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Ma cos'è la Convenzione CITES?

Ma cos'è la Convenzione CITES?

Mentre a Johannesburg è in corso la 17 riunione dei paesi aderenti alla Convenzione CITES, abbiamo fatto due chiacchiere con l'eurodeputato Renata Briano, sempre attiva ed attenta sulla tematiche di protezione dell'ambiente e promozione della cultura rurale. Ecco il comunicato che ha diffusoqualche giorno fa a latere dell'inizio dei lavori nella città Sudafricana:
“Il lavoro del gruppo di lavoro CITES è molto importante, il traffico di specie selvatiche costituisce una grave minaccia per la biodiversità e lo sviluppo sostenibile. Specie come elefanti, rinoceronti, grandi scimmie, tigri e squali sono particolarmente colpite e minacciate di estinzione. Il bracconaggio di elefanti e rinoceronti ha raggiunto un picco storico che sta compromettendo il ripopolamento. Tuttavia il traffico di specie selvatiche colpisce molte più specie di fauna e flora (ad esempio coralli; rettili, pangolini, piante e animali usati per scopi farmacologici) e prodotti (ad esempio legno, carbone di legna e carne di selvaggina).
Il traffico di fauna selvatica è la quarta attività illegale nel mondo dopo il traffico di droga, di armi e di esseri umani, con un giro d’affari di circa 17 miliardi di euro all’anno.
La 17a riunione della Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di flora e fauna selvatiche (CITES) si svolgerà dal 24 settembre al 5 ottobre 2016 a Johannesburg. Si tratta del più grande accordo su scala mondiale di conservazione della fauna selvatica con 181 paesi contraenti, tra cui l'UE dal 2015, e i suoi 28 Stati membri, per garantire che il commercio internazionale di animali selvatici e piante non costituisca una minaccia per le specie. L'UE è uno dei principali mercati di transito e di destinazione per il commercio illegale di specie selvatiche soggette a elevati livelli di protezione sotto l’egida della CITES.
La risoluzione sugli obiettivi principali della COP 17 di Johannesburg propone un’azione severa di contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata coinvolti nel traffico di fauna selvatica, che spesso è uno strumento di finanziamento di molte organizzazioni criminali (si pensi al gruppo terrorista Boko Haram in Nigeria).
Inoltre si pone l’urgenza di adottare misure efficaci per affrontare il commercio illegale on-line e applicare un sistema sanzionatorio in applicazione della legge.
E’ necessaria una normativa europea che vieti il traffico di animali selvatici o piante che sono stati presi, posseduti, trasportati o venduti in violazione della legge del paese di origine o di transito (simile al Lacey Act, negli Stati Uniti). Sono altrettanto urgenti l’attuazione di politiche volte ad aumentare la consapevolezza dei consumatori sui prodotti derivati da animali selvatici vulnerabili e un sistema di tracciabilità.”
Onorevole, tutto quello che ha scritto nel comunicato è sacrosanto e non possiamo non condividerlo. Ma in cosa la convenzione influisce sul mondo venatorio europeo?
La UE ha aderito alla convenzione nel 2015 e da quest'anno anche una delegazione dell'Europarlamento parteciperà ai lavori. Per quello che riguarda la caccia, ovviamente il settore più interessato è quello dei safari. La convenzione, infatti, regola il commercio e la circolazione di animali e parti di essi, con particolare attenzione a quelli oggetto di tutela a livello internazionale. In questa categoria rientrano gran parte degli animali da trofeo provenienti dall'Africa, ma anche da altri paesi. C'è voluto molto lavoro da parte dell'intergruppo Biodiversità, Caccia e Ruralità del Parlamento Europeo per non far approvare, durante le votazioni di ratifica della convenzione, emendamenti che avrebbero posto enormi limiti alla possibilità di poter importare in Europa i trofei di caccia. Grande aiuto ci ha dato ad esempio la testimonianza del Ministro della caccia della Namibia. Egli ha ribadito che i safari, dove sapientemente regolamentati e normati, organizzati con il coinvolgimento della popolazione e la sua partecipazione alla redistribuzione degli utili, assicurano un futuro alla conservazione della fauna selvatica. Al contrario molti paesi che hanno vietato la caccia, hanno visto aumentare in modo esponenziale il bracconaggio ad opera delle popolazioni locali, con un veloce deperimento delle popolazioni animali.

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