Alessandro Bassignana

Alessandro Bassignana

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Domenica, 01 Luglio 2018 00:00

I LUPI FRANCESI SAREBBERO STATI IMMESSI?

Si è sempre sospettato, ma ora una prova ci sarebbe: sulle Alpi sarebbero presenti lupi di ceppo non appenninico, ma provenienti da altre aree europee.
Le polemiche in Francia sono state sempre forti, tanto da sfociare in tribunale o aver originato indagini parlamentari, con i transaplini che respingevano l'ipotesi di una migrazione spontanea di lupi italiani dall'appennino, denunciando invece rilasci e immissioni di lupi sul loro territorio.
Adesso l'esame effettuato sul  DNA di campioni e pelo di un predatore confermerebbero questa tesi, segnalando una discendenza "baltica" di quel soggetto individuato nel sud della Francia.
Va ricordato come in Francia si stimi la presenza di circa 430 lupi, e se ne preveda il controllo numerico con l'abbattimento di un certo numero di soggetti tutti gli anni; la quota per il 2018 (solitamente si individua un periodo di riferimento di 12 mesi a partire da luglio) è di 40 lupi.
 
Lunedì, 18 Giugno 2018 00:00

PROVE D'UNITA' A TORINO

Venerdì 8 giugno 2018 a Torino si è tornati a parlare di unità, ma non quella d’Italia che dalla città subalpina partì nel 1861, bensì quella del mondo venatorio che, a conti fatti pare molto più difficile da raggiungere di quell'altra.
Quel giorno a Torino migliaia di cacciatori sono scesi in piazza in quella che, oltre ad esser stata una straordinaria dimostrazione d’orgoglio, era una vera e propria manifestazione di solidarietà verso i loro colleghi piemontesi, penalizzati e discriminati da una nuova legge sulla caccia che…addirittura gli vieta di esercitare la loro passione alla domenica.
Infatti proprio in quei giorni il Consiglio Regionale del Piemonte stava votando il DDL 182, voluto dall’assessore Ferrero del PD  per colmare la lacuna originatasi sei anni prima quando, ad evitare un referendum che avrebbe limitata moltissimo l’attività venatoria, venne abrogata la l.r. 70/96.
Il disegno legge del centrosinistra agli occhi dei cacciatori piemontesi appare un vero e proprio “de profundis” recitato alla loro passione, tanto da contenere limiti e divieti più che unici in tutta Italia, e tali da rendere ormai il Piemonte la regione con la legge più restrittiva d’Europa.
Inutile qui ricordarli tutti, prima di tutto perché sono così tanti da non sapere da quale di questi partire, e poi anche perché ci si aspetta che lo stesso Governo impugni la nuova legge di fronte alla Corte Costituzionale, ma quanto meno il violentissimo attacco politico alla caccia ha convinto il mondo venatorio ad unirsi: erano infatti presenti praticamente tutte le associazioni venatorie italiane, riconosciute e non, e molte di queste erano rappresentate dal loro presidente nazionale.
E così l’8 giugno un civilissimo corteo partendo dall’immensa piazza Vittorio Veneto è sfilato lungo via Po sino a raggiungere piazza Castello e la sede di Regione Piemonte, dove una delegazione è stata ricevuta dall’assessore Ferrero e dal presidente Sergio Chiamparino, per manifestare il proprio dissenso verso le decisioni della politica piemontese, rimarcando quanto avviene nel resto d’Italia e in Europa, e ricordando a tutti il peso e il valore della caccia dal punto di vista economico e occupazionale.  
Gli organizzatori della manifestazione, non a caso battezzata “La Caccia s’è desta”, avevano invitato anche i politici di tutti gli schieramenti, e così tra le file dei manifestanti si sono visti consiglieri regionali, deputati, senatori ed europarlamentari, e non solo di quei partiti che in Piemonte si collocano all’opposizione, ma pure di quello di presidente e assessore alla caccia subalpini.
Alcuni di questi hanno voluto accompagnare i dirigenti venatori e partecipare all’incontro con Chiamparino,  forse a significare come la partita politica non debba considerarsi ancora chiusa, e certamente ricordando come tra nemmeno dodici mesi in Piemonte si tornerà al voto per rinnovare l’amministrazione regionale.
Ora sta al mondo venatorio fare la sua parte, tenendo ben presente come baruffe e divisioni non portino da nessuna parte, e come diventi ora necessario cominciare a comportarsi da vera e propria “lobby”.
A Torino…La Caccia s’è desta!
la caccia si e desta
 
 
Domenica, 06 Maggio 2018 00:00

AL LUPO! AL LUPO!

“Provocazione, convegno di parte, non…prettamente tecnico”, questa e altre stupidaggini si sono scritte nei giorni passati per boicottare l’iniziativa promossa dalla Confederazione Italiana Agricoltori, la CIA.
AL LUPO! AL LUPO!” era il nome scelto per il convegno, e non casuale era stata la scelta di Fenestrelle (TO), in Alta Val Chisone una zona dove la presenza dei lupi si fa sentire sempre più pressante, con le giustificabili preoccupazioni da parte di pastori e allevatori. 
Era stato Roberto Barbero, dinamico e coraggioso presidente provinciale di Torino, supportato e sostenuto dal neo presidente regionale Gabriele Carenini, a…sfidare le ire degli animalisti, e di qualche incerto amministratore pubblico che temeva d’essere bersaglio di critiche e…non solo!
Il convegno era stato indetto già da molto tempo, ma negli ultimi giorni su esso si sono addensate dense nubi, e s’è temuto potesse essere rimandato se non addirittura annullato, anche per alcuni farneticanti messaggi apparsi su gruppi e pagine Facebook pro-lupo.
Prima di tutto l’amministrazione del Comune di Fenestrelle, guidata dal sindaco Michel Bouquet e dove s’era organizzato l’evento, che s’è dissociata prendendone le distanze; e poi l’Ente delle Aree protette Parco delle Alpi Cozie che, pur invitato, ha liquidato l’iniziativa sostenendo d’essere stato avvisato con ritardo, e rimarcando come altre iniziative simili fossero previste a fine maggio, e ancora in autunno, presso il Forte di Fenestrelle.
Era la comprensibile difesa dei sostenitori del Progetto Life WolfAlps, ormai terminato nella sua fase “ordinaria” (esiste quella post life) e che tante polemiche ha destato per i molti soldi spesi, circa sei milioni e mezzo d’euro co-finanziati dalla UE, rispetto ai contestati risultati prodotti, specialmente in relazione alla popolazione stimata di lupi alpini, quelli piemontesi in primis.
La sala era gremita al limite della capienza, e v’erano molti esponenti del mondo agricolo, di quello ambientalista e animalista, cacciatori, oltre a gente del posto, interessata al fenomeno lupo. Un paio di carabinieri erano presenti, a garantire l’ordine pubblico.
Dopo un intervento dell’UNCEM Piemonte, Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani, Roberto Barbero ha aperto la discussione snocciolando una serie di dati piuttosto chiari e preoccupanti, tali da far emergere l’incoerenza dei dati di WolfAlps rispetto al numero di predazioni e segnalazioni, ma specialmente per l’altissimo numero di lupi rinvenuti morti, in gran parte investiti da auto o treni, in Piemonte nell’ultimo biennio. In particolare si è fatta rilevare la prossimità di lupi, singoli o in branchi, in prossimità di abitati e strade, e non solo più in montagna, ma pure in pianura. Barbero ha ricordato i casi della Francia, e specialmente della pacifica e ambientalista Norvegia, dove il numero dei lupi viene controllato in maniera molto severa.
Particolarmente applaudito l’intervento di Ivan Monnet, giovane pastore dell’Alta Val Pellice che convive con il problema lupo per tutto l’anno, sia quando staziona con le sue bestie a fondovalle, che quando sale agli alpeggi, ad oltre duemila metri di quota.
Ivan ha raccontato della sua vita, dei problemi logistici e delle preoccupazioni determinate dalla presenza dei lupi sul territorio, delle recinzioni da spostare continuamente, dei cani da guardiania difficili da gestire e pericolosi per l’incolumità di viandanti ed escursionisti, ma pure degli inascoltati appelli agli amministratore di Regione Piemonte. 
Hanno poi parlato un rappresentante dell’ASL TO3, competente per quel territorio ogni volta che vengono segnalate predazioni su bestiame domestico, il vice sindaco della Città Metropolitana di Torino, con delega all’Ambiente e il commissario del Comprensorio Alpino Torino 1 (Valli Pellice, Chisone e Germanasca).
Due interventi non previsti, ed inseriti all’ultimo, sono stati riservati ad un rappresentante del mondo animal-ambientalista e di quello venatorio
E poi toccato alla politica, con due consiglieri regionali, un deputato e un senatore, tutti piemontesi, ma per la verità anche di quelli legati al territorio, e che si sono sempre interessati delle comunità locali e dei problemi di allevamento e pastorizia alpina.
Sono intervenuti Elvio Rostagno (PD) e Gianluca Vignale del Movimento Sovranista, politici regionale, e poi Mino Taricco (PD), ora senatore ma che fu assessore ad agricoltura, caccia e pesca di Regione Piemonte, e Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia che ha ricordato come nel comune dove fu sindaca, Giaveno, negli ultimi anni siano stati denunciati due attacchi del lupo all’uomo, l’ultimo dei quali riconosciuto dalla stessa Life WolfAlps dopo che l’ISPRA rinvenne il DNA di due lupi sul pantalone lacerato dell’aggredito.
Tutti i politici, per la verità senza esclusione, hanno comunque rimarcato come il fenomeno meriti massima attenzione, e, pur nella difesa della specie lupo, ci si debba interessare di quella delle attività umane e del bestiame domestico, e diventi quini necessario disporre di dati attendibili, in modo tale da poter avviare azioni di contenimento qualora i lupi diventassero davvero troppi, come sembra essere a molti!
Ha chiuso il convegno Gabriele Carenini, che ha ribadito come CIA non abbasserà la guardia, e continuerà nella difesa delle attività di allevamento e pastorizia, e se i lupi sono troppi si pensi pure a ridurne il numero, attuando il Piano Lupo che…giace al Ministero in attesa d’essere ripreso in mano.
In sala vi sono state numerose proteste da parte del mondo agricolo, ma nessun diverbio particolarmente acceso tra le parti e alla fine si deve plaudire al coraggio di CIA e Roberto Barbero, capaci di difendere con coraggio e coerenza le ragioni dei propri associati.
Il lupo sulle Alpi (e non solo lì!) c’è, ed è sempre più numeroso e confidente, davvero ora rischia di tramutarsi da risorsa in problema e dunque bisogna cominciarlo a gestire;anche il mondo venatorio deve venire allo scoperto, così come capita in tutto il resto del mondo civile, rendendosi disponibile a raccogliere dati e fornirli ad organismi davvero competenti e super partes. Che al momento non ci sono.
Di cacciarlo, e questo i cacciatori l'hanno rimarcato, non c'interessa, ma qualcuno deve fare qualcosa. Prima che sia troppo tardi!
 
 
Sabato, 05 Maggio 2018 00:00

8 giugno 2018: la Caccia s'è desta!

Già il nome, “La Caccia s’è desta”, che evoca la prima strofa dell’inno di Mameli, la dice lunga sul fatto che la manifestazione che si terrà l’8 giugno a Torino voglia essere nazionale e coinvolgere non solo i cacciatori piemontesi, ma altresì quelli di tutta l’Italia, quasi che cedere lì potrebbe significare aprire una pericolosa crepa nella fragile diga che ancora regge di fronte alle spinte animal-ambientaliste avverse all’attività venatoria.
Stiamo riferendoci a quello che sta accadendo in Piemonte, la Regione più maltrattata d’Italia quanto a legislazione venatoria da quando, a scongiurare un referendum proposto dagli ambientalisti, venne abrogata la l.r. 70/96 lasciando i cacciatori subalpini privi di una legge regionale sulla caccia.
Accadde nel 2012, e da allora, due anni di governo del centrodestra e dal 2014 in sella la maggioranza di centrosinistra capitanata da Sergio Chiamparino, i 25.000 appassionati piemontesi hanno cacciato utilizzando la più permissiva l.157/92, anche se spesso e volentieri hanno dovuto ricorrere al TAR per…spegnere i bollenti spiriti dell’assessore Giorgio Ferrero, da subito dimostratosi poco incline al dialogo con il mondo venatorio favorendo invece quello con gli ambientalisti.
Sette ricorsi ed altrettante vittorie, totali o parziali ma con una coda pericolosissima che vedrà a breve Regione Piemonte di fronte alla Corte Costituzionale per rispondere di alcuni articoli di leggi regionali votati apposta per penalizzare gli appassionati piemontesi e impugnati da alcune associazioni venatorie.
Ora però il DDL 182 voluto da Ferrero è approdato in Consiglio Regionale, licenziato dalla III Commissione e pronto per essere emendato e approvato prima dell’estate trasformandosi nella nuova legge sulla caccia di Regione Piemonte.
Numerose…polpette avvelenate sono inserite in quel pessimo testo, tali da rendere problematica la stessa sopravvivenza per l’attività venatoria piemontese, come il divieto di cacciare 15 specie consentite dalla l.157/92 o addirittura quello di cacciare alla domenica; tutte norme che…puzzano terribilmente di incostituzionalità, ma che vedono la maggioranza di centrosinistra, PD in testa, strizzare l’occhiolino ai Cinquestelle per ottenerne l’appoggio e i voti.
Insomma, quello che sembra non riuscire a Di Maio e Martina a livello nazionale potrebbe accadere qui in Piemonte, e l’assessore Ferrero dunque potrebbe chiudere il suo mandato ancor peggio di come l’iniziò quattro anni fa, sia ben inteso vista dal punto di vista del mondo venatorio.
Ad ogni buon conto i cacciatori piemontesi non intendono stare con le mani in mano, attendere l’inevitabile senza tentar una reazione, fosse pure la strenua difesa dei loro diritti.
E così è stata programmata la grande manifestazione che si svolgerà il prossimo 8 giugno, a replicare quella analoga che si tenne sempre lì quasi due anni prima, il 10 giugno 2016.
Allora sfilarono quasi 5000 cacciatori che da Piazza Castello, sede della Regione, si diressero verso il Consiglio Regionale dove furono ricevuti dal Vicepresidente del Consiglio; ora le aspettative degli organizzatori sono decisamente maggiori in termini di partecipazione, anche perché sono stati invitati cacciatori e associazioni di tutta Italia.
Rispetto al 2016 il programma è cambiato, e il ritrovo sarà nell’imponente Piazza Vittorio Veneto (360 mt di lunghezza per 111 di larghezza) da dove partirà il corteo, percorrendo l’intera via Po e approdando questa volta in Piazza Castello, obiettivo il Palazzo della Regione.
Hanno già aderito alla manifestazione A.N.L.C., Enalcaccia, E.P.S., ANUU, C.P.A. e l’Unione Regionale Piemontese Cacciatori – La Selva, piccola e storica associazione torinese, forse la più vecchia d’Italia, nata proprio in Piazza Castello nel 1896.
Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare anche l’adesione di altre associazioni venatorie, riconosciute e non, e si prevede persino la presenza di alcuni presidenti nazionali e di alcuni politici regionali e nazionali, oltre ad una buona copertura informativa attraverso giornali e tv.
L’unica assenza, incomprensibile, dovrebbe essere quella di Federcaccia Piemonte che ha più volte bocciata l’iniziativa, scrivendo in un suo comunicato ufficiale che scendere in piazza ”…continuerebbe uno scontro frontale che non porterebbe ad alcun risultato positivo per il mondo venatorio.”
Fortunatamente gli altri non la pensano così, e così l’8 giugno i cacciatori rialzeranno la testa!
 
Venerdì, 20 Aprile 2018 00:00

Nuovo "piano lupo" in Francia

Una commissione del Senato francese ha affrontato il "piano lupo 2018-23" portato avanti dal Ministro dell'Ambiente Nicolas Hulot, sollevando diverse criticità e chiedendo nuovi adeguamenti.
Nello specifico si afferma che il piano non tenga sufficientemente conto della " disperazione del mondo pastorale ".
 Il piano, pubblicato nel febbraio 2018,  include innegabili progressi per i territori, ma, così afferma la commissione per la pianificazione e lo sviluppo. e sviluppo sostenibile, in una relazione adottata il 17 aprile 2018 e pubblicata il giorno seguente, " rimarrebbe molto al di sotto delle sfide sociali, economiche, culturali e psicologiche che gli allevatori e le popolazioni affrontano."
 
"È un circolo vizioso" , ha commentato l'autore del rapporto Cyril Pellevat (LR, Haute-Savoie) " La situazione non è più sostenibile, né per i contadini, né per le popolazioni, né per le finanze pubbliche. È un circolo vizioso di sofferenze, spese e incomprensioni ", parlando specificamanete di  disperazione del mondo pastorale  di fronte a 12.000 pecore uccise nel 2017.
I senatori chiedono in particolare la soppressione di una delle misure più contestate del piano, che condiziona gli indennizzi degli allevatori alla predisposizione preliminare delle misure protezione di greggi e mandrie. 
La commissione chiede anche l'adozione  di " misure alternative " e gestione europea delle popolazioni di lupi.
Il nuovo piano, che non è riuscito a soddisfare né gli agricoltori né i protezionisti, prevede un tetto annuale di abbattimento basato su raccomandazioni scientifiche che stimano di non tagliare più del 10-12% della popolazione, e questo per garantire la vitalità delle specie. 
Nel 2018, anno di transizione, il tetto iniziale è fissato a 40 lupi, ma questo numero verrà aggiornato alla fine di aprile, una volta che si avranno cifre più esatte, come ha sostenuto  il 17 aprile il coordinatore prefetto del piano, Stéphane Bouillon.
 
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