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Caccia in Piemonte: nuova legge regionale in ….arrivo ?

Una nuova legge sulla caccia?
Questa è la legittima domanda che da qualche giorno si fanno nei circoli e nei bar i cacciatori piemontesi dopo che una “ bozza di lavoro” è stata trasmessa, tra gli altri, ad A.T.C. e C.A. per le opportune osservazioni.
E’ bene ricordare come la situazione caccia in Piemonte sia alquanto complessa e tribolata, e questo ancor prima che, nel maggio di quest’anno, venisse abrogata la l.r. 70/96 che regolava la materia.
Sulla caccia allora incombeva, come una minacciosa spada di Damocle, un referendum che l’avrebbe potuta limitare in maniera tanto elevata da determinarne, di fatto, la quasi completa eliminazione.
La cosa incredibile è che i promotori di quell’importante strumento di democrazia diretta fossero riusciti ad ottenere quel risultato a quasi…. un quarto di secolo…dalla loro originaria raccolta firme: l’ennesimo miracolo italiano!

Sulla consultazione popolare, fissata per il 3 giugno, s’accesero subito molte polemiche, acuite dal fatto che per coprirne i costi la Regione avrebbe dovuto accendere un mutuo d’oltre 20 milioni di euro, cosa improponibile in tempi di ferocissima crisi economica .
D’altro canto v’era anche il rischio fondato che non venisse raggiunto il quorum sufficiente a “validare” l’appuntamento elettorale ( è richiesta la partecipazione del 50% +1 degli aventi diritto al voto) e così si scelse una strada più comoda.
Il consiglio regionale votò (28 favorevoli, 18 contrari, 1 astenuto e 4 non votanti) un emendamento che abrogò la legge regionale 70/96, facendo in questo modo mancare il principale presupposto al quesito referendario e, di conseguenza, cancellandolo.
E così in Piemonte, mancando la legge regionale, si sarebbe nuovamente cacciato con quella nazionale, la 157/92, ritenuta oltretutto maggiormente permissiva.
L’assessore competente dichiarò che ci si sarebbe subito messi al lavoro, per approvarne in tempi brevi una …nuova di zecca.
Come andò si sa, con ricorsi al Tar, chiusure, riaperture totali o parziali, a succedersi nel breve arco di poche settimane; nessuna certezza ma solo molte apprensioni per i seguaci subalpini di Sant’Uberto.
Ora sembra che lo sforzo prodotto dall’assessore con delega alla caccia Claudio Sacchetto e da Gianluca Vignale, presidente della III commissione, stia producendo qualche frutto.
Vedremo, intanto speriamo si capisca come la caccia, tutta e non solo quella piemontese, debba essere garantita e regolamentata in maniera seria. Auguriamoci pure che la nostra passione riceva le dovute attenzioni non solamente da parte della stampa e dal mondo ambientalista, ma pure dalle istituzioni che troppo spesso dimenticano di farlo.

Alessandro Bassignana

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