Giovedì, 14 Marzo 2013 00:00

Alla lepre con i fermatori

Scritto da  Simone Marzola e Cacciando

La lepre appartiene alla famiglia dei lagomorfi, e in Italia ve ne sono tre varietà: l’europea, altresì detta comune, l’ italica e la lepre variabile o alpina.

La lepre italica è una sottospecie della prima, e l’aspetto che le differenzia principalmente, oltre alla dimensioni inferiori, è che la italica è molto più rossa in tutto il dorso e sulle gambe in genere, mentre nel sottopancia è nettamente d’un bianco candido, con una zona chiara molto vasta.

Il sottogola è rossastro.

Questa specie è principalmente localizzata in certe zone del meridione, Sicilia compresa.

La lepre variabile è una varietà che si differenzia dalle precedenti prima di tutto perché è localizzata esclusivamente in montagna, nelle Alpi, poi perché il pelo, più lungo in inverno e più corto d’ estate, possiede la particolarità esclusiva di mutare di colore con il cambio stagionale; ossia d’ estate è

grigio-rossastro, mentre in inverno, e con l’ arrivo delle prime nevicate, cambia diventando più folto e lungo, completamente bianco, ad eccezione delle punte delle orecchie, un poco più corte di quelle della lepre comune ma anch’esse con la punta nera.

Con questo tipo di mantello, e le montagne innevate, la lepre "bianca" si rende mimetica riuscendo a difendersi dai tanti predatori che l’insidiano.

Ma torniamo alla lepre europea.

Risulta diffusa in tutta Europa e Asia occidentale, mentre è assente da parte della Scandinavia (introdotta invece in Svezia meridionale dove sino ad una trentina d’anni fa mancava) e dalle Highlands scozzesi, mentre la sua presenza nel resto della Gran Bretagna è dovuta all’intervento dell’uomo.

La lepre europea è la più conosciuta, ed anche la più cacciata oltre ad essere la più presente in Italia.

Occupa un areale piuttosto vasto, potendo vivere agevolmente tanto in pianura quanto in montagna, sino ai 2000 metri d’altitudine e talvolta anche oltre, dove condivide gli habitat con la cugina variabile, l’ alpina.

La lepre europea, oltre che comune, viene anche definita grigia ed è selvaggina ambita per ogni cacciatore.

In Italia è oggetto di ripopolamenti con soggetti di cattura e d’allevamento, e viene cacciata tanto coi segugi, e questa è la forma "classica", quella che hanno praticato generazioni intere di cacciatori, quanto con il cane da ferma, a completamento d’altri tipi di caccia, trattandosi d’incontri per lo più occasionali.

In passato veniva anche cacciata in altre maniere, come la battuta e l’inseguimento con i levrieri; entrambe le forme sono ormai desuete e ormai l’orecchiona viene solo più insidiata con cani da seguita o da ferma.

Noi ci concentreremo su quest’ultimi, illustrando le caratteristiche di quel tipo di caccia.

Intanto una rapida descrizione: la lepre europea ha un corpo di forma slanciata, adatto alla corsa e ricoperto di un mantello morbido di colore bruno giallastro o rossiccio e con peli neri frammisti su fianchi e dorso; sul ventre e fra le cosce è bianco o giallastro, colorazione che rende il suo manto mimetico fra gli arati, le stoppie di mais o i campi arsi dal sole.

Le gambe posteriori, come per tutte le tre varietà di lepre, sono molto più lunghe delle anteriori e questo fa sì che una volta scovata fugga evitando le discese ma, viceversa, cercando la salita ove corre molto meglio. Ciò ovviamente capita quando la si caccia in collina o montagna; in pianura invece cerca vie di fuga che le consentano di sviluppare appieno le sue qualità di eccezionale corridore, potendo facilmente raggiungere velocità superiori anche ai 60/70 km orari; cessata infatti la caccia con i levrieri nessun cane, seppur veloce, è in grado di raggiungerla, anche perché lei è in grado di mantenere elevatissime velocità per periodi molto lunghi.

Tutti i suoi sensi sono molto sviluppati a partire dall’odorato che, insieme all’udito, le consente d’avvertire la presenza di uomini e cani che la braccano, buona anche la vista ma dove veramente eccelle è nell’udito che è assolutamente perfetto.

 

I vecchi cacciatori si dicono certi di saperne riconoscere il sesso in corsa, poiché la femmina correrebbe con le orecchie abbassate mentre il maschio invece le avrebbe ritte; in più il secondo terrebbe il corpo leggermente di sbieco mentre la femmina procederebbe correndo perfettamente diritta.

Così pure c’è chi trovata la fatta la sa distinguere, attribuendola alla femmina se più grossa e tondeggiante, al maschio quando ovale e più piccola.

Comunque sia, queste facili regolette empiriche, per nulla dimostrate, risultano ormai abbastanza inutili ai fini della caccia, pur se l’abitudine dei cacciatori di qualche decennio fa era quella di cercare risparmiare le femmine verso la fine della stagione e dunque diventava utile riconoscere l’animale che s’era levato di fronte ai cani.

 

Io abitando in pianura, nel nord Italia, mi limiterò a scrivere riguardo la lepre comune che caccio nelle pianure ferraresi.
Si tratta di un selvatico che può essere in qualsiasi luogo anche se ha predilezione per la terra arata, stoppie di mais, stoppie di grano e frutteto; la lepre che come una molla, compressa e poi rilasciata, esce dal proprio covo e ti sorprende, e che tante volte le cammini quasi sopra e lei …sta immobile; altre invece, dal momento che l’ hai sorpassata e quindi le giri le spalle se ne va via beffarda e silenziosa in senso opposto al tuo camminare.

Si tratta di un animale scaltro e quando rientra dalle pasture notturne, mette in atto molte astuzie per cercare di confondere i predatori che l’insidiano.
Alla mattina preferisce le zone esposte al sole e gli scarichi all’ interno della terra arata, come pure le sponde dei fossi, quando piove diversamente predilige il frutteto.
Come già detto la lepre viene cacciata solitamente con i cani da seguita, io invece sono solito farlo con un cane da ferma, tipica forma di caccia vagante, nel mio caso un Epagneul Breton di nome Lucky.
In verità ogni cane da ferma può essere buono per quel tipo di caccia, ma alcune razze come appunto gli epagneuls e quelle tedesche come kurzhaar e drahathaar, cani polivalenti per eccellenza, sembrano essere maggiormente predisposte; questo anche perché durante le prove di caccia, e a grande cerca terreno prediletto dagli inglesi, si richiede al cane di rispettare la lepre e nemmeno lo si penalizza se l’ignora non fermandola perchè …selvaggina anomala per i fermatori; ma se durante il turno l’incontra e la ferma va a punto, se l’insegue…a casa!

In effetti il cane da ferma, pensiamo agli inglesi, dovrebbe essere un "avventatore" , ed esiste il rischio che se si appassiona troppo alla lepre poi diventi un "pistatore" tendendo a "dettagliare" sulla sua usta, questa è cosa che fa inorridire i puristi e gli appassionati di alcune razze da ferma; aggiungiamo anche il fatto che prediligere il "pelo" alla "piuma" potrebbe creare problemi là dove, e questo capita di frequente, vi sono nutrite popolazioni di ungulati (caprioli, daini, cervi).

Comunque quando un cane da ferma "ha messo i denti" sulla prima lepre, capita arrivi a prediligerla anche a fagiani e quaglie, abbandonandone la ricerca se durante l’azione di caccia ne rintraccia l’usta.

I buoni cani la fermano al covo, ma pochi sono quelli che riescono ad avvertirla lontano e prima che essa lo abbandoni. Su un vecchio libro ho letto che su dieci lepri in una zona un cane che vi passi vicino ne avverte appena una o due.

Ecco perché il cacciatore che la voglia cacciare con il cane da ferma deve insistere negli stessi posti, portando il proprio ausiliare là dove è più probabile che essa si rifugi. Se poi il cane è esperto in quel tipo di caccia sarà lui a esplorare ogni suo possibile nascondiglio.

Quando poi la trova e lei schizza dal covo, allora se il cane non è molto addestrato tende ad inseguirla, rendendo difficile il tiro al cacciatore che può trovarsi l’ausiliare sulla sua …linea di tiro.

Alcuni cani, e questo capita indifferentemente se continentali o inglesi, "scagnano" quando la vedono partire, stessa cosa che fanno quando capita facciano fuggire un capriolo; del breton si sa, e lo scrivono anche i libri che parlano della razza, ma mi è capitato di vedere anche setter inglesi o spinoni farlo.

 

La lepre può essere cacciata con qualsiasi arma anche se il classico, scolpito nella storia della caccia in Italia e nella memoria dei nostri nonni, resta la fascinosa doppietta, irresistibile quando a cani esterni.

Vanno altresì bene il sovrapposto quanto il più moderno semiautomatico; io uso un Benelli Crio con canna da 71 cm e strozzatura 3 stelle, che forse è il fucile più diffuso.

Il vantaggio dell’uso di quest’ultimo risiede nella possibilità d’avere un terzo colpo nel serbatoio, oltre al fatto di meccanismi che ne riducono il rinculo, si pensi al recupero di gas, aspetto nient’affatto secondario se si pensa come alla lepre vadano sparate cartucce "toste" vista la resistenza dell’animale, protetto negli organi vitali, oltre che dal pelo da ossatura robusta e muscolatura possente.

In genere s’usa spararle con piombo 6/7 in apertura e prima canna, con piombo più grosso, tipo il 4 o anche il 2 in seconda canna, con tiri più lunghi o, quando avanzando la stagione, il pelo le si è infoltito rendendo più difficile il ferimento mortale.

Questo ovviamente non vale per il semiautomatico, dove disponendo di un’unica canna è necessario scegliere il giusto compromesso.

Bisogna dire che il tiro a caccia non presenta difficoltà estreme, specialmente quando viene cercata in pianura, al pulito e sotto la ferma del cane; in quel caso è necessario valutare la velocità dell’animale e sfruttare la possibilità di seguirne la corsa; l’anticipo però può diventare essenziale ad evitare clamorose padelle.

Diverso quando la si caccia in collina o montagna, perché allora la variabilità del terreno fa sì che si debba essere estremamente rapidi, non potendo talvolta nemmeno più doppiarne il colpo.

Trattandosi poi di un tiro "a terra" anche la piega del fucile dovrà essere quella giusta per "assecondare" quel tipo di fucilata.

Le strozzatura del fucile può andare dai classici 4 stelle in prima e 2 in seconda, oppure 3 e 1; ovviamente utilizzando il semiautomatico 3 stelle o 2 sono le più adatte.

Quando poi la fucilata è andata a buon fine, e Lucky rientra trionfante stringendola lepre tra i denti, io la prendo per le lunghe orecchie con una mano, mentre con l’altra le premo fortemente il ventre; questo serve a farla orinare svuotandole la vescica.

Selvaggina tanto pregiata non va sprecata, e la tavola reclama la sua presenza tanto sono gustose e prelibate le sue carni.

E dunque….buon appetito a tutti !

Caccia d'altri tempi (1962). Apertura di caccia con carniere misto e fermatori e segugi insieme.

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