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Gli ultimi giorni

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Gennaio è un gran bel mese, mi piace veramente, freddo al punto giusto, ma in grado di regalare delle splendide giornate di sole. La caccia alla selvaggina stanziale, se si escludono gli ungulati è terminata. Resta solo la selvaggina migratoria a poterci regalare ancora qualche soddisfazione. Dire la selvaggina migratoria è abbastanza riduttivo, ancora c'è da divertirsi per tutti i gusti. Se la vostra regione si è organizzata per opporre dati alternativi a quelli “discutibili” dell'Ispra, potrete inseguire le ultime regine dell'anno. Non chiediamo tanto, il 31 sarebbe più che sufficiente, purtroppo invece, se va bene, chiude il 20 gennaio, e ci sono regioni in cui anche questa data è una chimera. Certo per cacciare la regina svernante ci vuole etica e metodo. Le giornate di gelo provocano concentrazioni in cui il bravo cacciatore può far divertire molto il proprio ausiliare e solo rispettando i limiti di carniere, possiamo cacciare in tranquillità senza rischiare di danneggiare la specie. I posti migliori dove insidiare le regine, in questa stagione, sono quelli riparati dal gelo, i piccoli corsi d'acqua ingombri di vegetazione ad esempio, che garantiscono protezione e pastura. I boschi costieri, ricchi di sottobosco; insomma tutti quei luoghi riparati o a clima mite che concedano riparo dai predatori e possibilità di alimentarsi anche col terreno gelato. Certo è dura, le beccacce “gennaine” sono in genere tutt'altro che facili, ma la regina resta uno dei pochi terreni calcabili dagli amanti della caccia col cane da penna. Non l'unico però. Le zone palustri, ospitano altre due categorie di animali che ben si prestano a questa forma di attività venatoria: il beccaccino e i rallidi. Il primo non ha certo bisogno di presentazioni, la saetta alata è croce e delizia di ogni cinofilo, scaltro e veloce, impegna il cane, che deve essere abilissimo nello scovarlo e il cacciatore che, molto spesso, confuso dai suoi zig-zag mette la fucilata fuori anziché dentro. I prati allagati e le marcite sono il suo ambiente naturale e in questi luoghi viene insidiato cacciando col cane oppure a rastrello. Poi vengono i rallidi, selvaggina minore e sicuramente di scarso pregio, ma che offre grandi occasioni di divertimento a quei temerari che provano a ricercarli tra boschi e prati allagati. Parliamo di folaghe, gallinelle e porciglioni, quelli che i padulini chiamano “uccelli neri”. Molto elusivi, si nascondono nel fitto dei canneti e solo un gran lavoro del vostro ausiliare può convincerli a abbandonare la sicurezza del riparo e a arrivarvi a tiro di fucile.
E chi non caccia col cane come può occupare il suo tempo? Il passo ormai è finito, i capanni tranne che in zone baciate dalla presenza di sasselli e cesene, sono chiusi fino ad ottobre e in molti luoghi la caccia vagante, in questo periodo, è fortemente limitata, rimanendo consentita solo in aree boscate e palustri. Questo per cercare di salvare lepri e fagiani e contenere lo stress, che la confusione creata dal nostro spostarci danneggi animali, cacciabili e non, già provati dalla rigidezza del clima. E allora non resta che appostarci, nel modo migliore e più accurato possibile. Già, ma dove? Come individuiamo i siti in cui colombacci, tordi e sasselli potranno essere insidiati durante l'inverno? Il leitmotiv è sempre lo stesso: casa e supermercato. Se riusciamo a scoprire dove dormono, cosa mangiano e dove i nostri amici animali potremo attenderli quando partono da casa, sul luogo di pastura, nel transito tra questi due luoghi o al rientro nei luoghi di appollo. Dove dormono questi animali? Generalmente su alberi o arbusti sempreverdi, nelle leccete, nelle pinete, nelle abetaie e nelle macchie d'alloro, insomma in tutte quelle piante, vicine ai luoghi di pastura, che garantiscano riparo da pioggia e vento e protezione dai predatori notturni. E cosa mangiano? Molte cose. Quest'anno il proliferare della mosca olearia ha fatto sì che molti piccoli proprietari e molte aziende non abbiano portato a termine o addirittura annullato la raccolta delle olive. Se questa è stata una tragedia per la nostra economia, altrettanto non si può dire in ottica faunistica, infatti, molte di queste olive, rimaste a terra o sulle piante, hanno fornito un importantissimo apporto nutritivo per questi animali.

I colombacci, inoltre possono contare su un nuovo alleato: negli ultimi anni si è diffusa la coltivazione di varietà di mais a maturazione sempre più tardiva, questo insieme al clima pazzo di quest'anno, ha portato a battiture molto ritardate, con macchine operatrici in campo fino a dopo natale. I campi di mais battuto, come quelli di tutti i cereali sono molto importanti per questi animali, per questo è veramente deprecabile la pratica dell'interramento delle stoppie che spesso segue la battitura a stretto giro di posta. Ma c'è un frutto, tipicamente invernale che li attrae tutti: l'edera, questa pianta parassita è una vera manna per gli uccelli. La maturazione dei frutti, avviene in genere in dicembre gennaio, a seconda del clima e delle latitudini. Si tratta di un periodo che non offre moltissimo dal punto di vista alimentare e questo alimento, che essendo arboreo, è disponibile anche in caso di copertura nevosa è veramente importante.

Ma come possiamo sfruttare quest'abbondanza venatoria per i nostri scopi? Semplice, un'attenta osservazione, permette di individuare i luoghi di pastura degli uccelli e noi potremo appostarci nelle vicinanze, lungo la linea di transito per cercare di intercettarli. Disturbarli direttamente sulla pastura è sempre un rischio, potremmo indurli a spostarsi perdendoli di vista per prima cosa. Inoltre, impedire l'accesso al cibo a degli animali affamati non è affatto etico.
Una volta individuato il posto è d'obbligo scegliere il posto migliore per fabbricarci un appostamento temporaneo. L'appostamento, almeno secondo me, è strettamente legato ai richiami vivi, anche se i divieti di praticare la caccia vagante lo rendono obbligatorio per anche per il rientro ai tordi. Se scegliamo di insidiare i tordi e insieme a loro i loro cugini sasselli, io consiglio vivamente di usare zirli e strisci. In questa stagione, anche ad averceli, i cantori, su uccelli ormai impaesati sono francamente superflui se non dannosi. Fondamentale è trovare un posto aperto, che consenta lo sparo al volo ma che abbia a portata di tiro una pianta alta e spoglia, che consenta la buttata agli uccelli di passata che dovessero essere attratti dai richiami. Il mimetismo in questa caccia è ovviamente necessario, ma ho sempre trovato più importante essere coperto nella direzione di arrivo dei selvatici mantenendo una buona agilità di tiro che sacrificare la comodità in nome del mimetismo. Discorso diverso se entrano in ballo i colombacci, lo sappiamo, gli uccelli grigi hanno vista d'aquila ed è fondamentale essere nascosti in modo perfetto, specie se cacciamo al campo o se cerchiamo di attirarli con le aste. Caccia in cui i perfezionisti cercano addirittura il virtuosismo di farli posare.
Comunque suggerisco sempre di godersi questi ultimi giorni. I mesi che ci separano da settembre sono lunghi e anche se il vero cacciatore è impegnato tutto l'anno, non è la stessa cosa.

 

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