Lunedì, 21 Gennaio 2013 00:00

Cav. Ferdinando Delor

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Dando seguito ai grandi della Cinofilia Italiana del passato, colui che possiamo nominare Capostipite di questa branca dell'attività venatoria è, senza ombra di dubbio, FERDINANDO DELOR (Max) dei Marchesi di Ferrabouc,  nato in Francia ad Agen nel 1838.

Venne in Italia giovanissimo  e visse nel milanese. Completati gli studi umanistici, da cacciatore appassionatissimo di starne, di beccaccini delle marcite e risaie della bassa milanese e cani, dove eccelleva nell'addestramento, diventò presto giornalista affermato, scrivendo di caccia sulla rivista "La Caccia"(1876-1885), mensile nei primi anni, poi settimanale, giornale di punta sull'argomento.

Di nobile schiatta e nei comportamenti di vita, mai utilizzò e permise di anteporre al suo nome il titolo di Marchese  che gli spettava, usando negli articoli scritti, come spesso allora si usava, lo pseudonimo di "Max".

Successivamente, dopo aver dimostrato la sua bravura nello scrivere di cinegetica, passò al più importante settimanale "Lo Sport Illustrato "(1882) di Milano in qualità di direttore e con l'incarico, per le pagine dedicate alla caccia, di scrivere e procurare articoli dei migliori autori del campo.

Nel 1886, proprietario l'amico Angelo Vecchio, fondò a Milano la rivista "Caccia e Tiri", che diresse per alcuni anni e che diventò poi il giornale di riferimento del Kennel Club. Delor, vero gentleman, si interessa anche di cavalli e così nel 1887, pubblica a Milano la rivista "Caccia e Corse", organo ufficiale del Kennel Club Italiano e della Società Lombarda delle Corse di Cavalli.Passerà diversi anni dopo alla direzione del più seguito e importante giornale venatorio italiano "La Rivista Cinegetica"(nata nel1897 a Milano), rivista che successivamente a Caccia e Tiri,diventerà lei stessa organo ufficiale del Kennel Club italiano, e che poi nel 1913 si fonderà con "Il Cacciatore Italiano", giornale che, dopo vari passaggi di proprietà, è ancor oggi in vita come organo ufficiale della attuale Federcaccia.

.In quegli anni e agli inizi del primo ventennio del 900, la Cinofilia venatoria in Italia,grazie alle attenzioni di alcuni Allevatori italiani e agli scritti di giornalisti affermati, Delor in primis, si consolidò attraverso le importazioni di cani delle migliori correnti di sangue inglese di setters e pointers, che diedero  vita alle competizioni sportive (le prove) fra i migliori soggetti importati e con i cani  poi nati da questi in Italia.  

Forte impulso all'organizzazzione di queste prove cinofile fu certamente assecondato e promosso dalla fondazione del Kennel Club (1885 circa), per l'attività del Delor che la istituì con diversi esperti e nobili appassionati di quel tempo.  Precedentemente,nell'anno 1882, sempre su sua iniziativa e con la collaborazione  del Conte Borromeo, del principe Emilio Belgioioso d'Este e di altri cinofili, venne fondata la " Società per il miglioramento delle razze canine in Italia ".

Questa istituzione si prefiggeva di organizzare Esposizioni canine di bellezza nei ring e altre manifestazioni di carattere cinofilo, al fine di diffondere la purezza genealogica dei cani e, con la successiva nascita del Kennel Club, sempre per opera  del solito Delor, di pubblicare finalmente un "Libro delle Origni", su cui venivano elencati i cani inscritti, con la elencazione delle genealogie e i titoli conquistati sul ring o sui terreni delle prove dei cani genitori e degli avi.

Al Delor stesso si deve l'organizzazione e la realizzazione della prima e famosa Esposizione Canina del 1881. 

Tutte queste Istituzioni, che precorsero la nascita dell'attuale organo dell' E.N.C.I (Ente Nazionale Cinofilo Italiano), che nel 1940 riceverà il riconoscimento ufficiale dal Ministero dell'Agricoltura, nacquero con l'obiettivo di migliorare le razze pure e, per le razze da caccia, di diffonderle fra i cacciatori, che a quei tempi utilizzavano per lo più incroci fra varie razze da caccia, nonchè cani bastardi addestrati allo scovo di selvaggina locale.

In quegli anni non si parlava ancora dii Standard di Razza, ma erano giudici competenti, quali il Delor, che verificavano la qualità  della struttura fisica conformi alla razza e le caratteristiche estetiche e di comportamenti di caccia  dei cani delle razze giudicate, compilando documenti per il Kennel Club.

In realtà, Delor, non fu solo un generico giornalista venatorio di chiara fama, ma fu anche un valente estimatore  delle razze canine italiane, tanto che si adoperò con veemenza per combattere quegli italiani che lui definiva malati di chauvinismo,  perchè consideravano le cose del nostro(e ormai suo) paese con uno stato di inferiorità  rispetto a quelli di  altre nazioni,contrario e critico contro quelli che esaltavano tutto quello che era straniero.

Cacciatore e cinofilo di alta scuola, pur riconoscendo i grandi pregi delle razze da caccia inglesi, seppe mettere in mostra e valorizzare le nostre, soprattutto il bracco italiano, razza resa ormai fiacca e quasi messa da parte per l'entusiasmo fra i cacciatori per quelle nuove razze importate e, prendendosi a cuore il recupero, ne illustrò sui giornali il passato, insegnando e praticando norme severe di selezione ed applicandole nel suo stesso canile di allevamento, determinandone i tipi, correggendone con giusti accoppiamenti i difetti, fissandone le ottime doti che in essi ancora, malgrado tutto, riconosceva e sopravvivevano.

Giudice imparziale, fu anche in questo campo di esempio e di scuola ad allievi giudici, agli allevatori e, ai concorrenti e a tutti quelli che si avvicinavano alla cinofilia competitiva.

Negli ultimi anni della sua vita, benchè gravemente malato e da più di un anno impossibilitato a lasciare il letto,la sua attività intellettuale non si era assolutamente fermata, anzi, con con interesse ed entusiasmo seguì sempre le vicende della Cinofilia in Italia e discusse con la competenza acquisita da tempo e riconosciuta, con chi lo visitava e lo aiutava a scrivere le difficili ed appassionanti questioni tecniche che le si riferivano.

Continuò a dettare articoli, lucidi, dettagliati ma privi di retorica e sempre illuminanti per quel mondo a cui tanto aveva dato per farlo crescere. Una grande Figura,un Maestro.

Morì a Vigevano il 20 gennaio del 1913.  

Al  funerale partecipò una folla di cinofili ammiratori, allievi, allevatori ed alte rappresentanze di tutto il mondo cinofilo, anche internazionale.

Delor, pertanto,  con il Vecchio, che per primo pubblicò con la Hoepli il voluminoso libro sui cani, fu uno dei più importanti giornalisti-scrittori-allevatori e cinofili italiani di quegli anni e, oltre ai tantissimi articoli pubblicati sulle riviste sopra citate a alle varie attività di sosteimento, scrisse tre libri molto importanti per la Cinofilia Italiana, di cui, senza alcun dubbio, pubblicò il primo  più  completo e figurato Manuale di Addestramento del cane da caccia.

Le sue Opere:

-Nel 1886- MANUALE DEL CACCIATORE ITALIANO - Edito dai Fratelli Dumolard a Milano, In 8 di 302 pagine con 18 tavole tratte da disegni del pittore A.Quadrone. I cani da ferma italiani ed esteri di F.D.(Max). Le malattie dei cani esposte in ordine alfabetico... con una copiosa raccolta di ricette da un veterinario pratico. Il libro ha tanto successo che meritò di essere citato a modello non solo da amatori, ma da uno scienziato del valore di Michele Lessona.

-Nel 1890 pubblica -I CANI DA FERMA -Edito da Giornale d'Agricoltura del regno d'Italia Bologna-Piacenza.  Libro assai raro e sfuggito alle bibliografie.

-Nel 1897 - VADE MECUM DELL'AMMAESTRATORE- Pubblicato dal Circolo Triestino di Cacciatori per i soci, in 8 oblungo, di 64 pagine,illustrato da Angelo Vecchio. E' il primo classico libro sull'ammaestramento del cane da caccia, dovuto alla collaborazione dei due più competenti cinofili e cacciatori del tempo: Angelo Vecchio e Ferdinando Delor.

Manca alle bibliografie precedenti al Ceresoli. Verrà rieditato in seconda edizione corretta ed ampliata  nel 1896 da Tip.Lit.Agraria di Milano, in 8 di 116 pagine sempre illustrate dal Vecchio. Edizione piuttosto rara.

Il Ceresoli sbaglia la data di pubblicazione, scrivendo erroneamente 1898.

Rieditata nel 1906 in terza ediz.sempre dalla stessa Lit.Agraria con aggiunta sull'addestramento del Cocker spaniel e nel 1914  in quarta ediz.con disegni del P.Pietra. 

-Nel 1902 Editore Tip.Agraria - IL ROMANZO DI UN CANE - in 8 di 230 pagine ediz. esauritasi in breve tempo,forse (s.d.) nel 1913 viene stampata una nuova edizione.

Il Ceresoli commenta il libro dichiarando che è uno dei migliori romanzi di cinofilia e di caccia della letteratura venatoria italiana.

CHAPEAU al Cav. Ferdinando Delor, pilastro della Cinofilia Italiana !  

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