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9 luglio 2017 ( o era il 1817...?)

9 luglio 2017  ( o era il 1817...?)
Domenica 9 luglio.
Tenuta Bonicelli – Ceresole d'Alba. Prova S. Uberto Avancarica su Rosse.
 
Ore 6,30 del mattino...
Nell'aria aleggiano profumo di caffè e promesse di emozioni. Un'attesa che s'intuisce nel brillìo degli sguardi, nella complicità dei sorrisi e comune alle presenze appena sussurrate in quest'ora quasi antelucana.
Sono giunti alla spicciolata, anche da molto lontano, con i loro compagni di passione e di vita a quattro zampe, chiusi nei box e avidi di odori e messaggi a noi ignoti.
Si avvicendano al banco d'iscrizione con una quieta consapevolezza di prossime emozioni, palpabile nelle battute salaci, nelle risate che accompagnano sommesse le operazioni ultime di vestizione. L'allaccio di uno scarpone, mani frenetiche alla ricerca di quel documento che non si trova, un tuffo al cuore per la paura di una dimenticanza che ti escluderebbe.
Sono una comunità coesa, è evidente. E lo dimostrano nel lessico gergale e tecnico, per iniziati, che accompagna i discorsi quieti e le considerazioni su ciò che verrà.
Mi inserisco nel loro mondo in punta di piedi e il timore di essere un intruso scompare come per incanto.
L'amico Bruno Pronzato, Presidente dell'A.C.C.A. (Associazione Cacciatori Cuneesi Avancarica) mi accoglie con il consueto calore, mentre provvede alle ultime incombenze amministrative, dispensando consigli e pareri tecnici, vivacizzati dalla consueta ironia che lo contraddistingue.
Chiusi nei loro trasporti, gli ausiliari manifestano l' impazienza con guaiti, ogni tanto un abbaio e ove costretti ad una temporanea coabitazione, qualche ringhio, che prelude a scoppi d'ira per ristabilire le gerarchie.
Percepiscono l'avvicinarsi di quell'inebriante immersione nella natura, che li vedrà dare tutto di sé, fino allo sfinimento.
E d'improvviso...la festa inizia.
Ma non è solo una festa. E' molto di più.
E' un viaggio in un'altra era, un ritrovarsi improvvisamente almeno due secoli fa, quando il tempo aveva un'altro valore e veniva... centellinato, non ingoiato avidamente come oggi, con il terrore di non averne mai abbastanza.
E' un ripetersi di gestualità antiche, come un rito officiato senza preghiere, ma con una ritualità precisa, rigorosa nell'attenzione.
E su questo, vigile come un falco, si spende a piene mani l'amico Bruno, stemperando l'imposizione della necessità di sicurezza con un sorriso complice, con una battuta ironica, con una risata contagiosa.
Controllo dell'integrità e della pulizia dell'arma, inserimento polvere, pesata  milligrammetricamente dose per dose, e poi cartoncini e borre e piombo, anche lui pesato fino a togliere o aggiungere una singola sfera, un'ultimo cartoncino, inserimento della capsula d'innesco ed interposizione finale di un feltrino morbido tra il cane e l'innesco, per evitare spari accidentali in seguito a urti o cadute.
L'arma è pronta e in sicurezza.
Si va.
L'ausiliare, finora trattenuto fermo al piede dall'autorità del conduttore, frementi i muscoli e le nari, esplode in uno scatto bruciante, galoppando avido nella cerca.
Pochi secondi e già sta ricamando sul groviglio di piste notturne, selezionandole per intensità, scartando quelle non conformi e interrogando il vento amico, da cui giungono promesse di afrori muschiati ed inebrianti. Non sempre vengono mantenute e talvolta la ferma appena accennata si diluisce in movenze guardinghe di guidata, per poi rompere nella ripresa del galoppo.
Ma stavolta no.
Immobile e statuario, indica un punto preciso con la canna nasale, vibranti le froge al ritmo del respiro, con l'unico movimento appena accennato di un rotear di occhi, alla ricerca del suo umano.
Improvviso, il frullo. 
E quel frenetico battere di ali diventa il centro del mondo, mentre il cuore tenta di sfuggire dal petto e ti fa torpide le braccia ed il respiro.
Il tempo sembra rallentare e lentamente le canne appaiate si alzano, a seguire lo sforzo disperato.
Cercano, trovano, si allineano ed un rombo antico riempie la vallata, rotolando tra i rilievi appena accennati, dolci e arrotondati a perdita d'occhio.
Una fumata bianca ci avvolge, portando con sé odori pungenti di un tempo che fu, come di un passato che d'improvviso ritorna, e si concretizza.
Le mani si tendono a raccogliere ciò che le fauci delicatamente stanno porgendo e, lievemente, con una punta di rimorso mista ad orgoglio, ne accarezzano il piumaggio, lisciando copritrici e remiganti arruffate dal piombo e ammirandone la struttura perfetta ed i colori.
Una vita è spezzata, ma non perduta, perchè chi la raccoglie farà suo anche tutto ciò che quei pochi grammi rappresentano, in termini di realizzazione personale, fierezza, e felicità assoluta per il proprio ausiliare. Poi, si ricarica.
Dalla bisaccia a tracolla vengono tratti i contenitori di polvere e piombo già preparati, e nella corretta sequenza introdotti nella canna con cartoncini e borra. La bacchetta è fondamentale per pressare i diversi elementi al loro posto ed è indispensabile per la sicurezza, controllando che i diversi inserimenti coincidano con le tacche incise, che prevengono doppie cariche e spazi vuoti tra polvere e piombo.
E' un'operazione affascinante, che ti coinvolge in prima persona nella preparazione dei singoli componenti, maneggiando elementi come carbone e zolfo e piombo, come un moderno Cagliostro, ma con la certezza del risultato.
Ed è un rituale che ti trasforma, almeno per un poco e ti rende simile (si fa per dire...) ad un antico gentiluomo, con tanto di redingote da caccia, cappello a cilindro e stivali da equitazione.
E gentiluomini lo sono veramente, le persone che ho incontrato qui per la prima volta.
Vivono la propria passione con tutto sé stessi e in questa cornice di dolci colline, boschi e specchi d'acqua hanno trovato il luogo ideale per esercitarla.
Raramente si trova una simile somma di elementi favorevoli all'esercizio di una pratica così antica e pur così attuale, e non soltanto per quanto riguarda l'orografia del territorio, ma soprattutto per l'impegno profuso dai titolari, attentissimi ai particolari che fanno la differenza.
Un plauso a loro, ai dipendenti, ma soprattutto all'amico Bruno, che, validamente coadiuvato dalla Sig.ra Luisa Albertin, Segretaria e factotum dell'A.C.C.A. si impegna anima e corpo per coltivare e trasmettere una passione che per lui rappresenta una ragione di vita. 
Non ricordo un'altra persona che sia così certa dei propri obiettivi e così determinata nel raggiungerli, in barba all'età e agli acciacchi. 
Purtroppo, come ogni viaggio, anche quelli nel tempo giungono al termine e le lancette tornano fin troppo presto nel 2017.
A coronamento della giornata ci si ritrova tutti, vincitori ed esclusi, tiratori e padellari, tutti insieme, tutti ugualmente valutati e catalogati dall'integerrimo e preciso Giudice di gara, Sig. Tani Antonio, a condividere un'ottimo pranzo, preparato dal Ristorante della Tenuta, rivivendo i momenti appena trascorsi, e lì i commenti caustici e gli sfottò amichevoli si sprecano.
Chi ha scordato l'innesco, chi per l'emozione ha scordato di segnare il capo, a pena di immediata esclusione, chi ha perso le suole degli scarponi (io...) e così via. 
A seguire, infine, la premiazione, con il giusto riconoscimento per i più meritevoli e per ultimo il commiato, con una punta di rimpianto, anche da parte mia.
Torno a casa con la certezza di aver scoperto un mondo nuovo, che mi è vicino e che mi ha portato ad iniziare quest'esperienza come un'osservatore, ritrovandomi ora coinvolto e partecipe, con un bagaglio di emozioni che vanno ben oltre il ricordo e che trovano posto nel più profondo, vicino al cuore.
 
Vincenzo Decarolis
Coordinatore Ekoclub International
Regione Piemonte
 
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