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Etica Venatoria e...trattamento della spoglia

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Un argomento che merita attenta considerazione e una seria riflessione, non solo da parte dei cacciatori di ungulati, ma di tutti i cacciatori, riguarda il trattamento della spoglia degli animali abbattuti, anche perché a riguardo, nel caso la si debba cedere a terzi, vi sono norme europee di controllo molto severe e precise.

Non se ne parla mai abbastanza, e su questo argomento non bisogna in nessun caso essere approssimativi.

Roberto Gatti, un grande amico cacciatore che ci ha lasciato prematuramente, medico, che ha onorato molti della sua amicizia, arricchiti di conoscenze e fatti “crescere” con i suoi consigli, ha dedicato un libro a questi temi dal titolo “Dopo il tiro”. In questo libro si affrontano tutte quelle problematiche a cui deve prestare attenzione ogni cacciatore, e ancor più l’accompagnatore,  con riflessioni precise e puntuali che riguardano il comportamento del cacciatore nei confronti della spoglia dell’animale abbattuto. Tra queste “attenzioni” voglio sottolineare quella riguardante il “trattamento della spoglia” di un ungulato.

Dopo il tiro, raggiunto l’animale abbattuto e accertata la correttezza dell’abbattimento del capo assegnato, una volta assolti gli obblighi burocratici dell’applicazione al tendine della faccetta e della registrazione sul tesserino regionale e sulla scheda personale, l’attenzione va rivolta alla spoglia dell’animale.

Deve essere effettuata una eviscerazione completa, con l’osservazione degli organi asportati per un esame visivo immediato, al fine di escludere che siano presenti e osservabili anomalie di vario tipo, come cisti, bolle, macchie strane, parassiti interni o ammassi tumorali. È doveroso quindi conoscere le principali manifestazioni di malattie, parassitosi o altro, per conoscere i principali segnali immediatamente identificabili della presenza delle varie patologie che possono interessare gli ungulati. Nel caso si individuino questi segnali, o anche solo se ne abbia il sospetto, gli organi interessati vanno prelevati, riposti in appositi sacchetti a tenuta e portati integri al Centro di verifica/controllo per l’invio all’Istituto Zooprofilattico di pertinenza o all’ASL per gli esami del caso.

Se tutto risulta in ordine, si controlla l’effetto dello sparo sulla spoglia, controllando il foro d’entrata e di uscita della pallottola, e i danni riscontrabili sugli organi interni e sulle carni.

Se il colpo non ha interessato stomaco e intestino, la carcassa presenterà abbondante sanguinamento interno, e le viscere potranno essere asportate completamente senza problemi. Preleveremo subito un campione di sangue pulito da consegnare al Centro di verifica/controllo assieme alla spoglia, e procederemo ad una prima pulizia del sangue versatosi nelle cavità interne.

E’ buona norma incidere le arterie femorali per facilitare il massimo deflusso del sangue, poi si deve lasciar raffreddare la spoglia.

Per tali operazioni dovremo avere a disposizione un coltello affilato, dei guanti di lattice monouso (da non buttare e lasciare in giro!), dei sacchetti tipo “freezer” per alimenti nei quali riporre gli organi che intendiamo consumare: fegato, reni e cuore. Ci saremo portati anche uno straccio di cotone o della carta da cucina, per la pulizia interna della carcassa, in modo di assorbire tutto il sangue disperso fino ad ottenere una pulizia completa e accurata della carcassa.

Avremo cura poi di riporre i guanti usati e gli stracci insanguinati in un altro sacchetto, per l’eliminazione a casa e il lavaggio per un successivo utilizzo.

Potendo, per facilitare lo scolo del sangue prima della pulizia finale, appenderemo la spoglia per il capo ad un albero, oppure la adageremo in posizione ventrale, possibilmente in un punto rialzato, avendo cura che non si sporchi di erba, foglie o terra.

Se abbiamo avuto la sfortuna di colpire l’animale un po’ “indietro”, e il nostro colpo ha interessato lo stomaco e/o l’intestino, il lavoro di pulizia della spoglia sarà piuttosto impegnativo, e richiederà attenzione e cura meticolosa. Non tutti i cacciatori sono disposti a farlo, e questa è una lacuna che andrebbe colmata con un approccio formativo, ma a qualcuno veramente può dare qualche fastidio: non se ne può esimere invece l’accompagnatore, il quale, nel suo percorso di formazione, dovrebbe aver acquisito anche questa disponibilità e preparazione. Un bravo accompagnatore deve saper intervenire in ogni caso su tutti questi aspetti igienico sanitari, a garanzia di un corretto trattamento della spoglia, e di un utilizzo sicuro delle carni. Sarà lui, in questi casi, ad intervenire.

L’animale deve essere eviscerato al più presto.

Oltre a coltello, sacchetti e stracci, dovremo aver a disposizione anche dell’acqua, che in ogni caso dovremmo aver sempre con noi, per un lavaggio finale accurato di ogni traccia di residuo stomacale o intestinale. Si tratta di un lavoro minuzioso: si deve fare particolarmente attenzione ai fori di uscita del colpo, che ha sicuramente causato il trascinamento dei residui di cibo non ancora digerito tra le fasce muscolari dei tessuti toracici, spesso invasi da queste sostanze, che andranno rimossi completamente.

Chi ha praticato eviscerazioni in queste situazioni sa bene come comportarsi: i bordi del foro di uscita vanno tagliati fino a pulizia completa; vanno indagate le condizioni delle fasce muscolari toraciche e ascellari lungo la direzione di attraversamento del proiettile, ricettacolo di residui stomacali spesso diffusi. Intervento che richiede qualche tempo, molta attenzione e cura. Non ci si risparmi nell’asportare tessuti in cattivo stato e contaminati.

Dopo un accurato lavaggio finale, e una altrettanto accurata asciugatura con lo straccio, anche se  l’aspetto della spoglia non risulterà gradevole alla vista, conseguenza del lavoro di asportazione della parti contaminate, causa e colpa da attribuire all’esito del colpo, potremo finalmente lasciar raffreddare la spoglia.

Questo è l’aspetto che potremmo definire di tipo igienico – sanitario, imprescindibile, che ci permetterà di portare il nostro capo al Centro di verifica/controllo nelle migliori condizioni igieniche, e poi alla macellazione per  consumarlo senza problemi o cederlo a terzi.

Voglio a questo punto mettere in risalto l’aspetto etico - comportamentale, che non è così scontato come si potrebbe immaginare, ma che deve, in molti casi, essere acquisito, con un rituale di comportamento che richiede una “educazione” e un “apprendimento”.

È indispensabile aver maturato un atteggiamento mentale positivo e corretto carico di quei valori, che spesso a voce professiamo, di “rispetto” nei confronti della fauna che preleviamo, e di maturità, che dovremmo tutti testimoniare col comportamento.

Dovremo saper fare ogni operazione di pulizia senza mai toccare con i piedi la spoglia, che costituirebbe  un riprovevole gesto di disprezzo nei confronti di questo grande dono ricevuto dalla natura.

Prima di procedere alla pulizia della spoglia, le metteremo in bocca un rametto, simbolo rituale dell’ultimo pasto e di rispetto, e l’accompagnatore si complimenterà con il cacciatore che ha abbattuto il capo con una vigorosa stretta di mano, offrendo anche a lui un rametto bagnato del sangue della ferita del capo abbattuto.

Al termine di tutte queste operazioni, una volta che la spoglia si è sufficientemente raffreddata, ce la metteremo a spalla o nello zaino dopo averla riposta  dentro l’apposito sacco per il trasporto all’auto.

Questo altro accessorio importante, il sacco, dovrebbe avere caratteristiche idonee a contenere completamente l’animale, con un cordicella di chiusura, e caratteristiche di lavabilità e riutilizzo. Mai riporlo nel sacco se il capo non è sufficientemente raffreddato!

Di sacchi idonei ce ne sono in commercio di vario tipo e prezzo. Indecente è in ogni caso da considerare l’utilizzo di “sacchi neri” della spazzatura; non è solo questione di opportunità, ma anche di rispetto.  Sarebbe come servire la cena ad un amico nella ciotola del cane, e poi, di fronte alle rimostranze dell’ospite, rispondergli: “Ma guarda che è pulita”!

Oltre che rozzo, tale comportamento indica una mancata acquisizione di quella forma di rispetto nei confronti della fauna che ogni cacciatore di oggi, come lo era per i cacciatori veri d’altri tempi, dovrebbe aver maturato e testimoniare. Ancor di più l’accompagnatore, che in quel momento partecipa al completamento di un’azione di caccia che si dovrebbe concludere con un gesto di assoluto rispetto nei confronti della preda.

Questi sono valori morali ed etici che non si possono in alcun modo trascurare!

Ogni accompagnatore, oltre che l’assistenza tecnica, dovrebbe anche saper garantire, e quando serve insegnare, l’etica comportamentale corretta e rispettosa.

L’attività venatoria, che ci avvicina e ci immerge nelle bellezza, nella grandezza e nel mistero della natura, si conclude sempre con un atto cruento, quasi tragico; ed è questo aspetto etico - comportamentale interiore che ci aiuta a superare questa incongruenza, e ci permette di dare senso a questa misteriosa passione le cui radici sono da collocare oltre i tempi della storia, intrecciate con la mitologia e i rituali antichi delle sepolture, incomprensibile ai più. Il rituale di approccio e di trattamento della spoglia va appreso  e vissuto sempre con grande rispetto, nei gesti così come nell’atteggiamento interiore.

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