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AIW Orso marsicano: solite "belle" notizie di inizio anno!

aiw wilderness logo 475 1Ci risiamo con il solito comunicato positivista di inizio anno del Parco d'Abruzzo sulla situazione dell'Orso marsicano. Che peraltro fanno sempre da contrasto a quelli drammatici durante l'anno precedente: in pratica, l'ultimo, di fatto, sconfessa gli altri e tutte le campagne allarmistiche di tante sigle ambientaliste. Quest'anno, se non altro non si parla più di 11 cuccioli nati nel 2019, ma di 16: ed è l'unico vera notizia bella e buona. Perché è notorio che la metà e forse più non giungono poi alla primavera. Peccato che a fronte non ci abbiano detto quanti orsi sono morti durante lo stesso anno, tra certi e probabili. E, poi, si fa il solito confusionario cumulo di dati annuali, che frastornano il lettore e danno una visione positiva alla situazione. Tra l'altro si ritiene un "record" (parola che suona, appunto, positiva) la presenza di femmine partorienti fuori dal Parco. Ed anche, la discutibile affermazione che "il futuro dell'orso sta in buona parte nella sopravvivenza delle femmine adulte e nella loro espansione in nuove aree" (frase da interpretarsi così: la prima parte è l'ovvietà trasformata in scoperta; la seconda, che non può che intendersi, fuori dal Parco!): una sconfitta trasformata in successo! Interessante poi la solita scoperta dell'acqua calda (ma quanto ci è costata?), che Franco Zunino aveva già scoperto (a costo zero!) 50 anni or sono: "la densità degli orsi nel Parco (...) è tra le maggiori osservate per l'orso bruno". Asserzione per anni confutata a FZ e che peraltro sconfessa la precedente sul fatto che la maggior parte della femmine partorienti vivono ormai fuori Parco! In realtà sembra piuttosto un giochino matematico per dimostrare che di orsi nel Parco non ce ne possono stare di più. Stimando infatti una popolazione complessiva di circa 45 orsi, con il loro calcolo se ne piazzano meno di una ventina nel Parco e tutti gli altri fuori. Ed ecco perché il comunicato sembra battere sul tasto che gli orsi stiano bene anche fuori Parco! Devono ben dire qualcosa per giustificarlo; ovvero, si vuole forse far credere che il Parco è saturo, cosa che invece non è assolutamente vera ed è sconfessata dalla situazione di un tempo quando trovare tracce di orso nel Parco era ovunque una consuetudine! E poi, ecco il venus in cauda, ovvero, il mettere le mani avanti (per chi vuole capire, perché la frase alla massa dei lettori risulta chiaramente strana) per cominciare a far capire che forse sta divenendo necessario l'immisione di esemplari di orso dall'estero: "Non possono neanche essere esclusi difetti genetici legati all'elevato livello di consanguineità degli individui, con conseguente ridotta capacità di sopravvivenza dei cuccioli stessi"! Peccato che per quanto noto nel mondo della scienza zoologica, la consanguineità non è effetto che incide sulla mortalità dei cuccioli di qualsiasi specie ma, caso mai, SULLA RIDUZIONE DELLE NASCITE! Quindi, se le nascite sono tante come il comunicato annuncia, per quale ragione si dovrebbe migliorare un supposto "difetto genetico"? Addirittura, dovendo, purtroppo per le autorità del Parco, riconoscere infine che è vero che gli orsi vivono ormai soprattutto fuori del Parco, ecco la ciliegina sulla torta quando si afferma che "per una femmina allontanarsi in una nuova area potrebbe essere molto vantaggioso". Pazzesco! Un ente per la protezione della Natura in un'area protetta che ritiene che per la fauna lasciare l'area protetta è un bene! Esattamente il contrario di quello che da SEMPRE l'ambientalismo va dicendo, ovvero che bisogna costituire aree protette per preservare al meglio le popolazioni faunistiche! E, infine, la chiusura emblematica che sigilla in una botte di ferro la possibilità che mai l'Ente Parco possa provvedere ad incentivare l'agricoltura e la pratica della pastorizia ovina (oggi indiretto "Patrimonio dell'Umanità"!), per non dire di coltivazioni a perdere e greggi pubblici di ovini: "E' importante anche mantenere l'elevata disponibilità alimentare naturale in tutto l'areale". Ma se è sempre stata elevata, e, caso mai, sono la mancanza di pascolo ovino e l'eccessiva presenza di cervi e cinghiali a ridurla?

Povero Orso marsicano in che mani sei finito!

 

Murialdo, 15 Gennaio 2020 Franco Zunino
Segretario Generale AIW
                                                                                                                                   (primo ricercatore sul campo dell'Orso bruno marsicano)

Arci Caccia Benevento: iniziano i ripopolamenti, che siano il seme di un futuro migliore

lepre e fagianoQuesta immagine ha fatto riflettere migliaia di cacciatori nel Sannio, Associazioni Venatorie comprese. Ci voleva un cambiamento e fortunatamente per il Neocommissario ATC Giampaolo Parente i ripolamenti vanno fatti e quindi si è dato il Via provedendo al lancio di 600 lepri di provenienza nazionale, in attesa degli 8000 fagiani che seguiranno.

Forti erano i malumori dei cacciatori sanniti: circa duemila e ottocento i residenti e quattro o cinquemila provenienti da fuori provincia, per la mancata immissione di selvaggina, soprattutto lepri e fagiani, nelle zone adibite alla caccia. I cacciatori residenti versavano nelle casse della ex Provincia di Benevento una quota per la stagione venatoria di 31 euro, somma destinata proprio ad attività come il ripopolamento della selvaggina sul territorio sannita. Per i cacciatori non residenti, invece, si parla di 52 euro a testa, anche questi da qualche anno abbandonati nel dimenticatoio.

In sostanza si ravvisava il mancato adempimento delle finalità della legge 157 sul ripopolamento. I cacciatori sanniti erano in fibrillazione, non solo per la questione selvaggina ma anche per il tesseramento alle sette associazioni presenti sul territorio: Federcaccia, Liberacaccia, Anuu, Arcicaccia, Eps, Italcaccia ed Enalcaccia; tesseramento che determinerà anche le rappresentanze nel futuro comitato tecnico provinciale per la gestione della caccia.

Negli anni scorsi si era lamentata la totale assenza di campagne di ripopolamento, problema sollevato tra l’altro anche dagli agricoltori e dalle loro associazioni. Si attendeva il periodo di febbraio e marzo per effettuare l’immissione di selvaggina e favorire il ripopolamento sul territorio vocato alla caccia. A disposizione si trovava una somma esosa, accantonata nelle casse dell’ATC e derivante proprio dalle quote annuali, che entro il 30 marzo la ex Provincia avrebbe dovuto investire, mediante apposito bando, in ripopolamento della selvaggina. Cosa che purtroppo non è mai stata fatta.

Ci siamo avvicinati “all’Apertura” della stagione venatoria 2019/2020 in un clima, purtroppo non nuovo, di incertezza e tensione anche all’interno delle Associazioni venatorie, ambientali e agricole che per questioni di principio hanno complicato la gestione e non hanno salvaguardato la priorità del mondo venatorio.

Tanti comunicati sui social, senza trovare certezze per il futuro e promuovere una gestione sana. Arci Caccia Benevento ha cercato di dire la sua, comunicando e diffondendo la propria posizione, purtroppo, non essendo coinvolto il Comitato, i contenuti sottoscritti per l’ARCI Caccia di Benevento sono rimasti patrimonio della sola Associazione. Uno dei capisaldi per migliorare e “innestare” nuova linfa è costruire, nei fatti, il rapporto con gli agricoltori e con la Regione, che da anni ci segue nel settore.

L’Arci Caccia di Benevento è impegnata in un confronto serrato e collaborativo con la Regione, la Confederazione Italiana degli Agricoltori e le altre organizzazioni imprenditoriali agricole con l’ambizione di rendere sempre più proficue e produttive le convergenze. Di questo impegno, della volontà di lavorare fianco a fianco, si fa carico anche l’ARCI Caccia di Benevento, che da anni io e il Comitato rappresentiamo.

FEDERCACCIA: Contro i cacciatori una inaccettabile e pericolosa deriva delinquenziale

federcacciaNon possono che preoccupare i continui e ripetuti atti di violenza ideologica nei confronti della caccia e dei cacciatori. Ultimo in ordine di tempo l’incendio di due altane in Friuli. Il presidente di Federcaccia chiede un incontro col ministro dell’Interno
Roma, 8 gennaio 2020 - Ingiurie sui social; plausi per la morte di cacciatori; sedi imbrattate; appostamenti fissi distrutti; cacciatori, perlopiù anziani, attaccati fisicamente da gruppetti di facinorosi. Ultimo episodio in ordine di tempo – negli stessi giorni delle polemiche per le inaccettabili frasi pronunciate sul mortale incidente in Sardegna - ieri ignoti hanno incendiato due altane nella Riserva di caccia di Campoformido. Scontata la solidarietà per la Riserva, la vicinanza a tutti i cacciatori del Friuli Venezia Giulia e il supporto concreto a qualsiasi iniziativa il nostro Regionale vorrà mettere in campo contro questo inqualificabile gesto.
Quello che preoccupa però è l’intensificarsi di atteggiamenti sempre più diffusi di intolleranza nei confronti di una attività che forse in troppi dimenticano essere prevista e regolamentata dalla legge, esercitata da cittadini autorizzati dopo essere stati sottoposti a visite, controlli medici e verifiche di polizia, nei modi e nei tempi stabiliti dalla scienza e dalle Istituzioni nazionali ed europee.
“Dal confronto, anche acceso, sul tema caccia, che rientra nel normale dibattito di qualsiasi società civile, si è passati a un diffuso clima di odio e violenza nei confronti dei cacciatori – denuncia con forza il presidente Nazionale di Federcaccia Massimo Buconi –. Tutto questo è inaccettabile e non più tollerabile. Come non è più accettabile che violenze, soprusi e atti illegali contro la persona e il patrimonio passino quasi regolarmente sotto silenzio, nell’indifferenza e quasi nella tacita approvazione dei media, della società e perfino a volte delle Autorità, come fosse cosa normale soverchiare con l’odio chi la pensa diversamente. Invito chi di dovere a vigilare attentamente e a non sottovalutare questa deriva, per evitare che accadano fatti ancora più gravi”.
Federcaccia continuerà a denunciare la situazione, chiedendo concreti atti di prevenzione e altrettanto pronti e certi provvedimenti nei confronti di chi si macchia di atti contrari alla pacifica convivenza e alle leggi. “Chiederò oggi stesso – conclude il presidente Buconi – un incontro con il ministro dell’Interno, per esporre una situazione oggettivamente preoccupante che non può più essere sottovalutata e chiedere una risposta chiara e ferma a questo clima di odio nei confronti di una intera categoria di cittadini”.


Ufficio Stampa Federazione Italiana della Caccia

Roberto Salvini: «Peste suina, seguire l’esempio dell’Elba per arginare il rischio di focolai»

Roberto Salvini 4ISOLA D’ELBA - «Bene la decisione del Parco di estendere al 2020 gli abbattimenti selettivi, è l’unico modo per limitare il rischio di un’epidemia di peste suina anche in Toscana»
Roberto Salvini: «Peste suina, seguire l’esempio dell’Elba per arginare il rischio di focolai»
«Bene la decisione del Parco dell’Arcipelago Toscano di proseguire anche nel 2020 gli abbattimenti selettivi di ungulati – afferma il consigliere regionale Roberto Salvini (Gruppo misto) – Questa è l’unica strada da seguire per contenerne le popolazioni, che hanno un tasso di riproduzione altissimo, in particolar modo nelle aree protette. Ciò non solo per limitare i danni da essi provocati all’agricoltura e nei sempre più frequenti incidenti con l’uomo, ma anche per evitare l’accendersi di focolai di peste suina nella nostra regione: una malattia che colpisce tanto i maiali quanto i cinghiali e che già sta infestando gli allevamenti della Cina, motivo per cui hanno dovuto abbattere 200 milioni di maiali. Stante l’enorme sovrannumero di cinghiali in Toscana, all’arrivo del virus, il morbo dilagherebbe qui in maniera incontrollabile, con un impatto che sarebbe devastante sui pochi allevatori rimasti».

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