Sabato, 26 Novembre 2016 00:00

Tordi di fronte al mare

Scritto da  Luca Gironi
Cacciare i tordi sulle colline in riva al mare è estremamente suggestivo, vuoi per il paesaggio estremamente suggestivo che per i carnieri che nelle giornate giuste, nei posti giusti, sono sempre estremamente generosi.
 
 
Dove e come?
 
Molti degli alberi e degli arbusti che popolano questo orizzonte floristico sono sempreverdi o perdono la foglia alla fine dell’autunno, inoltre mancano le alte piante di buttata che svettano in quasi tutti gli appostamenti di “stile nordico”
In ottobre, mese di transito per eccellenza, si insidiano generalmente con cacce di attesa, lasciando le scaccie al mese successivo, quando gli uccelli saranno ormai fermi per trascorrere l’inverno.
Per questo parleremo della classica caccia da capanno e di quella da valico, con appostamento fisso o temporaneo per il tiro al volo, caccia che si può svolgere con o senza richiami vivi.
Sulla caccia da capanno alla minuta selvaggina abbiamo già scritto molto, ma gli scenari costieri meritano ugualmente due parole. Ci troviamo immersi in una macchia bassa, intricata, piena di pasture, che deve sembrare un paradiso ai migratori in arrivo dal mare. Qui possono trovare facilmente rifugio e alimentazione, in modo da rifocillarsi prima di ripartire.
I capanni, in questo tipo di ambiente, si ritrovano soprattutto lungo la costa di Liguria, Toscana, Romagna e Marche.
Nelle regioni meridionali è più raro trovare adepti della caccia coi richiami vivi. In questo tipo di appostamenti è fondamentale la disposizione dei secchi. Molti degli alberi e degli arbusti che popolano questo orizzonte floristico sono sempreverdi o perdono la foglia alla fine dell’autunno, inoltre, mancano le alte piante di buttata,che svettano in quasi tutti gli appostamenti di “stile nordico”. Per questo, la disposizione dei secchi svettanti sugli alberi e gli arbusti che compongono la tesa, risulta estremamente attirante, oltre a facilitare enormemente il tiro al titolare dell’appostamento. Questo tipo di ambiente si presta alla sosta, anche prolungata, dei turdidi, facilitata dall’abbondanza di pasture. Per questo dovremmo orientare la tesa per accogliere i soggetti di entrata che, arrivando in quota saranno particolarmente attratti dai nostri secchi; ben più che i soggetti fermi nelle pasture, che si avvicineranno ai cantori quasi “camminado” tra una pianta e l’altra.
 
La macchia mediterranea
 
La macchia è uno dei principali ecosistemi mediterranei. Si tratta di una formazione vegetale arbustiva costituita tipicamente da specie sclerofille, cioè con foglie persistenti poco ampie, coriacee e lucide, di altezza media variabile dai 50 cm ai 4 metri: spesso si tratta di formazioni derivanti dalla foresta mediterranea sempreverde. La macchia mediterranea si può diversificare per composizione floristica e sviluppo strutturale:
 
Macchia alta con vegetazione dello strato superiore prevalentemente composta da specie a portamento quasi arboreo, con chiome che raggiungono i 4 metri d'altezza. In questa macchia sono rappresentative le specie del genere Quercus (leccio e sughera), quelle del genere Phillyrea (ilatro e ilatro sottile), ed inoltre Arbustus unedo, cioè il corbezzolo, alcune specie del genere Juniperus (in particolare Ginepro rosso), il lentisco e altre di minore diffusione. Queste macchie, in certi casi, possono evolvere verso il climax della foresta mediterranea sempreverde.
Macchia bassa. La vegetazione dello strato superiore è prevalentemente composta da specie a portamento arbustivo, con chiome che raggiungono al massimo i 2-3 metri d'altezza. Nella composizione floristica possono entrare specie delle garighe, come l'euforbia arborea, le ginestre e altre cespugliose quali i cisti e il rosmarino. Questa macchia in realtà è una forma di passaggio alla vegetazione di gariga.
 
La macchia mediterranea presenta una distribuzione prevalente nelle zone caldo-aride, caratterizzate da inverni miti e umidi ed estati calde ed aride, con scarse precipitazioni. Ad effetto di tali condizioni, specie fra gli arbusti, ed in generale, è diffuso il fenomeno della estivazione totale o parziale, cioè le piante concentrano la fase di maggiore vegetazione in inverno o in primavera, mentre sono in parziale o totale stasi vegetativa in estate.
 
La maggior parte delle zone di macchia mediterranea si sviluppa sui declivi con suolo poco profondo e soggetto a un rapido drenaggio, su cui le formazioni della macchia svolgono una funzione importantissima di difesa del suolo dalla erosione da parte degli agenti atmosferici, assicurando un'efficace regolamentazione idrogeologica. Costituisce un esempio di microambiente, fornendo nutrimento e riparo a insetti, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. La macchia rappresenta un potenziale stadio di evoluzione verso la formazione forestale della lecceta, la più tipica delle foreste mediterranee. Fanno parte della macchia mediterranea diverse specie accomunate da alcune caratteristiche (crescita bassa, fusti resistenti, foglie rigide e coriacee) che le rendono capaci di tollerare i venti salmastri che provengono dal mare. Ne fanno parte cisti, rosmarino, cappero, alloro, corbezzolo erica, olvastro, mirto, sanguinella, ginepro, ginestra, caprifoglio, ecc…
 
 
Gli alberi devono far fronte a lunghi periodi di aridità del terreno, per questo sono di solito sempreverdi oppure arbusti e piante aromatiche. Tipici di questo tipo di bosco sono il leccio, la quercia da sughero, l’ornello e negli strati più alti il carpino. La macchia mediterranea, il nome lo dice, è tipica delle terre che si affacciano sul Mar Mediterraneo, oltre che sull'Atlantico, in Marocco e nella parte atlantica della Penisola iberica meridionale. Formazioni arbustive o arborescenti simili per aspetto a delle macchie, costituite cioè da sclerofille, ma del tutto diverse come specie, si trovano in altre regioni della Terra caratterizzate da condizioni climatiche simili a quelle mediterranee. Questo tipo di vegetazione ricopre appena il 2% della superficie delle terre emerse del pianeta ma ospita oltre il 20% delle specie del pianeta, rappresentando una riserva di biodiversità. (fonte wikipedia)
 
Insidiamoli al volo
 
La tecnica non è dissimile dall’attesa sulle bocchette appenniniche, solo che qui, molto spesso, ci troviamo in zone con vegetazione molto bassa e quindi, il problema principale, è nascondersi agli occhi acuti dei migratori alati.
Le colline dell’immediato entroterra costiero, ricche dei boschi che abbiamo appena descritto, non rappresentano certo un ostacolo insormontabile ai migratori che, veleggiando nelle giornate di vento di terra, Tramontano sul Tirreno e Scirocco sull’Adriatico, entrano dal mare. Seguendo il corso dei fiumi e altri corridoi naturali, popolano le bocchette di passo che gli permettono di raggiungere le zone interne. Ed è qui che possiamo attenderli al varco insidiandoli al volo. La tecnica non è dissimile dall’attesa sulle bocchette appenniniche, solo che qui, molto spesso, ci troviamo in zone con vegetazione molto bassa e quindi, il problema principale, è nascondersi agli occhi acuti dei migratori alati. Spesso ho frequentato alcuni splendidi colli della provincia di Pisa, quelli che formano l’entroterra della fascia costiera che va da Livorno fino a Piombino e che, quando ce ne stiamo sdraiati sulla spiaggia di Cecina o quella di Donoratico, fanno da contraltare all’azzurro del mare. I miei posti preferiti sono Campo a Quaranta, le Torrette, il monte Vitalba, si tratta di colline sassose, esposte ai venti che soffiano dal mare. Le estati lassù sono lunghe e aride, per questo ospitano una vegetazione bassa e rada, tipicamente mediterranea. Molte bocchette di passo hanno una vegetazione formata unicamente da eriche, mirti e olivastri che non sono di grande aiuto per la mimetizzazione. Però si trattava, un tempo, di posti micidiali per il passo dei tordi e dei colombacci, tanto che, nei luoghi non occupati da appostamenti fissi, la competizione per prendere il posto si accendeva feroce. In questi luoghi proliferavano appostamenti per la minuta selvaggina senza richiami vivi. Questi appostamenti, posti a 50-80 metri uno dall’altro, precludevano la caccia vagante, scatenando le ire dei cacciatori esclusi; ma rappresentavano una rete efficacissima per imbrigliare i migratori in transito. Adesso il legislatore ha proibito questo tipo di appostamenti, ma per spengere gli entusiasmi dei migratoristi ha popolato il crinale di pale eoliche che purtroppo non agevolano certo il passaggio dei migratori.
In questi frangenti può anche bastare appostarsi sullo spartiacque, ma dotarsi di richiami vivi aiuta senz’altro. Ma non richiami cantori, bensì zirli e chioccoli, più economici e sicuramente più adatti allo scopo. I cantori, infatti, portano i turdidi a posarsi nelle vicinanze del richiamo e questo, se si tira a volo, in un posto senza piante di buttata utilizzabili, non è certo un vantaggio. Gli zirli, al contrario, hanno il compito principale di far avvicinare i tordi in transito al cacciatore, deviandone la rotta e facendoli abbassare di quota. Per questo li consigliamo vivamente a chi caccia al valico con appostamento fisso o temporaneo. La tecnica è ormai collaudata e vi garantisco che funziona. Se non volete o non avete la possibilità di usare richiami vivi potete optare per i richiami a bocca. Il famoso “chioccolo”, se usato nel modo giusto, può dare grandi soddisfazioni. In alcune regioni italiane, come ad esempio la Puglia, dove la caccia al tordo è una specie di religione, ancora adesso si producono chioccoli a vite ed a bocca di rara perfezione e la maestria dei cacciatori nell’usarli ha pochi eguali. Io, capannista incallito, ho provato molte volte a cimentarmi in quest’arte, con scarsi risultati a dire il vero. Ma il fascino di riuscire a richiamare gli uccelli con l’ausilio di semplici, ma geniali, strumenti, resta altissimo. Forse è l’espressione più alta della caccia alla migratoria.
In questa caccia, il fucile principe resta, sempre e comunque, il semiautomatico. I tre colpi, su un passo, in cui non sai mai cosa può palesarsi all’orizzonte, possono sempre fare comodo, anche per avere a disposizione cartucce diverse che possono permetterci di affrontare imprevisti, come un improvviso e ben accolto branco di colombacci.
 
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