Lunedì, 06 Novembre 2017 00:00

Il museo della caccia di Vadaszti Szechenyi a Zsigmond in Ungheria

Scritto da  Marco Benecchi
Quando si parla di grandi cacce e di grandi cacciatori, il pensiero va subito a certi safaristi famosi, perlopiù statunitensi, che troviamo spesso presenti nel Record Book, il libro dei trofei da Record del Safari Club International.
Ben pochi sanno che nel famoso libro spiccano anche molti cacciatori europei come: italiani, tedeschi, austriaci ed anche diversi ungheresi, che con la loro bravura e la loro tenacia hanno conquistato trofei importanti in tutti gli angoli del globo.
Tra di loro eccelle un nome: Hidvégi Béla. Chi è Hidvégi Béla? Il signor Bèla, classe 1936, è un nobiluomo magiaro  che ha dedicato alla caccia tutta la vita impegnandosi fino all’estremo, sia fisicamente sia economicamente, per appagare la sua travolgente passione. Poi, al crepuscolo della sua avventurosa esistenza, insieme ad un piccolo gruppo di suoi pari, ha deciso di donare la sua favolosa collezione di trofei allo Stato per dare la possibilità a tutti di poterla ammirare.
E’ così che è nato lo splendido museo naturalistico della caccia che si trova nella bella cittadina di Zsigmond in Ungheria. Hidvégi Béla è  stato uno tra i pochissimi cacciatori al mondo ad avere raccolto quasi trecento esemplari cacciabili nei cinque continenti e di averli fatti naturalizzare “Full Mount”, praticamente interi.Sì, avete capito bene, ogni selvatico è stato preparato a grandezza naturale, dal piccolo volatile al grande elefante africano e sapientemente esposto in diorami a tema raffiguranti i territori dove vivevano in libertà.
Hidvégi Béla & Soci, con uno sforzo titanico, sia fisico sia economico, insieme ad un abilissima équipe di tassidermisti, sono riusciti a creare un’imponente raccolta faunistica e per poterla esporre è stato necessario costruire di sana pianta un vero e proprio museo di molti metri quadrati. Questo elegantissimo e moderno complesso è il museo della Caccia Vadaszti  Szechenyi facilmente raggiungibile in macchina perchè si trova a pochi chilometri dalla sponda sud - est del Lago di Balaton.
Già varcando il cancello d’ingresso dell’ampio giardino che circonda l’imponente struttura si capisce immediatamente che l’atmosfera è carica di tradizione e di buon gusto. Posizionate in punti strategici spiccano delle sculture in bronzo a grandezza naturale di una coppia di imponenti stambecchi alpini che combattono tra loro, quella di un grande Astor Markhor “il mangiatore di serpenti” e di altri selvatici.
Tutto è  curato nei minimi particolari, non si vede una foglia fuori posto. Ci si rilassa soltanto a guardarsi intorno. Dopo aver pagato un modesto biglietto d’ingresso, è possibile accedere al museo. Gli animali imbalsamati sono esposti in base al paese di origine, in diversi padiglioni climatizzati e arredati con estremo gusto, abbinando il calore del parquet e delle pareti ad un sofisticato impianto di illuminazione.
Altoparlanti nascosti diffondono una piacevole musica tradizionale magiara. Ogni selvatico, o gruppi della stessa specie, sono circondati da Diorami  che riproducono fedelmente l’Habitat in cui essi vivono: dalle distese innevate regno del grande orso bianco, alle sabbie infuocate del Sahara, del Kalahary e dei deserti americani, alle impenetrabili giungle africane, indiane e della foresta Amazzonica.
Davanti ad uno spettacolo così affascinante ci si deve riscuotere e si devono accantonare le emozioni, altrimenti non si riesce a proseguire  la visita.
Le sale sono talmente vaste che se non si segue un metodo non si riesce a visitarle come si dovrebbe. Hidvégi Béla, come molti altri grandi cacciatori, è stato un accanito appassionato di Record, di Trofei da medaglia e di riconoscimenti importanti.
All’interno del museo sono raccolti tutti i premi che ha ricevuto nella sua lunghissima carriera di safarista. Ha conseguito il Carlo Caldesi Award, i premi per tutti gli Slam delle più prestigiose pecore catturate a tutte le latitudini. Un ampio spazio è stato dato anche alla cultura mitteleuropea, alle antiche tradizioni ungheresi e al gusto, molto particolare, che hanno nell’Europa dell’Este per l’oggettistica venatoria. Praticamente impossibile catalogare e descrivere tutti i manufatti esposti all’interno del museo.
Hidvégi Béla ed i suoi soci sono riusciti a mettere insieme una quantità impressionante di oggetti inerenti la caccia, oltre che per la loro personale passione, anche per lasciare in futuro una testimonianza scientifica per i giovani e per chiunque desiderasse conoscere e vedere dal “vivo” molte specie animali anche rare e sconosciute e come sono state cacciate. Sempre con permessi particolari e rispettando l’etica venatoria, Hidvégi Béla ha abbattuto la selvaggina più rara ed ambita, compresa una imponente collezione di tigri!
Come possiamo ben immaginare, nei padiglioni sono ospitati anche oggetti personali appartenuti al facoltoso gruppo di cacciatori ed anche molti accessori ed armi antiche di notevole valore. A vederli c’è da rimanere veramente a bocca aperta. In molti casi la loro bellezza è quella caratteristica delle vere e proprie opere d’arte.
Tutte le sale sono fuori dal comune, dove ti giri vedi pelli di zebre, zanne di elefanti e di altri selvatici, poi premi e riconoscimenti di ogni genere.
Ed ancora coltelli, monili, reperti, sculture o corni e pale intagliati a raffigurare scene di caccia. Ogni Safari fatto da questi nobili cacciatori ungheresi sarà stato sicuramente un’avventura unica e irripetibile ed a volte credo anche estremamente pericolosa. Nel museo ci sono testimonianze  dirette dei luoghi che sono stati visitati e dei popoli che hanno incontrato.
Le pareti sono tappezzate da molti quadri raffiguranti scene di caccia e paesaggi. Visitando con calma ad attenzione gli ampi padiglioni, si provano emozioni contrastanti, perché sembra impossibile che un pugno di cacciatori, da soli, possano aver conseguito cosi tanti trofei importanti ed estremamente rari. Dobbiamo riconoscere che soltanto uomini eccezionali, anche se dotati di imponenti risorse, sarebbero stati capaci d’imprese simili. Il paese che maggiormente mi ha colpito è stato l’Asia, la culla delle pecore e capre selvatiche più belle e rare.
Il nostro amico Laszlo mi ha raccontato di aver conosciuto Hidvégi Béla di persona, e che ora  si dedica soltanto alla caccia dei caprioli di pianura. Visitare il museo Vadaszti  Szechenyi a Zsigmond è stato davvero molto piacevole e semmai dovreste passare da quelle parti consiglio  vivamente di visitarlo, a tutti gli appassionati di caccia, ma anche ai semplici amanti della natura.
Quando sono uscito da quelle magiche sale l’ho fatto  a malincuore perché, oltre agli innumerevoli trofei e all’infinità di begli oggetti visti, mi sarebbe mancata anche la profonda tradizione venatoria che quel posto trasudava.
 
 
                                                       
 
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