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Polvere... d’un glorioso passato: Randite

C’è grande fermento nell’Europa di fine ‘800 nel mondo dei propellenti ad uso venatorio e componenti per la ricarica. Il bossolo a spillo lefaucheux sta per essere presto sostituito dai bossoli con innesco centrale, molto più sicuri grazie al nuovo sistema che evita in qualunque modo spari accidentali, e le prime polveri bianche, figlie della polvere shultze, cominciano a prendere vita. In Italia, a Castenaso, nel 1886 era nata l’Acapnia dal polverificio fondato l’anno prima da Settimio Baschieri e Guido Pellagri. Più a est, nella profonda Romagna e più precisamente nella città di Lugo, nello stesso anno nasce la Randite, polvere che prende il suo nome dall’inventore Pietro Randi e dall’omonimo polverificio. La Randite condivide con l’Acapnia non solo alcune caratteristiche, ma anche un pezzetto della sua storia. Alcune lattine, litografate tra il 1897 e 1905, riportano come stabilimento di produzione della Randite quello della Baschieri a Marano. Infatti Pietro Randi cedette alla Baschieri il brevetto di questa polvere dopo la celebre premiazione delle polveri svoltasi a Milano nel 1984, dove la Randite arrivò ultima superata da polveri più rinomate come la walsrode e da polveri scomparse subito dopo, come l’Aristite.

É possibile leggere queste informazioni sui cataloghi della ditta Randi e dalle pubblicità delle riviste del periodo. Randi difese la propria polvere, mettendo in discussione l’imparzialità dei giudici, e incurante del piazzamento della sua polvere continuò a sparare nelle gare al piccione la sua Randite, ottenendo molte vittorie. Sta di fatto che la Randite accompagnò i cacciatori e i tiratori del piccione quasi per un secolo.  Composta da nitrocellulosa non gelatinizzata, si presenta in granuli ovoidali di color giallo zolfo dal diametro di 1mm simili a quelli dell’Acapnia, porosi e leggeri. Si tratta di una polvere molto voluminosa di facile accensione e combustione, ideale per essere caricata con assetto classico in bossoli di cartone con cartoncino soprapolvere eborraggi soffici, una dose di piombo tra il x28 e x32 e chiusura tonda. L’innesco è il classico 6.45 a due o tre fori, il DF del tempo è un innesco troppo energico. Venne utilizzata anche per la caccia al capanno, caricata con gli appositi misurini volumetrici in dosi ridotte o in piccoli calibri. In alcune zone d’Italia addirittura veniva miscelata con altri propellenti. Sul testo di Aiudi “il caricamento delle cartucce da caccia” del 1969 è riportata la miscela più classica e più usata al tempo, con Acapnia, Sport (granulare color fumo prodotta dalla SIPE) e Excelsior (altra granulare color verde scuro prodotta anch’essa dalla SIPE). Il miscuglio che ne scaturiva, oltre ad essere particolarmente variopinto, a detta dei cacciatori utilizzatori di questa alchimia era fenomenale. Probabilmente la resa era pari o addirittura peggiore rispetto alla resa del propellente puro, e la pratica è altresì pericolosissima.

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