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ARCI Caccia: cantori del cambiamento … artefici del peggioramento

ARCI Caccia: cantori del cambiamento … artefici del peggioramento

L’interesse prioritario dei cacciatori è dotarsi dei migliori strumenti per rappresentare la loro passione, per affermarla nella Società, tra i giovani. Contrastare l’animalismo fondamentalista è un dovere nostro e di chi ha a cuore gli interessi del Paese.

Tutelare il benessere degli animali, di quelli che sono nelle nostre case, parte della famiglia, è nostro mestiere così come lo è la conservazione e la salvaguardia delle specie selvatiche, l’equilibrio tra i selvatici e le attività dell’uomo, indispensabili all’economia agricola, alla zootecnia, al “creato” in cui tutti hanno il diritto di avere le condizioni di vivere a partire dagli umani che hanno diritto a raccogliere i frutti del lavoro.
Occorre un’incessante iniziativa culturale di lungo periodo con strumenti nuovi a difesa della tradizione venatoria, della caccia sostenibile valorizzando l’equilibrio raggiunto con la legge per sviluppare nuove relazioni e alleanze produttive insostituibili, per un futuro migliore. Valori questi da preservare con una lotta senza quartiere al bracconaggio, arma dei mascalzoni e alibi per diffamare la caccia. Le baggianate non ci riguardano.
Falliti sia la sperimentata, vecchia e defunta formula loro cara – quella dell’Associazione Unica – idea datata un tempo assai lontano, sia il tentativo di oggi, neppure troppo velato, di resuscitarla. L’alternativa degli “ex casa comune” è “vegetare”, in attesa che il destino faccia scomparire le alternative, magari grazie a qualche legislatore amico. Illusione di decenni dei Dirigenti Federcacciatori!
Non c’è bisogno di “scienziati” per capire che l’unica soluzione partecipata, vivibile e vitale, è quella di una Federazione tra Associazioni vere, strutturata a partire dalle Regioni, dalle Province, dagli ATC e dai CA. Vogliamo, per quanti onestamente lo vogliono, costruire una rappresentanza che abbia un ruolo riconosciuto dalla Comunità Nazionale e Internazionale.
La FIdC, qualche anno fa, una novità l’aveva indicata per sua libera scelta: aveva deciso di sciogliersi. Poi ci ha ripensato. Più recenti i tentativi “assorbenti” (altro che unità), rivolti a quanti non aspettavano altro, che hanno prodotto in Toscana, una FIdC dalle diverse sigle (nulla di nuovo); una scelta di “alto profilo” della rappresentanza! Contestualmente, guarda caso, c’è stato un peggioramento ulteriore della gestione faunistica toscana, una volta Regione modello. Merito, si dice, dell’apporto determinante di FIdC (una per tre, responsabile delle presidenze e delle plurimarche, anche ambientaliste di comodo, di sostegno alle maggioranze nei Comitati.
Di norma è il male, il “Satana” che si presenta con diverse maschere: tanto che a Pistoia, si denunciano tra FIdC ed Ekoclub/FIdC. Sarà un caso?
La buona gestione dovrebbe essere valido argomento culturale per aggredire l’animalismo. Certamente, quando si realizza ed è opportunità di gratitudine e di consensi dei cacciatori, degli agricoltori e dei cittadini.
Quando si usano gli ATC con prospettive diverse da quelle della caccia, la gestione sociale e gli ambiti un giorno sono gettati nel fango, un altro sono sugli altari. Una volta si dice e una si nega che sono da sostituire con riserve private. Così si “sputtana” la caccia sociale. Vogliono eludere le proprie responsabilità, in Toscana? Una vecchia tecnica per riuscirci è scrivere di altro sulla stampa, magari incensandosi un po’.
Queste cose l’ARCI Caccia non le fa!
L’unità concreta è una Federazione con contenuti da condividere e realizzare, disinquinata da interessi che, “caste associative” ed élite burocratiche, sostengono per sopravvivere a se stesse. Ci vogliono insieme gestione collettiva e responsabilità.
Programmi, iniziative e attività sportive comuni sono il “futuro sano” dei cacciatori. Noi ci siamo, gli altri no. Gli atti sottoscritti dal Gruppo Dirigente della FIdC, rinnegati in questi giorni, sempre da tutto il Gruppo Dirigente, sono prove di “paura dell’unità”. Insabbiano i documenti ma le prove ci sono e fanno giustizia e verità dei fatti.
Eppure, il “Protocollo d’intesa”(allegato) sottoscritto da Arci Caccia, Federcaccia e ANUU, prevede pieno riconoscimento nella Federazione del ruolo della FIdC. Recita: “…PREMESSO CHE, l) E' interesse delle Associazioni a costituire un unico "soggetto" federale tra le diverse Associazioni venatorie nazionali risonosciute dalla Legge 157192 (ar1. 3a);….E) A corrispondere alle procedure oggetto del controllo, così come riportato, e ad armonizzare tutte le scadenze contrattuali con le Compagnie di Assicurazioni con riferimento alla possibilità di far confluire le singole coperture assicurative stipulate da ogni singola Associazione in un unico contratto assicurativo definito dalla Confederazione e sottoscritto dalle Associazioni Venatorie; F) .A promuovere l’estensione del presente accordo alle altre Associazioni Venatorie Nazionali riconosciute aderenti…”.
Con la disdetta approvata dal Consiglio Nazionale il 10 novembre, il lavoro comune del 2018, svolto fino a questa data, viene stracciato.
Il numero è potenza, credeva qualcuno nel 1927. Poi fu il fallimento (oggi, tra l’altro, per la FIdC, e non solo, c’è anche un calo di consensi).
Il confronto è la democrazia, rifiutarlo, negarlo, è essere interpreti di una cultura minoritaria che porta all’estinzione. Single erano e single vorrebbero tornare. Illusi!
Avevamo chiesto di costruire insieme una Federazione unitaria in tutte le Regioni. Dalla FENAVERI hanno risposto: ci vuole l’impiegata, la carta intestata, ecc…
Altro che pensare ai problemi dei cacciatori!
Verrà il 2019, porterà saggezza? Ai cacciatori vogliamo dare subito un contratto tra Associazioni con almeno tre obiettivi da realizzare nell’anno. Lo facciamo?
Si può fare di più ma non dipende da noi.
                                                                                                                                                                     #anchesantubertoproteggaicacciatori


Allegate le prove dell’accusa

 

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