Domenica, 20 Gennaio 2013 00:00

Cacciare il fagiano

Scritto da  Simone Marzola

La caccia al fagiano rappresenta una classica con il cane da ferma, una di quelle discipline venatorie cui milioni d’appassionati hanno dedicato la loro vita di cacciatori.

Originario dell’Asia, venne importato nell’antichità in Grecia, e da lì, all’inizio del 1500, nel resto dell’Europa.

Da quello originario, il Colchico, che potremmo definire "l’originale" furono effettuati tutta una serie di incroci con altre varietà dando luogo ai fagiani che ancor oggi conosciamo  e …cacciamo.

La sua descrizione appare inutile tanto è conosciuto, anche dai non cacciatori, in virtù del suo piumaggio colorato con toni brillanti che passano dal verde scuro con riflessi metallici azzurro scuri, sino al rosso scarlatto delle gote, al marrone, alle sfumature ramate e dorate; in alcune varietà poi è presente un vistoso collare bianco, assente invece nel colchico e nel Tenebroso, che appare più scuro, quasi fosse una varietà melanica. Questo naturalmente per il maschio, mentre le femmine hanno piumaggio più spento, con colori uniformi e che digradano su sfumature marroni.

Le principali varietà oggetto di caccia sono il Fagiano Comune o dal Collare, il Mongolia, il Cinese, il Tenebroso e l’Americanino, più piccolo e scuro e dal volo veloce, e che si sta imponendo all’attenzione del mondo venatorio negli ultimi anni.

E’ oggetto di continue immissioni che, in alcuni casi, vengono effettuate a partire dall’ultima parte dell’inverno sin quasi all’apertura della stagione venatoria. Dove però trova condizioni ideali in termini di habitat e cibo, riesce a riprodursi in selvaticità assoluta, dando origine ad uccelli che impegnano a fondo cani e cacciatori.

La caccia al fagiano ha ormai sostituito quella alla starna, ormai praticamente estinta nel suo ceppo originario italico salvo, così parrebbe, alcuni nuclei isolati presenti in Appennino.

 

Il teatro dove si svolge la presente caccia è il bosco, il seminativo o incolto, raramente il fagiano si trova nella terra arata.

Tagliate, canneti e vigne l’ospitano facilmente, a condizione vi siano fonti d’acqua a disposizione e dove vi siano piante su cui "imbroccarsi" per la notte.

Nella mia zona, ossia nel Ferrarese, pianura padana fatta di nebbia, umidità e tempo nuvoloso, questo magnifico uccello si trova nei frutteti, bietole, stoppie di mais, stoppie di grano, incolti e nei fossi, argini dei fiumi.

Lo si può cacciare sia in solitaria, come piace a me, oppure in gruppo, esplorando in maniera approfondita il terreno con i cani ad anticipare l’azione dei cacciatori.

Quando l’ausiliare entra in emanazione con il selvatico rallenta il passo e poi va in ferma, bloccandolo.

Il fagiano è un ottimo pedinatore e prima d’involarsi cerca di trovare un rifugio sicuro correndo davanti al cane che lo sta incalzando. Solo se messo alle strette, o avverte imminente il pericolo, s’invola cambiando di zona o imbroccandosi su qualche pianta.

Relativamente facile quando gli si spara mentre frulla pesantemente, e fragorosamente, sotto la ferma del cane ma guai a sottovalutarlo una volta "decollato" perché benché il suo volo appaia goffo e pesante in realtà è piuttosto veloce, e il tiro richiede precisione ed anticipo.

Se poi gli si spara quando è ormai lanciato, e passa alto sopra la cima delle piante, allora la "padella" si fa possibile e molti sono i fagiani che passano indenni tra sciami di piombo indirizzati loro da cacciatori affannati.

Per il fagiano io uso il calibro 12, ma vanno altrettanto bene il 20 e anche calibri ormai di moda, quali il 28 o il 410.

Ho scelto un Benelli Crio, 71 di canna e tre stelle di strozzatura.

Automatico, sovrapposto o giustapposto, e cioè doppietta, a ciascuno il suo, secondo le preferenze e tenendo solo presente che il primo si può avere un’unica strozzatura ma disporre d’un colpo in più nel serbatoio.

Strozzature medie e disponendo di due canne le classiche quattro stelle (quarter –choke) per la prima canna e un due stelle (tre quarti-choke) per la seconda.

Disponendo d’un automatico ci si orienta su un due o un tre stelle, più che sufficiente per cacciare tutta la selvaggina stanziale e non solo.

Le lunghezze possono variare dal classico 63,5, tanto caro agli inglesi e decantato da Robert Churchill nel suo celeberimmo " Come riuscire nel tiro a volo", ai diffusi 66, 67, 71.

Come piombo ad inizio stagione va anche bene il numero 8 in prima canna e il 7 o il 6 in seconda. Con l’avanzare del freddo, e i fagiani che infittiscono il piumaggio in attesa dell'inverno, si scende al 6 in prima e al 5 in seconda.

 

E veniamo a quello che rende entusiasmante questo tipo di caccia: il cane.

Attualmente uso un épagneul breton, ma in passato ho avuto cani inglesi, setter e pointer.

In realtà ogni tipo di cane da ferma va bene e la differenza è legata ai gusto di ciascuno di noi.

S’usano anche cani da cerca, come springer e cocker, efficacissimi per far involare i fagiani nei folti, nei roveti o lungo le rive, ma con un tipo di azione che non prevede che il cane si blocchi a ridosso del selvatico anzi, al contrario, l’incalza sino a farlo involare.

I cani da ferma, viceversa, si comportano diversamente a seconda della tipologia di razza: se inglese o continentale, e se il selvatico va via di piede e quindi non sta fermo alla ferma del cane o diversamente.

Vediamo un po’ le diverse caratteristiche:

Il pointer ferma il fagiano in modo statuario, bloccandosi in modo perentorio e guidando a strappi.

I setter in genere lo fermano in modo morbido, l’inglese poi sembra un gatto che tenti di predare; il tutto cambia nel caso del setter irlandese o meglio ancora il gordon che lo fermano restando in piedi

La guidata risulta spettacolare ed emozionante, con il cane schiacciato al suolo che procede quasi strisciando.

L’ épagneul breton ferma di scatto, spesso bloccandosi con la gamba alzata.

Kurzhaar e drahthaar essendo galoppatori come i precedenti lo fermano nel seguente modo: entrati in emanazione rallentano il galoppo e si fermano, accorciando il passo e fermando in piedi.

Bracco italiano e lo spinone italiano essendo, diversamente dagli altri, trottatori lo fermano in modo del tutto rilassato ed assolutamente non scultoreo, l’opposto del pointer; i nostri continentali cani di gran naso e molto cervello come diceva Ciceri.

Il bracco italiano ha uno sguardo che sembra umano, rallenta il passo che è già in partenza più lento dei restanti, e si ferma in piedi con gamba alzata e naso al vento come pure fa lo spinone.

 

 

 

Top
Informativa in adempimento degli obblighi previsti dall'Art. 10 della Direttiva n. 95/46/CE, nonchè a quanto previsto dalla Direttiva 2002/58/CE, come aggiornata dalla Direttiva 2009/136/CE, in materia di Cookie. Questo sito utilizza i cookie per gestire autenticazione, navigazione, ed altre funzioni. L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo. More details…