Venerdì, 22 Dicembre 2017 00:00

RITIRO DEGLI EMENDAMENTI ALLA 157/92: ANCHE IL CNCN PRENDE POSIZIONE

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La gestione della fauna selvatica continua ad essere oggetto di conflitti dannosi alimentati da pregiudizi ideologici di stampo animalista. L’ultimo esempio di tale strategia cieca e controproducente, a cui abbiamo assistito con rammarico in queste ore, riguarda il ritiro di due emendamenti, peraltro già ritenuti ammissibili, alla legge di bilancio attualmente in discussione in Parlamento.

Tali emendamenti miravano alla modifica degli articoli 12 e 19 della legge 157/92 al fine di trovare delle soluzioni concertate ai conflitti esistenti in merito alla gestione della fauna selvatica e del territorio nonché a contenere gli ingenti danni all’agricoltura (economici, igienici e di sicurezza), più volte denunciati dal mondo agricolo e che recentemente sono stati quantificati con un importo superiore ai 100 milioni di euro annui.

A nostro avviso, il metodo che si voleva fare passare era quello corretto. Esso, infatti, consiste in una gestione territoriale ad opera degli enti preposti, nella quale i cacciatori rappresentano una risorsa che gratuitamente può essere chiamata a svolgere un ruolo significativo per ridurre i conflitti sociali e trasformarli in soluzioni concrete ai problemi che affliggono molti territori italiani, in particolare per il contenimento dei danni all’agricoltura. Tra questi è doveroso citare l’incessante crescita degli ungulati e di altre specie selvatiche che sempre più frequentemente abbandonano i boschi per avvicinarsi, alla continua ricerca di cibo, a strade e città, causando problemi sempre maggiori in termini di sicurezza.

È inoltre significativo sottolineare come gli emendamenti ritirati proponessero una soluzione già applicata in altri stati europei e in alcune zone del nostro territorio (es. Province Autonome di Trento e Bolzano), dove i cacciatori sono considerati un esempio di eccellenza nella gestione della biodiversità, al costante e gratuito servizio delle istituzioni.

Quello a cui abbiamo assistito rappresenta, purtroppo, uno svilimento di importanti proposte di modifica sulla gestione faunistica, fatta in modo razionale e scientifico ed in linea con le migliori esperienze europee, a tutto vantaggio, invece, di un approccio ideologico, in questo momento asservito anche a logiche elettorali. Tutto questo livore non fa che continuare ad alimentare quel conflitto sociale che la proposta di modifica voleva contribuire a superare.

Ci auguriamo, quindi, che la deriva animalista non porti l’Italia a privarsi di corrette norme sulla gestione faunistica, oramai non più procrastinabili.

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