Giovedì, 07 Marzo 2013 00:00

Caprioli in velluto

Scritto da  Flavio Galizzi

La vita nel bosco in montagna, d’inverno, è animata da poche creature, poiché molti hanno preferito andarsene in paesi più ospitali, ed altri, per non dover lottare contro condizioni di vita difficili, spesso impossibili, hanno scelto di modificare i loro ritmi biologici, e si godono un sonno profondo fino a primavera.

Il capriolo è tra coloro che deve lottare, deve affrontare un lungo periodo di scarsità alimentare e contemporaneamente vigilare per non essere colto di sorpresa dai predatori, anch’essi in crisi di astinenza ed agguerriti per non doversi arrendere al gelido inverno.

A primavera si contano i danni, e sotto la neve giacciono i resti delle spoglie di quanti, nonostante i loro sforzi, non sono stati in grado di far fronte alla stagione fredda. Occasioni per banchetti da parte di aquile, volpi, corvi, cornacchie e cinghiali, mentre le ossa sono cibo per i Gipeti.

Già dall’inizio dell’autunno, quando ormai sono terminati gli amori, che per i caprioli vanno generalmente da metà luglio a metà agosto, termina gradualmente l’istinto territoriale di questi cervidi, e iniziano le prime aggregazioni. Spesso i maschi adulti li troviamo in compagnia di giovani femmine di un anno, che hanno vissuto la prima stagione degli amori, e a questo primo nucleo si aggiunge spesso una famigliola composta da una femmina adulta e dai suoi due piccoli. Le capriole mature hanno quasi sempre un parto gemellare, e il gruppo che si viene a costituire può avere un legame parentale più ampio in quanto, spesso, la giovane femmina è anch’essa figlia della capriola adulta nel cui territorio tende a rimanere.

Ad inverno avanzato, verso novembre, i caprioli maschi perdono il loro trofeo. Il mantello è già mutato e al rado pelo rossastro si è sostituito un manto fitto, grigiastro, con due macchie bianche all’altezza della gola ed una molto evidente nel sottocoda.

La perdita del palco per i maschi costituisce un momento delicato anche sotto il profilo psicologico. Essa rappresenta infatti un azzeramento della condizione sociale dominante dei maschi, e ritorna, se così possiamo dire, una sorta di ricomposizione del gruppo sociale a guida matriarcale; spetta alle femmine adulte guidare il gruppo nei territori migliori, dove poter trovare quel poco cibo che basterà alla loro sopravvivenza quando la natura si dimostra avara di tutto. Le poche erbe devono essere ricercate sotto la neve, raspando con le zampe la coltre ghiacciata che le ricopre, e sugli alberi non restano, per un misero pasto, che le foglie secche dei faggi e delle querce che, tenaci, sfidano l’avanzare del gelo, o le edere, che rappresentano un’ottima risorsa stagionale. Le femmine sono anche le più adatte ad affrontare le insidie dei predatori, di cui conoscono le strategie dovendo proteggere, fin da maggio, al tempo delle nascite, i loro piccoli.

Diversamente dai cervi, che perdono il trofeo all’inizio della primavera, e al momento della ricrescita delle corna hanno a disposizione notevoli risorse alimentari, il capriolo sviluppa il nuovo palco nei mesi invernali. Sembrerebbe un assurdo, se non fosse che anche il periodo degli amori, durante il quale c’è stata una grande perdita di energie e di peso corporeo, si colloca prima rispetto a quello dei cervi, che è in autunno. È dimostrato che il notevole apporto di calcio indispensabile per la crescita del trofeo non dipende dalla disponibilità alimentare del momento, bensì dall’accumulo che di questa risorsa hanno saputo realizzare nei mesi precedenti. E così, per i caprioli, risulta importante, sotto il profilo alimentare, anche il periodo autunnale, durante il quale i maschi recuperano peso e sono in grado di assumere notevoli scorte di calcio che si fissa, in maniera distribuita, in tutto il loro apparato osseo.

A pochi giorni dalla perdita del trofeo inizia immediatamente la ricrescita. La "ferita" che si può notare alla base del corno che si è staccato si richiude immediatamente, e viene ricoperta da un tessuto speciale, peloso, dove i vasi sanguigni sono riccamente irrorati e ha inizio il processo di ricrescita del nuovo tessuto, dapprima cartilagineo, ma che via via si consolida in tessuto osseo. Trattandosi di tessuto vivo, innervato e ricco di vasi sanguigni, esso è protetto da pelle ricoperta da un fitto e corto pelo, il "velluto", che lo protegge da possibili urti, graffi e dal gelo. Eventuali ferite o abrasioni, durante la crescita, possono dare origine a trofei anomali, non raramente con ulteriori punte, rose o deformazioni.

Questa fase di crescita dura circa tre mesi e si colloca diversamente nel tempo: prima per i soggetti anziani e progressivamente più avanti, con il diminuire dell’età dei soggetti; non è raro osservare i caprioli di un anno che presentano ancora il velluto a fine maggio, quando i "vecchi" lo hanno ormai pulito da marzo.

Alla caduta del velluto il corno si presenta bianco, ma per l’effetto dell’ossidazione del sangue e dello sfregamento sulle cortecce di alberelli ricche di linfa esso diviene ben presto più scuro, dal giallo – bruno al marrone intenso.

L’inverno, con le sue gelide mattinate e le copiose nevicate, rappresenta la stagione più a rischio per tutte le creature del bosco, e i caprioli sono i silenziosi custodi dei tanti segreti.

 

SCHEDA

 

Il "trofeo" del capriolo

Come per ogni parte anatomica, anche le parti del palco del capriolo hanno una specifica denominazione.

Il rigonfiamento osseo che delimita la base del trofeo, finemente ornato, prende il nome di "rosa". L’asta portante è la "stanga". Le protuberanze che lo abbelliscono, in genere fino alla prima biforcazione, vengono chiamate "perle", mentre le tre punte che ornano l’estremità del palco di un maschio adulto si chiamano, a partire dall’anteriore, rispettivamente, "oculare", "vertice" e "stocco".

I caprioli che portano un trofeo con una sola punta per stanga sono generalmente giovani di un anno, e sono detti "puntuti", quelli che ne hanno due sono detti "forcuti", e quelli con tre punte, normalmente animali adulti, sono detti "palcuti". La distribuzione delle punte e la forma del trofeo è a volte irregolare o asimmetrica. Anche se raramente, possiamo incontrare animali con stanghe che portano più di tre punte ciascuna, oppure caprioli con stanghe quasi atrofizzate, che non superano qualche centimetro; in questo caso sono chiamati "bottoni".

Top
We use cookies to improve our website. By continuing to use this website, you are giving consent to cookies being used. More details…