossolo è pari a quella del 30.06, ma le palle sono di 6 mm. È sicuramente più adatto per la caccia al camoscio, ma chi lo usa sul capriolo ne parla con entusiasmo. Consente però tiri al limite, impossibili ad altri calibri e risente in misura inferiore dell’effetto del vento laterale. E' molto efficace ma camerato nel mod. Mark V della Weatherby, la carabina originale più bella, risente del peso accentuato dell'arma.

Il 6 mm Remington sarebbe stato un calibro bellissimo, ma da noi, come negli U.S.A., è praticamente scomparso. Era sovrapponibile al 243 Winchester come prestazioni, anche se risultava leggermente più potente, quindi un ottimo calibro.

Il 6x62 Frères, unitamente alla versione 6x62R Frères, è un calibro europeo apparso agli inizi degli anni '80 che ha avuto un discreto successo, tanto che diverse Case lo avevano inserito nelle loro linee di produzione, ma oggi pare già in leggero declino. È molto teso e più potente del 243 Winchester, ma le munizioni sono costosissime ed estremamente difficili da reperire, un handicap grave. Per il capriolo è una scelta azzeccata, anche con un occhio al camoscio. Riguardo alla precisione, i pareri sembrerebbero discordi, ma chi lo usa spesso ne parla bene. Trattandosi di un calibro spinto, praticamente un Magnum, dubito che però possa superare globalmente le ottime qualità del 243 Win. tanto da sostituirlo in futuro. Il 6x62 Frères era stato studiato per la caccia dei medi ungulati in montagna e oggi vanta un discreto numero di estimatori che, rassegnatisi in pratica alla ricarica, possono sfruttarne le elevate potenzialità.

Tra i calibri 6,5 mm troviamo:

Il 25.06 Remington è un bellissimo calibro che, dopo un inizio incoraggiante, non pare possedere più lo smalto degli anni '80 e '90 e non sembra che, per il momento, possa superare questo stato di impasse, ma difficilmente incrementerà il numero dei suoi ammiratori. È molto preciso, ampiamente potente sia per il capriolo che per il camoscio, e dotato di una traiettoria tesissima con palle da 100 grani. Ha molti fans tra i cacciatori di montagna che lo reputano uno dei migliori calibri in assoluto in quanto, con palle da 120grani, consente tiri molto lunghi anche su animali di mole superiore al piccolo cervide. Negli anni a venire diventerà uno dei calibri vincenti per gli ungulati medio - piccoli? Da noi ne dubito fortemente ed anche nel mondo venatorio tedesco, in cui la maggioranza dei cacciatori si dimostra riluttante nei confronti dei calibri americani leggeri.

Il 260 Remington è invece un calibro recente. Derivato dal 308 Winchester, ricalca grossomodo le caratteristiche medie dei calibri di 6,5 mm, ossia: buona precisione e costanza, potenza adeguata, traiettoria tesa e rinculo limitato. Le munizioni sono quasi introvabili e solamente la Remington produce armi in questo calibro. Avrà successo? Penso di no, perché i suoi concorrenti sono già troppi e sulla carta non possiede nulla di meglio di altri calibri affermati.

Il 6,5x55 SE (Mauser Svedese) è senza dubbio un gran calibro poiché, oltre alla possibilità di poter scegliere palle comprese tra 93 e 156 grani che lo rendono uno dei calibri più proteiformi grazie alla eccellente precisione ed alla costanza degli impatti, produce un rinculo assai mite con armi di peso medio. Inoltre con palle da 140 grani NOSLER Partition può contare su uno straordinario coefficiente balistico di 490, che si traduce in traiettorie ottimali anche sulle grandi distanze. L’energia risulta quindi buona e la radenza dei proiettili, pur non essendo paragonabile a quella dei calibri Magnum, è tutt'altro che disprezzabile (-27 cm a 300 m con taratura a 200 m). È il calibro più diffuso in Nord Europa e viene impiegato anche sull’alce, ungulato che non ricorda certamente il capriolo quanto a massa (250-300 kg circa contro 25 kg nei rispettivi esemplari maschi) e che esigerebbe calibri ben più potenti con palle molto pesanti, come dimostrano i recenti orientamenti dei cacciatori scandinavi. Chi afferma che il 6,5x55 SE non è adatto per la caccia in montagna sicuramente non lo ha mai provato. Se c’è gente che lo usa da una vita e che non lo cambierebbe con nessun altro calibro … un motivo ci sarà! Il 6,5x55, nato alla fine dell’Ottocento, sta vivendo una seconda giovinezza perché molti cacciatori hanno finalmente scoperto che sul terreno di caccia conta di più il perfetto piazzamento della palla che l’energia del proiettile sul bersaglio…

Il 6,5x57 Mauser, con la versione 6,5x57 R per le armi basculanti, è certamente il calibro più diffuso ed amato nel Triveneto e nei Paesi di lingua tedesca. È teso, preciso,costante e potente quanto serve: quattro virtù che ne hanno decretato il successo da oltre un secolo. Per il capriolo è una scelta sicura fino ai classici 200-220 metri, quindi non fa rimpiangere altri calibri. Nonostante la pletora di calibri moderni concorrenti, riesce a mantenere posizioni ottime nelle vendite con le classiche bolt-action ma soprattutto con i basculanti. Questo calibro fa parte infatti della secolare tradizione alpina ed il classico combinato o "bockbuchsflinte" 16-6,5x57R, arma entrata ormai nel "DNA" della caccia mitteleuropea, saprà farsi apprezzare ancora a lungo.

Il 6,5x65 RWS, oltre alla versione 6,5x65 R RWS per le armi basculanti, apparso sulla scena da circa vent'anni con l’intento di scalzare il predominio del 6,5x68, non ha avuto il successo sperato, pur vantando rimarchevoli caratteristiche balistiche quali la tensione di traiettoria, la potenza ed una buona precisione. Si sovrappone all'incirca alle potenzialità del 25.06 Remington, ma finora non è riuscito ad imporsi nettamente sul mercato anche a causa delle pochissime munizioni disponibili con differenti pesi di palla. La sua scarsa diffusione non è un mistero, ma è dovuta soprattutto all’affezione dei cacciatori per altri calibri di fama consolidata come il 6,5x57(R). Chi lo usa, sia sul capriolo che sul camoscio, preda d'elezione, pur in toni non entusiastici, ne parla comunque bene.

Tra i 7 mm precisi e dolci alla spalla, ma dotati di ottima capacità di abbattimento di ogni nostro ungulato, troviamo..."dulcis in fundo" il 7x57 Mauser con il fratello 7x57 R perle armi basculanti. A detta dei tedeschi è il loro calibro più preciso, mite allo sparo, adeguato ad ogni forma di caccia,non molto teso ma molto versatile. Con palle che spaziano da 100-120 ai 177 grani se la cava egregiamente fino a 200-250 m con tutti gli ungulati alpini, cervo e cinghiale compresi. Le sue velocità contenute susciteranno l’ironia di qualcuno, ma una cosa è certa: il 7x57 abbatte pulitamente ogni ungulato senza frastuoni inutili, vanta un "killing-power" incredibile, veramente insospettabile e ben superiore a quello di altri calibri assai più potenti e veloci. Saranno virtù dovute alle qualità balistiche equilibrate, ai proiettili pesanti, alla velocità con cui colpisce il bersaglio. Sta di fatto che il 7x57è davvero sorprendentemente micidiale su ogni selvatico. Inoltre possiede una qualità che forse nessun altro calibro può vantare: non rovina affatto la selvaggina o perlomeno non danneggia le masse muscolari del selvatico, come invece fanno di norma i calibri veloci. Sul capriolo è ovviamente molto efficace, ma non ne martoria le carni delicate, soprattutto con le palle più pesanti. Come? – molti si chiederanno – con le palle più pesanti? È proprio questo il segreto di Pulcinella! Col capriolo è sempre meglio usare proiettili poco espansivi, tendenzialmente duri, pesanti e lenti. E' sufficiente provare per convincersene.

Ottiche e reticoli.

Per la caccia al capriolo è più che sufficiente un cannocchiale ad ingrandimento fisso, un 4x32, meglio un 4x36 od un 4x42 perché spesso, all'alba e al tramonto, si spara con luce fioca. Volendo si può usare anche un 6x42, ma inquadrare il selvatico, specie nelle zone d’ombra risulta più difficoltoso e tirare a braccio sciolto è molto difficile se non impossibile, oltre che poco intelligente… Se amiamo i cannocchiali ad ingrandimento variabile possiamo optare per un modello 1,5-6x42 od un 3-9x36, meglio un 3-9x42 leggermente più luminoso. Se preferiamo i tubi della stufa con obiettivi da 50-56 mm ed il loro peso non ci affatica usiamoli pure; potremo distinguere meglio l'eventuale trofeo ed i dettagli anatomici del capriolo. Per quanto riguarda il reticolo sono da preferire quelli che consentono l’immediato puntamento del selvatico senza pregiudicare la precisione del tiro. Il reticolo n.1, il più diffuso ed usato fino agli inizi degli anni '70, anche se oggi poco richiesto, rende al massimo nei boschi secolari in cui predomina l'ombra e nelle radure che si alternano alle foreste di conifere, mentre il n. 4 facilita il puntamento a distanza e con buona luce; entrambi sono comunque ancora validi. In queste brevi note abbiamo volutamente escluso il 6,5x68,il 270 Winchester, il 7x64 ed il 30.06 ed altri largamente impiegati nella caccia al capriolo, ma esuberanti in energia. Non tutti di certo possono permettersi diverse armi specifiche ed è giocoforza arrangiarsi con quello che si ha,usando palle pesanti e dure per non rovinare il piccolo ungulato e migliorando certamente l'affiatamento con la nostra unica arma. Possedendo più armi od una carabina con più canne potremmo adoperare calibri diversi in armi identiche e con ottiche dotate del medesimo reticolo. E' un espediente utile per adattarsi con maggiore facilità a cacce su selvatici differenti con la medesima arma.

 

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