Venerdì, 03 Novembre 2017 00:00

CALIBRI PER IL CINGHIALE: NE VOGLIAMO RIPARLARE?

Scritto da  Marco Benecchi
Ve l’ho mai raccontato come mai un bel giorno di tanti anni fa decisi di accantonare per un momento fucile e carabina per impugnare carta e penna? Di come iniziai a scrivere di caccia, di caccia a palla ed in particolare di calibri e di munizioni? Lo feci perché non ne potevo più di leggere tutte quelle stupidaggini che ci propinavano alcune riviste specializzate sull’impiego di armi e calibri per la caccia alla selvaggina europea. In seguito seppi addirittura che uno degli autori più accreditati non aveva neanche la licenza di caccia.
L’illustre cacciatore (?!?!) – giornalista scriveva che per abbattere i grossi cinghiali ci volevano calibri grossi e robusti caricati con palle pesanti e dure di almeno 220 grani, ma sarebbe stato meglio abbondare. A quei tempi quegli articoli erano veramente belli, niente da ridire, se non fosse stato per un piccolo particolare: mentre li leggevo avevo già abbattuto diversi grossi cinghiali con il 243 Winchester con palla da 95 grani e con il 270 W con palla da 130!
Ben vengano tutti i preziosi consigli che ci vengono elargiti gratuitamente da amici e conoscenti, quelli che leggiamo sulle riviste specializzate ed anche quelli che vediamo ed ascoltiamo in tv sul canale Caccia & Pesca, ma almeno che siano dei consigli sensati e soprattutto che a darli siano delle persone veramente competenti!
Persone che si sono costruite una sana e solida reputazione trascorrendo migliaia d’ore nei boschi e sulle montagne con gli scarponi ai piedi e con lo schioppo a tracolla. Non mi piace stare ad ascoltare quegli “esperti” che danno consigli a piene mani stando comodi in un bell’ufficio a consultare Internet. Ok, perdonate il piccolo sfogo e torniamo all’argomento che c’interessa e che ancora ci tormenta: i calibri per la caccia al cinghiale.
Ho deciso di ritornarci perché recentemente ho avuto la fortuna di abbattere un cinghiale di ben centocinquantasei chili! E l’ho fatto in battuta, quindi con il selvatico carico di adrenalina ed al pieno delle sue forze.
E, tenetevi forte, l’ho “fulminato” con un sol colpo di carabina calibro 308 Winchester, da circa quindi – venti metri di distanza, utilizzando una palla notoriamente abbastanza morbida come le Hornady SST da 150 grani. Ammettiamolo, un abbattimento simile dà parecchio da pensare, perché se un “piccolo” calibro come il 308 Winchester è in grado di uccidere pulitamente un bestione del genere, calibri come il 300 WM, il 300 WSM, il 338 WM, il 35 Whelen, il 9,3 x 62 e similari a cosa serviranno mai? Io in rastrelliera ho quattro Browning BAR, tutte in calibro 30.06, uno Springfield M 14 e la mia fidatissima Heckler & Koch 770 in 308 Winchester.
Sono tutte armi che uso assiduamente per la caccia al cinghiale ed anche per qualche “Monteria alla Maremmana”, ma ci credereste se affermassi che in casa non ho cartucce nei due suddetti calibri caricate con palle di peso superiore ai 150 grani? Ma allora le munizioni da 165, 180, 200 e 220 grani a cosa servono? Forse anche per dar la caccia al Re della Macchia, ma di certo non sono l’ideale.
Jim Zumbo, notissimo cacciatore e grande esperto d’armi americano, per cacciare il cervo canadese Elk – Wapiti (350 – 400 chili di peso) ha sempre usato una carabina in calibro 30.06 caricata con palle da 165 grani, ed anche le guide canadesi che ho conosciuto in British Columbia usavano lo stesso calibro e lo stesso peso di palla per l’orso nero e l’alce.
Tornando al cinghiale europeo (almeno includo anche il carpatico che ne discorsi dei cinghialai è sempre presente come il prezzemolo!), una buona palla da 150 grani spinta a quasi 900 m/sec. è sempre risolutiva in qualsiasi situazione ci  possiamo trovare cacciando l’irsuto. Non per niente lo scomparso presidente Ceaucescu usava il 7 x 57 ed il 7 x 64! Le 150 grani calibro .30, data l’alta velocità, temono un tantino la vegetazione che potrebbero trovare sulla loro strada (anche le altre però), ma quando colpiscono producono delle ferite altamente invalidanti anche se non sono stati attinti punti vitali. In pratica,
Io consiglierei di mettere in canna della nostra carabina una 150 abbastanza morbida come le Rws TIG e T Mantel, le Nosler Balistic Tip e Accubond, le Hornady SST e Interbonded, la Swift Scirocco, le Remington Bronze Point e Core Loct, le Winchester XP3, etc… e poi nel caricatore stiperei comode delle munizioni caricate con delle palle più robuste come le Rws KS e DK, le Nosler Partition, le Hornady Spire Point, le Sierra SPBT, le Speer Grand Slam, le Lapua Mega,  e le Swift A-Frame tanto per fare qualche nome.
Questi ultimi sono proiettili in grado di raggiungere la “saetta nera”, che ha saltato lo stradone e che è già rientrata nel bosco, anche se incontrano sulla loro strada fogliame ed arbusti, ma il tiro a tutti i selvatici dovrebbe essere sempre ben mirato e cercare di far percorrere alla nostra palla una strada più pulita possibile. Il discorso dei calibri adatti per la caccia al cinghiale in battuta (ma che vanno molto bene anche per la girata e l’aspetto) non avrà mai fine perché nell’ambiente balistico - venatorio regna troppa disinformazione e soprattutto un cacciatore medio abbatte troppi pochi cinghiali l’anno per potersi fare una discreta esperienza pratica.
Come dice quel proverbio un po’ osé: “Per far bene l’amore ci vuole l’esperienza oppure bisogna avere “l’Affare” grosso”? Nella caccia è pressappoco lo stesso! Chi ha poca esperienza di caccia al cinghiale, immancabilmente sceglie il calibro grosso! Così (secondo lui!) almeno va sul sicuro.
Con la scelta giusta della palla una bella carabina semiautomatica in calibro 270 W, 284 W, 280 Remington, 7 x 64, 308 W, 30.06 e magari anche in 8 x 57 JS (come le nuove Merkel e Sauer) non ha niente da invidiare ad un cannone in calibro 300 WM, 338 WM o 9,3 x 62, anzi è più leggera, è più maneggevole, e dato il minor rinculo generato, permette di sparare più colpi in rapida successione, rimanendo meglio in punteria sul bersaglio. Questo per quanto riguarda le semiauto, e per gli express? Quanti express girano per i boschi italiani in calibro 7 x 65 R, 8 x 57 JRS o 30 R Blaser? Pochi! In compenso se ne vedono molti in calibro 444 Marlin, 9,3 x 74 R, 45-70 o addirittura in 375 H & H Magnum. Il mondo è bello perché è vario (o avariato come dice un caro amico), ma non diamo adito ad errate convinzioni, ci sono molti miti ancora da sfatare.
L’ottanta per cento dei carnieri che le squadre che conosco si sono guadagnate in una stagione venatoria è quasi sempre composto prevalentemente da capi dai venticinque ai quarantacinque chili di peso!
Certo, vengono abbattuti anche dei grossi solenghi e qualche notevole scrofa, ma non in numero rilevante per le statistiche. Per questo motivo quando riempiremo il caricatore della nostra carabina dovremo stare molto attenti al peso ed al tipo di palla che ci metteremo dentro. Leggendomi avreste dovuto aver capito che ho una netta predilezione per le palle leggere e veloci piuttosto che per quelle lente e pesanti. Non a caso uno dei principali motivi che ci hanno fatto scegliere la canna rigata a discapito della liscia è proprio la velocità dei proiettili.
Quindi cercheremo di utilizzare entro certi limiti  i calibri, o meglio le munizioni, più veloci possibili. La scelta del tipo di palla è un tantino più complicata. Se ne useremo una troppo dura correremo il rischio che, magari attraversando tessuti molli e senza incontrare ossa,  faccia “passata”, provocando pochi danni, mentre se impiegheremo una palla spiccatamente espansiva, specialmente sui capi veramente grossi,  è possibile che non raggiunga a dovere le zone vitali. Come già accennato, per la scelta del peso mantenetevi nel mezzo della gamma offerta per ogni calibro, tarate accuratamente gli organi di mira (metalliche, punti rossi elettronici od ottiche tradizionali variabili da battuta a basso ingrandimento) e rassegnatevi a consumare qualche scatola di munizioni per fare allenamento.
Poi potrete vedere con i vostri occhi che non è il calibro che abbatte, ma più l’occhio e la mano di chi lo impiega.
 
 
 
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