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Un nuovo inizio

To strive, to seek, to find, and not to yield (

Alfred Lord Tennyson, "Ulysses")

Our valour is to chase what flies (W. Shakespeare, "Cimbelino")

Sono sempre stato un cacciatore; o meglio, mi sono sempre sentito un cacciatore sin dall'infanzia, quando giocavo con i cani di mio padre nella cascina dei nonni o attendevo il loro ritorno da una battuta di caccia per ammirare le prede catturate e sentire il racconto dell'avventura; non ricordo quando esplose la passione ma in effetti la gran parte dei miei ricordi infantili riguardano proprio la caccia, in special modo i cani; ricordo Tom, quel bracco tedesco a pelo duro cui mai potei avvicinarmi perchè feroce con qualunque essere vivente che non fosse mio padre; ricordo Sam, spinone gigantesco e formidabile scovatore di lepri ma terrorizzato dalla fucilata, al punto di ritornare a casa o all'auto non appena udisse anche solo l'eco di uno sparo; e poi naturalmente Dick e Mira, due breton dolcissimi che mi hanno accompagnato nei primi anni dell'adolescenza; ricordo gli anni bui del referendum, quando gli ingegneri del "brave new world" ambientalista avevano tentato l'assalto al Palazzo, sostenendo la scalata con l'espulsione dal consesso civile di un'intera categoria di cittadini, dipinti come unica causa del degrado ambientale, come un corpo estraneo al mondo moderno, un'anticaglia di cui sbarazzarsi al più presto per potersi dire civili e, soprattutto, alla moda; ricordo la gioia di mio padre, in quei giorni insolitamente schivo e taciturno, alla notizia del fallimento del referendum, gioia che letteralmente deflagrò in due colpi di fucile sparati in aria alla presenza di Dick, Mira e naturalmente mia, tutti convocati d'urgenza per assistere a quella salva di benvenuto (o di bentornato) alla passione che non moriva; venne poi la prima licenza e non fu più tempo di racconti ma di caccia vissuta; possedevamo già da più di un anno Biondo, uno strano incrocio di beagle, e Rolli, un setter inglese bianco e arancio del cui addestramento mi ero incaricato personalmente, prima con quaglie di voliera e poi in "libera"; Biondo era tanto irruente e testardo quanto Rolli era calmo e riflessivo; a caccia, le mie preferenze andavano a lui che, al contrario di Biondo, sempre perso chissà dove dietro lepri imprendibili, si ricordava che anche io facevo parte della squadra; ma eravamo tutti e tre compagni inseparabili: avevamo accolto a casa entrambi all'età di due mesi e, per quanto mi riguarda, vivevamo in simbiosi anche a caccia chiusa; furono oltre dieci anni di emozioni intense, di giornate entusiasmanti e di vera comunione con la natura; furono gli anni in cui appresi la caccia, in quanto quei cani, che con presunzione ritenevo di aver addestrato in maniera superba, mi svelarono il mistero della natura; preso per mano dai miei compagni di avventure, impararai assieme a loro la nobile arte e, attraverso gioie e delusioni, errori e colpi di fortuna, diventammo tutti e tre ed insieme cacciatori, facendo tesoro degli insegnamenti reciproci che ogni giorno ricevevamo dalla natura; sembrava una gioia eterna ma non lo era; il 20 marzo 2006 Rolli, malato da tempo, morì all'età di quattordici anni; mio padre lo seguì il nove ottobre 2006, stroncato da una patologia maligna e fulminea; Biondo, cieco da circa un anno, dopo il ricovero di mio padre rifiutava il cibo; dovemmo alimentarlo con le flebo ma, il 13 ottobre del 2006, due giorni dopo il funerale di mio padre, morì per un attacco di cuore all'età di quindici anni; il mio mondo, non solo venatorio, era andato in pezzi nel giro di pochi mesi; il 14 ottobre 2006, mentre seppellivo Biondo accanto a Rolli, sotto l'albero di fico in giardino, giurai che mai più sarei andato a caccia; mi parve allora che le albe d'ottobre avessero perso per sempre la loro luce calda, perchè non potevo più guardarle attraverso gli occhi dei miei amici scomparsi; i boschi dipinti dai colori autunnali, che sempre mi lasciavano senza fiato per la loro fiammeggiante bellezza, mi apparirono come il presagio della fine di un'epoca; il cielo livido di novembre sarebbe stato carico solo di pioggia e di malinconia e le beccacce portate dal vento di tramontana non avrebbero lenito il mio dolore; chi avrebbe avuto la forza di inseguire per ore le rosse sulle rampe di Castelvero Vecchio, senza avere al fianco il mio Rolli che tracciava senza sosta la loro pedina? come potevo insidiare la lepre senza Biondo che svelava i suoi inganni, le sue doppie e "strappava" con impeto rabbioso la matassa delle sue astuzie per costringerla ad uscire allo scoperto? la beccaccia nella macchia di Seinasi, vicino alla piccola pozza dei salici, sarebbe stata davvero una conquista se non potevo condividere la gioia con i miei amici? Le mie colline, i miei luoghi del cuore, i miei territori di caccia, mi parlavano solo di affetti perduti e di gioie passate; non avrei mai potuto ritornarvi a cacciare, con il cuore oppresso dal dolore, le gambe zavorrate dalla malinconia e gli occhi colmi di lacrime; ogni cespuglio, ogni fosso, ogni argine mi avrebbe ricordato gli amici perduti e avrei invano cercato di individuare dove Rolli fosse in ferma, magari su quel maschiaccio di fagiano che ci ha fatto sudare per due stagioni; o avrei teso l'orecchio nella speranza di sentire il guaito di Biondo che batteva la lepre; non si può cacciare con lo sguardo rivolto all'indietro ed io non avevo nessuna intenzione di volgerlo in avanti; ma per fortuna non avevo fatto i conti con Pierugo; una buia mattina del gennaio 2007 uscii in cortile e mi trovai faccia a faccia con il futuro: un cucciolone di razza indefinibile (almeno per me, pare sia un segugio francese), dal pelo lungo ed arruffato mi guardava con occhi tristi grandi così, scodinzolando in cerca d'affetto; era stato abbandonato da qualche criminale e, in quella fredda mattina, cercava solo una casa e una famiglia; battezzatolo fantozzianamente Pierugo, lo portai subito in casa, tra le deboli proteste dei miei famigliari; non stavo violando nessun giuramento: con la caccia avevo chiuso ma potevo ben avere un cane e, d'altronde, mica potevo lasciarlo in mezzo alla strada! Pierugo si rivelò subito un portento: docile ed obbediente, dopo il bagno ed il trattamento antiparassitario, preso subito possesso della nuova dimora, dando e ricevendo affetto da tutta la famiglia; mi limitai a trattarlo come un cane da compagnia ma d'altra parte era giovane e vivace ed il giardino non bastava per la sua foga; appena fosse giunta la primavera avrei potuto portarlo a fare una sgambata, omettendo ogni velleità o insegnamento venatorio; ma Pierugo aveva progetti diversi; alla prima uscita liberatolo, cautamente in un terreno incolto, lo vidi tracciare subito un'orma indefinita, salire su un argine coperto di ginestre e ridiscendere, dopo un inseguimento di alcuni minuti, con un leprone davanti al naso, gli occhi sgranati e la foga di chi si trova davanti allo scopo della sua vita; rividi Biondo nei suoi anni migliori ma feci finta di non capirlo e mentre Pierugo implorava di proseguire l'inseguimento decisi di tornare a casa; non sarai mai Biondo, pensai con una punta di crudeltà, e neppure io sono più lo stesso; ma Diana non era d'accordo ed il seme gettato molti anni fa tornò a germogliare; sospesi precauzionalmente le uscite per qualche giorno ma d'altronde Pierugo aveva bisogno di muoversi e anche io; scelsi con cura un terreno incolto da decenni che, a memoria d'uomo, era del tutto privo di selvaggina; un pomeriggio di primavera portai Pierugo a fare un giretto; fiutava a destra e a manca ed io sadicamente me la ridevo per i suoi sforzi vani; poi però... L'andatura si faceva piú nervosa ma soprattutto piú coerente e lineare; "- ma... quella foga... Non è mica normale... quel cambio... Qualcosa ha tagliato... Vuoi vedere che... Ma no è impossibile, se trovo qualcosa qui mi fanno ministro dell'ambiente; però... Peró sente papà!" "- Vai sul cane! Vai sul cane! Vai sul cane! DAI DAI DAI!!!" E poi neanche più il tempo di pensare che un branco di rosse prese il volo ed io ero ripiombato in quel passato che solo io volevo fosse tale. Seguendo quel nuovo amico avevo ritrovato I miei compagni e la mia passione di sempre. Oggi,quando Pierugo traccia la lepre, Biondo torna da me per dirmi dove piazzarmi "...che se no ti fai fregare come quella volta che..."; il canto metallico del fagiano mi ricongiunge a Rolli, e lui già lo aggira per farmi sparare meglio. All'alba il richiamo delle rosse è presagio di un nuovo inizio che mi vede schierato con gli amici vecchi e nuovi per un'altra avventura; rivivono nel ricordo e nel presente e anche se volessi smettere non potrei: saró sempre un cacciatore.

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