Venerdì, 14 Giugno 2013 00:00

Alberto Noghera

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Anche quest’Autore è un personaggio che ben si inserisce in quell’epoca dell’inizio 900, periodo in cui, sulla spinta del grande Arturo Renault, la nostra Letteratura Venatoria comincia a prendere vigore ed importanza.

Il Conte Alberto Noghera, di nobile e ricco casato, nasce a Milano nel 1896, ma in gioventù si trasferirà con la famiglia a Torino dove, nei dintorni della città, possiedono una villa con grande parco e molti  terreni.

Dopo qualche anno, per circostanze  familiari dolorose, vendute le proprietà piemontesi, ritornano a Milano, dove il giovane Noghera terminerà il corso dei suoi studi umanistici intrapresi a Torino e si diplomerà frequentando  un liceo classico della città. In famiglia, padre, zii e fratelli sono tutti cacciatori  appassionatissimi e Alberto, per una buona votazione scolastica, ad otto anni riceve in premio un fuciletto Flobert calibro 9. Durante le vacanze estive  si trasferisce con la famiglia in Veneto dove, con  gli zii paterni ivi residenti, i Noghera possiedono villa e fattorie.

Alberto, sotto la guida del padre, col flobert inizierà le sue prime esperienze venatorie cacciando nel parco e nei dintorni della villa uccelletti e merli, non disdegnando qualche volta, di nascosto dal padre, di sparare qualche colpo con un fucile a bacchetta di un loro contadino cacciatore, a selvatici più importanti come starne e lepri.Ormai appassionatissimo di caccia, raggiunto il diploma, riceverà in dono una doppietta inglese cani esterni del calibro 12 di marca prestigiosa e,  con l’ausilio di cani da ferma di uno zio, comincerà la sua ...”carriera”  di valente tiratore e cacciatore.

Suo terreno di caccia, per le sue scorribande venatorie, saranno le marcite e le risaie della bassa padana a beccaccini ed anitre. Da subito, dimostrerà una bravura eccezionale nel tiro a volo, riempiendo i carnieri di beccaccini e di altra selvaggina. Ormai la caccia, da passione sfrenata diventa per lui quasi una mania e, di mattino presto, parte da Milano col treno per raggiungere Mortara ed altre località della Lomellina. Indefessamente, come lui stesso ci dice, senza mai fermarsi  per riposare e mangiare, caccerà  tutto il giorno beccaccini in marcite e stoppie di riso  .

Tanto è la predisposizione naturale e la valenza al tiro a volo, che a soli diciassette anni prende parte a una gara di tiro al piccione a Pavia  e divide, con un già famoso tiratore, il primo premio. Ma in quegli anni incombe la prima guerra mondiale e verrà chiamato alle armi, dove sarà arruolato nell’arma aerea e, da pilota fra un’azione di guerra e l’altra e,  per non smentire la sua innata passione venatoria, nei campi di volo di Cameri e di Venaria Reale, troverà il tempo per impugnare anche la doppietta, cacciando la selvaggina presente nei dintorni di quelle località. 

Terminata la guerra, si trasferirà a Roma e, tra una gara di tiro  in Italia ed all’estero, dove risulterà spesso vincitore, e la caccia nelle paludi Pontine, in cui ha acquistato una capanna/dimora alla Mortola,  vivrà  per quasi  dieci anni stabilmente in quella palude. Come accompagnatore nelle sue cacce, e poi grande amico, avrà il Lello, un padulano gran cacciatore  di professione consigliatogli da un’armeria di Roma di cui era assiduo cliente.

Ma la vita del Noghera è altalenante, con alti e bassi sia nella fortuna come nelle disgrazie familiari  per tracolli economici e così, negli anni trenta, anche per un grave lutto con la morte della moglie Paola.  è costretto a ritornare a  Milano. Per vivere e   sostenere la restante famiglia, tra una cacciata e l’altra, a cui non sa rinunciare, frequenta le gare di tiro a volo e al piccione, dove eccelle e vince titoli e ricchi...premi  ma, per sbarcare il lunario, finite le sostanze, deve ormai inventarsi una professione.Ben introdotto nel mondo venatorio  milanese, amico dei grandi personaggi che ruotano intorno alle attività culturali della caccia: Ceroni Giacometti,  Nino Broglio. Ponce de Leon, Ferriani ed altri, che lo aiutano in questi suoi nuovi momenti di difficoltà, comincia a collaborare con articoli venatori con le riviste più note e  presenti in città.

Rivelatosi scrittore e giornalista di ”buona penna”, diventerà poi per alcuni anni direttore dell’importante  settimanale  “Il Cacciatore Italiano”, che prima è organo del Kennel Club poi ENCI e che dopo sarà il giornale ufficiale della Federazione Italiana della Caccia, unica Associazione Venatoria in quei tempi. Ma il Noghera  è un personaggio affascinante, brillante  uomo di mondo, abituato a una vita dispendiosa, con frequentazioni, per censo, di ricchi nobili e di personaggi dell’ alta borghesia  ed è cosa certa - per testimonianza dell’amico Avv. Adelio Ponce de Leon che l’ha frequentato - che in una gara al piccione a Montecarlo, conosca una ricchissima principessa russa, con cui andrà a convivere per alcuni anni a Parigi,  nel lusso e nelle più agiate e sregolate condizioni di vita.

Pare che convinca la nobildonna  ad acquistare  un aereo da turismo e che, pilotato da lui stesso - che fu pilota in guerra del 15-18 -  si rechino nelle più prestigiose località di  bella vita in Europa e  in tutte quelle lussuose città con campi di tiro al piccione, in cui per abitudine il Noghera partecipa a gare,  che spesso vince. Queste stagioni, poi, come spesso avviene nella vita, prima o dopo possono per vari motivi finire…e, sic stantibus rebus, il Conte Alberto è costretto al rientro   a Milano e lì vive…arrangiandosi come può - sempre aiutato dagli amici- scrivendo libri e articoli di caccia, di armi, di polveri e   di caricamento cartucce, argomento in cui è molto esperto e competente. Per arrotondare, tiene anche una rubrica venatoria sul quotidiano “L’Unità”,  fino alla fine dei suoi giorni. 

Noghera muore  a Milano nell’anno 1968.

Le sue Opere.

Nel 1940 – Cartucce e polveri da caccia – Edito da Soc.An. Editr. Cinegetica “Il Cacciatore Italiano” di Milano, in 16 di di 134 pagine - Brevi note e consigli pratici  per il caricamento di cartucce. Riedito nel 1942, come sopra.

Nel 1943- Come sparare a caccia – Edito da “Il Cacciatore Italiano” Soc. Cinegetica, in 16 di 127 pagine, scritto in collaborazione dell’amico NINO BROGIO - Sono consigli di tiro in pedana e a caccia alle varie specie di selvaggina, le più importanti.

Nel 1944 – TIRO A VOLO – Edito da Sperling & Kupfer di Milano, in 4 piccolo di 122 pagine. Consigli di tiro, regole,campi di tiro, fucili, cartucce ed elenco dei nomi dei Campioni più famosi  di tiro vincenti,con tante foto e 8 tavole fuori testo. Veramente un libro molto interessante per l’argomento Tiro.

Nel 1945 – Sole di novembre – Edito da Soc.An. Editr. Cinegetica “ Il cacciatore Italiano” di Milano, in 16 di pagine 258,con disegni di Pippo Triaca Fabrizi. Sono Bozzetti, novelle e ricordi di caccia,con capitoli di sue considerazioni e annotazioni sulla caccia, che daranno il titolo al libro.

Un libro di piacevolissima lettura.

Nel 1959 – Dal mio diario di caccia – Editoriale Olimpia di Firenze, in 16 di 161 pagine illustrate dal disegnatore Biagio Beretta. Sono principalmente il resoconto delle sue cacciate nell’agro romano. Ritengo sia il più bel libro scritto dal Noghera. Avvincente ed interessante per le sue favolose cacciate e per le descrizioni dei paesaggi e modalità di caccia nella palude Pontina degli anni trenta del secolo scorso.

Nel 1963 – FUCILI CARABINE E POLVERI DA CACCIA – Edito da Novarco di Milano, in 8 di pag. 260, illustrate da foto di fucili, cartucce,schemi, disegni di parti di armi,tabelle ,marchi e quantìaltro si riferisca ad armi e tiro. Il libro fa parte della “Piccola enciclopedia della caccia” della Novarco ed è il Numero 1.

Romano Pesenti

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