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1968-2018 CAMPIONATO S.UBERTO – UN PERCORSO LUNGO 50 ANNI

1968-2018 CAMPIONATO S.UBERTO – UN PERCORSO LUNGO 50 ANNI

Federazione Italiana della Caccia ha festeggiato il traguardo del mezzo secolo della disciplina “inventata” in Italia e ora diffusa fra i cinofili di tutta Europa. Una festa nel nome dell’amicizia, del sano agonismo e della caccia.

Sportività, amicizia, allegria, voglia di stare insieme, commozione, passione per i cani e la caccia… Il tutto condito per i presenti dalla soddisfazione di sapere di stare vivendo un momento che comunque resterà inimitabile ed irripetibile.

Questi gli ingredienti principali della bella e partecipata festa che ha riunito presso il Borgo de’ Romolini a Sansepolcro (Ar) – a pochi minuti dalla Zona di Collacchioni – i vertici nazionali e regionali della Federazione, autorità, giornalisti delle principali testate di settore, concorrenti, appassionati e campioni vecchi e nuovi che hanno fatto la storia di questa disciplina cinofila, voluta con una felice intuizione dalla Federcaccia 50 anni fa, diffusasi prima in tutta Italia e poi in Europa, dove si è radicata al punto da costituire una delle colonne portanti dei Campionati del mondo di cinofilia.

“Questa sera celebriamo la festa della cinofilia venatoria – ha detto rivolgendosi ai quasi 300 presenti in sala un comprensibilmente emozionato Antonio D’Angelo, vice presidente nazionale con delega alle attività sportive, aprendo la serata – ed essere qui rappresenta per me una grande gioia e un onore, il coronamento dell’impegno della passione di una vita. La cinofilia venatoria agonistica – ha proseguito – è sicuramente praticata da una minoranza di persone, ma ricordiamo che in Italia l’80% dei praticanti caccia con i cani. Nelle nostre case, insieme a noi, vivono almeno 2 milioni di cani, nella massima parte amati, curati e rispettati quanto e forse più di quelli in mano a tantissimi non cacciatori. Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di queste celebrazioni – ha concluso – a partire da Domenico Coradeschi, vera memoria storica della cinofilia italiana e anima di Collacchioni”.

“Ringrazio Domenico, un grandissimo amico – ha fatto eco il presidente Gian Luca Dall’Olio – al quale Federcaccia e non solo il S.Uberto devono molto per quello che ha costruito a Collacchioni lavorando soprattutto sulla starna, compagna eletta del cane, la cui presenza su questi terreni ha provocato in chiunque l’abbia incontrata soddisfazione e grande emozione”.

“Non dimentichiamo anche un altro aspetto importante del S. Uberto – ha proseguito il presidente – ancora più da rimarcare specie in questo momento in cui siamo sotto gli occhi attenti delle cronache, ovvero che sviluppa in chi lo pratica il senso etico dell’azione, del comportamento nei confronti del cane, dei selvatici e di chi osserva. La sicurezza e la padronanza piena e consapevole del fucile e delle proprie azioni sono elemento fondamentale di questa disciplina, una forma di istruzione pratica alla caccia da dare prospetticamente a chi ci attacca strumentalizzando gli incidenti”.

“Questa è la festa della cinofilia che unisce” ha sottolineato nel suo saluto il presidente Enci Dino Muto, graditissimo ospite insieme al vicepresidente Silvio Marelli. “La cinofilia per troppo tempo ha diviso, ma è il momento di cambiare direzione. Con Federcaccia collaboriamo a molti tavoli nel comune interesse della difesa della natura e della selezione delle razze canine”.

La serata è proseguita condotta con garbo e leggerezza da Gisella Marini, giovane cacciatrice e presidente di una sezione Fidc pugliese, in questa occasione in veste con eccellenti risultati di presentatrice, che ha introdotto i diversi momenti previsti dal programma, che hanno visto anche i saluti di Luigi Chiappetta, responsabile del Comitato Organizzatore del 50° S. Uberto; del sindaco di Pieve Santo Stefano Albano Bragagni; di Domenico Coradeschi, che in qualità di vicepresidente FIDASC ha portato anche i saluti del presidente Felice Buglione, impossibilitato ad essere presente; dell’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli e di un gradito ospite internazionale, il presidente della Real Federación Española de Caza, Angel Lopez Maraver.

Diversi i momenti significativi della celebrazione. Non sono mancati attimi di sincera commozione al conferimento delle targhe alla memoria dei padri fondatori del S. Uberto, consegnate da Marcello Stoduto.

La moglie, signora Mara Gentili, e la figlia Emily Leporatti, hanno ritirato la targa per Polo Leporatti, a cui si deve in particolare nella sua veste di primo presidente del Comitato organizzatore dei mondiali di cinofilia, l’aver dato alla disciplina del S.Uberto respiro internazionale.

Alla figlia di Luigi Renzi, Fiorella, è stata consegnata la targa in memoria del padre, lungimirante ideatore di una disciplina cinofila che esaltasse i valori etici della caccia e promuovesse la sicurezza fuori e dentro il campo di gara.

Fra applausi sinceri è seguita poi la premiazione degli atleti che si possono fregiare del titolo – per alcuni anche ripetuto – di Campioni del Mondo a singolo della specialità. D’Angelo ha così chiamato sul palco presentandoli uno a uno Alessandro Brizzi; Marco Carretti; Mirella Cecconi; Alberto Dandolo; Massimo D’Ambrosio; Matteo Frigato; Francesco Meconi; Simone Michelucci; Fabrizio Muccioli; Domenico Nardi ed Elena Villa.

Dopo di loro, a raccogliere gli applausi della sala è stata la volta dei partecipanti ai Campionati del mondo 2018, dal quale come è noto l’Italia ha riportato prestigiosi titoli individuali e di squadra: Francesco Meconi; Ermanno Soldi; Gregorio D’ambrosio; Mariliano Mazzoleni; Marta Viviani ed Elisa Mambelli, accompagnati dal CT Giuliano Billi.

Per ultimi, ma non certo ultimi, a salire sul palco Leo Bellanti e Carlo Tizzi a nome di tutto lo staff di Collacchioni, composto oltre a loro da Giovanni Donnini; Giovanni Giusti; Giovanni Occhini; Ivo Pulcinelli; Federico Sinatti e Nico Tizzi, che il presidente Dall’Olio ha voluto premiare personalmente con un coltello personalizzato realizzato appositamente da Fraraccio di Frosolone, centro molisano famoso per la forgiatura delle lame, a ciascun componente per esprimere simbolicamente la gratitudine della Federazione e di tutti coloro che frequentano la Zona per l’impegno e la professionalità che esprimono e senza le quali non sarebbe possibile lo svolgimento sempre al top delle prove organizzate a Pieve Santo Stefano. L’affetto che li circonda e che tutti i presenti hanno espresso anche in questa occasione è buona testimonianza di questa consapevolezza.

Ad arricchire l’evento, anche dal punto di vista artistico culturale, l’esecuzione de “L’inno di Diana” composizione al pianoforte scritta ed eseguita dal giovanissimo – 13 anni – ma promettente Giovanni Stoduto, e l’Inno d’Italia cantato dal tenore Davide Pastorino. Presente anche Roberto Aguzzoni, autore di una storia del S.Uberto realizzata per l’occasione e distribuita in anteprima alla serata.

L’evento – alla cui organizzazione hanno contribuito fattivamente Laura D’Intino e Claudia Sansone, della segreteria nazionale FIdC – si è concluso in allegria a tavola, fra ricordi, aneddoti, brindisi e programmi per il futuro, primo fra tutti quello di iniziare a preparare i festeggiamenti per i prossimi… 50 anni!

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