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Alessandro Bassignana

Alessandro Bassignana

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Piemonte: qualcosa finalmente si muove

1200px Regione Piemonte Stemma.svgApprovato il "Collegato alla Legge di Stabilità" con la quale Regione Piemonte comincia a mettere mano alla legge regionale, la n.5 del 19/06/18, voluta dall'assessore Giorgio Ferrero e dal presidente Chiamparino.
Ora inizierà l'iter legislativo, ma in breve il testo potrebbe diventare legge.
I cacciatori piemontesi, scesi in piazza l'8 giugno 2018, proprio alcuni giorni prima della promulgazione della legge, avevano chiesto alla nuova maggioranza di "cassare" quel provvedimento legislativo, che rendeva i piemontesi i cacciatori più penalizzati d'Italia e d'Europa, o quantomeno di modificarla profondamente.
Dopo mesi d'attesa qualcosa finalmente sta venendo alla luce, e se non tutte le richieste dei cacciatori subalpini sono state accolte (per ora!), qualche significativo passo in avanti è stato fatto; l'assessore Marco Protopapa (Lega) l'aveva promesso in tutte le occasioni d'incontro avute con in cacciatori dopo il 26 maggio 2019, quando si tennero le elezioni regionali
Non si parla ancora di restituire ai cacciatori le domeniche di settembre, ma cade l'assurdo divieto che impediva agli appassionati piemontesi di cacciare molte specie altrove consentite; questa per le associazioni venatorie era la...madre di tutte le guerre...perché gli scontri tra politica mondo venatorio erano proprio nate attorno al divieto di cacciare pernice bianca e lepre variabile, un provvedimento adottato dall'astigiano Ferrero (PD) non appena venne insediato.
Ora, com'era già nell'abrogata lr.70/96, invece si farà nuovamente riferimento alle specie cacciabili indicate dalla legge nazionale, la 157/92; ma, come nel caso della tipica fauna alpina (che ritorna cacciabile al 100% delle specie presenti, e non limitata ai soli galliformi alpini) supportata da appositi censimenti che ne confermino la consistenza, e  con rigidi piani di prelievo. 
La maggioranza di Centrodestra, che aveva sfilato con i cacciatori l'8 giugno (Ricordate? La Caccia s'è Desta), s'era impegnata a restituire ai calendari venatori quelle specie, ed altre vietate successivamente, ed ora si appresta a mentenere la promesse.
Altri interventi significativi sono legati ad  ATC e CA, dove sparisce il limite minimo di 50.000 ettari e si offre la possibilità di derogare sul numero dei foranei (cacciatori di altre Regioni) ammessi, ora fissato al 5% per i comprensori e 10% per gli ambiti.
Cade anche l'incompatilità tra enti locali e mondo venatorio, e dunque non sarà più impedito al rappresentante di una categoria entrare nei comitati di gestione se appartenente anche all'altra (es. il sindaco, o consigliere comunale, che sia anche cacciatore).
Novità anche sulla caccia di selezione, ed al cinghiale in particolare, con la possibilità di estendere l'orario di caccia, o effettuarla con l'utilizzo di fonti luminose.
Si potrà immettere selvaggina sul territorio anche dopo il 30 luglio, evitando così di liberare animali condannati a rapida morte, come successo durante la torrida estate del 2019, e spariscono le inutili "bande retroflittenti" dall'abbigliamento ad alta visibilità, provvedimento frutto della fantasia di qualche impreparato burocrate.
Queste, e trovate qui allegato il "Collegato" (di caccia si parla a pag.8 e pag.24), sono quelle che noi crediamo essere solo le prime modifiche alla legge regionale, ma speriamo presto possano seguirne altre, e che il Piemonte, venatoriamente parlando, torni ad essere una Regione normale.
Allegato testo integrale del Collegato

Comunicato stampa Cabina di Regia

cabina di regia 1
Dati Università di Urbino su incidenti in ambito caccia
 
CABINA DI REGIA MONDO VENATORIO: DECREMENTO INCIDENTI E DECESSI È POSITIVO, LAVORIAMO PER MIGLIORARE ANCORA
 
Roma, 30 gennaio 2020 - Le associazioni venatorie riconosciute (FIdC, Enalcaccia, ANLC, Arcicaccia, ANUUMigratoristi, Italcaccia, EPS) e il CNCN – Comitato Nazionale caccia e Natura, riunite nella Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio, commentano positivamente i dati della ricerca appena divulgati dall’Università degli Studi di Urbino, da cui si evince un decremento degli incidenti di caccia negli ultimi tre anni (-16% di decessi, -9% incidenti con feriti dal 2017 al 2019). In queste ore, come di consueto, vengono diffusi comunicati allarmistici che riportano numeri di incidenti assai superiori a quelli riscontrati dall’Università: si tiene a precisare che, invece, i risultati dell’ateneo riguardano esclusivamente casi relativi a pratiche venatorie corrette, ed escludono i casi in cui si verifichino pratiche scorrette, non legate al mondo della caccia (bracconaggio, atti di violenza intenzionale, malori, cadute ecc..). Questo risultato positivo è stato possibile nel corso degli anni grazie ad una importante opera di sensibilizzazione sui temi della sicurezza nella pratica della caccia che il mondo venatorio ha portato avanti costantemente con impegno e dedizione. Il mondo venatorio sottolinea che si tratta comunque dell’inizio di un percorso che ha come obiettivo finale quello di portare tali numeri quanto più prossimi allo zero. L’attività venatoria, sottolinea infine la cabina di regia, non è da considerare tra le più pericolose solo perché contempla l’utilizzo dell’arma; come specificato nello studio dell’Università di Urbino, ad esempio, escursionismo, alpinismo, sport invernali, balneazione e altri sport estremi contano numeri decisamente maggiori di decessi e di feriti. Componenti della cabina di regia del mondo venatorio: Federcaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi, Arcicaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Italcaccia, Ente Produttori di Selvaggina, CNCN (Comitato Nazionale Caccia Natura).
 
Link alla ricerca condotta dall’Università di Urbino: https://www.uniurb.it/comunicati/28657

Comunicato stampa FIdC

SI CHIUDE LA STAGIONE VENATORIA SI SCATENANO I CONSUETI PROFETI DI SVENTURA

Roma, 30 gennaio 2020 - Puntuali come all’altro appuntamento, quello dell’apertura della caccia, ecco che in occasione dell’ultimo giorno della stagione venatoria – anche se in qualche regione si continuerà per pochi giorni e un numero limitatissimo di specie – arrivano i comunicati stampa degli ANTI. Argomentazioni pretestuose, numeri da bollettini di guerra, toni concitati da apocalisse… il consueto panorama dal quale l’ex ambientalismo del nostro Paese, ora in gran parte schierato sul fronte dell’animalismo, non riesce proprio a uscire.

Federcaccia come sempre è stata pronta a rispondere – e in qualche caso anticipare – per far sentire anche la campana dei cacciatori. Di seguito la nota inviata ieri ad Ansa nazionale e da questa ripresa e in allegato il video commento del presidente nazionale Massimo Buconi.

“Il WWF e gli anticaccia in genere al solito fanno il processo alle intenzioni: a differenza di quanto dichiarano non è accettabile e nemmeno lecito pensare che siccome prosegue in un numero limitato di regioni per pochi giorni l’attività venatoria a un numero ridottissimo di specie, perlopiù opportuniste e in sovrannumero, si verificheranno episodi di bracconaggio da parte di cacciatori”. Così il presidente nazionale di Federazione Italiana della Caccia Massimo Buconi, commenta quanto dichiarato dal WWF in occasione della imminente chiusura della stagione venatoria e rilanciato da ANSA

“Parimenti non è accettabile l’accostamento fra cacciatori e bracconieri” prosegue Buconi. “Le due figure non hanno niente in comune e i primi a riportare danno da chi infrange consapevolmente le leggi sono proprio i tantissimi praticanti l’attività venatoria, condotta nel pieno rispetto di legislazione e all’insegna della piena sostenibilità, così come è riconosciuto in tutta Europa, che guarda ai cacciatori come partner affidabili a sostegno delle politiche ambientali, altro che ‘osservati speciali per le politiche venatorie’ come dichiarato da Enpa. E per rispondere a questa ultima, ricordo che la caccia non solo non devasta e inquina, ma anzi è in primo piano nella difesa e salvaguardia dell’ambiente. Sono spesso i cacciatori, proprio grazie alla loro presenza sul territorio durante tutto l’anno a controllare e denunciare situazioni di illegalità ambientale, così come sono i

primi – l’episodio drammatico degli acquatici sterminati dal botulino nella Valle della Canna, oltre tutto area protetta, lo dimostra – a intervenire con i propri mezzi e senza nessun aiuto esterno”.

“Per la biodiversità, il territorio e l’ambiente ben altri sono i pericoli nel nostro Paese” conclude il presidente Federcaccia. “La ‘moda’ Di puntare il dito sui cacciatori, che possono ben dirsi un facile bersaglio, è una caccia alle streghe strumentale e di comodo, perché nemmeno le associazioni protezioniste hanno il coraggio di indicare e affrontare i veri problemi dell’ambiente se non facendo proclami in occasione della apertura e della chiusura della caccia per sollecitare con allarmi ingiustificati e argomenti pretestuosi nuove iscrizioni e sempre nuovi e inutili finanziamenti pubblici”.

Video: https://www.facebook.com/massimobuconiFIDC/videos/556892414897835/

Ansa: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2020/01/29/wwfstagione-della-caccia-si-chiude-con-15-morti-e-49-feriti_f1f69e15-b328-4bde-a112-13c7c945f2f7.html

Ufficio Stampa – Federazione Italiana della Caccia

Il cane e la nascita della cinofilia venatoria- prima parte

È il migliore amico dell’uomo, questo è quanto ci viene insegnato sul cane sin da quando siamo piccoli, spiegando la magia di quel rapporto che ci lega al più affezionato degli animali domestici.
Volendo risalire al giorno in cui l’uomo e il cane si allearono per cacciare insieme si torna indietro di almeno dieci o dodicimila anni fa, anche se resti datati con il carbonio-14 sposterebbero a ritroso le lancette di altri ventimila anni, e comunque sempre molto prima della fondazione di Roma o della costruzione della Sfinge e delle piramidi di Giza.
Era il Canis Familiaris Palustris (cane delle torbiere) e lo si vede ancora raffigurato in graffiti rupestri, utilizzato per la caccia; in quelle antichissime pitture è stilizzata la sua sagoma mentre spinge un cervo verso il cacciatore. 
cane preistoriaUtilizzato nelle lande del Nord Europa, fu in seguito diffuso in Russia, Asia, Medio oriente, Spagna ed Africa dove (4.000 a.C.) venne poi incrociato con esemplari addomesticati dagli Egizi.
Un po’ ovunque appaiono i segni dell’addomesticamento del cane, e di certo ce ne raccontano greci e romani: si pensi solo ad Argo, cane che seppe riconoscere Ulisse, il padrone con cui cacciava, dopo molti anni d’assenza. 
CinegeticoL’atenese Senofonte in un piccolo trattato, il Cinegetico, ne scrisse abbondantemente, e specialmente dei cani da caccia. 
La cattura della selvaggina con l’aiuto dei cani è d’istituzione divina...”: questo è l’incipit del Cinegetico di Senofonte, autentico manuale sulla caccia scritto tra il V° ed il IV° secolo avanti Cristo.
L’opera è notissima per l’importanza è si può definire il primo testo nella storia della cinofilia venatoria.
Va precisato come a quell’epoca l’attività cinofilo-venatoria fosse quasi esclusivamente rivolta alla lepre con l’utilizzo di segugi. Ma l’emozione che suscita un testo di 25 secoli orsono merita ogni attenzione perchè a tutti gli effetti quella è la radice culturale della nostra passione. 
Scrisse di cani anche lo stesso filosofo Aristotele, 384-322 a.C, indicando sette razze, mentre il latino Varrone nel suo De Rustica ne indica solo quattro. 
È poi il sommo Virgilio, nelle Georgiche, a raccontarci di come i Romani tagliassero coda e orecchie ai cani per renderli meno vulnerabili nei combattimenti di questi contro animali selvatici come lupi e volpi.
I cani furono raffigurati in mosaici e dipinti, mummificati come nella più autentica tradizione egizia, scolpiti in statue di vari materiali, e tutto questo a testimoniare l’antico legame che sempre ha legato l’uomo a questo amico quattro zampe.
Anche nel Medio Evo assunsero una grande importanza, utilizzati come furono per caccia, guardia, combattimento o compagnia. 
Vennero introdotte norme che punivano sia l'uccisione che il furto di cani da caccia, prevedendo sanzioni salatissime per l’epoca, sei soldi, per chi avesse ucciso un capo-muta, quello che era il prezzo di una mucca. 
Curioso ciò che capitò in Borgogna dove una legge puniva il ladro del cane da caccia obbligandolo a baciargli…il posteriore avanti a tutto il popolo!
Per tutti i secoli seguenti Fido ebbe sempre un posto di rilievo nella società umana, che si trattasse di tener compagnia a dame e nobildonne, difendere la proprietà o armenti, cacciare cervi, orsi e lupi per vassalli, principi o re.
 Cominciarono anche ad essere selezionati cani sempre più specializzati, come fecero i monaci dell'abbazia di Sant'Uberto capaci di creare cani di grossa taglia, con lunghe orecchie pendule, molto bravi nella corsa. Di questi cani, ottimi per la caccia alla grande selvaggina, ogni anno donavano una muta di sei soggetti al re. 
Le livreNel 1387 Gaston Phoebus, nel famoso “Livre de la chasse”, scriveva riferendosi al cane: “credo che sia l'animale più nobile, più intelligente, più ragionevole che Dio abbia mai fatto ...” 
Nei secoli seguenti il cane da caccia divenne oggetto di sempre più accurata selezione e, specialmente in Francia, i re spesero somme elevatissime per mantenere le loro mute.
Nel 1600 il re Sole promulgò una legge sulla caccia, mentre uno dei suoi più famosi tecnici scriveva che è vero cacciatore solo chi sa “addestrare bene i suoi cani, tanto quelli da ferma che da seguita”
In questo periodo cominciarono a diversificarsi i vari tipi di cani: alcuni utilizzati come soggetti da seguita, altri, per la caccia agli uccelli, in special modo quaglie e pernici. 
Sono moltissime le raffigurazioni artistiche in cui vengono ritratti cani in atteggiamento venatorio, soggetti simili a bracchi o epagnuel, altri a grossi segugi o limieri utilizzati per la caccia alla grossa selvaggina.
Ma è l’Ottocento il secolo durante il quale si sviluppò davvero la cinofilia, e molte delle razze attuali verranno fissate con quei caratteri che ancor oggi le distinguono.
Accadde in Gran Bretagna, dove Lord e ricchi borghesi si impegnarono nel fissare i caratteri di razze da ferma come fece William Arkwright con il pointer, oppure Sir Edward Lawerack che lavorò per uniformare le diverse razze di setter presenti nella nazione, o del Duca di Gordon che invece fu il padre del suo cugino nerofocato.  Francia e Germania non furono da meno, e pure lì ci fu un grande fermento intorno alla cinofilia, tanto che moltissimi di quei cani che ancora ammiriamo per le strade o in esposizione nacquero in quelle nazioni proprio in quel periodo. 
In Italia all’inizio dell’Ottocento la caccia era ancora appannaggio di pochi, e quelli  che potevano permetterselo usavano quelle razze che s’erano già sviluppate nei secoli precedenti, come bracchi e spinoni; tutto cambiò con l’Unità, perché il Paese si ammodernò, industrializzandosi e incrementando i contatti con le altre nazioni europee, i commerci furono non si limitarono più solo alle merci tradizionali e si cominciarono ad importare cani dall’estero, specialmente dall’Inghilterra, tanto che si ricorda di come Vittorio Emanuele II gradisse cacciare accompagnandosi a splendidi setter gordon. Questo nuovo clima creò le condizioni per la nascita della moderna cinofilia.
L'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI), riconosciuto dallo Stato, venne fondato nel 1882e da allora la cinofilia tricolore è cresciuta così tanto da assurgere ai vertici continentali e mondiali.
ENCIFu in quell’anno che alcuni influenti personaggi dell’epoca, nobili e ricchi borghesi come capitava a quei tempi, si riunirono per dare vita ad una “Società per il miglioramento delle razze canine in Italia” 
Tra questi gentiluomini dell’Ottocento vi erano il Conte Carlo Borromeo, il Principe Emilio Belgioioso d'Este, il Cav. Ferdinando Delor, Carlo Biffi e Luigi Radice, è così nacque il Kennel Club Italiano, inizialmente composto da 31 soci.
Sul Libro delle Orgini (LOI), quello dal quale si trae il famoso “pedigree”, venne iscritto il primo cane, che fu un esemplare da caccia, un bracco italiano di nome Falco nato nel 1875.
 
Fine della prima parte.
 

Le magie della beccaccia

Sulla beccaccia s’è scritto più che su qualunque altro selvatico cacciabile, e l’hanno fatto in molti, non solo cacciatori o appassionati di quella specialità venatoria perché su di lei spesero pagine anche coloro che della scrittura hanno fatto un mestiere; infatti di quel fuggevole e splendido uccello s’è innamorato ogni cacciatore che abbia avuto la ventura d’incontrarla o d’incarnierarla anche poche volte.
Lemon e la ReginaPerché l’abbiano fatto è un mistero, uno dei tanti che, e qui mai un termine risultò più adatto, aleggiano intorno alla sua figura.
La beccaccia s’è meritata molti appellativi che ne fanno uccello mitico, prediletto, quasi magico: regina, maliarda, dama dei boschi, fuggiasca, arciera e chi più ne ha più ne metta.
Sarà per il suo colore, quello delle foglie autunnali che la rende mimetica nel bosco, sarà per il suo rapido volo sfarfallante che la fa apparire e sparire come un folletto tra rami e foglie, o per le sue ali, che la rendono più grande di quanto essa sia realmente, ma resta il fatto che quando la rusticola fa la sua comparsa da noi i cacciatori con cane da ferma sembrano impazzire di gioia, e a lei dedicano le massime attenzioni abbandonando tutto il resto fino a quel giorno cacciato!
IMG 2770bisScolopax rusticola, così ebbe a definirla Linneo, al secolo Carl Nilsonn Linnaeus, medico, botanico e naturalista svedese del Settecento, colui che viene a ragione definito il padre della classificazione scientifica di tutti gli organismi viventi.
Chi però ne parlò per primo sembra essere stato il filosofo greco Aristotele, ben…avanti Cristo, che la definì “Askalōpas” derivandolo forse dal verbo “skallo” che significa scavare, frugare, ma fu il suo allievo, Teofrasto a ribattezzarla “Scolopax” (da “skolops”, palo appuntito) nella sua opera “De signis tempestatum”.
Ne scrisse successivamente Mauro Aurelio Olimpio Nemesiano, poeta latino, “Cum nemus omne suo viridi spoliatur honore, ...praeda est facilis, et amoena scolopax”, a significare, quasi letteralmente, che “quando il bosco si spoglia di ogni verde ornamento…giunge la beccaccia, preda facile e piacevole”. Linneo vi aggiunse il termine “rustĭcŭla” che stava ad indicare il beccaccino (Plinio).  
La si crede astuta, e questo forse ha contribuito ad aumentarne il mito, ma resta il fatto che quest’uccello regala emozioni venatorie come pochi altri, di certo autentica selvaggina in un’epoca di caccia…pret a porter, buona per tutti, con animali da voliera o da allevamento rilasciati solo qualche giorno, se non minuti, prima d’essere abbattuti!
Cacciata in buona parte dell’Europa e non solo (in molti si recano a cercarla anche in Iran e ne esiste pure una varietà americana, più piccola di quella di ceppo euro-asiatico), la beccaccia viene insidiata per molti mesi all’anno, quasi inseguita da chi la va a cercare dove lei si sposta durante la sua incredibile rotta migratoria, oggetto di studio ormai da molti anni.
Le regine vengono catturate ed inanellate, e talvolta anche dotate di dispositivi gps, per essere seguite od abbattute a migliaia di chilometri di distanza, tracciando percorsi che si ripetono quasi eguali da secoli.
Chi la trova in un angolo di bosco lì va a cercarla le stagioni seguenti, con buone possibilità di successo, credendo sia la stessa, quella che si portò via la fucilata dell’ultimo giorno di caccia, o che da anni lo fa impazzire. 
Allo stesso modo s’è creato un mito intorno a quelle definite “impaesate”, uccelli che vivono quasi stabilmente in un posto conoscendolo alla perfezione, e così sfuggendo a cacciatori e cani prima che quest’ultimi riescano a bloccarla e i primi a spararle.
Negli ultimi decenni è un po’ in diminuzione, seppur ne vengano uccise ancora moltissime, e si stima che siano tre o quattro milioni all’anno i soggetti abbattuti ogni anno in Europa, con francesi e italiani a farla da padroni in questa graduatoria dei carnieri, seguiti a breve distanza da greci e spagnoli.
Da noi un tempo la si cacciava anche durante il ripasso primaverile, ma ormai è ricordo di pochi mentre in tanti ci raccontano di quella tradizione che vedeva nel “giorno dei Morti”, il 2 novembre, l’inizio vero e proprio della stagione. In realtà le beccacce appaiono ben prima, talvolta già in settembre, inizialmente in montagna per poi abbassarsi di quota, mano a mano che fanno la loro comparsa neve e gelo, e le piogge autunnali hanno ammorbidito il terreno dove lei infilerà il lungo becco alla ricerca dei lombrichi di cui è ghiotta.
Ora molto è cambiato, con temperature medie in forte aumento e che consentono loro una presenza ad alte quote, in alcuni casi io le ho abbattute sino ai 2.300 mt, anche oltre ottobre, e comunque permanendo in bassa o media montagna (1.000/1500 mt.) sino alla fine della stagione venatoria che per me, cacciatore piemontese, si chiude il 31 dicembre.
Anche l’ambiente è mutato, e così là dove un tempo la beccaccia trovava rifugio prediletto, e terreno a lei adatto, con pascoli e coltivi, prati irrigui, i boschi puliti dall’uomo che le offrivano la possibilità di muoversi agevolmente alla ricerca del cibo, tutto è cambiato, ed ora molto è un intricato incolto dove cespugli e gerbidi hanno coperto ogni spazio libero e le foreste si sono riappropriate di monti e colline abbandonati negli ultimi decenni.IMG 2726bis
Le regine ne hanno preso atto, e così vanno ad infilarsi in grovigli ed intrichi dove riesce loro facile sfuggire al cacciatore, frullando via tra ramaglie che disperdono lo sciame di pallini loro indirizzato.  
A tutto ciò si somma quella che sopra abbiamo definita…astuzia, la scaltrezza che fa della beccaccia l’uccello dei sogni di molti nembrottini con il cane; qualcuno la definisce intelligenza, e bisogna allora intenderci su cosa voglia dire ciò.
Ho fatto una rapida consultazione di vocabolari e lessici universali, navigando anche sul web per trovarne una adatta a questa situazione e alla fine l’ho trovata: …l'intelligenza, in un'ottica evoluzionistica, intesa come strumento che migliora l'adattamento all'ambiente, è in primo luogo la capacità di risolvere nuovi problemi, oppure di risolvere vecchi problemi in maniera innovativa.
Ecco, se questa è l’intelligenza allora possiamo affermare che anche la nostra regina ne sia dotata, e in abbondanza.
Infatti l’arcera s’adatta molto bene all’ambiente, mutando comportamenti ed atteggiamenti a seconda di quale esso sia; egualmente di fronte a situazioni difficili sa risolverle diversamente da come aveva precedentemente fatto, cacciata com’è ormai quasi tutto l’anno, ad ogni latitudine e con strumenti sempre più innovativi e perfezionati. Per insidiarla dal campano s’è passati al primo rudimentale beeper, evoluto via via in nuovi modelli sempre più performanti, per giungere ora a quelli silenziosi, che vibrano o ai collari gps, che possono regalare al cacciatore la possibilità di cercarla nel silenzio più assoluto, e con cani che così possono allargare moltissimo il loro raggio d’azione.
I suoi comportamenti stupiscono sempre, regalando emozioni ed ammirazione per un uccello che una volta pare facile e banale da cacciare ed incarnierare, quasi fosse una quaglia gabbiarola, un’altra invece diventa indemoniato ed è in grado di mettere sotto scacco anche il più scaltro dei setter, degli epagneuls, dei griffoni o dei bracchi, insomma di quelle straordinarie razze da ferma che mostrano passione ed attitudine per lei.
La beccaccia elettrizza i sensibilissimi recettori olfattivi dei cani, che insistono nella sua ricerca frugando e dettagliando nei posti ove lei ha pasturato durante la notte, trapanando il morbido ed umido terreno alla ricerca dei lombrichi e della microfauna che prospera in mezzo a foglie in decomposizione, escrementi di bovini ed equini, marcite.
Boschi dunque, meglio se misti a caducifoglie, con prevalenza di betulle, frassini, carpini, robinie, ontani, querce, castagni, faggi, oppure anche conifere come larici, abeti e pini, ma spesso la beccaccia si rifugia in noccioleti e pioppeti, vicino ad un corso d’acqua. L’importante è che possa avere una via di fuga, e quindi mai nelle erbe alte, per potersi sottrarre di pedina all’inseguitore prima dell’involo, quando magica appare la sua inconfondibile figura.
IMG 2740E veniamo alle sue magie, i trucchi o, se volete, l’astuzia che l’ha resa proverbiale.
La prima, una di quelle di cui s’è scritto a profusione è quella del “salto del rospo”, un voletto effettuato quando il cane l’ha ormai bloccata a distanza, o sta per farlo, sufficiente a farla sparire quasi sotto gli occhi del cacciatore che ormai s’aspetta il frullo. Personalmente non l’ho mai visto, e così fosse significherebbe che la regina al contrario è piuttosto sciocca, regalando una facile fucilata al cacciatore o una facile rimessa all’ausiliare, ma di certo qualcosa di simile lei lo fa, perché anche i cani esperti segnalano la sua presenza certa. Starà al cacciatore rendersene conto, non indulgendo troppo in quel punto ed invitando l’ausiliare ad allargare l’azione di cerca, per reperirne nuovamente l’usta. Ma l’abbiamo scritto: la regina è astuta, ed a me è capitato che lei si spostasse in direzione opposta a quella attesa, addirittura venendomi incontro ingannando i cani, ed involandosi così alle mie spalle quando imprudentemente stavo avanzando senza curarmi di quanto stava accadendo.
A volte si ha ancora il tempo di mollarle una schioppettata, ovviamente inutile come quei falli commessi dal difensore che subisce una veronica dell’avversario; insomma una reazione stizzita dettata dallo stress.
Egualmente il suo comportamento lascia stupefatti quando sparandole la vedi piombare, ali chiuse, al suolo, colpita dallo sciame dei pallini. Subito ti compiaci con te stesso e complimenti i cani e poi…e poi la cerchi dov’è caduta e lei non c’è più, avendo fatto fesso te e il tuo amico.
O peggio ancora, come capitò ad un collega accanito beccacciaio (a proposito, la regina s’è meritata pur lei un neologismo a battezzare i suoi appassionati, come perniciaio, lepraiolo o camosciaro) il quale, avvicinatosi all’uccello che pareva morto, se l’è visto decollare come un aereo a reazione quando le sue dite la stavano quasi sfiorando, lasciandolo con un palmo di naso e impedendogli d’accarezzarne lo splendido piumaggio.
Inutile dire che quelle beccacce non riesci a mai a ribatterle, nessuno lo fa, anche perché sembra che in quell’occasione lei davvero sparisca, diventi quella “fuggiasca”, l’uccello da leggenda, che si racconta.
 
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