Romano Pesenti

Romano Pesenti

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Giovedì, 17 Gennaio 2013 00:00

Vittorio Tedesco Zammarano

Il Colonnello Tedesco Vittorio Zammarano è senza dubbio il più grande scrittore di caccia grossa italiano. 

Nacque a Roma nel 1890 da famiglia nobile e finite le scuole primarie frequentò l'Accademia militare di Modena, dalla quale uscì con il grado di Luogotenente. Col grado di Capitano partecipa alla prima guerra mondiale  del 15-18 e, valorosissimo combattente, più volte viene decorato sul campo,Cinofilo e cacciatore appassionato anche della caccia minore, viene in seguito negli anni

21-25  inviato in guerra in Libia col grado di Ten.Colonnello, in qualità di comandante delle truppe coloniali .Visse molti anni in Africa e nelle colonie, tra le quali la Somalia, si dedicò a lungo alle esplorazioni, mappando il territorio per il Governo Italiano e molto alla caccia, scoprendo varie specie di animali africani.

Il suo nome compare su numerose pubblicazioni geografiche e zoologiche..

Nei momenti di riposo, tra una spedizione e l'altra fra i ribelli delle colonie, da valente scrittore, trovò il tempo per scrivere  molti libri di caccia grossa, che sono resoconti avventurosi, diari veritieri delle sue cacciate in Africa, comprendendo tra le sue opere anche due  romanzi  di caccia e un libro di caccia per i ragazzi. 

Oltre che brillante scrittore fu un bravo documentarista e, con l'aiuto dell'amico operatore cinematografico Aurelio Rossi, produsse vari documentari sull'Africa e alcuni suoi libri, poi  pubblicati in Italia, fecero da trama per alcuni avventurosi films di cacce africane. 

Ritornato a Roma nella sua grande casa, piena di trofei, di cui fornì anche molti importanti Musei italiani,morì nel 1959.

 

Le sue Opere.

Nel 1920 pubblica la sua prima opera con la Editrice Alfieri e Lacroix di Roma-Milano - IMPRESSIONI DI CACCIA IN SOMALIA ITALIANA - in formato 4 di 198 pagine.

Praticamente descrive le cacce a tutte le specie incontrate in quel territorio africano e, con la sua verve di bravo scrittore, fa rivivere al lettore le emozioni provate e i pericoli corsi dal cacciatore di grossi animali.

Il libro sarà poi rieditato nel 1929 e nel 1932 dall'Editore Agnelli di Milano.

Nel 1922,sempre con Alfieri e Lacroix, dà alle stampe  -ALLE SORGENTI DEL NILO AZZURRO -con 208 illustrazioni e 3 cartine geogr., in 4 di 355 pagine. E' un interessante  diario di viaggio e di caccia attraverso l'Etiopia con finalità esplorative e naturalistiche.Rieditato in seconda ediz. a Milano dalla Casa Editr. Ceschina nel 1936.

- HIC SUNT LEONES- nel 1924 per la Anonima Libraria Italiana di Roma, in 4 di 312 pagine. Un anno di esplorazione per la Regia Società Geografica Italiane con la partecipazione di famosi scienziati italiani ed avventurose cacce in Somalia,con note zoologiche di nuove specie di animali. E' il suo  libro più letto e famoso. Verrà rieditato con ampie aggiunte e cartine geogr. da Mondadori  nel 1930. 

Nel 1929 pubblica - IL SENTIERO DELLE BELVE. IMPRESSIONI DI CACCIA IN AFRICA ORIENTALE- con Mondadori,in 4 di 343 pagine.con 228 illustrazioni.

Libro di avvincente lettura dove la caccia ai grossi animali è narrata con somma abilità nei momenti più pericolosi ed emozionanti. Di questo volume ne è stata fatta una tiratura di 100 esmplari di lusso numerati e con carta speciale. Verrà rieditata nel 1934 in seconda edizione.

Nel 1930 - FAUNA E CACCIA - per il Ministero delle Colonie , Ufficio Studi e Propaganda, stampata a Roma dal Sindacato It.Arti Grafiche, in 8 di 222 pagine,con descrizione della grossa fauna della Libia.Eritrea e Somalia.

Sempre negli anni 30 (il libro non porta data) Zammarano scrive e pubblica il primo romanzo che sfiora la caccia  e racconta vicende di personaggi e di animali di tiibù  beduine- HAUERTZE'E MIO SOGNO - con Anonima Libraria Ital. di Roma,in 8 di 205 pagine

Nel 1934 scrive e pubblica il suo secondo romanzo d'Africa. -AZANAGO' NON PIANSE - con Modadori,in 8 piccolo di 275 pagine.E' la storia di Azanagò, figlia di un re africano e di un cacciatore. Questo libro sfugge e non viene segnalato sulla Bibliografia del Ceresoli .

Nel 1942  ristampa sempre con la U.T.E.T. di Torino - CUORE SALDO A CACCIA GROSSA -un'opera per fanciulli che narra avventure di caccia grossa, già stampata nel 1934, ma corretta in questa nuova edizione e rieditata per la terza volta  poi nel 1945. E' un libro con racconti di cacce con grossi animali selvatici , di piacevolissima lettura, che ebbe un buon successo tra i ragazzi.

Nel 1955 a Firenze la Vallecchi Editore pubblica - CAROVANE - in 8 grande di 197 pagine.

Sono 8 racconti di cacce africane e piacevoli ricordi di quei posti dell'Autore. Il libro, malgrado l'anno più recente delle altre pubblicazioni di Zammarano, risulta molto raro.

 E...dulcis in fundo..., ecco l'ultima opera di Zammarano,che è una delle più importanti e lette  - ANCHE I GIGANTI SI INGINOCCHIANO - edito dall'Editoriale Olimpia nel 1958, un anno prima della sua morte. In 4 di 472 pagine. Sono le sue cacce dal Mediterraneo all' Equatore (Libia,Somalia ed Eritrea, con 109 illustrazioni da fotografie e cinematografie(ricavate dal film) dell'Autore.

Che dire di più. Zammarano è il pilastro della Letteratura Venatoria Italiana per la Caccia Grossa.

 

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Venerdì, 18 Gennaio 2013 00:00

Giovan Pietro Olina

Ornitologia.

Per parlare  di Ornitologia, dovremmo discutere molto e partire da molto lontano: ma questo e.. qui non è il nostro intento.Qui parliamo solo di LIBRI della Letteratura Venatoria, di cui l'Ornitologia è una branca.

" Il desiderio di sapere è naturale all'uomo e l'inclinazione particolare è opera del temperamento, l'avanzarsi è perfezione del genio e il COMUNICARE per giovare altrui è felicità dei nostri nobili sudori." Così parlò un saggio..che non è Zaratustra.

GIOVANNI PIETRO OLINA

della sua vita, purtroppo, si conosce veramente poco.  Si sa che è nato ad Orta Novarese  alla fine del '500, e che, dopo aver compiuto i suoi studi  a Siena, dove si addottorò in Filosofia  Teologia e Legge, fu accolto e rimase per anni sotto la protezione  del Marchese Cavalier Cassiano del Pozzo in Roma, e che in seguito, in segno di riconoscenza per i benefici ricevuti,da studioso di scienze ornitologiche, scrisse e gli dedicò il suo libro - UCCELLIERA - pubblicato nel 1922,in 4 pag..91 +66 tavole a piena pagina- "Overo Discorso Della Natura e Proprietà Di Diversi Uccelli e In Particolare Di Qué Che Cantano,Con Il Modo di Prendergli,conoscergli,alleuargli,e mantenergli. E con le Figure cavate dal vero,e diligentemente intagliate in Rame dal Tempesta e dal Villamena. OPERA DI GIO.PIETRO OLINA Novarese Dottor di Legge DEDICATA AL SIG.CAVALIER DAL POZZO. Con Privilegio del SOMMO PONTEFICE in Roma, appresso Andrea Fei -MDCXXII Con licenza dei Superiori."

Il trattato dell'Olina, importantissimo libro di Ornitologia, fu molto discusso già in quei tempi, perchè l'Autore lavorò in gran parte sulla falsariga di un precedente testo dell'ornitologo Antonio Valli da Todi - IL CANTO DEGLI AUGELLI- scritto nel 1601.

Egli praticamente riscrisse, con alcune aggiunte personali, quel testo- in verità poco fortunato quanto alla diffusione -ampliandolo e modernizzandolo nel linguaggio e nella sintassi,con bella prosa ,tanto che,per la bella e corretta esposizione del testo, fu preso in considerazione e lodato dalla Accademia della Crusca; testo in cui però mai cita e nomina il modello Valli da cui ha copiato ,benchè dichiari esplicitamente nel libro di aver usato nel suo trattato anche altri avvertimenti e scritti, purchè giovassero al suo intento di scrivere un vero trattato di ornitologia. Divide il trattato in  quattro grossi  capitoli e li dedica agli uccelli più noti e favorevoli alla caccia e,oltre alle caratteristiche morfologiche, illustra i vari sistemi di aucupio, già in uso da epoche immemorabili e che, ancora dopo qualche secolo,con poche modifiche,verranno  utilizzati per la caccia agli uccelli  con reti e quant'altro.  Nel libro non disdegna di celebrare la bontà di alcune carni ,come già in scritti di alcuni antichi...Nihil melius turdus (Ovidio-Metamorfosi),Nei vari capitoli si dilunga,non solo su come cacciarli,ma anche come conoscerli, allevarli e curarli .

L'UCCELLIERA di Giovan Pietro Olina merita per molti aspetti di figurare per prima in una collana di libri sulla caccia, e non solo per l'età. ma perchè testimonia la tenacia e quanto sia persistente nell'uomo la passione venatoria col suo carattere di liberazione e, forse, di trasferimento degli istinti,che presiedono alla dura legge della nostra vita e. in un contesto più disteso,un aspetto rilevante nello scrivere di caccia già nei lontani secoli della nostra storia.

Alla fine della sua vita l'Olina si ritirò a Novara dove fu nominato Canonico della Cattedrale e sub-economo regio, e lì morì nel 1645.

Piero Chiara,cacciatore e scrittore di chiara fama,dopo la lettura del libro,scrive: "Un pregio dell'Opera dell'Olina è,che pur trattando di animali,sembra sempre avere per protagonista l'uomo con le sue passioni,coi suoi capricci ,con le sue contraddizioni vitali e il suo desiderio di sapere per comunicare altrui : l'uomo, nel quale l'Olina - educato dagli spiriti dell'Umanesimo - vede "compendiato il meglio dell'Universo ."

Dell' UCCELLIERA negli anni a venire, dopo la prima edizione del 1622, ne verranno stampate moltissime edizioni, 

Il Ceresoli nella sua "Bibliogafia delle Opere Italiane,latine e greche su LA CACCIA,LA PESCA E LA CINOLOGIA.....".pubblicata  nel 1969 da Forni Editore di Bologna,cita  le seguenti riedizioni:

- Edizione del 1684 stampata a Roma da.. de Rossi,.in 4 grande

- Ediz. del 1774 in lingua francese,edita a Parigi da  Didot le jeune,in 16

-Ediz. del 1782 in lingua francese, con altro titolo molto ironico- Amusemens des Dames dans les Oiseaux de volière,,ecc,ecc,-sotto il nome di Buc'hoz, che lo ha assemblato e publlicato a Parigi, copiando interi capitoli dell'Olina.In 16 di 326 pagine  

- Ediz. del 1838 a Milano dalla Tip.Motta di M.Carrara.,in 12 ,

- Ediz. del 1930 a Bologna da Soc.Tip.già Compositori,in Folio ,a cura di Giulio Brighenti in copia originale delle edizioni 1622 e 1684,

-Ediz. del 1959 a Milano da Industrie Grafiche Amedeo Nicola Varese,in 4 piccolo. 

- Ediz. del 1959 a Milano,tramite Editore Luciano Ferriani,in 8 di 417 pagine. Il Ferriani,scrittore ed editore a Milano, riedita il libro di Olina rendendo l'opera meglio leggibile(invariata nei contenuti) ai cacciatori  con un linguaggio più moderno,un po' più adeguato alla lingua italiana degli anni 60..Edizione non riportata dal Ceresoli.

- Infine,nel 2000 la Leo S.Olschki Editrice di Firenze riedita UCCELLIERA  con una Edizione di pregio,rilegata in due volumi. in 4. Molto bella.

Sic rebus stantibus et dulcis in fundo (aut venenum in cauda)...chi ama  l'Ornitologia, non può, a mio avviso, non leggere e possedere una copia di questa importantissima Opera della Letteratura Venatoria Italiana che, seppure non essendo la primissima opera scritta in lingua italiana che tratta questo Argomento, è senz'altro una delle più importanti, se non la più importante, anche per i contenuti e per la fama raggiunta.

La prima edizione del 1622,rarissima e carissima, si trova, per l'età, non sempre in buone condizioni e oggi supera di gran lunga i...2500/3000 e anche più eurini...

Le altre citate,soprattutto le ultime due..si possono trovare ancora a buon prezzo.

Buona Lettura !

Ai prossimi libri dei tani nostri scrittori e validi ornitologi.

 

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Giovedì, 21 Febbraio 2013 00:00

Giovanni Battista Quadrone

Il pittore nasce a Mondovì(Cuneo) nel 1844 da una ricca  famiglia di commercianti di  marmi pregiati, estratti da loro cave.

Possiedono anche molte  proprietà terriere e le felici condizioni economiche della sua famiglia, consentono al giovane  di assecondare le proprie inclinazioni  artistiche.

La passione per l’arte la eredita dagli avi lombardi, per generazioni lapicidi  e scultori di vaglia, che si erano stabiliti  a Mondovì già nel 1700.

Terminati gli studi primari, il Quadrone è allievo brillante all’Accademia di Torino, dove si segnalerà da subito nell’arte della pittura con la vittoria del concorso triennale dell’Accademia.

Agli inizi della carriera pittorica  si dedica prevalentemente ai dipinti” di genere” in costume, con minuzia descrittiva e verismo e,dopo un breve soggiorno a Parigi nel 1870, impara nuove tecniche di pittura dal maestro Gerome, entrando poi in contatto col pittore De Nittis e Meissonier, di cui sentirà l’influsso.

Rientrato a Torino, dove si stabilisce, elabora una pittura meticolosa e dipinge episodi di vita quotidiana in costume, ambientati nel Seicento, Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento.

I suoi quadri hanno tanto buon successo, che sottoscrive un vantaggioso contratto per più anni col gallerista fiorentino Luigi Pisani e, con l’oculata gestione del mercante, i suoi dipinti raggiungono quotazioni elevatissime.

Ma l’incipiente crisi economica mondiale degli anni ’80, costringe il pittore a cercare nuovi sbocchi di mercato e  perciò si legherà, tramite intermediari, anche con gallerie d’arte in Inghilterra, Francia, America Latina e in area austro-ungarica e tedesca, che gli procureranno molti nuovi clienti.

Partecipa, con ottimo successo, anche a numerose mostre internazionali, acquisendo così moltissima risonanza e tante vendite.

La passione per la caccia e per i cani, che dipinge con molto verismo e padronanza del tema, lo porteranno a lavorare  tanto alacremente sull’argomento  venatorio, che nessuno dei suoi quadri rimarrà invenduto nelle mostre , nelle gallerie e nelle esposizioni che frequenta.

 

La pittura cinegetica del Quadrone assurge a così alta popolarità che,  negli anni a seguire,sarà oggetto nel mondo della pittura sulla caccia  a frequenti falsificazioni e repliche; copie che ancor oggi si trovano sul mercato nazionale ed estero.

Si tratta però di lavori di tale pochezza e di così scadente qualità per cui difficilmente si possono riferire a quel periodo e attribuire al Quadrone. Tutto ciò  rimarca, comunque, la notorietà dell’artista proprio in questa sua preferenziale tematica, che non fu l’unica, anche se è stata la più conosciuta e frequentata in tutto l’arco evolutivo della sua pittura.

 

I cani dipinti dal Quadrone sono così particolarmente efficaci nella loro precisione morfologica ed espressiva, che un critico d’arte disse: “ Così vivi da mancare solo dell’odore.”

 Leggete, ora, cosa scrive anche il sommo cinofilo Delor sulla “Rivsta Cinegetica” del dicembre 1898. “ Egli studiò il cane colla passione dell’artista e del cacciatore e, artista coscienzioso quale era, ne aveva impressa nella mente l’ossatura, la nervatura, le forme tipiche e caratteristiche proprie di ogni singola razza, tanto che il suo verdetto, nelle Esposizioni canine e nelle Prove sul terreno, era da tutti accolto con riverente approvazione; ed io l’ebbi tante volte a collega nel difficile compito, ne ammirai sempre la profonda dottrina cinofila, e dal suo labbro imparai più che in tanti anni di pratica e di studio. Al sorgere del “Pointer e Setter Club “, il Cav. Quadrone ne venne, all’unanimità, eletto consigliere, e i suoi suggerimenti riuscirono sempre preziosi.”

 

E chi oserebbe, tra di noi cacciatori cinofili, contraddire o non dar credito a sì tanto Maestro in Cinofilia ?

 

Naturalmente, anche il Quadrone ebbe, in quegli anni, da alcuni critici togati qualche critica negativa – e, a dire il vero, anche da molti colleghi pittori - per la sua pittura di genere, così descrittiva e narrativa, ma erano critiche anche frutto dell’invidia  del suo  crescente successo, perché, mentre lui si arricchiva col suo genere, molti a fatica, seppur più aggiornati nel linguaggio pittorico, impregnato dal mito “impressionista”, rimediavano a stento ...pane e companatico.

Il pittore, comunque, malgrado le critiche, tenne sempre fede alla linea della sua pittura, che continuò a dargli tanto successo.

Quadrone era molto attaccato al territorio piemontese e non amava fare viaggi o  lunghi spostamenti dalla sua terra, ma la forte passione della caccia lo fece trasferire verso gli anni 80 in Sardegna, dove si recò per qualche anno per battute venatorie al daino e al muflone.

Oltre alla caccia, qui trovò l’amore, e nel 1885 sposò la giovane cagliaritana Giuseppina Rogier.

La circostanza del matrimonio  valse a fargli prolungare i tempi delle permanenze in Sardegna e, questa nuova vita di anni col fucile in spalla, con le nuove esperienze pittoriche qui maturate, modificarono il suo pensiero, che: “due passioni così grandi come la pittura e la caccia non possono albergare contemporaneamente nel cuore di un uomo.“

 

Il critico d’arte e scrittore Luigi Marini, nei commenti alle opere del Quadrone, sull’attività che il pittore svolge nell’isola, così ci lascia scritto: “Anche negli anni dei soggetti isolani non s’interruppe la brillante e variatissima vena dei dipinti di caccia, sempre gratificati dall’attenzione del pubblico e, generalmente, dal successo di vendita. Dopo il 1890, il collaudatissimo filone venatorio continuava ad affascinare i visitatori delle esposizioni periodiche nazionali ed internazionali; e i collezionisti,che si contendevano i dipinti, addirittura cercando di accaparrarseli, ancor freschi di colore, nel suo studio torinese di via Santa Teresa.”

 Per renderci conto della valutazione di allora dei suoi quadri, vi riporto un curioso aneddoto di una vendita di un dipinto (dipinti quotati allora dalle 2.000 alle 10.000 lire cadauno, a seconda del soggetto e delle  dimensioni).

Il quadro in discussione  ha  il titolo:  “In mancanza di selvaggina”, in cui il Quadrone, per rappresentare un cacciatore che rientrava dalla caccia e consegnava alla propria moglie un bottino composto di galline ed anitre da cortile - frutto di una giornata storta - dipinse quel quadro  che non incontrò, nel modo più assoluto, il gradimento dei collezionisti, forse scandalizzati da quel cacciatore da pollaio. Tant’è che il quadro, malgrado fosse magnificamente dipinto e di dimensioni notevoli, dopo essere stato esposto in varie gallerie nazionali ed estere, tornò invenduto a Torino per il soggetto rappresentato e non gradito.

Dalle 3.000 lire inizialmente richieste, la continua odissea del dipinto: Torino-Budapest - Vienna –Praga - Monaco - Vienna - Torino - Monaco - Torino, finì per convincere il pittore ad accettare le 850 lire di un gallerista.

Questo quadro detiene due record: quello del maggior ribasso concesso dal Quadrone per un suo dipinto e del più lungo chilometraggio percorso da un quadro.

 

Famosissime sono le sue tele “ Partenza per la caccia”, che rappresentano un cacciatore con i suoi cani che si prestano a uscire di casa  e i suoi “ Rientro dalla caccia “ e nelle osterie, rappresentanti scene “ Dopo la caccia”; una ventina di quadri su questi temi..

Nelle opere di soggetto venatorio l’attore principale è sempre il cacciatore, nei vari atteggiamenti di caccia  o i suoi singoli cani; raramente dipinge soggetti di sola selvaggina.

Altra tematica poi trattata nei suoi dipinti sono scene del circo equestre.

 

Tantissimi suoi quadri furono acquistati e fanno bella mostra in Musei d’Arte nazionali ed esteri, come moltissimi furono i riconoscimenti, i premi con medaglia d’oro vinti nelle Mostre italiane ed internazionali.

 

Muore a Torino il 23 novembre del 1898.

 

Libri sul pittore QUADRONE:

 

-Giuseppe Luigi Marini( a cura) – QUADRONE – Tutte le opere- Edito da Umberto Allemandi & C., di Torino nel 1998, in formato Folio, di 335 pagine, contenenti più di 1000 opere del Quadrone, Oli  disegni e schizzi.

 

-Cecconi,Mariani,QuadroneCACCIA E NATURA – nella pittura italiana nell’Ottocento -

A cura di Giampaolo Daddi,Anna Ranzi, Giuseppe Luigi Marini-Edito da Pagliai Polistampa di Firenze nel 2003 - In formato 4 grande, di 160 pagine. Con vita e moltissime opere a colori dei tre pittori citati  in copertina.

 

Alcuni suo famosii dipinti. 

 

Venerdì, 08 Febbraio 2013 00:00

Eugenio Cecconi

Nasce a Livorno nel 1842 da famiglia benestante. Il padre Carlo, patriota convinto, proprietario di diversi terreni poco lontani dalla città, con le rendite che questi gli davano, non solo manteneva la numerosa famiglia, ma aiutava materialmente tutti quei cospiratori che cullavano il sogno di una unificazione italiana contro il Granducato toscano e la frammentazione degli stati in Italia. Dopo i moti livornesi del 48, il padre fu costretto all’esilio e si rifugiò in campagna. Eugenio, ancora bambino, incominciò a respirare un’aria diversa e, sempre a contatto con la natura in luoghi quasi selvaggi e incontaminati, in cui la continua presenza e contatto segnarono l’animo ed il carattere, suggerendogli e inculcandogli poi scelte e preferenze future. La passione per la caccia, l’amore per gli animali e per la natura certamente nacquero in quegli anni in campagna.

Trasferitosi poi a Torino per completare gli studi al Convitto Nazionale, nella capitale sabauda frequentò per cinque anni i corsi scolastici con ottimi esiti, dimostrando già allora una grande disposizione per il disegno, respirando anche un’aria nuova, ricca di patriottici fermenti per il desiderio di un’Italia unita.

Terminati gli studi a Torino e ritornato a Livorno nel ‘58, trovò una città in fermento e una casa sempre  con grandi movimenti  di amici e conoscenti, che finanziati dal padre, volevano  raggiungere Genova in soccorso al Guerrazzi  per la formazione della “Giovine Italia”.

Durante i moti e dopo la cacciata del Granduca, il padre Carlo raggiunge il fronte combattendo al fianco dei sabaudi e costringe il figlio Eugenio a non partecipare, ma a continuare gli studi all’Università di Pisa  nella facoltà di Giurisprudenza, dove poi si laureerà a pieni voti.

Morto il padre,Eugenio,oltre al lavoro presso lo studio di un legale fiorentino, per sostenere la famiglia comincia a dipingere e, con i consigli di pittori della scuola toscana (Betti,Fezzi ecc.),  inizia a farsi conoscere, a diventare noto e a vendere quadri di ottima fattura.

Quando l’Italia entrò nel ‘66 in guerra con l’Austria, Cecconi  partì volontario nei bersaglieri in Veneto ma, fatto subito prigioniero, fu mandato in un campo di reclusione in Croazia.

Dopo l’infelice esperienza militare, ritorna a Livorno e, abbandonata l'avvocatura, affittando uno studio in un vecchio palazzo, riprende  accanitamente a dipingere.

I primi lavori livornesi di Cecconi saranno i ritratti dei committenti, dipinti all’interno dello studio, ma  nella buona stagione prenderà l’abitudine di dipingere all’esterno, sulle colline toscane, dove poi si trasferirà stabilmente per alcuni anni. Frequenta e diventa amico di altri pittori toscani, già  di buona fama e seguendo i loro consigli ed indicazioni - che si riveleranno utilissimi per la sua formazione- perfeziona  la sua già ottima pittura.

Nel 1869, ritenendosi sufficientemente maturo come pittore, comincia  ad esporre a Torino alcune sue opere e nel 1872, sull’insistenza di altri amici pittori, espone  alla Seconda Esposizione Nazionale di Milano alcuni suoi quadri, che lo porranno all’attenzione di pubblico e critica.

Ritiratosi poi definitivamente fra le colline a Ceppato di Pisa, alterna il pennello alla doppietta e, fra battute di caccia e quadri, si impone come pittore macchiaiolo fra i tanti amici già noti; Gioli, Fattori, Cannicci e Ferroni, Signorini, ecc.

Nel 1875 si imbarca per Tunisi, dove si ferma per  un periodo  di due mesi  ed il soggiorno in Africa avrà una grande importanza per la sua formazione artistica,soprattutto per i colori dei paesaggi, in cui  dipinge figure di personaggi caratteristici africani. Da quel viaggio riporterà in Italia bellissimi quadri, che esporrà a Torino e a Milano. Tornato poi nell’atmosfera familiare, nel 1877 si trasferisce a Torre del Lago in  Maremma, dove diventa amico e caccia con Puccini e dove riprenderà a lavorare alacremente, alternando alla pittura lunghe cacciate in quell’ambiente particolare. Dipinge paesaggi palustri e collinari, e tipiche figure maremmane...butteri, cavalli, cani e cacciatori, selvaggina cacciata, palmipedi e soprattutto braccate al cinghiale, e...a donne, a lui molto care.

Raggiunge la piena maturità artistica negli anni ’80 e crea numerosi capolavori pittorici, che gli assicureranno fama e tranquillità economica. Predilige le grandi battute di caccia, in cui partecipa e poi dipinge. Famosissimi i grandi quadri: “Radunata di caccia, Braccaiolo maremmano, Sosta di cacciatori, Cacciatori in riva al mare, Caccia nel padule di Fucecchio, Appuntamento di caccia, La morte del cervo, Cani da lepre, Cinghiale ferito, Cani”.. e tanti cani, nei più svariati atteggiamenti. Ormai i suoi quadri vengono acquistati ed  esposti nei Musei Italiani ed esteri più importanti, vengono richiesti dalle Gallerie più famose e commissionati dagli amici più ricchi.

A queste grandiose opere alterna disegni a matita ed acquarelli, tempere, incisioni  e si cimenta anche con l’affresco, avvicinandosi alla scultura. Dipinge moltissimo, qualche volta anche...per un venale  commercio e per vendite spicciole, cosa che la critica giudica come un inizio di decadimento e di declino artistico. Ma è un giudizio errato, perché il Cecconi dimostrerà con altri capolavori, con quadri di enormi proporzioni, la sua valenza aristica, accompagnata sempre da alta qualità pittorica.

Pittore ormai di successo, che possiamo qui definire come il primo e vero grande pittore Animalier e Venatorio italiano e, ormai pago della fama raggiunta, si dedica successivamente   all’insegnamento e, sempre attento al fascino femminile, che subisce e dipinge,apre una scuola di pittura...per signorine, raccogliendo intorno a sè uno sceltissimo gruppo di fedeli allieve. Collaborò con vari giornali nazionali, inglesi ed americani, con articoli di critica e di recensioni di mostre pittoriche, accompagnandoli spesso con suoi disegni molto apprezzati.

 

Morì a Firenze nel 1903.

 

Fu un grande pittore della corrente dei “Macchiaioli”toscani,che con Fattori, Lega, Abbati,Sernesi,Signorini ecc.,affiancati dal gruppo dei pittori napoletani e lombardi,che dipingevano en plein air, come dicevano i critici francesi, nelle campagne, nella natura, dal “vero”, paesaggi, animali vari, ...buoi, pecore, cavalli e selvaggina ecc., determinarono un’epoca pittorica  e che, per i critici di allora,  erano i “cantori bucolici dei pascoli e delle pecore”. Eugenio Cecconi fu “quello dei cani”.

La passione per la caccia, lo portò ad esaltare l’Arte Venatoria e gli animali che la rappresentano. Nessuno come lui seppe cogliere con maggior acutezza la personalità di ogni cane che ebbe a dipingere, in movimento a caccia, nella Maremma alle braccate al cervo o al cinghiale, o nel chiuso di un recinto, rappresentandolo in sfumati  o brillanti colori, tanto veritieri da renderlo  l’attore, il principale protagonista.

 

Bene, credo che lo spazio qui  a lui dedicato non sia spazio sprecato e noi tutti,  cacciatori moderni e no, ci inchiniamo davanti alla sua grande Arte Venatoria ... e  siamo molto grati e riconoscenti a Eugenio Cecconi, “Pittore della Caccia”.

 

Libri.

Giampaolo Daddi – EUGENIO CECCONI- Editore Stefanoni di Lecco.1973, in 4, rilegato in elegante tela verde con iscrizioni in oro e, al centro della copertina,  in un piccolo ovale un quadretto del pittore con due cani,stampato in 1750 copie di cui 250 firmate dall’Autore Daddi e 1500 copie numerate. (La mia copia qui riportata è la n. 1612) Volume in 284 pagine, che riportano la vita e la quasi totalità delle Opere del Cecconi, di cui moltissime a colori ed altrettante in bianco nero. Con l’aggiunta di testimonianze di cacciate, lettere, poesie, mostre, documenti e una ricca bibliografia del Pittore.

- ….fra le carte di EUGENIO CECCONI - edito in proprio nel1906, in 16, di una trentina di pagine

-Libretto postumo, contenente importanti e curiosi scritti con documenti del Pittore, mai pubblicati e trovati dagli eredi.

 (Qui postato per gentile concessione dell’amico collezionista bibliofilo Aldo Pieri di  Firenze, che l’ha acquistato qualche anno fa a un’asta...a un prezzo che non si dice !)

 

  • MOSTRA RETROSPETTIVA DI EUGENIO CECCONI –1974 Catalogo di alcune Opere del Pittore, in formato quadrato di 128 pagine,con presentazione critica e commenti di Dario Durbè a cura di G. Daddi.(da Collezione Aldo Pieri)

 

Romano Pesenti

Martedì, 25 Giugno 2013 00:00

Claudio Menapace

il “Maestro” della Montagna.

Così, a ragione, viene ormai da tutti  identificato e riconosciuto.

 

Nasce e vive con la famiglia a Bolzano.

Geometra e di professione  imprenditore di macchinari ed attrezzature edili, ormai da più di quarant’anni dipinge, in maniera straordinaria, le sue montagne e la preziosa selvaggina che lì dimora.

 

Cacciatore di nascita, segue  da giovane uno zio su per le montagne della Val di Non e, affascinato dall’ambiente dell’alta quota, si appassiona  col cane da ferma alla caccia dei galli forcelli,  cotorne, e, soprattutto, delle pernici bianche, che saranno le prede più ambite e che daranno il là all’origine  della sua arte pittorica.

 

Desideravo un quadro con delle Bianche - ci dice lui stesso in un libro – ma nessun pittore normale riusciva a farmi qualcosa che avesse la parvenza di una vera Bianca, anziché d’un piccione”.

Da sempre predisposto per studi e  passione al disegno, amava schizzare per proprio diletto alcuni animali della montagna, ma alla pittura vera e propria è arrivato da auto didatta e per un fatto molto particolare.

 

La storia del pittore Menapace nasce per caso e per volere della moglie Maria Cristina, che è la prima ammiratrice dei suoi disegni, quando, in un lontano giorno di Natale degli anni 70, gli  fa trovare sotto l’albero   cavalletto, colori e pennelli: tutto l’occorrente per cominciare a dipingere seriamente.

 

Da lì inizia il percorso della sua storia di vero Artista pittore e la caccia e la montagna saranno quindi il propellente ed il veicolo più importante per dare sostanza ed ispirazione alla sua arte.

I suoi soggetti preferiti sono i Forcelli, i Camosci  e le Bianche ma, da buon cacciatore/pittore non disdegna dipingere anche tutti gli altri animali della montagna, come  Cedroni, Cervi, Caprioli, Cotorni,  Lepri, Volpi, Marmotte e Beccacce, fino al più piccolo Scricciolo o Pettirosso.

 

I suoi dipinti non sono mai solo ritratti degli animali protagonisti del quadro, ma sono opere sempre ambientate nell’atmosfera e nel paesaggio alpino; nella neve o fra i verdi  boschi di conifere o di betulle, o fra le rocce delle sue Dolomiti, le cui vette  spesso fanno da sfondo ai suoi quadri.

Suscitano entusiasmo ed emozioni.

 

“Ritraggo,  ci dice, la natura così com’è, riportando sulla tela  e sulla carta le emozioni che da esse mi pervengono.  E mi ricordo di tutte le mie opere, perché tutte hanno significato per me qualcosa.”

 

Come ben afferma, infatti, il pittore paesaggista tedesco Albrecht Durer: “ L’arte si cela nella natura, e chi è in grado di catturarla ne diviene padrone “.

 

 

Claudio, ormai  Artista affermato come pittore animalier e dei monti, non solo dipinge quadri con soggetti di selvaggina per clienti e amici, ma la sua opera è sempre più richiesta anche per altre pitture, come le piccole miniature o i grandi” diorami” che gli vengono sollecitati per tutte le manifestazioni venatorie di prestigio o per le ricorrenze di riunioni di caccia importanti.

 

Le sue " Miniature" di animali alpini o di piccoli paesaggi dipinti su dischetti  di legno sono ormai  famose e ricercatissime, perché sono  considerate oggetti da collezione, create per tradizione, a iniziare dal 1982 a Vigo di Fassa, per le annuali Assemblee dell’ UNCZA (Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi), che li distribuisce a tutti i soci in ricordo degli annuali convegni.

Ha allestito, diretto e dipinto, sempre per Uncza, per il Game Fair di Bracciano e per altre  importanti Manifestazioni venatorie - svoltesi a S. Martino di Castrozza, Cortina d’Ampezzo e a Innsbruck, e recentemente a Livigno - giganteschi “Diorami Alpini”, che suscitano sempre  meraviglia e consensi entusiastici da parte dei partecipanti e dei visitatori.

 

Da artista poliedrico  pratica diverse tecniche di pittura: olio, acquarello, carboncino e matita. Continuando a dipingere con gioia animali e ambienti montani, la sua arte si affina sempre più, acquistando maggiore sicurezza, vitalità  e fantasia creativa, trasportando su tela e tavola quanto la Natura trasmette al suo animo.

 

Un grande merito e riconoscimento va al “Maestro dell’alpe” anche  perché, grazie al suo interesse di cultore delle  belle tradizioni artistiche del passato, con la sua arte pittorica, ha ridato vita all’antica tradizione altoatesina degli “ Ehrenscheiben”, dipingendo quei tondi ” bersagli d’onore” di legno, le cui origini risalgono al ‘700 nei dintorni di Bolzano;  dipinti che allora rappresentavano il premio per il vincitore di quella gara di tiro, dove lo “Scheibe” era stato usato come bersaglio.

 

Quelli che in questi anni l’amico Claudio  dipinge, sono premi, ricordi di avvenimenti, di ricorrenze  o  riconoscimenti particolari assegnati ad alcuni personaggi  importanti, nelle annuali Assemblee dell’UNCZA o in altre manifestazioni di carattere venatorio,.

Queste ultime  Scheiben sono, ça va sans dire, senza...buchi di pallottole:  sono splendidi dipinti ad olio di selvaggina tipica di monte  e di paesaggi alpini .

 

Ha partecipato a numerosissime mostre, quasi tutte personali, sia in Italia (a Courmayeur, Tarvisio, Vigo di Fassa, St.Vincent, Valdieri, Piancavallo, St. Pierre e Castion Veronese, ecc.) sia all’estero (a Monaco di Baviera al Museo della Caccia, a Erding e a Furtstenfeldbruck, e  in altre località), ottenendo sempre un notevole successo di pubblico e commerciale.      

Menapace, per la pittura, è socio accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) ed oggi, succeduto al grande scrittore Mario Rigoni Stern, è il Presidente del concorso letterario “ Ars Venandi”, dedicato a Giacomo Rosini, compianto Presidente FIDC. Concorso Internazionale per il racconto venatorio di montagna, aperto a tutti ed anche alle scuole di lingua ladina.

I racconti  vengono poi raccolti in un libro  edito da Effe Erre di Trento e sono stati, fino alla terza edizione del Concorso, magnificamente illustrati da Claudio Menapace.

Oggi, dopo quella edizione, per scelta strategica del Circolo e per dar lustro ai disegni di giovani studenti, i nuovi libri vengono illustrati con i disegni degli alunni delle scuole trentine, o di altre scuole d’arte partecipanti al Concorso.

 

Nel 1991 il CIC (Consiglio Internazionale della Caccia) a Montreal in Canada, riconoscendo gli alti meriti della sua arte, lo ha premiato conferendogli il “ Grand Prix Artistique 1991”, un importante riconoscimento a livello mondiale, assegnato a soli due artisti italiani: per la pittura a C. Menapace, e anni prima a Mario Rigoni Stern per la letteratura venatoria.

 

Nel 2005 il Governo del Land Tirol  nel Palazzo Istituzionale dell’Hofburg di Insbruck gli ha conferito  in riconoscimento della sua Arte il  titolo Verdienstmedeille, alta onorificenza   per meriti artistici  e per  la difesa delle tradizioni della caccia.

Nel 2009, su iniziativa del parlamentare europeo On. Michl Ebner, tiene una  Mostra personale al Parlamento Europeo a Strasburgo, dove la sua arte pittorica viene molto stimata ed  apprezzata 

Ho conosciuto Claudio qualche anno fa in occasione di una telefonata per una questione di un libro illustrato, poi l’ho incontrato quest’anno alla Fiera della Caccia Expò a Riva di Trento, dove Menapace era presente in veste di Presidente per la premiazione del Concorso dell’Ars Venandi. Nell’ incontro sono rimasto…molto stupito ed ammirato - non tanto per la sua  valenza artistica di cui ero già estimatore - ma per la sua profonda umanità, signorilità e disponibilità verso chiunque, e per i valori profondi che animano questo Uomo di antico stampo.

 

Che dire di più ?

 Grande Artista, cacciatore cinofilo alpino  e pittore naturalista di alto rango.  

Uomo attento a tutte le attività della cultura, su invito di molti suoi ammiratori amici cacciatori/scrittori, oltre ad aver illustrato i loro libri di argomento venatorio, che qui sotto elencherò, ha, infatti, prodotto e pubblicato  lui stesso due bellissimi libri d’arte.

 

Infine, grazie alla sua poliedricità e versatilità artistica, gli animali e i gli splendidi paesaggi montani del pittore Menapace, fanno bella mostra su artistici calendari, su riviste venatorie (Diana,  Il Cacciatore Trentino, Caccia Alpina, Jagerzeitung, Die Pirsch, ecc.) e su pubblicazioni d'arte e, per  nulla farsi mancare, e poter brindare a un buon risultato venatorio,...anche su etichette di Vini pregiati dell’Alto Adige.


Weidmannsheil, Grande Claudio !

 

Romano Pesenti

 

Le sue Opere: 

 

Nel 1997- SCHIESSEN SCHEIBEN – edito da Greentime Srl,Bologna- in formato 4, rilegato con sovra copertina illustrata con un suo schiben, di pag. 128, riportanti  la storia delle origini degli Schiessen Scheiben tirolesi, alcuni personaggi, vecchi campi da tiro e  riproduzioni di antichi scheiben. Il libro rappresenta a colori 110 Scheiben dipinti ad olio da Menapace.

Alcuni sono dedicati a famosi personaggi del nostro mondo venatorio e riportano la totalità della selvaggina alpina, ambientata nei tipici paesaggi. Bellissimi.

 

Nel 2005 – LA NATURA E L’ATTIMO – Edito da Ass.ne Cacciatori Trentini, in 8 quadrato, di 75 pagine, con una cinquantina di suoi dipinti alpini, a colori e a piena pagina, di selvaggina e fantastici paesaggi.

 

Ha collaborato con suoi dipinti per illustrare  i libri di:

 

Claudio Betta-Claudio Menapace- VECCHIA BAITA - Edito nel 1983 da Reverdito Editore,Trento-in 16, di 60 pag.,illustrate da una trentina di pregevoli  opere di Claudio Menapace. Poesie e racconti con Prefazione di Mario Rigoni Stern.

 

Claudio Betta –Storia di un bracconiere- Edito nel 1990 da Manfrini R. Arti Grafiche Vallagarina SpA,Calliano(TN)- in 16, rilegato di 150 pag., illustrate da una decine di belle opere di C.Menapace.

 

Nobile Franco- Tutti i racconti –Edito  nel 1998 da Habitat Editore- in 8 di 285 pag.

E’ una raccolta di 22 racconti pubblicati dall’Autore sulle riviste venatorie, con la ‘Presentazione’ di Mario Rigoni Stern, illustrati da più di 50 dipinti del pittore Claudio Menapace. Bellissimo libro scritto dal famoso Oncologo Prof. Franco Nobile, Autore di molti bei libri di narrativa di caccia, dei quali sono molto ricercati “Vivamaria” –Ed.Olimpia 1980 - ed “Il tesoro di Borgovecchio” Ed.Olimpia 1984, come “ La buca del Paradiso” Ed.Olimpia 2006.

 

Autori vari– i racconti dell’ars venandi - Editi nel 2001 da EFFE e ERRE(TN), in 16,di160 pag.con 17 racconti di caccia scritti dai partecipanti al Concorso, illustrati da Claudio Menapace.

Il Pittore illustrerà altri due libri, fino alla terza  edizione del Concorso.

 

De Larezila Angel – Raccontami una storia – Edito nel 2009 da Polistampa di Firenze, in 8 di 160 pagine. Sono 25 bei racconti di cacce montane, più 7 altri racconti tradotti in lingua ladina. Libro Illustrato da una decina di belle opere a piena pagina e a colori di Claudio Menapace, Selvaggina di monte, baite alpine e paesaggi montani.

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