Lunedì, 10 Dicembre 2012 00:00

Riconoscimento degli anatidi in volo

Scritto da  Vito Moretti

Iniziamo dunque a parlare di “becchi piatti”.
Il primo punto è quello del riconoscimento degli anatidi in volo.
L’argomento sta alla base delle cacce a questi uccelli, e questo non soltanto perché non tutte le anatre sono cacciabili (e potrebbe essere cosa molto seria farsi sorprendere ad abbatterne una di specie non cacciabile, o  averla in barca o  carniere), ma anche per la correttezza e l’etica, che ci impongono di sparare solo ad uccelli consentiti dalle leggi vigenti.

Infatti se non siamo in grado di riconoscere esattamente la specie cui stiamo sparando, quando esercitiamo queste cacce sull’acqua (elemento che può ingannare sulle distanze effettive generando vere e proprie “illusioni ottiche”) rischiamo di commettere gravi errori.
Questo capita soprattutto quando l’anatra ci viene incontro , “di punta”, e quasi sempre le si sparerà anticipandola troppo, quando essa non è ancora a tiro; in più, non conoscendone bene il volume potremmo non avere in canna la munizione adeguata; si pensi ad esempio alla piccola alzavola che pesa solo grammi 250-350 grammi, contro un germano reale che ne pesa 700-1200 o al moriglione che arriva fino a grammi 1300.
 
Bisogna pure tenere in conto anche che le anatre di superficie e quelle tuffatrici, come morette e moriglioni di cui parleremo dopo, vanno affrontate nel tiro con tecniche completamente differenti e che, in alcuni casi, sono addirittura …opposte.
E se non si sa bene quale specie si sta cacciando la sconfitta, pur sparando a distanze ragionevoli, sarà sicurissima e davvero bruciante.
Vediamo ora, in poche righe, come distinguere in volo le nostre anatre tuffatrici.
Viste in lontananza queste anatre (morette e moriglione in primis) sono innanzi tutto le specie che più spesso di altre si presentano raggruppate in grande stormi. 

Moriglioni e morette assumono frequentemente, e questo più delle anatre di superficie, il classico volo in “formazione”, vale a dire  formando la V o la M (W rovesciata); è vero che questo assetto in volo lo assumono pure le anatre in superficie (germani reali, fischioni, codoni, etc.), ma le anatre in tuffo mantengono questa “formazione” sia in alto volo, che a metà altezza, come pure volando quasi a pelo d’acqua, più a lungo.
Diminuendo la distanza tra gli uccelli in volo e i cacciatori, ma pur sempre in maniera tale da non poter ancora distinguere i colori, l’osservazione deve cadere sul battito delle ali: notevolmente veloce quelle di moriglione e moretta, assai meno in tutti gli altri uccelli d’acqua.
Avvicinando ancora di più gli uccelli in volo, si potranno notare le ali lunghe o corte, e queste poste “normalmente” piuttosto che verso il retro del corpo.
Posate sull’acqua, le anatre di superficie resteranno più distanti l’una dall’altra, mentre le anatre tuffatrici saranno assai più raggruppate.
Tutto questo è facile a scriversi e, lo so bene, assai molto meno  porlo in pratica;  per farlo bene poi occorrono anni e anni di esperienza in questo tipo di caccia.
Vi sono cacciatori che riescono,  anche quando gli uccelli sono ancora lontanissimi e paiono piccoli puntini neri nel cielo, ad individuarne la specie, fallendo raramente; eppure anche loro talvolta sbagliano, accorgendosi solo dell’errore quando quegli stessi uccelli verranno più vicino,  al “gioco” preparato dall’uomo; solo allora ci si renderà conto dell’errore e che gli anatidi appartengono a tutt’altra specie rispetto quella inizialmente valutata.
Di certo, e si badi bene che questa è regola fondamentale,  al momento in cui il cacciatore spara deve essere ultra sicuro della specie d’ anatra cui sta esplodendo la fucilata.

Vito Moretti

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