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Cacciatori nel mirino di una campagna diffamatoria nella trasmissione di Sabrina Giannini “Indovina chi viene dopocena”: roba da far impallidire le campagne di regime. Una sola campana, un solo punto di vista che ha dispensato astio e falsità a piene mani disconoscendo la base di qualsiasi approccio informativo professionale e deontologico, basato sulla pluralità delle fonti e sulla necessità di offrire la versione di chi è posto sotto accusa.

Con i soldi di tutti, anche dei cacciatori dunque, la “giornalista” spara servizi strappalacrime e mette in campo numeri e cifre destituite di ogni fondamento, a partire dalle aree disponibili per la caccia (tutta l’Italia salvo i parchi! ), diffonde allarmismo sulla salubrità delle carni provenienti dalla caccia, mette assieme cacciatori e bracconieri e chi più ne ha più ne metta.

Una vergogna già denunciata, ad esempio dal quotidiano La Stampa che di Sabrina Giannini dice: “.. ogni lunedì sera dispensa pseudo-informazione di stampo ideologico, che non informazione giornalistica” e più avanti, a proposito del tema trattato, in quel caso la carne e gli allevamenti spiega come “…Riempire di contenuti ideologici aspetti essenziali del nostro vivere quotidiano, in primis il nostro modo di alimentarci, non rende un buon servizio al cittadino consumatore ed alimenta confusione, frustrazione e paura. E di questi tempi non se ne sente di certo il bisogno”.

Già, anche su temi come la gestione di fauna e territorio, di cui la caccia è parte e soggetto fondamentale, non si sente il bisogno: e in questi casi l’indignazione non può essere certo affidata a singoli ancorché autorevoli interventi sulla stampa o a singole categorie: riguarda tutti trattandosi di un’appropriazione indebita di uno spazio e di un servizio pubblici, Vergogna.

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