Domenica, 02 Settembre 2018 00:00

CACCIA DI SELEZIONE: L’ ARMA SECONDO MARCO BENECCHI I° PARTE

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Fino a pochi decenni fa, la caccia a palla in Italia era praticata esclusivamente sulla fascia alpina, da una ristretta cerchia di cacciatori che si tramandavano quest’ arte venatoria da molte generazioni. Solo nel Centro Italia, pochissimi appassionati cominciavano ad apprezzare l’uso della carabina nella caccia al cinghiale, ma si trattava comunque di un esiguo numero di cacciatori spesso criticati se non addirittura malvisti. In Maremma e sull’ Appennino Tosco Emiliano, in qualche esclusiva Riserva privata, si cacciavano anche daini e mufloni, più per occasioni mondane che in battute di caccia vere e proprie. Oggi, la proliferazione di ungulati come il capriolo, il cervo e il cinghiale ha fatto sì che, in certe zone, dove questi animali sono sempre stati presenti, ma mai regolarmente cacciati; si è reso necessario contenerne la popolazione con interventi mirati mediante la Caccia di Selezione, giustamente praticata da cacciatori abilitati, che hanno seguito dei corsi di specializzazione e superato degli esami, sia pratici che teorici.DSC 0024 minDapprima con diffidenza e poi con un timido entusiasmo, molti cacciatori di selvaggina minuta si sono ritrovati ad intraprendere l’avventura della caccia a palla alla “Grossa selvaggina”. Ben pochi dei suddetti avevano in rastrelliera una carabina e ancora meno avevano le nozioni Tecnico-balistiche necessarie per acquistarne una. Una volta, tanti anni fa, mi recai a visitare l’allora grande armeria Ravizza di Milano. Mi trovavo da quelle parti per lavoro, così sfruttai un sabato mattina per fare qualche piccolo acquisto nel prestigioso negozio. Chi ancora ricorda come era “Ravizza “a quei tempi, saprà di certo come i commessi gestivano le vendite. Mentre spulciavo la lista dei componenti di ricarica che dovevo comperare entrò un distinto signore che andò subito spedito al reparto “Canna rigata” chiedendo: “Vorrei acquistare una carabina” ed il commesso, competente, gli disse: “Cosa deve cacciarci?” Non gli chiese di che marca la volesse e sopra tutto in che calibro, quello glielo avrebbe consigliato lui insieme alle munizioni che avrebbe ritenuto più idonee per quel tipo di caccia, ed all’ottica che ci avrebbe montato, in base alla sua lunga e collaudata esperienza. Provate a fare lo stesso oggi, in un modesto negozio di Caccia e Pesca, dove il proprietario fino all’altro ieri sapeva consigliarti quali cartucce tirare con la “Tramontana” oppure quelle da usare con il vento di scirocco, mentre incartava una scatoletta di esche vive.

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Purtroppo, i tempi sono cambiati, i commercianti lavorano esclusivamente “su catalogo”, non investono più centinaia di milioni per riempire le vetrine e in giacenze di magazzino. Puoi ritenerti fortunato se, entrando in un’armeria, nelle rastrelliere trovi quattro o cinque carabine. A volte sono sufficienti per poter soppesare e scegliere quella che risponde meglio alle tue esigenze e perché no quella che più ti ha colpito esteticamente. Nella maggioranza dei casi, la tua bella carabina devi ordinarla. Così come l’ottica, gli attacchi e le munizioni che intenderai utilizzare. Che caratteristiche dovrebbe avere quest’arma? Per praticare la caccia di Selezione, secondo il mio parere la scelta dell’arma si limita a due soli modelli: il monocanna rigato, Kipplauf, e la carabina ad otturatore scorrevole girevole comunemente detta Bolt action. Parecchi cacciatori utilizzano anche qualche combinato, ancora ammissibile e qualche semiautomatica dotata di ottica a forte ingrandimento, meno tollerabile sia da un punto di vista pratico sia etico. Il Kipplauf è un’arma bella e funzionale, leggera e maneggevole, spesso è dotata di buona precisione e di innovazioni tecniche degne di nota come ad esempio la possibilità di trasportare l’arma carica con il colpo in canna ed il cane disarmato, in completa sicurezza, pronta allo sparo con un semplice movimento di un cursore. Contiuna....

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