Sabato, 11 Novembre 2017 00:00

ARCI Caccia Piemonte: L’isolamento non appartiene ai cacciatori

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L’ARCI Caccia rinnova la solidarietà e la vicinanza alle Comunità Locali che hanno, in modo più diretto, subito il disastro, la tragedia degli incendi sulle loro persone.

Di una sciagura che ha colpito un patrimonio naturale che è di tutti, le donne e gli uomini che sono state le vittime principali sono quelli dei Comuni coinvolti, indipendentemente dalle attività che vi svolgevano; è bruciato il loro habitat di vita. L’ARCI Caccia, come poche altre Associazione è immersa nella società civile.

Tra gli offesi, sicuramente, ci sono stati i cacciatori, parte vitale, attiva, positiva di quell’ambiente sociale.

Lo “sciacallaggio” di qualche “mantenuto” della comunicazione, vivaddio isolato, che ha provato ad addebitare alla caccia la responsabilità degli incendi, non ha trovato alcun credito tra i cittadini. Ci riserviamo comunque di verificare gli estremi per tutelare legalmente la caccia da atteggiamenti strumentalmente lesivi della cultura di una parte dei cittadini.

Utilizzare devastanti calamità, sofferenze, per dare sfogo alle paranoie e alle “dipendenze” di chi vive l’essere “anticaccia” nelle stesse condizioni mentali di chi dipende dal gioco, dall’alcol, dalla droga, non è tollerabile, ostacola la crescita di una società solidale che offra migliore qualità della vita, di rapporti anche alle future generazioni.

L’ARCI Caccia ha da sempre ispirato il suo agire e così sarà in futuro alla salvaguardia del “bene comune” – non a chiacchiere – ma con comportamenti e fatti riscontrabili. Non comunicati fantasma e propaganda da imbonitori, purtroppo pratica diffusa di quelle Associazioni che, della caccia, alimentano la decadenza nostalgica di un potere che non hanno più, ma i comportamenti fanno dei cacciatori una risorsa anche del popolo piemontese che riconosce utilità alle azioni, ai fatti di chi pratica una caccia corretta e sostenibile. A loro il merito del presidio, di essere con altre sentinelle del territorio e del paesaggio rurale. I cacciatori sono tra i pochi esperti conoscitori delle campagne e dei monti.

L’ARCI Caccia del Piemonte ha speso l’autorevolezza attivandosi da subito nelle relazioni con la società, le istituzioni, la politica per coniugare l’interesse generale e il ruolo che possono e vogliono svolgere i cacciatori.

Le ragioni dei cacciatori sono state illustrate e argomentate da noi negli incontri con i responsabili istituzionali, a partire dall’Assessore all’Agricoltura Caccia e Pesca, Giorgio Ferrero, proponendo soluzioni operative nella consapevolezza che occorre reagire a quanto è accaduto depurando le scelte dall’inquinamento di sterili e controproducenti posizioni animaliste.

Insieme, d’intesa con ANUU e Italcaccia abbiamo scritto alla Regione, ai Comprensori Alpini di Torino 1, 3 e 5 affinchè si raccolga la positiva esperienza cuneese dopo gli incendi. Armonizzare l’intervento tra Ambiti di diverse Province permette soluzioni efficaci ed omogenee.

In relazione alle mutate condizioni climatiche non è assolutamente comprensibile la chiusura indiscriminata della caccia, decisione che anzi, può produrre danni all’economia rurale anche oltre i confini delle zone colpite dagli incendi per l’impatto di alcune specie sull’agricoltura. Una beffa per gli agricoltori!

Abbiamo proposto che, a tutela delle popolazioni faunistiche presenti nei siti interessati dagli incendi, si debba sospendere ogni forma di prelievo venatorio (ovviamente solo ed esclusivamente sui territori interessati dagli incendi) e prevedere eventualmente la costituzione nei territori interessati dagli eventi nonché nelle aree immediatamente adiacenti da individuare, delle Oasi di protezione, delle zone di produzione al fine di ripristinare il patrimonio faunistico/ambientale andato perduto. L’augurio è che i Comprensori Alpini interessati raccolgano il suggerimento e lo sostengano con l’Assessore regionale competente.

Riteniamo unitariamente ARCI Caccia, Anuu e Italcaccia che a seguito della costituzione delle prospettate Oasi di protezione debba necessariamente seguire un adeguata gestione e un monitoraggio continuo del territorio da parte degli Enti preposti, supportati da istituti scientifici, per promuovere tutte quelle azioni e iniziative finalizzate al recupero reale del patrimonio faunistico/ambientale andato perduto.

Promuovere biodiversità è nell’interesse dei cittadini italiani

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