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Addio cari partiti? Succubi delle bestialità animaliste portate male al paese…

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È un dovere civile valorizzare nei collegi elettorali l’orgoglio di essere cacciatori forza sana del paese, quando la politica si rappresenta “dannosa” ai cittadini: sembrerebbe che donne e uomini e nuove generazioni la pensino così.

Il nostro compito prioritario è dare voce ai cacciatori che hanno diritto, e ancor di più in campagna elettorale, di contrastare una prospettiva animalista sfibrante per il paese, ben oltre le polemiche sui cacciatori. L’impegno prioritario è una mobilitazione straordinaria necessaria a difesa delle attività dell’”homo sapiens” tra queste anche della caccia.

Appare in estinzione la buona politica quella “della cosa pubblica” oggi suddita di chi gli animali li contrappone ad attività e tradizioni umane diffuse e imperiture nel mondo. La disperata ricerca di voti occulta e manipola la quotidianità dei problemi veri: c’è chi propone la procreazione per i topi o contrappone il tepore delle lenzuola per gli animali, al disprezzo per quanti, poveri dormono sotto i ponti. Tifano per il liquame “libero” agli storni che invadono i cimiteri, ad offesa anche dell’eterno riposo dei defunti. Siamo all’animalismo che si arroga il diritto di beatificare: ad un morto il paradiso l’inferno per un altro. Criminali sono l’allevatore, l’agnello e l’automobilista che investe fortuitamente il cinghiale, che meritano la pena di morte.

Noi associazione valorizziamo la libertà di scelta, gli ideali che i nostri soci indicheranno nella scheda elettorale. Voti e schieramenti, non ci appartiene indicarli. Sconfiggere l’informazione, laddove ipocrita, questo è compito nostro e lo faremo parlando al cuore e all’intelligenza delle persone.

Le associazioni venatorie non sono “cinghie” dei partiti e collettori di voti. Le lobby che istigano odio sono quelle animaliste, “portaborse” della politica utile anche alle loro faccende. È dovere dare argomentazioni necessarie alla legittima difesa dei nostri soci dal voto di rapina sui temi ambientali per tutelare le persone da quanti li rappresentano con falsità nei “circhi” elettorali. Ignorare volutamente e ipocritamente che agricoltura zootecnia gestione faunistica sono inscindibili è imbrogliare.

Da una parte abbiamo politici televisivamente assorti in languidi baci “alla pecora” e altri attori delle “compagnie” degli stessi partiti si sperticano a declamare l’importanza delle campagne vive e vissute. Di che cosa parlano? Non c’è giorno che passa senza che si denuncino ingenti danni alle colture per il sovrannumero di alcune specie di cinghiali, per non parlare di argini dissestati, o dei problemi dalle aggressioni di gabbiani, storni, corvidi alla salubrità delle nostre città. La politica tanto mediatica non legge?

L’attività venatoria coo-produce ambienti, biodiversità, selvatici e ne coo-usufruisce con altri cittadini che praticano attività all’aria aperta, consapevoli che il patrimonio naturale va arricchito e non annientato come spera chi vuole estirpare gli esseri umani dal creato.

Il voto dei cittadini vale oro, anche quello dei cacciatori, prezioso per l’economia rurale.

La caccia non è in saldo.

 

Roma, 6 febbraio 2018

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