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Domenica, 02 Aprile 2017 00:00

Si attacca come…una zecca

Scritto da  Prof. Ezio Ferroglio. Università degli Studi di Torino
Ormai l’attività è all’apice e uscendo sul campo i rischi di incontrare, noi o i nostri ausiliari a 4 zampe, ospiti indesiderati è elevato.
Tra questi “ospiti indesiderati” le zecche occupano sicuramente il “posto d’onore”. Il senso di disgusto che provocano questi animali è infatti elevatissimo anche nelle persone normalmente avvezze agli “aspetti rudi della vita”.
Iniziamo con il dire che le zecche sono artropodi, ma non appartengono, come le pulci e i pidocchi, alla classe degli insetti, bensì, come i ragni, a quella degli aracnidi. Quindi non hanno il corpo diviso in tre parti come gli insetti, ma sono composti solamente da due parti e non presentano mai ali e antenne, ma hanno il corpo con la caratteristica forma  “a goccia” e appiattito dorso ventralmente.
A differenza delle pulci, ma ancor più dei pidocchi, la loro permanenza sull’ospite è temporanea, poiché solamente una minima parte della loro vita viene trascorsa sulla cute dell’ospite stesso.
Normalmente si suddividono in zecche molli, che parassitano soprattutto specie aviari, e zecche dure, che colpiscono invece soprattutto i mammiferi. 
Queste ultime sono anche quelle che creano maggiori problemi di interesse sanitario, sia per quanto riguarda la salute degli animali che dell’uomo. Infatti le zecche sono parassiti ematofagi, ma, oltre all’azione spogliatrice dovuta alla sottrazione di sangue, hanno un importantissimo ruolo come vettori di agenti infettivi di varia natura, virus, batteri e protozoi.
Proprio i rischi correlati alla possibile trasmissione di agenti patogeni, alcuni dei quali trasmissibili anche all’uomo, pongono le zecche tra gli ectoparassiti di maggior interesse in medicina, sia  veterinaria che umana. Le zecche dure attraversano tre fasi di sviluppo che includono la larva che fuoriesce dall’uovo ed ha tre paia di arti, la ninfa e lo stadio adulto che ha invece 4 paia di arti.
Tutti e tre questi stadi hanno necessità di effettuare un pasto di sangue sull’ospite, dopodiché i primi due compiono la muta rispettivamente a larva e adulto. La femmina adulta, invece, dopo avere effettuato il pasto di sangue, si stacca dall’ospite, cade nel terreno, dove depone migliaia di uova, e poi muore. Il periodo di tempo in cui una zecca resta infissa all’ospite è variabile e va da pochi giorni a più di una settimana e generalmente è maggiore negli adulti e minore nelle larve.
Tra le varie specie di zecche che si incontrano nelle nostre aree ve ne sono alcune legate alla presenza di cani quali ad esempio  Rhipicephalus sanguineus che in inglese viene chiamata la “zecca marrone del cane”. Questa, rispetto ad altri generi di zecche (es. Ixodes), ha la capacità di completare il proprio ciclo anche in ambienti chiusi e porta spesso a notevoli problemi nei canili, come anche nelle abitazioni o nei giardini dove dimorano cani. In genere il cane contrae alcune zecche fuori dall’abitazione/giardino, ma queste completano il loro ciclo nelle abitazioni e depongono migliaia di uova (fino a 5000 per ogni femmina) che consentono in breve tempo di avere cariche infestanti elevatissime sia sul cane che a livello ambientale.
Larva di Ixodes spp, si notino le dimensioni ridotte
 
E’ abbastanza tipico che i proprietari vedano le zecche spostarsi sui muri all’interno delle abitazioni o che si accorgano “improvvisamente” che Fido è ricoperto da piccole zecche (larve e ninfe). Alle nostre latitudini le infestazioni si hanno soprattutto dalla primavera all’autunno all’aperto, mentre il ciclo può mantenersi costantemente nell’arco dell’anno all’interno delle abitazioni. 
La zecca che invece riscontriamo più frequentemente quando usciamo nei boschi è  Ixodes ricinus,   conosciuta appunto come la “zecca dei boschi” che, mentre allo stadio larvale colpisce soprattutto micro mammiferi,  preferisce, allo stadio adulto, mammiferi di taglia maggiore. Per completare il suo ciclo ha necessità di ambienti con ricca vegetazione e buona umidità, caratteri tipici del sottobosco, e richiede un paio di anni, fino a quattro in condizioni particolari, per completare il ciclo.
Come già detto, a parte il fastidio creato al cane e ai proprietari, in quanto le zecche non disdegnano assolutamente l’uomo, il pericolo principale derivante dall’infestazione da zecche è rappresentato dal loro ruolo vettoriale. Sono infatti il principale vettore di Ehrlichia canis, l’agente dell’erlichiosi, di Anaplasma phagocytophilum, l’agente dell’anaplasmosi, di Babesia spp., l’agente della piroplasmosi canina e di molte piroplasmosi degli ungulati selvatici o che colpiscono anche l’uomo,  nonché di molte zoonosi tra cui Borrelia burgdorferi, l’agente della borreliosi o malattia di Lyme, delle richettsiosi e  dell’ encefalite da zecche presente in buona parte del centro/est Europa e nel nord-est d’Italia. 
Come possiamo difenderci e difendere i nostri cani da questo rischio? Innanzitutto a differenza della pulce in cui si ha un ciclo rapido e che è quindi in grado di mantenersi anche al chiuso grazie alle forme immature presenti nell’ambiente, per quanto riguarda le zecche il problema principale è evitare che il cane o noi le “acquisiamo” all’esterno dell’abitazione, e soprattutto ridurre i rischi che queste possano trasmettere agenti patogeni. 
Per quanto riguarda i cani, il loro trattamento regolare con piretroidi sintetici (soprattutto permetrina e deltametrina) è la principale strategia in grado di ridurre i rischi che il cane possa “acquisire” una zecca dall’ambiente, ma soprattutto in grado di ridurre i rischi di trasmissione di agenti patogeni. Infatti è stato dimostrato che nelle prime 24-48 ore dopo l’infissione la zecca non si alimenta e quindi si ha un bassissimo rischio di trasmissione di agenti patogeni. E’ quindi importante che il principio acaricida utilizzato agisca in breve tempo e porti a morte le zecche entro le 24 ore. Esistono poi dei farmaci che hanno anche azione repellente per cui non solo portano a morte le zecche, ma riducono il rischio che queste si attacchino al cane e infiggano il loro rostro nella sua cute. Il proprietario accorto dovrà quindi rispettare i tempi di trattamento indicati per i farmaci che utilizza tenendo conto che questi non possono garantire una protezione assoluta.
Per cui occorrerà comunque controllare il nostro Fido dopo un’escursione e, se si trovano zecche sulla cute, staccarle utilizzando delle pinzette. Infatti bruciare la zecca o versare su di essa alcool, olio o altre sostanze per farla staccare dalla cute può far si che la zecca “rigurgiti” aumentando il rischio della trasmissione di agenti patogeni. Altrettanto importante e poi ricordarsi dell’evento e, in caso di “sintomi strani”, segnalarlo al veterinario.  
Infatti i sintomi delle malattie trasmesse da zecche sono spesso comuni a molte altre infezioni e solamente l’esecuzione di test appositi permette di fare una diagnosi accurata e tempestiva e di curare rapidamente il nostro Fido nel modo più appropriato.
Per proteggere l’uomo non si può ricorrere a questi farmaci e quindi conviene usare accorgimenti, quali indossare  abiti “chiari” su cui si possano facilmente individuare le zecche, indossare ghette o chiudere i pantaloni alla caviglia, spruzzare del repellente per insetti (stile Autan)  e soprattutto controllarsi una volta ritornati a casa per assicurarsi che non ci siano zecche che si sono già attaccate all’ospite.
Qui una ninfa di Hyalomma spp che si è già attaccata alla cute (notate la zona arrossata attorno al punto di infissione).
 
 
Come già detto infatti le zecche non iniziano subito il pasto di sangue, ci vanno almeno 24 ore, per cui se le si stacca entro tale limite di tempo il rischio che queste trasmettano agenti patogeni è di molto diminuito.
Se il ricorso al pronto soccorso non è “possibile”, conviene staccare la zecca usando le apposite pinzette che permettono di prendere il rostro infisso e non il corpo (altrimenti questo si stacca lasciando il rostro infisso nella cute). A questo punto per staccare la zecca non bisogna tirare ma prima  compiere un movimento circolare e tirare leggermente e la zecca, rosto incluso, viene via. Come già detto, non bisogna cercare di staccare la zecca cospargendola con alcool o olio.  Occorre poi sapere che esiste un vaccino per la profilassi dell’Encefalite da Zecche (TBE) che ricordiamo è ormai endemica in centro ed est Europa e nel nord-est d’Italia dove dal 2001 al 2007 vi sono stati 45 casi umani.
Va tuttavia segnalato che recentemente si è visto come il 5.7% delle persone a rischio (cacciatori) della provincia di Torino presentasse anticorpi anti TBE. Questo dato è emblematico perché indica come spesso si considerano delle aree non a rischio semplicemente perché non si fanno indagini specifiche. 
Tanto per dare un’idea i risultati di indagini sierologiche condotte in Italia o nei paesi limitrofi mostrano come la sieroprevalenza (il numero di persone con anticorpi contro un determinato agente patogeno) è maggiore nelle categorie a rischio, e i cacciatori lo sono. Infatti in Toscana il 7.8% delle persone a rischio (persone che svolgono attività all’aria aperta nei boschi) ha anticorpi anti borrelliosi, contro l’ 1.9% delle persone non a rischio.
Nel nord est d’Italia si è visto come l’8.23% delle zecche fosse positivo per Borrelia il 4.4% per Ehrlichia e l’1.6% per Rickettsia. Questi dati giustificano che su 79 persone morse da una zecca, il 38% si sia ammalato per una di queste malattie da zecche nell’arco di 1 anno.
Quindi non trascuriamo il problema e cerchiamo di informarci.
Se quelle che abbiamo sopra descritto sono definite “ambush tick” perché fanno la posta all’ospite rimanendo sul terreno, su steli d’erba o su arbusti e si attaccano all’ospite quando questo passa in zona, ci sono anche generi come Hyalomma che sono invece “host searcing tick” perché cacciano “alla cerca” e quando percepisco un ospite si gettano al suo inseguimento.  
Se fino a poco tempo fa queste ultime si trovavano tipicamente nei climi mediterranei (in Turchia e in altri paesi del bacino del Mediterraneo ci sono diversi focolai di Febbre Crimea-Congo trasmessa da queste zecche), le cose ora stanno evolvendosi.  Infatti recentemente un esemplare di Hyalomma è stato rinvenuto in un cinghiale nell’Appennino emiliano e sarebbe opportuno monitorare la situazione per capire quanto la situazione possa estendersi anche in aree continentali.
Il capriolo, ma tutti gli ungulati in genere, sono ottimi “amplificatori di zecche. Qui una femmina di Ixodes ricinus completamente repleta su di un capriolo (una volta caduta sul terreno deporrà migliaia di uova).
 
 
Un’ultima considerazione, perché molti mi chiedono come mai questo aumento delle zecche anche in aree dove fino a pochi anni fa erano molto rare. Semplificando molto la risposta si può dire che indirettamente ci sono grazie a noi. L’abbandono delle aree marginali ha lasciato spazio al bosco e al sottobosco che favoriscono la loro presenza e ai micro mammiferi che sono l’ospite su cui si nutrono di preferenza le larve e le ninfe.  Inoltre gli ungulati rappresentano la fonte principale su cui si nutrono le larve e soprattutto gli adulti di Ixodes, per cui ora hanno rifugio e ospiti, e quindi è inevitabile che “ne approfittino”. 
Una scheda dettagliata delle varie zoonosi trasmesse dalle zecche si può trovare sul sito www.antropozoonosi.it  
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