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Piccoli carnivori

Piccoli carnivori

Il mondo dei piccoli carnivori:

L’Ermellino, la Donnola, la Faina e la Martora

Di Luca Bettosini

 

“La più grande e una delle più complesse famiglie dei carnivori è quella dei Mustelidi. Questi animali hanno dimensioni piccole o medie, forma di solito elegantissima e agile, zampe brevi con mani e piedi a cinque dita che toccano compiutamente o solo parzialmente il terreno, coda di lunghezza variabile, e dentatura fortissima da carnivoro tipico. I Mustelidi, che in genere presentano una pelliccia assai bella, hanno abitudini molto varie”. (1)

Fanno parte di questa famiglia le lontre, il tasso, il visone, le puzzole, la faina, le martore, le donnole e gli ermellini. In Ticino oggi vivono solo l’Ermellino, la Donnola, la Faina, il Tasso e la Martora che abbiamo deciso di presentare in modo abbastanza dettagliato in questo numero in modo da conoscerli meglio e capire le loro differenze in quanto si somigliano molto.

 

L’Ermellino (Mustela erminea)

L’Ermellino ha una pelliccia pregiatissima che da sempre ha ornato i manti di monarchi, nobili, accademici e giudici. Essa è stata molto ricercata, soprattutto nella variante bianca, per l’industria della pellicceria, scatenando una vera e propria caccia, che ha causato una grande riduzione della popolazione. La sua mobilità è straordinaria. Arriva anche a quote molto alte, fino a 3’500 - 4’000 metri, sempre che riesca a trovare di che nutrirsi (topolini o altri animaletti). D’inverno l’ermellino cambia il colore della pelliccia e diventa tutto bianco, solo che ogni volta dimentica la punta della coda, la quale rimane nera; il motivo di questo cambiamento è che l’ermellino vive in un ambiente coperto di neve e perciò il diventar bianco nella stagione invernale gli dà la facoltà di mimetizzarsi con l’ambiente ed essere perciò meno visibile sia ai suoi aggressori, sia alle prede.

Appartiene alla famiglia dei mustelidi e non va in letargodurante l’inverno. È un abile arrampicatore e un ottimo nuotatore anche in grado di catturare piccoli pesci.

È un animale essenzialmente notturno, ma lo si può trovare a caccia anche di giorno. La sua dieta è costituita quasi interamente da carne e uova. Costruisce le sue tane sotto terra, in lunghi cunicoli, dove si rifugia in caso di pericolo. La tana è generalmente costituita da peli, erba secca e foglie raccolte all’interno di un buco nel suolo, nell’incavo di un tronco o in una fessura di un muro. La tana è utilizzata sia per crescere la prole, sia per creare riserve di cibo. Se minacciato, produce un forte e sgradevole odore di muschio dalle ghiandole anali.

“Ogni individuo ha un proprio territorio di caccia. Quello del maschio è 3 a 4 volte superiore a quello della femmina. L’ermellino ha dei riflessi folgoranti ed è in grado di cacciare prede di dimensioni superiori alla sua taglia. Avendo un metabolismo basale molto elevato, da 2 a 3 volte superiore a quello di altri mammiferi (rispetto al suo peso), consuma giornalmente la metà del proprio peso in nuove prede. Ha abitudini sia diurne che notturne e caccia prevalentemente al suolo o sotto terra, pur essendo in grado di arrampicarsi sugli alberi. Non si limita a ricercare la preda, quali uccelli o piccoli roditori, ma spesso accumula provviste, all’interno di cavità presenti al suolo. Tra le sue prede preferite ci sono i microroditori. Quando si imbatte in un nido di uccello, rompe le uova di grosse dimensioni all’estremità e ne assorbe l’albume e il tuorlo attraverso l’apertura praticata. In genere, i gusci danneggiati dagli animali da preda, quali gli ermellini, sono disposti in un unico punto o vicini l’uno all’altro. L’Ermellino maschio è poligamo e tollera più femmine all’interno del proprio territorio. L’attività sessuale dell’Ermellino è compresa tra i mesi di giugno-luglio e febbraio-marzo. Il maschio raggiunge la maturazione sessuale a partire dalla primavera seguente la nascita, mentre la femmina è feconda dopo due soli mesi di vita”. (3)

Si accoppia in estate, ma l’insediamento dell’ovulo nella placenta è ritardato, cosicché la femmina partorisce solamente in aprile-maggio dell’anno successivo, dopo una gestazione di 9-10 mesi.

Ad ogni parto nascono da 5 a 8 piccoli, completamente privi di pelo e ciechi.

“Aprono gli occhi dopo 6 settimane e sono autonomi a partire dal terzo-quarto mese di vita. Essi rimarranno con la madre fino al tardo autunno per lo svezzamento e il necessario periodo di apprendimento delle tecniche di caccia. L’accoppiamento avviene nel corso della bella stagione, ma l’ermellino, diversamente dalla donnola, è in grado di sospendere e differire lo sviluppo embrionale per concentrare le nascite in primavera. I mesi trascorsi con la madre sono fondamentali per apprendere le tecniche di caccia, che istintivamente sono solamente abbozzate; con il gioco acquisiscono i movimenti fondamentali per aggredire la preda e le tecniche d’avvicinamento e d’agguato. Dalla madre imparano ad uccidere le prede con un morso preciso e a divorarle”. (4)

Nonostante si trovi quasi al vertice della catena alimentare, anche l’Ermellino, per la sua piccola taglia, può essere vittima di altri predatori, come il Gufo reale, l’Astore e la Lince.

La coda ha una lunghezza che va dagli 8 ai 12 cm. Il corpo varia da 22 a 32 cm e il peso dai 50 ai 200 gr. Gli ermellini sono caratterizzati da un accentuato dimorfismo sessuale, con il maschio notevolmente più grosso (doppio del peso) e una lunghezza di almeno 5 cm. superiore rispetto alla femmina. Il corpo è lungo e snello, con corte zampe. La zampa anteriore possiede 5 dita, provviste di cuscinetti con una prominenza centrale, costituita da tre gibbosità collegate. Date le dimensioni molto diverse del maschio e della femmina, anche le impronte hanno grandezza diversa. L’Ermellino avanza con l’andatura tipica dei mustelidi, con salti più o meno lunghi, poggiando le zampe posteriori sulle impronte di quelle anteriori e lasciando dietro di sé impronte doppie vicine ed accostate, oppure disposte leggermente di traverso. La Donnola e l’Ermellino sono due specie che in Ticino si assomigliano molto, perlomeno in estate; infatti, in questa stagione entrambi hanno il dorso marrone rossastro e il ventre bianco. In inverno la situazione cambia radicalmente in quanto nelle nostre regioni la donnola conserva la colorazione estiva, mentre l’ermellino assume un mantello bianco, mantenendo la punta della coda nera. Le dimensioni corporee delle due specie sono molto simili, anche se la donnola è leggermente più piccola.

“La Lepre, la Pernice e l’Ermellino hanno seguito le medesime strategie evolutive di adattamento cromatico al mutare delle caratteristiche ambientali stagionali. L’incontro con questo bellissimo predatore è piuttosto raro e lascia sempre un vivo ricordo. Antiche leggende lo dipingono come un animale assai scaltro, capace di affascinare e incantare le sue prede con acrobazie giocose e di eccezionale vivacità, quasi danze rituali che esegue prima di aggredire fulmineo la vittima”. (2)

L’Ermellino venne menzionato nella tariffa dei dazi del XV secolo. Con la legge del 13 luglio 1926 fu istituito un premio di CHF 3.- per la cattura di donnola e ermellino, aumentato a CHF 10.- il 17 agosto 1964 e infine abrogato il 17 luglio 1967.

 

 

Scheda Zoologica

Classe: Mammiferi

Ordine: Carnivori

Famiglia: Mustelidi

Genere: Mustela

Specie: erminea

Habitat: Ha un’ampia diffusione in tutto l’emisfero settentrionale, dal Nord Americaall’Europaall’Asia, estendendosi dalla zona temperatasino alla regione artica.

Foto Ronnie Howard

 

La Donnola (Mustela nivalis)

La Donnola è la piú piccola tra Faina e Martora ed è il piú piccolo carnivoro europeo: escludendo la coda corta e sottile, misura dai 13 ai 27 centimetri, e pesa intorno a 150 gr, con gli esemplari maschi piú grandi delle femmine (fino a due volte) e una grande variabilità individuale. Ha il corpo snello ricoperto da un pelame soffice di colore fulvo sul dorso e grigio bianco sul ventre, dalla gola fino alla fine del ventre. Ha zampe corte, unghie aguzze e orecchie larghe. Sono segnalati casi di donnole appartenenti a popolazioni montane, che durante l’inverno cambiano pelo assumendo una colorazione completamente o parzialmente bianca come l’Ermellino. La coda, corta rispetto al corpo, si assottiglia gradatamente dalla radice all’estremità e a differenza dell’Ermellino non è mai nera alla punta. Le orecchie sono larghe e arrotondate. La Donnola è molto agile nel correre, nell’arrampicarsi e nel nuotare oltre ad essere molto coraggiosa. Quando è minacciata, soffia o grida ed emette un odore forte e sgradevole, che si pensa venga usato per comunicare con i suoi simili; infatti, la Donnola possiede un paio di ghiandole perianali il cui secreto sulfureo viene accumulato in appositi sacchi controllati da muscoli volontari e rilasciato in modiche quantità, come sistema di marcatura e comunicazione. Vive nelle cavità del terreno o dei tronchi degli alberi, fino ad altitudini di circa 3’000 metri. Si trova sia nei campi sia nei boschi anche se frequentati dall’uomo. La Donnola fa la tana nei mucchi di pietre, nelle vecchie muraglie diroccate, in buche scavate lungo le sponde dei fiumi, nelle gallerie di altri animali e, durante l’inverno, pure nelle capanne, nelle stalle e nelle tettoie. Si muove prevalentemente di notte e ricerca topi, talpe, conigli, lepri, uccelli, piccioni e gallinacei che assale mordendoli con i suoi forti canini. La Donnola è anche un’abituale frequentatrice di pollai, piccionaie e conigliere, dove fa delle vere stragi. L’utilizzo di una fonte di cibo facilmente raggiungibile è irrinunciabile per un animale dal metabolismo cosí accelerato come la Donnola: infatti, essa deve consumare un terzo del suo peso corporeo in cibo, ogni giorno, per poter sopravvivere. Degli animali domestici uccisi di cui non riesce a consumare il corpo lecca spesso il sangue, altamente energetico; da qui la falsa credenza che faine e donnole uccidano per succhiare solo il sangue! Talvolta si ciba di lucertole, orbettini, bisce d’acqua, rane e pesci. Rompe con molta facilità il guscio dei granchi e se le capita l’occasione cattura anche grossi insetti. Se non viene disturbata si reca a caccia anche durante le ore diurne. Può essere predata da altri carnivori e dagli uccelli rapaci. Le donnole si accoppiano preferibilmente da marzo ad aprile (possono riprodursi anche due volte l’anno), ma anche in qualsiasi mese dell’anno, così pure le nascite, che avvengono dopo una gestazione di cinque settimane. L’accoppiamento inizia con una lotta tra maschio e femmina, e termina quando il maschio riesce ad afferrare la femmina per il collo. Vengono alla luce da 1 a 7 piccoli per volta, con gli occhi ancora chiusi, in una soffice tana ricoperta di penne, peli e fieno dove sono curati amorevolmente dalla madre che li allatta per otto settimane. Durante questo periodo, ed anche successivamente, ha luogo l’addestramento, durante il quale la femmina difende strenuamente i suoi piccoli, che diventano indipendenti all’età di tre mesi. Vi sono stati casi di donnole ancora lattanti che, affidate alla cura di una gatta che aveva partorito da poco, sono diventate straordinariamente domestiche. In natura la Donnola vive fino a quattro anni, in cattività può arrivare fino ai 10 anni.

 

 

Scheda Zoologica

Classe: Mammiferi

Ordine: Carnivori

Famiglia: Mustelidi

Genere: Mustela

Specie: nivalis

Habitat: È diffusa in tutta Europa, in Asia, America del nord e Africa.

Foto Steve Mutch

 

La Faina (Martes foina)

La Faina è sicuramente uno dei mammiferi più comuni in Ticino e uno di quelli che si è adattato molto bene alla presenza dell’uomo. Poco si conosce della popolazione di questa specie che stando alle osservazioni sembra essere in aumento sul territorio svizzero. La descrizione del suo habitat principale è alquanto problematica poiché, anche se originariamente era un abitante del bosco, oggi la troviamo anche in vicinanza delle case, negli ambienti agricoli e suburbani. Presente dalla pianura fino al limite del bosco, la specie vive in ogni valle del Cantone. La Faina somiglia molto alla Martora, ma ha una macchia bianca o con sfumatura crema a differenza della Martora che ce l’ha gialla! Si differenzia anche per le dimensioni un poco minori, le zampe e il muso più corti, le orecchie più piccole. La Faina è un carnivoro dall’ampia valenza ecologica, frequenta una gran varietà d’ambienti ed è comune anche in aree antropizzate. La distribuzione in altitudine va dal livello del mare a quote medio/elevate, arrivando sulle Alpi fino ai 2’400 metri. La particolare struttura fisica della Faina è un adattamento alla vita terrestre/arboricola che conduce e le conferisce agilità funambolica che, ad esempio, le permette di camminare spedita su un cavo del telefono o, partendo da ferma, caricarsi come una molla e saltare in linea retta da un albero ad un altro distante più di due metri. Zampe muscolose e unghie resistenti le permettono di scavare o di arrampicarsi con facilità su alberi, pendii rocciosi e muri. Nonostante le zampe corte, è in grado di spostarsi velocemente anche a terra. Il corpo allungato e sinuoso le consente poi di muoversi agilmente in spazi angusti, tra la vegetazione molto fitta, in cavità del terreno o sugli alberi. La coda lunga e folta la equilibra nei salti e nella corsa e, avvolta attorno al corpo, mantiene il calore. L’adattabilità di questo animale si dimostra anche con l’utilizzo preferenziale di habitat diversi in periodi, situazioni e località diverse, a seconda di esigenze, disponibilità, periodi, situazioni eccetera. I rifugi diurni migliori sono utilizzati assiduamente e sono rappresentati da qualunque anfratto che garantisca sufficiente riparo, tranquillità e protezione da eventuali predatori. Nelle zone antropizzate le faine utilizzano soprattutto casali abbandonati e fienili, dove sono disponibili in abbondanza sottotetti, cantine e buchi nei muri, ma non disdegnano le abitazioni occupate da uomini, purché con rifugi sufficientemente sicuri. Negli ambienti forestali utilizzano cavità naturali negli alberi o nel terreno oppure riadattano quelle scavate da altri animali. In estate sostano anche all’aperto, sotto macchie impenetrabili o su rami nascosti. Scaltrita dall’abitudine di predatrice di terra a lunghi appostamenti, inizia le sue scorribande al più presto quando tramonta il sole o, meglio ancora, al calare delle tenebre. Si nutre di bacche e di frutti, di uova d’uccello e di teneri nidiacei. Fanno parte della dieta anche i rettili e più raramente anfibi e pesci. Caccia anche conigli e lepri che è in grado di seguire nelle tane; dei vertebrati di taglia maggiore, che non è in grado di cacciare, consuma talvolta le carcasse: ad esempio istrici, caprioli, cinghiali.

È infondata la credenza secondo la quale questo animale si nutre principalmente, o addirittura esclusivamente del sangue delle sue prede. Quando la Faina caccia in luoghi dove le prede si trovano nell’impossibilità di fuggire, come accade ad esempio in un pollaio, spesso uccide un numero di animali molto maggiore del suo fabbisogno immediato di cibo; questo comportamento ha una forte componente istintiva, legata alla natura di predatore della Faina. Dove le colombaie e i pollai sono ben custoditi, si rende utile tenendo sotto controllo le popolazioni di topi e di ratti. Le dimensioni sono molto variabili, ma mediamente è un animale di circa 45 cm di lunghezza, coda esclusa, per 1,5 kg di peso (il maschio). La Faina è la vera colpevole dei danni ai motori delle auto e non la Martora come molti pensano. La Faina si è adattata perfettamente alla realtà urbana e si è specializzata nella caccia ai motori, rosicchiando tutto ciò che è alla portata dei suoi denti. Questo anche grazie al fatto che i motori ancora caldi sono un posto ideale per scaldarsi.

La Faina è un animale solitario. I rapporti con i cospecifici sono rari, tranne durante la stagione riproduttiva; spesso il maschio condivide i rifugi diurni con le femmine con cui si accoppia e con i suoi piccoli. Ha una territorialità intrasessuale: cioè difende da altre faine dello stesso sesso un’area di attività (home range) stabile ed esclusiva.

Le faine sono mature sessualmente ad un anno di età; partoriscono una cucciolata l’anno di 2-5 piccoli. Gli accoppiamenti avvengono tra metà giugno e metà agosto. Lo sviluppo dell’embrione si arresta ad uno stadio precoce e riprende dopo circa sei mesi, con l’impianto nell’utero. Questo fenomeno serve presumibilmente a spostare le nascite ad un periodo favorevole per clima e disponibilità di cibo: i piccoli, infatti, nascono tra metà marzo e metà aprile. I nuovi nati rimangono nella tana con la madre per circa sette settimane, quando termina l’allattamento. In questo periodo, in alcuni casi, il maschio procura il cibo alla femmina, che non esce quasi mai dal rifugio; partecipa cosí indirettamente all’allevamento. I piccoli sono addestrati solo dalla madre fino alla successiva stagione riproduttiva, quando sono ormai indipendenti. Vengono tollerati nel territorio dei genitori fino ad un anno di età, poi si disperdono alla ricerca di un buon territorio.

 

 

Scheda Zoologica

Classe: Mammiferi

Ordine: Carnivori

Famiglia: Mustelidi

Genere: Martes

Specie: foina

Habitat: Vive in tutta Europa fino al Mare del Nord e al Mar Baltico; è assente in Irlanda, Gran Bretagna, Islanda, nella penisola scandinava, nella Russia settentrionale; al Sud è diffusa fino alla Palestina, al Kashmir e al Sikkime in tutta l’Asia centrale fino alla Manciuria.

Foto Steen Drozd Lund

 

La Martora (Martes martes)

La Martora si può confondere facilmente con la Faina perché i due animali hanno dimensioni e aspetto pressoché identici. Le uniche differenze riguardano il colore del pelo: la coda e le zampe della Martora sono più scure del resto del corpo (invece nella Faina il colore rimane uniforme). La Martora ha sulla gola una macchia di colore giallo, in varie gradazioni d’intensità e non è mai bianca come quella che ha invece la Faina. In realtà i due animali vivono in ambienti diversi e hanno abitudini di vita decisamente differenti, criteri che sul campo permettono di distinguerle con maggiore facilità. L’habitat tipico della martora è rappresentato dai boschi puri o misti di latifoglie e aghifoglie fino ai 2’000 metri di altitudine. È un animale solitario con abitudini notturne e di giorno si rifugia nella vegetazione, preferibilmente nella chioma degli alberi. Questo non esclude il fatto che, in zone dove la presenza umana non disturba la fauna selvatica, questi animali possano rimanere attivi durante il giorno. Stabilisce di preferenza i propri rifugi sugli alberi che presentano cavità naturali o scavate da altri animali. È molto agile ed è in grado di spostarsi rapidamente sulle chiome degli alberi, compiendo anche lunghi salti come dimostrano la struttura del suo scheletro, la potenza dei suoi arti posteriori, la lunga coda adatta a bilanciare il movimento e le clavicole ben sviluppate. Si tratta di un mustelide di medie dimensioni, di corporatura snella ed allungata, zampe corte con cinque dita munite di artigli, testa piccola e muso appuntito. Le orecchie sono di forma triangolare ed appaiono relativamente grandi. Il suo peso varia da 1 a 2 kg e può raggiungere i 60 cm di lunghezza dalla testa all’attaccatura della coda; mentre la coda può arrivare ai 30 cm. Il mantello appare più scuro nei mesi invernali, quando la lanetta cresce in volume per aumentare la sua capacità di isolante termico. I giovani acquisiscono la pelliccia definitiva durante il loro primo inverno, ma per completare la muta è necessario un anno. Negli adulti la muta stagionale coincide con l’autunno e la primavera. Il dimorfismo sessuale si evidenzia con la taglia: i maschi sono generalmente dal 10 al 30% più grandi delle femmine. Esistono sostanziali differenze di taglia a seconda delle varie razze geografiche. La sua attività predatoria interessa i piccoli vertebrati, soprattutto uccelli, ma anche roditori e lagomorfi. Integra la dieta con invertebrati (insetti) e frutta. In ogni caso l’alimentazione è fortemente condizionata dalla disponibilità alimentare dell’habitat. La convinzione popolare che essa abitualmente, dopo aver assalito la preda, ne recida la carotide per bere il sangue, è errata. Tutti accusano la Martora dei danni ai vari tubi di gomma che si trovano nei motori delle auto, ma la colpevole è un’altra sua simile: la Faina! La Martora è un’animale piú discreto della Faina e anche meno dannoso e difficilmente si avvicina a zone abitate. Nella zona controllata da ogni individuo vengono realizzati molti rifugi; allo scopo sono utilizzati sia nidi abbandonati da uccelli o scoiattoli, sia tane ricavate in anfratti naturali a terra. Le tane ricavate nel substrato vengono preferite alle latitudini più settentrionali o durante la stagione fredda, grazie alla loro capacità isolante termica. Studi sul campo hanno dimostrato che i maschi hanno un comportamento territoriale e si accoppiano con le femmine residenti all’interno del proprio dominio (Schroepfer et al 1997). La comunicazione tra martore avviene solitamente con la marcatura del territorio mediante tracce olfattive. Il rilascio dei marcatori viene effettuato da particolari ghiandole presenti sull’addome e nella regione anale. I piccoli comunicano con la madre tramite una gamma di squittii ed uggiolii. Le interazioni sociali tra singoli individui aumentano durante il periodo riproduttivo; con l’aumento dei livelli ormonali, crescono gli episodi di intolleranza sessuale e di aggressione. In Europa il ciclo riproduttivo della Martora risente fortemente delle variazioni stagionali della fascia temperata, come avviene in quasi tutte le specie di mustelidi. La stagione degli amori coincide di solito con il periodo che va da luglio ad agosto. Dopo l’avvenuto accoppiamento, l’impianto dell’uovo fecondato nell’utero subisce un ritardo di circa 6 mesi, (questo ritardo appare correlato con il fotoperiodo, praticamente in estate aumenta con la durata delle ore di luce. Dopo l’impianto uterino la gestazione si prolunga per 30-35 giorni), le nascite avvengono verso la fine di marzo ed in aprile. Per ogni parto possono nascere fino a cinque piccoli, ma la media è solitamente di tre. Ogni femmina adulta presenta soltanto quattro mammelle funzionali. I maschi adulti di Martora hanno un netto ciclo di maturazione dei gameti: la maturazione dei testicoli viene completata un mese prima dell’estro delle femmine e la regressione coincide con l’inizio della fertilità femminile. La maggior parte degli accoppiamenti avviene in un periodo di circa 30-45 giorni, durante i quali le femmine hanno da uno a due periodi fertili. Questi periodi durano 1-4 giorni e si ripetono dopo un intervallo di 6-17 giorni. Alla nascita i cuccioli sono ciechi ed inetti, il corpo è ricoperto da un cortissimo pelo e pesano circa 30 grammi. I piccoli di Martora aprono gli occhi dopo 34-38 giorni ed iniziano ad assumere cibo solido a circa un mese e mezzo; lo svezzamento dura circa due mesi. Le giovani martore diventano indipendenti a 12-16 settimane, quando cominciano a cercare un proprio territorio. In molti casi i giovani restano all’interno del dominio parentale, dove sono tollerati fino alla prima stagione degli amori. Allo stato selvatico la Martora raggiunge la maturità durante la sua prima estate, anche se il primo accoppiamento si svolge al secondo o terzo anno d’età. La durata della vita della Martora è di circa 15 anni.

 

 

Scheda Zoologica

Classe: Mammiferi

Ordine: Carnivori

Famiglia: Mustelidi

Genere: Martes

Specie: martes

Habitat: La martora vive nelle aree forestali della regione Paleartica occidentale: estende il proprio areale su tutta l’Europa dall’Irlanda e dalla Spagna settentrionale all’Italia meridionale, fino ai Balcanisettentrionali, e al limite della vegetazione arborea in Scandinaviae Finlandia settentrionale; è diffusa inoltre dall’Asia Minore e dall’Iran alla Russia settentrionale e alla Siberia occidentale. È assente in Grecia, ma è presente in alcune isole del Mar Mediterraneo: Minorca, Maiorca, Corsica, Sardegna, Sicilia ed Elba.

Foto Jiri Bhodal

 

Fonti:

1: Informazioni tratte da: “Animali, mammiferi Vol. 1”, Edizioni Labor – Milano, pag. 724-726

2: Flavio Galizzi, Vivere la montagna, nr. 8, marzo 2004.

3: Http://natura.provincia.cuneo.it

4: Flavio Galizzi, Vivere la montagna, nr. 8, marzo 2004

Alcune informazioni sono state tratta da un articolo di Vitantonio Dell’Orto, www.exuviaphoto.it, apparso su Vivere la montagna, nr. 19, febbraio 2005.

Parte delle informazioni sulla Martora è tratto da: www.ittiofauna.org.

Parte delle informazioni sulla Faina è tratto da: www.naturamediterraneo.com.

 

 

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