Giovedì, 23 Febbraio 2017 00:00

La selezione del Setter inglese. Passione ma anche impegno morale.

Scritto da  Alessio Allegrucci
 
Viviamo in un epoca nella quale la grande diffusione del Setter Inglese, la globalizzazione che ha investito la nostra società, il web e la riduzione delle distanze hanno reso disponibili quasi tutti i soggetti ad un numero sempre crescente di cacciatori, cinofili ed appassionati della razza.
Ma c’è una figura che ha attraversato le generazioni ed assorbendo i cambiamenti della caccia e delle prove, ha subito solo parzialmente il fascino del web e di tutte le notizie vere o false che in esso circolano.
Questa figura è l’allevatore, non semplicemente colui che appare alla voce “Allevatore il Sig.” in ogni pedigree, ma colui che ama, respira, interpreta e difende la razza. E nel difendere la razza sta l’impegno morale che deve assumere di fronte alla selezione e a decine di migliaia di appassionati che fruiscono del suo lavoro.
Negli ultimi anni ottenere un affisso e provare a dare un’impronta alla propria passione è diventato assai più facile che conseguire un risultato in una prova di caccia o sul ring di un’esposizione.
Mentre da una parte il poderoso incremento dei nati ha reso sempre più ampio il ventaglio di opzioni per l’utilizzatore finale, dall’altra abbiamo assistito ad un notevole abbassamento del livello qualitativo con soggetti che hanno perso o spesso avevano latenti importanti doti naturali o morfologiche tipiche della razza.
Questo perché come ogni arte, quella di selezionare il Setter Inglese, non è insita in ognuno di noi e difficilmente si apprende senza un minimo di predisposizione. Quando parlo di interpretare e respirare la razza, mi riferisco a quelle doti anch’esse naturali che l’allevatore deve avere sin dalla nascita e che poi l’esperienza sul campo e vivere il Setter Inglese ogni giorno affineranno in maniera tale da poter garantire un valido contributo alla selezione.
Selezionare i Setter significa anche cacciare con loro in diversi ambienti. Montagna, collina e boschi sono banchi di prova fondamentali per scegliere i soggetti che abbiano le qualità naturali per andare in riproduzione. Nella foto Alessio Allegrucci in alta montagna con Mal 

Nulla vogliono negare queste mie righe al contributo che tanti appassionati ogni giorno offrono alla razza, ma rimango intimamente convinto che i ruoli debbano esser rispettati se veramente si vuole il bene del Setter Inglese. Ecco perché l’allevatore deve essere colui che studia i soggetti a disposizione, interpreta pregi e difetti, ipotizza e poi realizza accoppiamenti che hanno come scopo il miglioramento delle caratteristiche attraverso varie generazioni, utili a dare un’impronta precisa al suo lavoro.
Al pari dell’allevatore, il cinofilo ha il suo ruolo che è quello di valorizzare nei Field Trialer i soggetti frutto della selezione, il cacciatore quello di usufruire di altri soggetti nell’arte venatoria, l’addestratore quello di affinare e valorizzare le qualità di un soggetto a lui affidato. E’ altresì vero che c’è tra queste una figura che può, per doti personali assai rare, interpretare al meglio i diversi ruoli di addestratore, cinofilo ed anche cacciatore. Questi è l’allevatore che nella storia del Setter Inglese ha spesso ricoperto i vari ruoli valorizzando e portando alla celebrità alcuni importanti soggetti, che ancora oggi sono capisaldi per la razza e per tutti coloro che si avvicinano a questo magnifico e misterioso mondo.  
Nell’epoca che stiamo vivendo, questi ruoli non sono più ben distinti e spesso vediamo cacciatori che si improvvisano allevatori, addestratori che cercano di adattare o condizionare la selezione a proprie esigenze professionali, cinofili che ricercano soggetti sempre più performanti a discapito di una vera psiche Setter. E la razza soffre questi impulsi che provengono più da esigenze personali (spesso volte al raggiungimento del successo personale) che da effettive esigenze. Ecco perché ribadisco, quasi rivolgendo un accorato appello a tutti coloro che si avvicinano al Setter, che nulla si crea per caso ma molto si può distruggere inconsapevolmente.
Ed è per questo che ritengo centrali due figure che più di ogni altra sono in grado di conservare o addirittura migliorare lo stato di salute del Setter Inglese. L’allevatore in primis ed il giudice in seconda battuta. Il primo, attraverso la dote che madre natura ha messo al servizio della sua passione, ha l’impegno morale di preservare ed ove possibile migliorare la razza.
Esistono diverse metodologie di allevamento tutte più o meno valide e sperimentate. Nella mia piccola esperienza personale, a me tramandata e che gelosamente conservo cercando di applicarla con passione ed impegno morale, tendo a preferire un percorso di allevamento fondato su una consanguineità oculata utile a fissare i caratteri positivi contemplati nello standard e che possa attraverso le generazioni ed uscite mirate, limare i difetti presenti nella corrente di sangue che ho sposato.
Il tutto tenendo ben presente il sottile limite che divide l’eccesso dal difetto di una selezione operata attraverso la consanguineità.
E’ qui che sta l’impegno morale che ogni vero allevatore deve portare a compimento, non rimanendo prigioniero delle proprie idee ma utilizzando l’indispensabile dote di saper criticare anche il “figliol prodigo” al fine di aumentare i pregi ed eliminare difetti, vizi e tare in una corrente di sangue. Quando si acquisisce il concetto fondamentale che i difetti congeniti, i vizi psichici che sono sempre trasmissibili e le tare debbano esser eliminati attraverso le generazioni ed operando anche importanti uscite dalla propria linea genetica per poi tornare a lavorare in consanguineità, allora si è capito il vero senso dell’allevare che è quello di esaltare i pregi assoluti ma ancor più quelli relativi che vanno ad incidere in maniera importante sul lavoro che il soggetto deve svolgere e per il quale è stato selezionato.
Ed è qui che entra in gioco la seconda figura fondamentale che è quella del giudice severo, imparziale e sordo ad ogni interesse personale sia di natura economica che di puro protagonismo. Sarà quel giudice, che non si lascia influenzare dall’ambiente esterno, dalle mode transitorie, da interessi vari e da amicizie consolidate, ma darà il definito giudizio sull’integrità del lavoro di selezione che l’allevatore avrà svolto. Ecco perché come in ogni campo della vita, la specializzazione e la competenza combinate con la passione devono avere sempre la meglio sull’improvvisazione o la sperimentazione che possono risultare dannose anche se spinte da una smodata passione.
Selezionare una razza con una storia secolare come il Setter Inglese deve rimanere un impegno morale che pochi si assumono e del quali molti possono godere.
Perché allevare non è solo un’arte come molti sostengono.

1-     La tipicità di razza è fondamentale al pari delle qualità venatorie. Il Setter Inglese bello e bravo deve essere l’aspirazione di chiunque tenti di selezionare e dare un contributo alla razza. Nella foto Hermes del Sassovivo una femmina che è stata una delle massime espressioni del bello e bravo. 

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