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Cabina di Regia Toscana: Assessore Saccardi proprio non ci siamo, ci vuole dialogo

LOGO CABINA DI REGIA TOSCANAAbbiamo letto con un certo fastidio il comunicato di un’associazione non riconosciuta che oggi sostiene di aver incontrato l’Assessore alla Caccia Stefania Saccardi. Le nostre Associazioni Arci Caccia, Enalcaccia, Italcaccia e Liberacaccia, ovviamente non si riconoscono in quanto emerso durante questo incontro, a noi non basta che al ritorno in zona arancione si possa esercitare l’attività venatoria nell’ATC di residenza. Molti cacciatori non potrebbero comunque raggiungere i propri appostamenti, i terreni preferiti di caccia, la propria squadra, il distretto di selezione e tutti gli ATC per cui, comunque, hanno pagato. Noi, avevamo chiesto, infatti, in tempi non sospetti, la possibilità di raggiungere anche il distretto di gestione degli ungulati, il proprio appostamento o la propria AFV o ATV. Adesso ci rifacciamo a quanto scritto al Presidente Giani dalla Cabina di Regia Nazionale, struttura dove si confrontano e collaborano tutte le Associazioni Venatorie, sintetizzando le posizioni ed uscendo con una sola voce. In questa lettera, che alleghiamo, inviata dalla Cabina di Regia a tutte le Regioni e ai Ministri Bellanova, Costa e Lamorgese, si chiede non solo di consentire la caccia senza limitazioni in zona arancione ma anche in zona rossa e a questo noi ci allineiamo. Fa sorridere che per vedere un comunicato congiunto delle associazioni venatorie rivolto alla Regione Toscana si sia dovuto aspettare l’opera della Cabina di Regia Nazionale, mentre Federcaccia e Anuu della Toscana riescono solo a rifiutare i nostri inviti all’unità e alla collaborazione e, con queste fughe in avanti, a dividere e indebolire i cacciatori toscani. Ci stupisce, inoltre, che di queste manovre si renda complice la politica, che dovrebbe confrontarsi con la totalità dei soggetti che rappresentano la nostra categoria e non con chi, dichiarazioni roboanti a parte, ne rappresenta si e no la metà. Noi ci siamo immediatamente messi a disposizione e abbiamo più volte cercato il dialogo. Al momento non abbiamo avuto nessuna risposta e la cosa sta cominciando ad assumere aspetti davvero grotteschi. Noi al momento ribadiamo la nostra disponibilità ma sollecitiamo una risposta da parte dell’Assessore, è inaccettabile che le nostre mail restino senza risposta mentre si trova il tempo per incontrare soggetti non riconosciuti, che non hanno nemmeno il diritto di sedere ai tavoli istituzionali.

 

Arci Caccia Toscana, Enalcaccia Toscana, Italcaccia Toscana, Liberacaccia Toscana

Alleghiamo la lettera della Cabina di Regia delle Associazioni Venatorie Nazionali

La Cabina di Regia ha scritto ai Ministri Bellanova, Costa e Lamorgese e ai Presidenti delle Regioni per chiedere il riavvio della stagione venatoria in zona arancione e rossa

I cacciatori attendevano un segnale unitario dalle associazioni. La Cabina di Regia Unitaria del Mondo Venatorio ha scritto ai Ministri Bellanova, Costa e Lamorgese, competenti in materia di caccia, oltre che ai Presidenti di tutte le Regioni, per richiedere una immediata e soddisfacente ripartenza della stagione venatoria.

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Alleghiamo queste lettere ad esempio di tutte quelle inviate:

FIDC: LA COMMISSIONE EUROPEA risponde sulla definizione di caccia come “eccezione” alla direttiva

federcacciaRoma, 21 novembre 2020 - Lo scorso 6 ottobre i Parlamentari Europei Dreosto, Casanova, Lancini, Da Re e Tovaglieri hanno presentato un’interrogazione con risposta scritta alla Commissione Europea riguardante la definizione di caccia come “eccezione” al regime di protezione della Direttiva, che la Commissione ha utilizzato in diverse occasioni, mentre la stessa attività è prevista in molti articoli del testo ufficiale della direttiva stessa.
Questa interpretazione a giudizio dei deputati, ma anche di Federcaccia, influenza le posizioni che la Commissione Europea prende quando si tratta di caccia.
È arrivata nella giornata di ieri, 20 novembre, la risposta, che consideriamo positiva, poiché il termine “eccezione” non compare più e il riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia citato riguarda appunto un pronunciamento in cui sono stati ritenuti paritari gli obbiettivi di protezione con le esigenze ecologiche, scientifiche, culturali e ricreative, quindi le esigenze dell’uomo.
Il giudizio favorevole è supportato anche dal fatto che l’articolo 5, che determina il regime di protezione, comincia proprio con la frase “fatti salvi gli articoli 7 e 9”, che disciplinano il primo la caccia e il secondo le deroghe.
Un altro quesito sull’importanza delle azioni sugli habitat per le specie in declino ha trovato risposta nella Commissione Europea, che conferma i Piani d’Azione e la gestione adattativa dei prelievi come gli strumenti idonei a stabilire iniziative sugli habitat e gestire il prelievo venatorio.
Non è quindi un dogma che le specie in declino non debbano essere cacciate, a differenza di quanto continuamente proposto dalle associazioni protezionistiche, in particolare in Italia, ma una scelta da fondare su dati e gestione dei prelievi e degli habitat.
In allegato i testi in italiano dell’interrogazione e della risposta della Commissione.


Ufficio Sudi e Ricerche Faunistiche e Agro-ambientali

 

 

Arci Caccia: sulla caccia in zona arancione e rossa nessuno sia lasciato indietro!!!

arcicaccia logo co1La caccia, in questa folle annata, passa ovviamente in secondo piano, rispetto alla tragedia della pandemia. Ciò non toglie, che i cacciatori svolgano un’attività a contatto con la natura, in grandi spazi, dove il rischio di contagiarsi è davvero minimo. Per questo, non possiamo che accogliere con favore la decisione della Regione Emilia Romagna, della Regione Liguria e della Regione Marche di permettere, anche in zona arancione, la caccia al cinghiale fuori dal Comune di residenza. Questo a condizione, però, che si tratti solo di un antipasto e che, immediatamente dopo, sia concesso lo stesso trattamento anche ai praticanti le altre forme di caccia. Possiamo capire che la caccia al cinghiale, in tutte le sue forme, sia fondamentale per la prevenzione dei danni e per ridurre il rischio di diffusione della Peste Suina Africana, ma restiamo convinti del fatto che l’attività venatoria abbia un impatto veramente irrisorio sulla diffusione del virus. Quindi non possiamo che chiedere, per i cacciatori che si trovano in Zona Arancione e Zona Rossa, lo stesso trattamento di cui godono tanti altri cittadini che trovano giusto sfogo e salutare attività fisica all’aria aperta nella propria passione. Ne trarranno giovamento i cacciatori e un indotto importante: quello delle armerie, delle aziende agrituristico e faunistico venatorie, dei fabbricanti di armi, munizioni, indumenti, scarponi, ecc.. Un mondo di posti di lavoro sicuramente non inferiore a quello di altri comparti economici. Per questo, adesso che c’è stata questa apertura, su una singola forma di caccia, chiediamo uguale trattamento anche per le altre. Perchè i cacciatori sono una grande famiglia, dove nessuno viene lasciato indietro.

 

Il Presidente Nazionale

Piergiorgio Fassini

FIDC: via libera alla caccia al cinghiale. solo un primo passo sulla strada per la normalità

federcacciaRoma, 20 novembre 2020. In queste ultime ore si sta assistendo da parte di alcune Regioni site in zona arancione alla concessione della possibilità di spostamenti tra comuni per procedere alle operazioni di controllo e per la caccia al cinghiale, sia nella forma della braccata che della girata.
Consideriamo questo il primo passo per estendere a tutti i cacciatori residenti nella regione la possibilità di esercitare la caccia ovunque abbiano titolo – appostamento fisso sito in altro comune; caccia in Atc in cui non ricade il comune di residenza; accesso a aziende agrituristico venatorie e faunistico venatorie, ecc… – e auspichiamo che questo percorso sia portato a termine al più presto e fatto proprio da tutte le amministrazioni regionali.
Infatti, se gli iscritti a una squadra di caccia collettiva al cinghiale o gli autorizzati a prelievi di contenimento possono superare i confini comunali per prelevare il cinghiale, ci pare naturale pensare che nulla possa essere detto a chi invece del suide insegue, ad esempio, fagiani e beccacce.
Le possibilità di concorrere alla diffusione del virus non cambiano in base al selvatico inseguito.
Come continuiamo a ripetere sin dall’inizio, la caccia si pratica in ampi spazi aperti, lontano da aree abitate e antropizzate, la maggior parte delle volte in forma singola o con un numero di persone tale da poter mantenere, proprio perché all’aperto, una distanza interpersonale largamente superiore a quella consigliata da tutti i protocolli. Non ci sono quindi ragioni scientifiche, mediche e di buon senso per impedirla.
E non è un caso che infatti la caccia non sia stata sospesa dal Dpcm, ma solo resa difficile o impossibile dai limiti agli spostamenti. Un problema al quale siamo convinti le Regioni – e non è un caso che ci siamo rivolti alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome proprio per confrontarci con loro – possano porre rimedio.
Ringraziamo quindi le Regioni che hanno deciso di assumersi la responsabilità di autorizzare uno scostamento dall’interpretazione data generalmente al Dpcm, considerando che qualsiasi passo avanti, anche parziale, può fare da apripista a ulteriori e più complete e soddisfacenti determinazioni.
Certo, se la cosa dovesse rimanere limitata a cercare un rimedio ai danni arrecati dai cinghiali alle colture, alla circolazione stradale o in funzione di unico presidio nei confronti di zoonosi come la peste suina, non troverebbe la nostra soddisfazione.
Bisogna dunque andare oltre e non fermarsi a questo punto: soluzioni parziali e che non riconoscono uguale dignità alle diverse categorie di cacciatori non sono accettabili.
Adesso dunque è necessario che le Regioni abbiano il coraggio di continuare il percorso intrapreso, anche agendo sul Governo, per permettere uno svolgimento della caccia pienamente soddisfacente pur all’interno del contesto delle norme emanate a tutela della salute pubblica.

Ufficio Stampa Federazione Italiana della Caccia

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