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I colombacci di Federico: la passione si tramanda

I colombacci di Federico: la passione si tramanda

Ci risiamo, l’apertura è vicina e tutti veniamo presi dall’entusiasmo per la nuova stagione venatoria. Quest’anno mi sono messo avanti, visto che l’anno scorso dopo tutto il disastro che abbiamo subito, ho dovuto abbandonare non pochi posti.


Di Massimiliano di Mercurio

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Per questo abbiamo anticipato i lavori in primavera costruendo nuovi appostamenti. I capanni a terra sono pronti, con i piccioni siamo a buon punto: i volantini, fatti volare in più posti, hanno preso dimestichezza con i diversi posatoi e adesso formano una buona batteria che vola correttamente, facendo buone evoluzioni. In alcune occasioni, hanno già visto i colombacci e potrebbero già andare, però bisognerà vederli in azione di caccia per fare una valutazione completa. Per i cimbelli è più facile, basta portarli e fargli conoscere il posto dove saranno poi posizionati. Per questo, occorre sfruttare i ritagli di tempo per portarli fuori, perché devono vedere per imparare. I volantini devono abituarsi ai cimbelli che spiccano sulle piante altrimenti si rischia di vederli posarsi vicino a loro. Un’accortezza necessaria è quella di evitare di dividere le coppie: mai usare il maschio come cimbello e la femmina come volantino o viceversa, perché si cercheranno e in caccia faranno confusione. Quest’anno ho una spalla in più, il mio ometto di 11 anni Federico mi segue ovunque con entusiasmo. Certo è presto per dire se diventerà un cacciatore; di sicuro ne sarei contento ma sarà lui a tracciare il suo percorso. Federico, da piccolo ci ha fatto vedere i sorci verdi, come si suol dire. Magro come un’alice, non mangiava quasi nulla, la nonna, con il piatto in mano, passava ore con la speranza di fargli assaggiare qualcosa, ma niente da fare: cocciuto come il suo papà rifiutava sempre. Adesso il fine settimana usciamo sempre per addestrare i piccioni e ci rechiamo nei vari capanni distribuiti ai piedi del Gran Sasso. La sera di venerdì, appena torna da scuola la prima domanda che mi fa è: domani usciamo? La prima a rispondere e la mamma: “prima i compiti’’ e lì cambia espressione iniziando la lagna. Lo invoglio dicendo che prima finisce di fare il suo dovere e più tempo avrà a disposizione. Così stimolato diventa Einstein e in un’oretta finisce tutto. La sera ci mettiamo d’accordo sull’orario andiamo presto, vista la stagione calda, ma per lui non è un problema, la notte lo sento svegliarsi più volte mentre controlla l’orario. Cerco di coinvolgerlo in tutto ma non voglio forzarlo, ne ho visto tanti dei miei amici portare i figli a caccia e poi, all’età dello sviluppo, cambiare direzione. Anche a caccia occorre dare delle regole come fanno a scuola. E’ servito molto, i suoi attrezzi sono sempre in ordine e anche il suo vestiario è riposto in maniera maniacale nel suo armadio. Quando ci rechiamo nei capanni prepara tutto, posiziona gli zimbelli e tutto il resto. Sembra diverso all’interno del bosco, un ometto d’altri tempi, quando ha finito i suoi giri gli faccio mettere i volantini sulla rastrelliera e lì si sente importante, soprattutto se c’è qualche ospite. Inizia a spiegare il funzionamento con tanta veemenza da sembrare una radio e tante volte devo dirgli di abbassare il volume. Vi avevo detto che una volta era inappetente: adesso è il contrario, è arrivata la fame, quella nera. Alle ore 5,30 colazione al bar con cornetto vuoto, finiti i lavoretti al capanno, verso le ore 7.00 posiziona la sua borsa termica, si siede e inizia la vera colazione , lo stretto necessario per arrivare a mezzogiorno. Mentre faccio i lavoretti di potatura gli lascio il comando dei volantini; sento che parla con i piccioni e mi viene da ridere, poi, però, penso che lo faccio anche io. I suoi occhioni, nascosti dietro gli occhiali si illuminano quando, per la prima volta, un piccione giovane si stacca dal posatoio. Subito lo contrassegna con una fascetta al piede e, come sempre afferma: l’ho fatto volare io, diventerà un campione’’. Nella nostra officina, dove sviluppo i miei progetti, si è ricavato uno spazio tutto suo. Mentre faccio qualche lavoretto lui si mette li e inizia a costruire: il tema è sempre quello, ribaltine o qualche altro strumento che riguardi la nostra passione. Crescere un figlio è molto difficile, il mondo è cambiato. Io ho vissuto in una realtà diversa, quella paesana, in una piccola frazione ai piedi del Gran Sasso. Lì andavano quasi tutti a caccia e noi ragazzi andavamo in giro con la fionda sempre pronti a cacciare qualche merla o qualche passero nascosto nei rovi. Poi si andava nelle zone di passo, dove i cacciatori appostati aspettavano lo spollo mattutino. Noi osservavamo da lontano dove cadevano i colombacci e anticipavamo i cacciatori raccogliendo le prede di nascosto.

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Era il nostro carniere, anche se furtivo, lo tenevamo come un tesoro, ricordo la mia prima fionda fatta da mio padre con legno di ulivo ed elestici, con, come quadrello, un tacchetto di cuoio di una vecchia scarpa. Era la mia prima arma e la tenevo riposta nel tiretto del mio comodino, avvolta in una stoffa, per non farla trovare alla mia mamma. La caccia al colombaccio, appresa da un grande maestro, mi ha regalato una passione infinita, insegnandomi delle regole fondamentali anche al di fuori di questo contesto: rispetto, fiducia in me stesso, e tanta umiltà, ciò che cerco ogni giorno di trasmettere a mio figlio. Per dare fiducia a Federico ho deciso di fare una voliera tutta per lui, sceglierà i migliori soggetti, accudendoli come noi genitori facciamo con lui e sicuramente con il crescere apprezzerà ciò che ha avuto da piccolo. Il mondo, come dicevo all’inizio, sta cambiando e purtroppo la cronaca ci racconta storie che nessuno mai avrebbe voluto sentire. Per questo, voglio insegnare a mio figlio come ci si deve comportare quando si caccia: lo spirito e il perché la si fa con i richiami. Col passare del tempo, la cultura e il vero spirito del colombacciaio sono andati a perdersi, complici di questo i media, i social e i truffaldini venditori di chiacchiere. Lo sparo a fermo, le curate mozzafiato, gli attacchi dei falchi, i branconi che seguono un volantino tutti questi ingredienti, uniti insieme, contribuiscono a formare le giornate di caccia da incorniciare. Lui questo dovrà capirlo, altrimenti sarò un perdente… cacciatori si nasce. In bocca al lupo a tutti i papà che tramandano la nostra passione per l’annata di caccia.

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