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Domenica, 02 Luglio 2017 00:00

Mi sono trovato addosso una zecca…

Scritto da  Prof. Ezio Ferroglio. Università degli Studi di Torino
Tra le varie telefonate che spesso un veterinario che si occupa di fauna selvatica riceve questa è sicuramente una delle più frequenti.
Anche perché in certe aree l’evento non è poi così difficile da verificarsi, anzi, si tratta di un evento spesso comune che lascia sempre un po’ di “timore” oltreché di “ribrezzo”.
Innanzitutto va detto che le zecche (almeno quelle dure che ci interessano in questo contesto), a differenza di tutti gli altri artropodi ematofagi, non hanno una strategia mordi e fuggi.  
Immaginatevi una zanzara che punge, succhia il sangue (pochissimi microlitri) e vola via dopo pochi minuti, per cui o la vedete all’opera o l’unico segno della sua puntura sarà un prurito nella zona dove vi ha punto. Le zecche invece  restano attaccate all’ospite per molto tempo, da un paio fino a circa 10  giorni. Questo perché le zecche effettuano una specie di “dialisi” del sangue, ovvero aspirano il sangue/linfa dai tessuti, trattengono quanto serve al loro metabolismo e “rigurgitano” la parte liquida che non utilizzano nei tessuti dell’ospite (è per questo che, se schiacciate una zecca che ha fatto il pasto di sangue, notate che contiene una sostanza molto più densa del sangue).
E’ in questa fase di “rigurgito” che, se sono presenti degli agenti patogeni nella zecca, questi vengono inoculati nell’ospite. 
Dovendo rimanere attaccate all’ospite per diversi giorni, le zecche hanno escogitato dei sistemi per ridurre il rischio di essere staccate dall’ospite.

Eritema migrante da borreliosi con i bordi più arrossati (da www.antropozoonosi.it ) . Dopo una puntura di una zecca ogni arrossamento strano, febbre, o sintomo similinfluenzale andrebbe segnalato al medico curante.

 
Chiunque abbia provato a togliere una zecca sa infatti molto bene che spesso ne resta un pezzo infisso nella pelle.
Questo avviene proprio perché la zecca si infigge nella cute e ha della parti buccali modificate a delta di freccia o addirittura ad arpione che, assieme ad una “colla” che producono le sue ghiandole,  ne impediscono il distacco. Queste nozioni sono molto importanti perché ci permettono di capire che, se si tira la zecca, la porzione anteriore (le zecche non hanno una testa come negli insetti) resta attaccata alla cute, mentre noi togliamo solo il resto del corpo.
Questo pezzo che resta attaccato alla cute può facilmente dare origine a infezioni secondarie e alla formazione di una crosta. Le zecche, avendo la “testa” piantata nel corpo dell’ospite, usano degli spiracoli posti sul corpo per respirare. Questo spiega perché, se si ricopre la zecca di alcool o  olio questa finisca con lo staccarsi da sola dalla cute.
Detto questo ricoprire la zecca con alcool o olio  potrebbe sembrare la soluzione ideale per farla staccare dal corpo. Invece si tratta di una soluzione da evitare nel modo più assoluto perché nel momento del distacco la zecca potrebbe, se non lo ha ancora fatto, rigurgitare e quindi trasmettere qualche agente patogeno. L’ancorarsi alla cute dell’ospite comporta, infatti, un grande lavoro per una zecca, per cui in genere non riesce a succhiare sangue per le prime 24-36 ore dopo l’infissione.
Ancorarsi con il rostro e produrre la sostanza cementante richiede infatti tempo (come abbiamo detto  24-36 ore) e questo  ci permette, s stacchiamo prontamente la zecca, di ridurre il rischio che questa trasmetta agenti patogeni. Questo è stato dimostrato anche nel cane dove si è visto che l’impiego di permetrine sintetiche, quelle che sono normalmente presenti nei collari o nelle gocce spot-on da mettere sul dorso del cane, non solo riduce il rischio che le zecche si attacchino alla cute del cane perché ha un effetto “repellente”, ma riduce anche il rischio di trasmissione di patogeni. Infatti queste permetrine, se la zecca si attacca comunque alla cute del cane, uccidono la zecca stessa nell’arco di 24-36 ore.
Quindi prima che la zecca, iniziando a nutrirsi,  possa trasmettere degli agenti patogeni al cane stesso.
Noi non ci mettiamo collari o farmaci antiparassitari, ma possiamo ugualmente ridurre di molto i rischi di trasmissione di patogeni da parte delle zecche togliendole dalla cute il più presto possibile.  
Quindi per togliere una zecca non bisogna ricoprirla di sostanze varie, o bruciarla con una sigaretta o oggetti roventi, ma bisogna munirsi di strumenti appositi che permettano di prendere il “capo” senza schiacciare il corpo della zecca. In genere si usano pinzette con punta sottile,  con cui si afferra la zecca  il più possibile vicino alla superficie della pelle, e la si rimuove tirando dolcemente  e cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione.
Oppure da alcuni anni è disponibile uno strumento che assomigli ad un piccolissimo grimaldello. Comunque sia l’accortezza è sempre quella di non schiacciare il corpo della zecca per non farla rigurgitare e di far ruotare la parte prima di tirare, altrimenti il rischio che il rostro resti infisso nella cute è elevato.  L’uso dello strumento che assomiglia ad un piccolo grimaldello è probabilmente il sistema più semplice e sicuro per chi non è avvezzo a tale operazione. Infatti, infilata la parte anteriore della zecca tra  i due denti dello strumento, basta iniziare a girare quest’ultimo e la zecca finisce con staccarsi automaticamente senza dover tirare e quindi rischiare di lasciarne una parte infissa.
Lo strumento è disponibile in due dimensioni, una più grande per le zecche adulte e l’altra più piccola per le larve e le ninfe che hanno dimensioni di molto inferiori all’adulto e si può usare ovviamente sui cani o sugli umani. Queste sono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmettere una malattia. 
Dopo l’estrazione della zecca si può disinfettare la zona avendo però cura di non usare disinfettanti che colorano la cute, in modo da poter osservare eventuali arrossamenti che potrebbero indicare la trasmissione di agenti patogeni.  
Qualora dovesse rimanere comunque infissa una parte è buona norma farla fuoriuscire dalla cute con un ago sterile, come se fosse un corpo estraneo (la classica spina che i rovi ci lasciano spesso in regalo).
Quando ci si  reca in aree a rischio occorrerebbe  vestirsi con abiti chiari, che rendono più facile l’individuazione delle zecche,  e coprire le estremità inferiori risvoltando le calze o meglio indossando stivali, e indossare  sempre pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello. Le zecche tendono a restare in attesa di un ospite, che, come avevamo già detto in passato, individuano per l’anidride carbonica che produce e per le vibrazioni del passaggio su steli d’erba o sugli  arbusti.
Per cui, per quanto possibile, occorre evitare di strusciarsi con l’erba alta o la parte bassa degli arbusti nelle zone dove sappiamo esservi zecche. Soprattutto alla fine dell’uscita occorre effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle e dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia e sui fianchi. E’ buona norma spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni ed è tassativo trattare i cani con permetrine sintetiche almeno durante la stagione in cui li portiamo sul campo. 
Nell’eventualità che comunque siamo stati punti da una zecca e le operazioni di rimozione siano procedute senza problemi, occorre comunque non dimenticarsi della cosa, ma seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni che possono far pensare a sintomi di infezione. In particolare occorrerà osservare la comparsa di  un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi. In questi casi  è importante rivolgersi al proprio medico curante segnalando i sintomi che si accusano, ma, soprattutto, che qualche giorno prima era stata rinvenuta una zecca infissa. Infatti in genere non si ricorre alla somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione, perché generalmente non è necessaria e può anzi mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi.

Come andrebbe prelevata una zecca con le pinzette. Bisogna prenderla per la parte anteriore senza schiacciare il corpo per evitare che rigurgiti. Sembra facile a dirsi, ma spesso non è così semplice riuscire a farlo, soprattutto senza pinzette con punta molto sottile.

 
Non è ovviamente la sede per trattare in dettaglio le varie malattie che possono venire trasmesse all’uomo dalle zecche  anche se sicuramente le rickettsiosi, la borreliosi (o malattia di Lyme) e la meningoencefalite da zecche sono malattie che comunque una persona che frequenta i boschi dovrebbe conoscere. Per informazioni più dettagliate  vi invito a visitare il sito www.antropozoonosi.it che, sebbene non aggiornatissimo fornisce utili indicazioni.
Brevemente basti sapere che la borreliosi, che è segnalata in tutta Italia, si manifesta con un arrossamento che può essere a livello di coscia, inguine o ascella, anche se spesso ha altre localizzazioni, ma è caratterizzato  da bordi rosso vivo e una parte centrale più pallida.  
Diciamo che la comparsa di questo eritema, che mediamente compare dopo una settimana dal morso di zecca, è spesso un segno che non sfugge a chi ne è colpito e che, se riportato al medico, permette di giungere ad una diagnosi precoce dell’infezione. 
Diverso discorso invece per la meningoencefalite, presente per ora nel nord est del paese, che non ha segni particolari e in un terzo delle persone infettate porta dopo una settimana dieci giorni dall’infezione a sintomi similinfluenzali che durano per 2-4 giorni per poi scomparire. Proprio questo esordio con febbre, mal di testa, spossatezza che però scompare dopo pochi giorni, potrebbe indurre la persona colpita a trascurare i sintomi. Invece dopo 8-10 giorni da questa apparente guarigione iniziano i sintomi nervosi dovuti alla meningoenecefalite.
Occorre quindi ricordarsi sempre di andare dal medico se nelle settimane seguenti (fino ad un mese) al rinvenimento di  una zecca infissa compaiono sintomi strani con febbre, arrossamenti etc.
Va ricordato che per la meningoencefalite da zecche esiste dal 2000 (ed è commercializzato in Italia dal 2006) un vaccino prodotto in Austria  che con tre somministrazioni è in grado di proteggere dalla malattia per tre anni. Diverso invece il discorso per il vaccino contro la borreliosi che è commercializzato negli USA, ma con ceppi del nord America che sono diversi da quelli europei, e che quindi non si rivela più di tanto efficace. Tant’è che non è commercializzato in Europa e se ne sconsiglia l’uso a meno di viaggi in nord America.
Ovviamente il rischio di contrarre una malattia dalle zecche non è così elevato, ma è comunque un rischio che non bisogna sottovalutare perché i cacciatori sono, essendo frequentatori dei boschi, tra le persone maggiormente a rischio. Ho notato che, sebbene molti corsi per cacciatori comprendano anche nozione mediche di base, spesso le zecche, e le malattie da esse trasmesse, non sono trattate. 
Spero che queste poche righe abbiano in parte colmato questa lacuna.
 

Come si può notare l’infezione da Borrelliosi è segnalata in tutta Italia come mostrano i risultati delle indagini sierologiche riportati su questa mappa. Le elevate prevalenze che si riscontrano nelle persone a rischio (coloro che lavorano o frequentano ambienti di bosco, ovviamente non vuol dire che tutte le persone con anticorpi si sono ammalate, ma solo che sono venute a contatto con il batterio e hanno prodotto anticorpi.  Questo dato dovrebbe ulteriormente rassicurarci perché mostra come mentre molti vengono infettati, alla fine pochi, i casi umani in Italia sono di circa un centinaio all’anno, sono coloro che si ammalano (da www.antropozoosi.it )  

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