Venerdì, 31 Marzo 2017 00:00

La mamma degli imbecilli è sempre gravida

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Il branco l’ha ucciso, e così come i lupi sbranano le loro prede, quell’italicissimo gruppo di delinquenti cerebrolesi ha massacrato a calci e pugni un giovane ragazzo che voleva solo difendere la propria ragazza.
È successo la notte del 24 marzo nel Lazio, in Ciociaria, ad Alatri, un paesone del frusinate, che non è città ma nemmeno borgo, e dove la discoteca dovrebbe essere luogo di contatto, socializzazione tra giovani, festa, ed invece quella sera s’è trasformato in un feroce mattatoio
Lì una rissa per un futile e banale motivo ha scatenato una terrificante caccia all’uomo, con un ragazzo costretto a subire violenze inaudite ad opera di altri ragazzi ottenebrati dall’odio e forse anche dagli stupefacenti, e sembra aiutati dagli stessi i buttafuori del locale che probabilmente hanno infierito persino loro su quella povera carne divenuta quasi subito inerme e sanguinolenta.
Emanuele Morganti è morto così, martirizzato da bastardi all’ennesima potenza di cui non vale nemmeno la pena fare il nome, e che ora bisogna solo augurarsi marciscano in galera, senza quella pietà umana che loro non hanno minimamente concessa alla povera ed innocente vittima.
Droga, controllo del territorio, delinquenza di piccolo cabotaggio, tutto questo è l’humus nel quale si sono sviluppate le vite di quei balordi che hanno fatto squadra per picchiare, uccidere.
Non fosse bastato questo terribile ed inutile delitto a buttare altra legna sul fuoco sacro dell’indignazione s’è aggiunto il folle delirio di chi, sui social, ha attaccato la figura di Emanuele colpevole, pensate un po’…d’essere un cacciatore!
Gioire per la morte d’un essere umano è una nefandezza della peggior specie, ma farlo solo perché questi aveva una passione legittima, condivisa da milioni d’altre persone, diventa meritevole d’una condanna esemplare, perché non si può permettere che lui venga ucciso una seconda volta.
Un cacciatore in meno” s’è letto su alcuni gruppi o pagine Facebook vicine al mondo animalista e vegano più estremi, e che andrebbero immediatamente oscurate,  nemmeno se quel ragazzo in vita fosse stato un killer seriale, uno stupratore di minori o si fosse macchiato di crimini contro l’umanità!
Ho vissuto questo sconcio morale solo pochi mesi fa, quando un amico morì tragicamente durante una battuta di caccia, e si trattava di quel veterinario che i media avevano già massacrato l’anno prima per una foto scattata durante un safari africano ed estorta dal profilo Facebook.
Ma abbiamo affrontato lo stesso sconforto in tanti, ogni volta che una tragedia colpisce uno dei nostri, sollevando cori di giubilo nel mondo di quei fanatici idioti che antepongono alla vita d’un uomo quella d’un uccello, un pesce o un qualsivoglia mammifero.  
Emanuele era uno dei nostri, e Dio l’abbia in gloria per l’eternità, ma per la mamma degli imbecilli, sempre gravida, sarebbe il momento d’augurarsi che insterilisca. Per sempre!
 
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