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In questi giorni, l’Atc Pistoia 11 ha approvato una delibera inerente la gestione del Capriolo e del Cervo nel territorio Pistoiese. Su tale impostazione, si sono registrate anche alcune note polemiche da parte di associazioni venatorie ed agricole che francamente sembrano non aver colto i contenuti di fondo riportati nel documento presentato ed inviato alla Regione Toscana.
La Provincia di Pistoia si caratterizza come una realtà assolutamente particolare nel territorio toscano presentando caratteristiche uniche; infatti sintetizza al suo interno realtà di tipo quasi alpino o prealpino che si fondono con altre eccellenze ambientali come quella del Padule di Fucecchio. Anche la sfida gestionale sembra mostrare alcuni limiti se affrontata con gli strumenti regionali evidentemente pensati per realtà ed orografie molto differenti.
Nel caso della gestione del Capriolo e del Cervo si rilevano situazioni numeri e problematiche che presentano aspetti non riscontrabili in altre realtà ed ATC Toscani.
In questo territorio, infatti le modalità di caccia previste dalla Legge 10/2016 “hanno creato forti squilibri nella esecuzione del prelievo” del Cervo, recita il documento approvato dall’ Atc, “con una concentrazione dell’abbattimento dei maschi adulti nelle aree non vocate ed una concentrazione dell’abbattimento delle femmine nelle aree vocate, mentre la classe dei piccoli ha percentuali di prelievo molto basse in entrambe le aree (con il prelievo a scalare si preferisce abbattere animali con il miglior rapporto costi/benefici) e non si rilevano invece aumenti apprezzabili sulle percentuali generali di prelievo. Tale impostazione, appare fortemente in contrasto con gli obiettivi stessi di gestione del cervo ACATER, portando ad una destrutturazione della popolazione che pregiudica la conservazione nelle aree idonee (vocate) e influisce minimamente sulla presenza in quelle non vocate, fatto per altro richiamato anche nel parere ISPRA relativo all’approvazione del Piano 2017/2018”.
Il documento continua “vista anche l’estrema affinità ambientale tra Area Vocata e la fascia dell’Area NON VOCATA immediatamente adiacente (nella quale viene operata la totalità degli abbattimenti in ANV), chiediamo di poter considerare detta area (comunque facente parte del comprensorio ACATER) come una area a vocazionalità ridotta nella quale applicare piani di abbattimento più consistenti ma con regole che garantiscono un prelievo più equilibrato” omissis…
Sul capriolo il documento fa notare che l’area del Montalbano risulta avere caratteristiche ambientali del tutto simili a moltissime aree della Toscana considerate vocate alla specie, le quali possiedono una suscettibilità ad eventi dannosi in molti casi largamente superiori (si pensi all’intera provincia di Grosseto o di Pisa con notevoli estensioni di colture viticole). Tale area risulta inoltre classificata come “Vocata” per la specie cinghiale.
La quasi totale mancanza di eventi dannosi nelle UDGNC 7 e 8 indica una presenza sporadica e non problematica della specie.
Chiediamo quindi che dette Aree siano inserite tra le aree vocate per la specie sulla quale definire densità obiettivo particolarmente basse, ma diverse da zero.
Ora, al di la del caso specifico e delle polemiche sollevate, si pone la necessità di affrontare anche un aspetto spesso sottovalutato in questi mesi di discussione sulla Legge 10 della Regione Toscana. La Legge Obiettivo presenta un duplice aspetto negativo: non raggiunge i risultati prefissati nelle Aree ad alto rischio nel rapporto tra ungulati e produzioni agricole di eccellenza e contribuisce alla destrutturazione delle popolazioni come nel caso di Pistoia per quanto attiene i cervidi. E’ infatti noto che popolazioni fortemente destrutturate creano un importante aggravio di danno agricolo anche a parità di consistenze.
Diventa ogni giorno più evidente quanto da noi più volte sostenuto, cioè di restituire agli ATC la possibilità di gestire le modalità di prelievo, ivi compresa l’attività di controllo; ciò sta diventando inderogabile. Questa legge si è ormai chiaramente dimostrata inadatta a gestire le specificità di una regione così articolata come la Toscana, sia dal punto di vista venatorio, sia conservazionistico, che nel rapporto con le produzioni agricole.
Onestamente, non vediamo come sarebbe stato possibile fare di … peggio!

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