Sabato, 05 Agosto 2017 00:00

L'Assessore Remaschi risponde alle critiche della Federcaccia

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In una recente assemblea, il Presidente Regionale di Fidc Moreno Perricioli ha attaccato duramente la gestione della caccia effettuata dalla Regione Toscana, in particolar modo la legge Obiettivo sulla gestione degli ungulati. Ecco la risposta dell'Assessore:

Un famoso detto recita "se non porti almeno una soluzione allora anche tu fai parte del problema", la trovo una filosofia interessante, che certamente ben sia adatta a questo particolare momento storico, in cui per tutti noi risulta assai più facile gettare strali su quanti hanno l'onere di governare situazioni assai complesse, rispetto al provare a portare un contributo reale in merito alle numerose problematiche che ogni giorno dobbiamo affrontare.
Il mondo della caccia certamente non si differenzia molto dal resto degli ambiti quotidiani, e purtroppo in molti, anche chi ha importanti incarichi di rappresentanza, invece di provare a portare contributi seri, magari poco altisonanti, ma realmente attuabili e soprattutto rispettosi delle norme nazionali ed europee, si dilettano nel parlare alla pancia dei cittadini, cacciatori e non, da una parte invocando l'importanza dell'essere uniti, ma dall'altra evidenziando le differenze di chi la pensa in modo diverso, quasi a voler stimolare i conflitti invece che la pacata riflessione.
Una volta per tutte è necessario chiarire come chi critica la legge 10/2016 (legge obbiettivo) affermando che era sufficiente applicare la legge regionale precedente che sarebbe stata perfetta, non dice che quella legge, in vigore dal 2010 fino a tutto il 2015, non ha consentito di fatto di governare il problema della prolificazione degli ungulati in Toscana, come purtroppo è ben evidente dai numeri di densità odierna degli animali. La realtà è che quella legge era concepita in un momento storico ben diverso da quello attuale.
Nel 2010, è bene ricordare, la competenza era delle province, ben dotate di corpi di polizia, e prevedeva azioni che poteva essere valide nel caso di numeri assai più bassi, in cui gli interventi di controllo potevano essere considerati eventi straordinari.
Nel 2016, dopo oltre 5 anni da quella legge ci siamo trovati in un mondo del tutto diverso, le province non hanno più questi compiti, le polizie provinciali hanno organici ridotti, le competenze in materia sono rientrare in capo alla regione, ma soprattutto la sovra-presenza di animali è divenuta fatto ormai drammaticamente evidente, non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per i comuni cittadini.
Certamente la legge obiettivo non è una legge perfetta, ed infatti in seguito alla prima applicazione sono stati apportati dei giusti correttivi, sia alla norma che alle disposizioni attuative, anche grazie ai numerosi contributi avuti sia durante i tavoli istituzionali che in occasione dei numerosi incontri pubblici a cui ho partecipato, ma voglio tranquillizzare tutti confermando che il modello di gestione venatoria della Toscana, continua ad essere di stimolo e di ispirazione per molte altre regioni, sia per la gestione ordinaria, e qui basta osservare i calendari venatori, sia per la gestione delle problematiche emergenziali come possiamo leggere sulla stampa nelle varie dichiarazioni di altri amministrazioni regionali.
Certo alcune volte bisognerebbe avere il coraggio di ammettere le proprie responsabilità, e sicuramente anche in questi due anni abbiamo commesso errori, ma mi chiedo: coloro che oggi pontificano, dove erano quando tra il 2010 ed il 2015 gli agricoltori toscani subivano milioni di euro di danni da ungulati peraltro solo parzialmente risarciti proprio con risorse dei cacciatori? Coloro che oggi lamentano le lungaggini, purtroppo reali, nel processo di riforma degli ATC, non erano tra i primi a portare avanti gli accorpamenti tra ambiti territoriali poi cassati dalla corte costituzionale costringendoci a questo tour de force normativo?
La realtà è che non basta fare dichiarazioni per ottenere risultati, quando si parla di aspetti complessi come la gestione faunistica ci si deve obbligatoriamente confrontare con le disposizioni nazionali e comunitarie che, ci piacciano o meno, devono essere rispettate, anche per evitare impugnative e ricorsi, che andrebbero puntualmente a rendere inutile il lavoro svolto come successo nel recente passato. E evidente che ognuno può esprimere le proprie opinioni, è un diritto sacrosanto, ma è altrettanto evidente che quando si parla di numeri non ci possono essere visioni differenti dalla pura matematica: i dati reali, certificati, ci dicono che dopo il primo anno di applicazione della legge 10/2016 gli abbattimenti di cinghiali sono aumentati oltre il 20% rispetto all'anno precedente, e a metà del secondo anno possiamo osservare una tendenza ad un ulteriore aumento. E questo nonostante in alcuni territori alcuni abbiano si siano adoperati al fine di far crescere il malcontento, lavorando sulle divisioni tra chi pratica diverse tipologie di caccia, sia facendo leva sule rivalità locali e personali, sia omettendo di spiegare chiaramente gli strumenti normativi oggi a disposizione, che non solo consentono l'utilizzo di ogni metodologia di prelievo al fine di diminuire i danni alle aree agricole, ma danno pari dignità a tutti quanti si impegnano a ristabilire il necessario equilibrio dell'ecosistema, siano essi selecontrollori o cacciatori appartenenti alle squadre in braccata.
Se c'è una cosa che abbiamo compreso dagli sbagli degli ultimi anni è proprio che non possiamo contare su un'unica soluzione per risolvere un problema complesso come quello degli ungulati, ma come abbiamo cercato di fare, dobbiamo avere risposte diverse a seconda delle esigenze del territorio, perché se chiaramente è impensabile per chiunque organizzare una battuta in piena zona urbana, altrettanto chiaramente è improponibile pensare che si possano escludere le squadre dagli interventi di controllo nelle aree boscate. Oggi infatti, con gli atti prodotti, siamo in grado di garantire l'impiego di ogni possibile strumento, certamente ancora migliorabili, ma con il fine comune di ritrovare un necessario equilibrio nei nostri territori, ivi comprese le aree protette, le quali per la prima volta, proprio a seguito della legge 10/2016 sono state incluse nelle aree soggette a controllo della fauna, tanto che oggi la Giunta Regionale ha già approvato un primo piano di gestione di molte delle aree gestite dalla regione, a cui seguiranno altri piani per coprire tutto il territorio regionale.

Marco Remaschi

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