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Febbre Primaverile 3 parte

Febbre Primaverile 3 parte

 Di Marco Benecchi

 Non aveva avuto fortuna ma era contento ugualmente. Mi confidò che l’indomani avrebbe dormito fino a tardi e poi si sarebbe dedicato alla pesca (il permesso lo rilasciava il proprietario stesso dell’albergo). Quando invece arrivò Pietro sembrò che fosse stato ad un funerale. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così giù di morale. Quello stato d’animo non era da lui, sempre scherzoso e con un perenne sorriso sulle labbra. Nel piazzale antistante l’albergo aveva visto il mio capriolo e così: “Ma che ce l’hai legati?“ La mia sonora risata trascinò anche lui, così tornò a prendersela con filosofia. Durante l’ottima cena chiesi all’amico di quanti “liquidi” disponeva, per potermi regolare sull’indomani, e lui rispose che quelli non mancavano, ma che erano i caprioli quelli che scarseggiavano. Il giorno dopo di buon’ora trovammo Jones ed Ivan (l’accompagnatore di Pietro) che parlano animatamente vicini ai fuoristrada. Quando ci videro, Jones sempre con il solito misto di tedesco, italiano ed inglese ci disse, che dietro suo consiglio, quel mattino Ivan avrebbe portato Pietro in una nuova zona ricca di caprioli. Ci salutammo con rinnovato entusiasmo ed ognuno seguì il proprio accompagnatore. Non c’è che dire, specialmente a caccia la fortuna è spesso determinante; alle cinque e un quarto avevo già abbattuto un bel Gabler in regresso. Dalla mole assomigliava più ad un capriolo toscano che sloveno, notoriamente più piccolo. Era proprio il trofeo che cercavo. Mentre rientravamo, io, mio padre e Jones non parlammo altro che di Pietro. Lo sloveno era ottimista, se anche quel mattino “il mio fratello di macchia” non avesse preso niente, la nostra spedizione sarebbe stata seriamente compromessa. Quando salii in camera lasciai sul nostro tavolo al ristorante il mio “Muts“ stile SS, con sopra l’ennesimo rametto d’abete e quando riscesi per fare colazione ci trovai vicino il Filson di Pietro con la stessa decorazione. Davanti al Gamsu, trovai Pietro raggiante, era l’eroe del giorno. In poco appena due ore di caccia aveva finalmente abbattuto tre caprioli. Uno era veramente molto bello mentre gli altri due abbastanza modesti.

Immagine 3

Lo Spitzer aveva ancora del velluto sul trofeo. Sicuramente ero più felice io di lui. Eravamo legati da una profonda amicizia e vederlo così felice mi riempì gioia. Insieme al capriolo che avevo preso la sera prima e quello del mattino fotografammo un bel Tableau di cinque capi, dei quali nessun trofeo assomigliava all’altro. Mio padre, in disparte, sornione sussurrò: “Hai capito cosa è successo?“, “Ho capito tutto!”, gli risposi. Ambedue sapevamo che se non fosse intervenuto Jones, non credo che Pietro avrebbe portato a casa un trofeo! Quello che si erano detti i Guardia al mattino rimarrà per sempre un segreto. Eravamo troppo su di giri per tornare a dormire, così sfruttammo il resto della mattinata per acquistare qualche souvenir a Kamnik. Alle diciotto ripartimmo per la caccia. Da lì a poco venni gratificato con la più grande stima che un Guardiacaccia Centroeuropeo può darti. Saliamo a quota 1600 fino al bordo di una stupenda radura rettangolare di cento metri per centocinquanta. Era dominata dalla solita Ceka, dalla quale controllavamo una salina, una mangiatoia per il fieno ed un distributore automatico di granaglie. Jones ci spiegò che quel posto era visitato da molti animali come mufloni, cervi, caprioli, cinghiali ed anche da qualche orso. Lui stesso, lo scorso anno, dalla nostra postazione aveva abbattuto un cinghiale “Gold Medal”. Prima di salire sull’altana lo sloveno mi fece capire che ci avrebbe lasciati soli, tanto sapevamo cosa dovevamo fare. Quelle parole mi riempirono talmente d’orgoglio, che per me la caccia poteva ritenersi già conclusa con successo. L’indomani saremmo tornati a casa ed io volevo godermi quelle ultime ore in santa pace e completamente rilassato. Presi qualche distanza con il telemetro Leica 1200, così, tanto per abitudine, il binocolo era sulla panca alla mia destra e la Remington carica e con i coprilenti Buttler Creek chiusi. Mentre stavo guardando distrattamente le montagne che si intravedevano in lontananza, regno di stambecchi e camosci mio padre sussurrò : “Guarda un po’ se quel capriolo che lecca il sale è un maschio o una femmina“. Riscosso dello mio stato di trance, presi il binocolo e riconobbi in quel folletto color carota un discreto sei punte. “ Vecchio saggio, che si fa?“ dissi rivolgendomi al tenace genitore “ Siamo qui per cacciare o per prendere il sole?”. Mi rispose “Per cacciare “replicai mentre impugnavo la 243. Quando Jones venne a prenderci ci trovò impegnati a pulire il capriolo. Mi chiese come volevo i trofei, se con il solito taglio a tre quarti di occhio oppure intero, poi, stringendomi la mano in un ultimo “ Lowskiblagor” mi disse abbastanza chiaramente: “Sei un buon cacciatore, spero di rivederti anche il prossimo anno“, “Dio permettendo, ci sarò“, gli risposi, con la speranza che mi avesse capito.

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