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I cinghiali, all'interno o nelle zone limitrofe delle Aree Protette lucane sono un vero flagello. Per questo Coldiretti chiede prevenzione e l'attivazione delle procedure di risarcimento dei danni.

Alleghiamo l'articolo:

https://www.cacciando.com/lettere-e-foto/attualita/item/4087-bolzano-per-il-presidente-kompatsher-la-condanna-e-del-tutto-illogica.html

 

Si chiama Stefano Revelli, avvocato classe 1964 il nuovo presidente dell'Associazione Cacciatori Trentini. Succede a CarloPezzato, presidente uscente, che si era dimesso in marzo. 

Alleghiamo l'articolo:

http://www.ladige.it/popular/ambiente/2018/06/20/ravelli-nuovo-presidente-cacciatori-giusto-sparare-orsi-problematici

 

Si rende noto che, venuti in possesso del testo approvato di recente dal Consiglio Regionale del Piemonte riguardante la nuova legge sulla Caccia, si è immediatamente provveduto a dare incarico ai nostri legali di fiducia per un’attenta analisi dell’articolato disposto e soprattutto, appena la legge sarà pubblicata ed avrà ufficialità, di valutare le azioni da intraprendere nel più breve tempo possibile specialmente nelle parti che riteniamo siano incostituzionali.

Rimaniamo altresì in attesa dell’udienza del Consiglio di Stato già fissata per il 13 settembre p.v. riguardante la legalità circa gli accorpamenti degli ATC e dei CA, e del divieto di far parte di Comitati di Gestione per chi esercita attività ricadente in altre categorie, ed infine, del pronunciamento della Corte Costituzionale in merito alla legalità del divieto esercitato dalla Regione su diverse specie cacciabili.

Enrico Rosiello Presidente Regionale dell’ARCI Caccia della Campania commenta il clima che si respira con l’approvazione del calendario venatorio 2018/2019:

“Ogni anno ci si avvicina all’appuntamento dell’approvazione del calendario venatorio con grandi preoccupazioni, per l’approccio provocatorio che vede il fondamentalismo animalista pronto alle barricate ideologiche  e che trova il contro canto in reazioni altrettanto fondamentalista  di qualche settore dell’associazionismo venatorio che si attesta strumentalmente a porta bandiera  di una particolare specie, anche insignificante per il cacciatore, solo con l’intento di pensare alla caccia ai “fantasmi”. Naturalmente i cacciatori non abboccano più.

Il lavoro fatto con le altre associazioni venatorie nazionali riconosciute è stato positivo. Rammarico per la solita assenza la FIDC. Dobbiamo farci una ragione della sua predisposizione alla solitudine? Ci auguriamo di no. Il lavoro comune ha trovato ascolto e benevolenza nelle organizzazioni imprenditoriali agricole a cui va la nostra gratitudine. Ci auguriamo aiuti la costruzione di un non più rinviabile percorso di collaborazione indispensabile alle buone ragioni della caccia.

Per i cacciatori è andata meglio dello scorso anno e nei circoli e nelle armerie c’è apprezzamento.

Due punti emblematici:

Addestramento cani dal 1 a 15 settembre (escluso martedì e venerdì) e colombaccio in pre-apertura 1/5/9 settembre e poi ci avviamo all’Apertura generale al 16 settembre.

Formalmente riconosciuta la priorità della tutela dello colture agricole e il ruolo del cacciatore in questa funzione sociale con l’autorizzazione alla caccia al cinghiale occasionale una vera invertitura del cacciatore. La legge recita:

“È consentito l’esercizio venatorio della caccia al cinghiale nei periodi e nelle giornate in cui è previsto l’abbattimento in forma collettiva, esclusivamente al di fuori delle zone destinate alla caccia in battuta. Per cui è contemplata la possibilità, da parte del singolo cacciatore, nell’esercizio di altre forme di caccia, dell’abbattimento del cinghiale”.
Anche quest’occasione del calendario va inserita nel nuovo ruolo delle Regioni Meridionali nell’ARCI Caccia, una e indivisibile, così come si è dimostrata nella Conferenza Programmatica svoltasi il 16 giugno a Matera.

Un risultato questo maturato nella positiva collaborazione tra gruppo dirigente della Campania e ARCI Caccia Nazionale con il suo Presidente Nazionale Sergio Sorrentino che all’interno del Comitato Tecnico Faunistico venatorio regionale vive nel territorio sul “campo” l’esperienza di gestione faunistica”.

Sabato 9 Giugno, presso il Circolo Arci La Fonte di Bagno a Ripoli, si è svolto il Congresso Regionale di Arci Caccia. L’Assemblea congressuale ha provveduto all’elezione del nuovo Consiglio Regionale, composto da 33 delegati che, a sua volta, in prima convocazione ha eletto Presidente il senese Sirio Bussolotti. Molti gli interventi che hanno animato la manifestazione, a copertura di tutti i temi che regolano la vita dell’associazione. Lungo e preciso quello del responsabile della cinofilia Paolo Guazzini che ha relazionato sull’importante lavoro di aggregazione ed educazione cinofila svolto in questi anni, lavoro che potrete ritrovare nel dettaglio nel documento allegato. Molto interessante anche l’intervento del Neo-presidente Bussolotti, che ha posto l’accento sugli ottimi risultati ottenuti nell’ultimo tesseramento, soprattutto in considerazione dell’assenza di un gruppo dirigente locale in grado di difendere l’Associazione dall’aggressione, a lungo pianificata, portata avanti da chi voleva svuotarla a beneficio della Federcaccia. “La priorità, da ora in avanti – continua Bussolotti – indubbiamente sarà indubbiamente il rilancio dell’Arci Caccia Toscana, per permettere la promozione della nostra idea di caccia, sostenibile e sociale. Per ottenere questo risultato, occorre riportare gli Atc al loro ruolo di gestione, collaborando con la Regione che, dopo la riforma Del Rio è titolare del ruolo precedentemente svolto dalle Province. Una collaborazione attiva, tesa a indirizzarne le scelte, senza sconti sui provvedimenti che riterremo sbagliati, ma comunque propositiva, in modo da ridare agli Atc, malgestiti e depredati, la funzione che era stata pensata per loro da lungimiranti legislatori”. Su questa linea anche la conclusione del Presidente Nazionale Sorrentino, che rivendica il lavoro fatto nella scorsa estate dal gruppo dirigente nazionale, Cristian Maffei in testa, che ha partecipato a decine di assemblee che hanno permesso, anche in quei pochi territori dove i gruppi dirigenti sono passati alla FIDC, di mantenere il contatto con la base e di superare largamente la soglia dei 10000 tesserati. Ospiti graditi della giornata Paolo Banti, dirigente dell’Ufficio Caccia della Regione, Orlando Materassi delegato della Uisp Toscana, che ha portato i saluti della Federazione Arci e di Luca Brunelli, Presidente di Cia Toscana, che ha rimarcato la necessità di una stretta collaborazione tra agricoltori e cacciatori per permettere il mantenimento della caccia sociale e al contempo una riduzione dei danni che devono subire gli agricoltori. Questo a partire dal protocollo siglato con Arci Caccia ed ANLC che può diventare il punto di partenza per esperienze virtuose.

Da questa assemblea esce un nuovo gruppo dirigente, che mantiene importanti continuità con quello storico, ma si presenta fortemente rinnovato nelle idee e nelle persone. Un gruppo finalmente coeso e pronto ad accettare le sfide che aspettano i cacciatori nel terzo millennio.

Viva l’Arci Caccia!!!

 

 

Lunedì, 18 Giugno 2018 00:00

LA LEGGE SULLA CACCIA DI REGIONE PIEMONTE

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Cacciatori piemontesi ed italiani, a qualunque associazione voi apparteniate sappiate che il 12 giugno 2018 si è consumato l’ennesimo vergognoso attacco nei confronti del mondo venatorio piemontese perché quel giorno il Consiglio Regionale ha approvato il pessimo DDL 182, che ora diventa la nuova legge regionale sulla caccia, di certo la peggiore di sempre e non solo qui da noi, ma pure in Italia ed Europa.
Dopo l’imprudente abrogazione della l.r. 70/96 abbiamo atteso per anni una legge regionale che ci permettesse di praticare secondo dettami tecnico-scientifici la nostra passione, consapevoli del fatto che la difesa di territorio e biodiversità passasse attraverso l’esercizio di un’attività venatoria regolamentata e non certo criminalizzata o assurdamente limitata per sole ragioni ideologiche o pregiudiziali.
Così non è stato, e la politica piemontese è stata sorda ai nostri appelli, guidata e condizionata da formidabili spinte interne animal-ambientaliste che hanno impedito di arrivare ad una qualsivoglia forma di dialogo costruttivo, sfornando invece una legge che anche ai più avveduti e preparati giuristi pare essere infarcita di articoli incostituzionali, o non rispettosi di quanto previsto dalla legge nazionale 157/92.
Non sfuggirà infatti a chi ha seguite le vicende che negli ultimi anni hanno contrapposto cacciatori e assessore Ferrero come, ad esempio, Regione Piemonte sia già stata spedita dal TAR di fronte alla Corte Costituzionale per analoghi provvedimenti legislativi contenenti il divieto di cacciare specie normalmente consentite nel resto d’Italia.
La legge ormai è stata votata e noi dobbiamo prenderne atto chiedendo al Governo d’impugnarla subito, ma comunque farà del Piemonte la prima regione dichiaratamente anti-caccia d’Europa, con l’imposizione di divieti assurdi e motivati al più da volontà di rivalsa e prevaricazione, piuttosto che essere frutto del lavoro di legislatori lungimiranti e dotati di un autentico spirito equanime e riformatore.
Ora più che mai il mondo venatorio si deve unire per dimostrare che non ci sta, deve farlo per dire basta alle angherie di questa legge, che ora opprime i cacciatori piemontesi, ma un domani potrebbe contagiare con i suoi effetti negativi anche altre regioni italiane.
Per fare un breve e parziale sunto di quanto deciso dagli illuminati legislatori piemontesi, questa legge non permette o vieta:
1) di andare a caccia nelle domeniche di settembre,
2) cacciare 15 specie cacciabili secondo la l. 157/92,
3) consente ai proprietari dei fondi di vietare la caccia sui loro terreni,
4) impone ai cacciatori di ungulati di produrre ogni 30 mesi un attestato di prova di tiro per poter accedere al prelievo selettivo,
5) prevede che il prelievo della tipica fauna alpina sia consentito esclusivamente tramite un’assegnazione nominativa in base a piani numerici di prelievo, e così diversi cacciatori ne saranno esclusi,
6) stabilisce che i cacciatori che sono agricoltori, amministratori e dipendenti di enti pubblici, o viceversa, non possano essere designati nei Comitati di Gestione di ATC e CA perché incompatibili,
7) vieta l’addestramento cani dopo le ore 18,00.

Queste sono solo alcune delle genialità contenute nella nuova legge che penalizzano non solo i cacciatori piemontesi, ma anche quelli foranei il cui numero viene drasticamente ridotto al 5% sul totale ammissibile in ambiti e comprensori, limite elevabile al 10 nei soli ATC, anche se restano escluse la caccia di selezione e il cinghiale, e questo perché pare ormai evidente a tutti l’intento di “tollerare” solo più queste ultime due forme di prelievo venatorio, demolendo invece quelle che sono le nostre cacce tradizionali, e cioè stanziale, migratoria e tipica fauna alpina.
Peraltro l’aumento delle sanzioni pecuniarie per tutte le infrazioni è ora salito a livelli altissimi, intollerabili.
L’8 giugno 2018 i cacciatori italiani sono scesi unitariamente in piazza, e l’hanno fatto proprio a Torino assurta ormai a simbolo della volontà del mondo venatorio di rialzare la testa, e non farsi sottomettere da una politica poco incline a rispettare lei stessa la l.157/92 o le norme europee, per non parlare poi della stessa Costituzione della Repubblica Italiana.
Richiamando allo spirito scaturito da quella manifestazione, ed appellandoci a tutti gli appassionati italiani a prescindere dal tipo di caccia praticata, ora è necessaria una presa di posizione unitaria, anche a livello nazionale.
Non pensino poi alcune categorie di cacciatori d’ essere più fortunate d’altre solo perché escluse dai provvedimenti di questa scellerata legge, perché è solo questione di tempo e dopo potrebbe toccare anche a loro: siamo tutti sulla stessa barca e ora dobbiamo remare nella stessa direzione. Convintamente!
In molti ci chiedono d’assumere iniziative forti, che colpiscano l’opinione pubblica, fosse pure quella d’astenersi dall’attività di contenimento dei cinghiali, o rispondere agli appelli delle amministrazioni pubbliche per iniziative analoghe negando quell’appoggio e quella collaborazione che sinora mai abbiamo fatto loro mancare.
I cacciatori sono sempre stati disponibili a svolgere attività di volontariato, piuttosto che correre in aiuto al mondo agricolo tormentato dai danni provocati dalla fauna selvatica, siano essi ungulati, corvidi o altro ancora, ma non vengono mai ricambiati con la stessa moneta; talvolta, al contrario, proprio come avvenuto in Piemonte in occasione della manifestazione, le stesse associazioni agricole pur invitate ad offrire solidarietà e supporto alla nostra categoria hanno glissato di fronte all’accorato appello, e sono stati anche emessi comunicati di soddisfazione a sostegno della legge testé approvata.
Siamo stufi d’essere spremuti come limoni quando si tratta di pagare, e poi bistrattati o penalizzati quando si tratta di rispettare i nostri diritti, nemmeno possiamo credere che la nostra sopravvivenza possa essere determinata da un’appartenenza politica piuttosto che un’altra, perché la caccia dovrebbe esistere ed essere tollerata a prescindere da tutto ciò.
Per tutte queste ragioni, pur nel rispetto delle istituzioni, da oggi in poi valuteremo ogni forma di lotta lecita e consentita oltre a quelle già messe in atto nel passato, precisando come per noi si tratti principalmente di difendere diritti e libertà altrove considerate normali ed acquisite, mentre qui, in Piemonte, esse vengono rappresentate all’opinione pubblica quali fossero atti delittuosi o contrari alla morale.
La Caccia s’è desta!


Torino, 18 giugno 2018.


Le associazioni venatorie piemontesi:


A.N.L.C., ANUU Migratoristi, ARCI Caccia, Enalcaccia, E.P.S., C.P.A., La Selva.

Denuncia disservizi del settore - Provincia di Crotone


La scrivente Associazione Venatoria, a nome di più di 700 cacciatori rappresentati nella provincia, lamenta e denuncia a carico dei vostri Uffici Territoriali di Crotone una totale mancanza di servizi, consistente nella assoluta impossibilità di comunicare con il personale sia telefonicamente che in via telematica dovuto, a dire dei dipendenti, ad assenza di linee telefoniche ed internet, che purtroppo nel 2018 ci sembra seriamente inverosimile.
Ancor più grave, purtroppo, è il mancato svolgimento (da ormai più di 7 mesi) degli esami per il conseguimento dell’abilitazione venatoria, che porta a mancati introiti x Stato, Regione, ATC ed Associazioni Venatorie, per non parlare del sentimento di sconforto innescato sia negli aspiranti che nei cacciatori stessi, nel riscontrare un totale abbandono e disinteresse per tali problematiche.
Chiediamo come Associazione di intervenire immediatamente affinché le normali funzioni relative al Settore Caccia nella Provincia di Crotone vengano regolarmente ripristinate, per non contribuire a far sprofondare questo nostro territorio già abbondantemente penalizzato.
Fiduciosi in una positiva risoluzione, porgiamo distinti saluti.


Il Presidente
Arch. Angelo Madia

La Libera Caccia ha sempre sostenuto che questa legge "Obbiettivo" fosse iniqua ed ancora oggi ne abbiamo avuto conferma.
La legge Obbiettivo è fallita determinando così un aumento esponenziale dei danni all'agricoltura mettendo in crisi i bilanci degli ATC, e chi deve pagare? I cacciatori! Ovviamente! La Regione, infatti, ha dato la possibilità agli ATC di far pagare fino a 50 euro a cacciatore per la caccia in braccata al cinghiale.
Il provvedimento è ancora più grave se pensiamo che alcuni ATC, illegittimamente, avevano già messo questo balzello ancora prima delle delibera di Remaschi che quindi appare come una toppa ad un buco già aperto da chi non sa gestire i soldi dei cacciatori. Non solo, si continuano a fare figli e figliastri, alimentando pericolosamente il contrasto tra cacciatori. Da una parte si aumenta la tassa per chi caccia in braccata, da l'altra, non si chiede niente a chi pratica la caccia di selezione al cinghiale. Si continua a tirare pericolosamente la corda che lega le squadre alla gestione del territorio penalizzando coloro che rappresentano il vero argine allo straripamento dei cinghiali. Non capiamo la miopia di chi, dati alla mano, continua a non vedere coloro che, abbattendo 80.000 cinghiali all'anno, danno un VERO aiuto al mondo agricolo. Continuate a tassarci, a spremerci come limoni, ignorando le nostre richieste, ma amichevolmente vi avvertiamo, la misura è ormai colma. I recenti risultati politici dovrebbero farvi capire che la strada da Voi intrapresa è sbagliata. La LIBERA CACCIA, come portavoce sindacale, vi avverte che uno sciopero dei cacciatori aderenti alle squadre, non è più una chimera. Sta a Voi della Regione valutare quali potrebbero essere i risultati catastrofici. Vi invitiamo quindi a non aumentare le tasse e a prendere in considerazione le proposte che vi abbiamo inviato per migliorare la gestione degli ungulati stemperando così questo clima oramai incandescente.
Non potete continuare a mettere la mani in tasca a chi già paga cetinaia di euro per andare a caccia.
Una decisione senza precedenti che ci vedrà impegnati in una decisa battaglia contro chi sta distruggendo letteralmente il sistema caccia in Toscana.

Sisto Dati
Vicepresidente Nazionale dell'Associazione Nazionale Libera Caccia

Dopo la recente mobilitazione della Coldiretti sui danni da fauna selvatica all’agricoltura, è positiva la modifica al regolamento regionale adottata dalla Giunta dell’Umbria, che prevede tempi più brevi per l’intervento diretto da parte dei proprietari o dei conduttori dei fondi agricoli in cui i cinghiali stiano danneggiando le produzioni agricole. Un provvedimento - afferma Coldiretti - che ora deve essere approvato con altrettanta solerzia dall’Assemblea legislativa regionale prima degli imminenti raccolti, cui dovrà seguire una celere azione della Giunta volta a soddisfare in maniera duratura le richieste degli agricoltori (riduzione dei tempi per gli interventi di contenimento d’urgenza da 48 a 12 ore). Agricoltori scesi di nuovo in piazza proprio per rivendicare il legittimo diritto di fare impresa, minacciato dall’eccessiva proliferazione della fauna selvatica e dei cinghiali in particolare. Quella dei danni da fauna selvatica - torna a commentare il presidente regionale Coldiretti Albano Agabiti - è una battaglia di civiltà, che va oltre la difesa dei redditi delle imprese agricole, perché ormai interessa sia la sicurezza della collettività che la protezione di tutto il territorio. Come agricoltori - aggiunge Agabiti - ribadiamo l’impellente necessità di porre un freno a criticità che si protraggono da troppo tempo, eliminando una piaga che ormai distrugge quotidianamente il lavoro di tantissimi imprenditori agricoli, anche modificando norme e regole che penalizzano un settore vitale per l’economia umbra. L’invasione degli ungulati - ricorda Coldiretti - provoca in Umbria milioni di euro di danni, senza contare quelli indiretti e non denunciati. Sempre nell’ottica di arginare questa situazione, tra l’altro - conclude Coldiretti - l’Organizzazione agricola proprio ieri, nel corso di un’apposita audizione in III Commissione Consiliare, si è espressa favorevolmente alla “nascita” di una filiera controllata e rintracciabile delle carni di cinghiale che garantisca il rispetto delle regole e la salubrità di quanto finisce in tavola. Una filiera, da intendere anche come un’opportunità di sviluppo per il territorio, offrendo un prodotto sano e sicuro per il consumo locale e per i turisti.

Riunito il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale per la discussione sull'intervenuto parere dell'ISPRA alla proposta di calendario venatorio 2018-19 della Regione Campania. Dopo una accesa e se volete anche aspra discussione che ha visto la partecipazione attiva di tutte le componenti presenti, si è addivenuti alla conclusione ed alla determinazione di accogliere solo parzialmente le osservazioni dell'Istituto di Ozzano dell'Emilia. Ne è venuto fuori, a parere di gran parte delle associazioni venatorie, un buon calendario per la prossima stagione di caccia. Equilibrato, che propone alcune aperture nuove agli "artemidi" campani, che potrà essere sicuramente migliorato e migliorabile, ma che già da adesso si può considerare uno dei migliori d'italia per un prelievo sostenibile ed articolato in periodi per specie. Gli Uffici regionali sono già al lavoro per la predisposizione del documento finale che dovrà essere approvato dalla giunta regionale, speriamo, già nella prossima settimana. Grande impegno di buona parte del mondo venatorio riunito finalmente attorno ad un unico ed indissolubile obiettivo: la difesa dei diritti dei cacciatori per una caccia sostenibile e duratura......wiwa la caccia e wiwa l' "ars venandi" nel rispetto delle regole e della biodiversità!!!!!

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