Alessandro Bassignana

Alessandro Bassignana

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Cacciatori nel mirino di una campagna diffamatoria nella trasmissione di Sabrina Giannini “Indovina chi viene dopocena”: roba da far impallidire le campagne di regime. Una sola campana, un solo punto di vista che ha dispensato astio e falsità a piene mani disconoscendo la base di qualsiasi approccio informativo professionale e deontologico, basato sulla pluralità delle fonti e sulla necessità di offrire la versione di chi è posto sotto accusa.

Con i soldi di tutti, anche dei cacciatori dunque, la “giornalista” spara servizi strappalacrime e mette in campo numeri e cifre destituite di ogni fondamento, a partire dalle aree disponibili per la caccia (tutta l’Italia salvo i parchi! ), diffonde allarmismo sulla salubrità delle carni provenienti dalla caccia, mette assieme cacciatori e bracconieri e chi più ne ha più ne metta.

Una vergogna già denunciata, ad esempio dal quotidiano La Stampa che di Sabrina Giannini dice: “.. ogni lunedì sera dispensa pseudo-informazione di stampo ideologico, che non informazione giornalistica” e più avanti, a proposito del tema trattato, in quel caso la carne e gli allevamenti spiega come “…Riempire di contenuti ideologici aspetti essenziali del nostro vivere quotidiano, in primis il nostro modo di alimentarci, non rende un buon servizio al cittadino consumatore ed alimenta confusione, frustrazione e paura. E di questi tempi non se ne sente di certo il bisogno”.

Già, anche su temi come la gestione di fauna e territorio, di cui la caccia è parte e soggetto fondamentale, non si sente il bisogno: e in questi casi l’indignazione non può essere certo affidata a singoli ancorché autorevoli interventi sulla stampa o a singole categorie: riguarda tutti trattandosi di un’appropriazione indebita di uno spazio e di un servizio pubblici, Vergogna.

E' stata pubblicata l'ordinanza (n. 1262/2017) con cui il TAR Piemonte ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale relativa alle disposizioni della legge regionale che vietano il prelievo venatorio di alcune specie di fauna tipica alpina - la pernice bianca e la lepre variabile -, di diversi tipi di uccelli acquatici, dell'allodola e del merlo.
Abbiamo chiesto un commento all'Avv. Prof. Paolo Scaparone, legale che tutela gli interessi del mondo venatorio, e che negli ultimi anni ha sconfitto numerose volte gli amministratori di Piazza Castello. Ecco quello che ci ha scritto il Prof. Scaparone:
 
"In sintesi il TAR Piemonte accoglie i rilievi di incostituzionalità dell'art. 39 della legge regionale n. 26/2015 e dell'art. 1 della legge regionale n. 27/2016 con riguardo all'art. 102 Cost., che riserva alla magistratura la funzione giurisdizionale, all'art. 117 co. 1 Cost., che impone allo Stato e alle Regioni di rispettare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario nell'esercizio della propria potestà legislativa, e all'art. 117, co. 2, lett. s) Cost., che demanda alla potestà legislativa esclusiva dello Stato le materie dell'ambiente e dell'ecosistema.
Più dettagliatamente, la violazione dell'art. 102 Cost. viene ravvisata nell'adozione da parte della Regione di una legge che mira a definire il contenzioso portato avanti al Giudice amministrativo con i ricorsi delle associazioni venatorie, degli ATC e dei CA, avverso il calendario venatorio in contrasto con il principio della separazione dei poteri. In altri termini, non spetta al legislatore definire con legge le controversie giudiziarie sostituendosi al giudice di queste.
La violazione dell'art. 117, co. 1 Cost. è, infine, individuata nella circostanza che le leggi regionali contestate non si conformano al canone comunitario secondo cui I'attività legislativa in campo ambientale deve fondarsi sulla migliore valutazione scientifica ed economica disponibile, e sulla conoscenza dello stato dell'ambiente e delle tendenze in atto. Pertanto, anche le misure più restrittive dell'attività venatoria debbono risultare, oltre che non discriminatorie, adeguatamente motivate e precedute da una seria e accurata istruttoria tecnico-scientifica. Ne viene che una scelta meramente "politica" del Consiglio regionale di ordine restrittivo rispetto all'elenco delle specie cacciabili statalmente previsto non è costituzionalmente legittima.
La violazione dell'art. 117, co. 2, lett. s) Cost. deriva dall'attribuzione alla potestà legislativa esclusiva dello Stato delle misure legislative in materia di ambiente ed ecosistema tra le quali, secondo il consolidato orientamento della Corte Costituzionale, rientra la definizione delle specie cacciabili.
Sotto il profilo processuale, l'ordinanza sarà trasmessa a cura del TAR alla Corte Costituzionale che ne disporrà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Dalla data di tale pubblicazione le parti avranno 20 giorni per costituirsi avanti alla Corte Costituzionale ed esprimere le proprie difese."
 
Il Prof. Scaparone ci ha anche precisato di aver inviato una sua nota al Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus, e questo in virtù del fatto che un paio di giorni è terminato in III Commissione l'esame dei tre disegni di legge sulla caccia, rispettivamente presentati dall'Assessore Giorgio Ferrero, dal Centrodestra e l'ultimo dal Movimento 5 Stelle.
La commissione ha stralciato le proposte del consigliere Vignale (primo fimatario della proposta del Centrodestra) e dei grillini, per cui in aula andrà il solo disegno legge della maggioranza che però contiene quegli stessi divieti per i quali ora Regione Piemonte dovrà risponderne di fronte alla Consulta.
A Palazzo Lascaris sono avvertiti: il rischio ora è quello di votare provvedimenti che potrebbero essere subito tacciati di incostituzionalità, e quindi l'invito che arriva dai ricorrenti è quello di un passo indietro dell'Assessore, e di modifiche al suo disegno di legge che rendano la nuova legge giusta ed equa, coerente con la l.157/92 ed aderente ai principi espressi dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
Allegata ordinanza TAR Piemonte 1262/2017 
 
Mercoledì, 22 Novembre 2017 00:00

Meglio nascere lupo che agnello

La "Gazzetta di Reggio" riporta stamane la notizia della presunta aggressione di un lupo ad un uomo, difesosi a badilate. 
L'episodio sarebbe avvenuto giovedì scorso a Gazzano, sull'Appennino reggiano, quando l'uomo, dichiaratosi cacciatore, avrebbe seguito della tracce nella neve sino a quando venne aggredito da un...grosso canide, da lui riconosciuto come lupo e respinto a fatica.
La polizia provinciale avrebbe raccolto sul posto peli e campione di sangue dell'animale, già inviati a laboratori specializzati per le opportune analisi.
La vittima dell'aggressione, memore di quanto già accaduto ad altre persone, ha chiesto l'anonimato, ad evitare il "linciaggio mediatico" cui sono stati sottoposti coloro che prima di lui hanno denunciato episodi analoghi.
A noi viene in mente la vicenda di Giaveno, di cui siamo stati testimoni diretti ad inizio anno e citato dallo stesso quotidiano emiliano, e ricordiamo bene come l'aggredito alla fine divenne quasi lui il responsabile dell'aggressione, sebbene fossero evidenti le morsicature dei lupi ai danni del piccolo cane che lui aveva difeso, così come si rinvenne il DNA di due differenti lupi maschi sui suoi pantaloni lacerati.
L'aggredito però era...un cacciatore, e a prestargli soccorso furono amici cacciatori e l'associazione venatoria Federcaccia Piemonte, che poi fecero prelevare i campioni da veterinari iscritti all'Albo presso una nota clinica veterinaria della zona, e inviarono a loro spese tutto il materiale perché l'ISPRA l'esaminasse.
Vi fu subito chi mise in dubbio l'operazione, perché coinvolti i cacciatori e fioccarono le denunce: da parte della LAC (Lega Abolizione Caccia) a Federcaccia per...procurato allarme, da parte dell'associazione venatoria ad una pagina Facebook animalista per diffamazione.
Della vicenda s'occupò anche il Corpo Forestale, ma fu lo stesso Life WolfAlps a riconoscere l'aggressione dei lupi, pur definendola episodio eccezionale, probabilmente dovuta alla presenza del cane che volevano divorare. 
Da allora molte altre segnalazioni, avvistamenti, rinvenimenti di lupi morti, proteste e preoccupazioni da parte di chi con questo formidabile animale si trova a convivere. 
Le predazioni sono continue e un po' ovunque, dalla Toscana sino al Piemonte, in Veneto e Trentino Alto Adige, nelle Marche ed ora anche in Puglia e Campania; insomma la diffusione del grande predatore carnivoro pare non fermarsi più, ed ora anche l'Europa sembra riconsiderare il problema di fronte alle pressanti richieste di concedere deroghe ai divieti assoluti e alle numerose leggi o convenzioni che offrono ai lupi una protezione assoluta.
Non sappiamo ancora come andrà a finire, perchè qui da noi la lobby animal-ambientalista pro-lupo è piuttosto forte, ma di una cosa siamo certi: in Italia ad oggi è molto meglio nascere lupo piuttosto che agnello!
 
Sabato, 14 Ottobre 2017 00:00

Gestione: il Comprensorio Alpino Torino 2

Tra i monti che hanno visto disputarsi i giochi olimpici di Torino 2006 si aprono straordinari territori di caccia, con cime imponenti e ampie valli che ospitano di tutto un po’, dalla tipica fauna alpina sino ad una delle più straordinarie popolazioni d’ungulati d’Europa.
Si tratta dell’Alta Val Susa, quella di Sestriere e Bardonecchia, Cesana e Claviere, Sauze d’Oulx e Salbertrand, quella dove trent’anni fa la Provincia di Torino autorizzò i primi prelievi selettivi di caprioli e cervi.
Da allora di acqua…ne è passata molta sotto i ponti, talvolta pure sopra, e il Comprensorio Alpino Torino 2 (CATO2) è diventato uno dei posti più ambiti ove cacciare.
Esteso su 64.119 ettari, di cui 48.868 venabili al netto delle oasi di protezione e di due AFV, il CATO2 occupa gran parte dell’Alta Val Susa, iniziando poco sopra l’abitato dell’antica Segusium per raggiungere il Colle del Sestriere (mt.2035) da una parte e il Frejus dall’altra, confinando per un’importante sua porzione con la Francia, ed interessando ben dodici comuni.
Al suo interno il “Parco Regionale del Gran Bosco” e ai confini altri tre, tutti molto importanti: “Orsiera Rocciavrè”, “Val Troncea” e “Du Queyras”, in territorio francese.
Sono invece due i comprensori alpini che vi confinano: CATO1, valli Pellice, Chisone e Germanasca e il CATO3, Bassa Val Susa.
Nomi mitici che ogni cacciatore alpino che l’abbia frequentato conosce e conserva nel proprio bagaglio di ricordi, come Sommelier, Chaberton, Cotolivier, Gran Queyron, Testa dell’Assietta, Pian delle Stelle o Punta Ramiere; valli che s’aprono a destra o manca, gemme d’una collana preziosa, come quelle di Thuras o Cesana Bousson, la Stretta e la splendida Argentera; molte cime che superano i tremila metri, e quella affacciate verso la Francia ancora costellate di antiche fortificazioni militari erette a difesa di antichi confini; il punto più…occidentale d’Italia, Punta Gasparre (2.811 mt.), nel comune di Bardonecchia.  
E veniamo alla caccia.
All’interno del CATO2 si trova tutta la tipica fauna alpina ancora cacciabile in Italia, e cioè tre galliformi che sono forcello, coturnice e pernice bianca e la lepre variabile; forcello e coturnice attualmente vengono inseriti nei piani d’abbattimento dopo accurati censimenti, svolti in primavera al canto e d’estate con il cane da ferma, alla ricerca delle covate per la verifica del successo riproduttivo.
Sono però gli ungulati ad averne fatto uno dei comprensori più ambiti d’Italia, e questo grazie alla nutrita presenza di cervi e camosci.
I primi, da molti ritenuti i più belli e imponenti delle Alpi, furono introdotti dalla Provincia di Torino negli anni sessanta del secolo passato, inizialmente nel Gran Bosco di Salbertrand e da lì allargatisi al di fuori dei suoi confini; i secondi, cacciati da sempre, sono in crescita, favoriti dalle importanti quote altimetriche. Presenti anche i mufloni, per lo più sporadicamente e in fuoruscita dai parchi confinanti e il capriolo, sino a poco anni fa diffusissimo e ridotto a numeri decisamente preoccupanti dopo l’arrivo…del lupo. I primi furono avvistati una ventina d’anni fa, nel Gran Bosco, ma ora sono diversi i branchi che percorrono in lungo e largo il comprensorio.
Alcuni numeri per concludere, i dati dell’ultima stagione: sono abbattuti 250 cervi sui 375 concessi (censiti 1363 nel 2014, 1379 2015, 1656 quest’anno), 270 camosci su 282 (censiti 1907 nel 2014, 2058 nel 2015, 2065 quest’anno), 39 caprioli su 65 (618 nel 2014, 550 nel 2015, 590 quest’anno) quest’ultimi in drastica riduzione nell’ultimo decennio, pare a causa delle predazioni dei lupi; a questi s’aggiungono 153 cinghiali. 
Nel corso della stagione 2017/18 i cacciatori del CA nei 3 distretti in cui è diviso potranno abbattere 385 cervi, suddivisi per classe e sesso; i camosci sono invece 265 e i caprioli invece sono 50, ma suddivisi i 6 distretti.
Per quanto riguarda la tipica l’ultimo piano di abbattimento è di 20 galli e 12 coturnici; chiusa su tutto il territorio regionale pernice bianca e lepre variabile, i cui ultimi dati sono quelli della stagione 2013/14 quando furono richieste 27 pernici e 20 lepri; la pernice venne anche cacciata nel 2015/16, quando vennero assegnati 25 capi.
 
INFORMAZIONI 
 
Il Cato2 può accogliere sino a 922 cacciatori, attualmente ne sono ammessi circa 700, molti dei quali residenti al di fuori dei confini del comprensorio. 
Il Comitato di gestione è stato “accorpato” a quello del confinante CATO3 (Bassa Val di Susa e Val Sangone), ma su questa operazione voluta dall’assessore Giorgio Ferrero pende un ricorso di fronte al TAR, che verrà discusso il 18 ottobre 2017.
Presidente attualmente è Gianfranco Giuglar, vice presidente Graziano Donalisio; direttore tecnico Roberto Musso.
Esiste un servizio di vigilanza interno, il cui responsabile è Giuseppe Arleo.
La sede è in Piazzale Grand Hoche, Fraz. Beaulard (Oulx)
L’ufficio è aperto il pomeriggio dalle 15 alle 19 nei giorni di: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato.
Telefono/Fax 0122.85.22.28
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Il comprensorio ha un sito sul quale si possono trovare tutte le informazioni, l’indirizzo è: www.cato2.it 
 

La ricerca promossa e sostenuta da FIdC e svolta dal Gruppo Inanellamento Limicoli (GIL, Napoli), raggiunge un secondo risultato con una nuova pubblicazione sulla rivista di ornitologia scientifica internazionale “Ringing & Migration”.

Il lavoro, dal titolo “Masses, fat loads and estimated flight ranges of Skylarks Alauda arvensis captured during autumn migration in southern Italy” a firma Sergio Scebba, Michele Sorrenti e Maria Oliveri Del Castillo, è pubblicato dal 28 settembre sulla versione online della rivista.

Questo studio ha analizzato un campione di 22.490 individui di allodola catturati e inanellati nella Piana del Volturno in provincia di Caserta e ha messo in relazione il peso, i depositi di grasso corporeo e il sesso, stimando le distanze di volo e quindi i possibili areali di svernamento della popolazione in transito in quest’area.

I risultati consentono di valutare che le allodole in transito presentano nella maggior parte depositi di grasso medi, e che potrebbero soffermarsi in Italia meridionale per lo svernamento oppure raggiungere l’Africa settentrionale solo dopo una sosta per riaccumulare energie, sempre sotto forma di grasso sottocutaneo.

Pur non avendo immediate ricadute sul prelievo della specie, si tratta di un ulteriore contributo alla conoscenza di una specie sotto la lente d’ingrandimento delle Istituzioni italiane ed europee e per la quale è in via di uscita il Piano di Gestione Nazionale, che prevede espressamente l’approfondimento delle conoscenze per applicarle alle scelte di gestione.

L’abstract, tradotto in italiano è disponibile a questo link http://www.federcaccia.org/progetti_ricerche.php?idn=33,  mentre chi fosse interessato a ricevere l’articolo completo può inviare una mail con la richiesta a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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