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Luca Gironi

Luca Gironi

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Forest Italia distribuisce Flir Outdoor Tactical Systems

  • Pubblicato in Ottiche

Nasce la nuova divisione Flir che comprende le termocamere e i prodotti Armasight
Tutte le novità allo stand Flir (Forest Italia) a Caccia Village, Bastia Umbra 12-14 Maggio 2017.

Nel corso del 2016 Flir ha acquisito Armasight, consolidando la sua posizione di leader nel settore degli strumenti di visione notturna e termica. Flir ha costituito quindi la divisione OTS - Outdoor Tactical Systems, che raggruppa tutti i prodotti Armasight e le termocamere Flir per l’osservazione della natura.Dal 1 Aprile 2017 Flir ha concesso a Miles Srl e al suo Agente Esclusivo Forest Italia Srl, già distributori Armasight, anche la distribuzione delle sue termocamere Flir per la caccia e l’osservazione della natura. Forest è quindi Agente per l’Italia dei prodotti Flir OTS, per il mercato civile. Flir è ritenuto il produttore delle migliori termocamere al mondo, e lo stesso vale per Armasight per quanto riguarda i binocoli termici e i visori notturni da puntamento o i clip-on da applicare all’obiettivo dei cannocchiali da caccia tradizionali. In particolare, la linea di binocoli termici Helios di Armasight non ha confronti nella visione termica binoculare e i visori notturni CO Mini e CO-X di generazione 2+ HD da applicare all’obiettivo delle ottiche da puntamento sono i più compatti, robusti e performanti sul mercato. I listini Flir e Armasight sono disponibili su www.forestitalia.com, dove è possibile acquistare direttamente.Il gruppo di cui è parte Miles Srl è da decenni il leader nelle forniture militari di strumenti di visione notturna nel nostro paese, con decine di migliaia di visori consegnati e soprattutto una competenza insuperabile che le permette di garantire su ogni singolo strumento l’integrità, la funzionalità e la rispondenza alle caratteristiche da catalogo. Ma l’elemento più importante, trattandosi di strumenti particolarmente complessi, è la capacità di offrire un servizio di assistenza di prim’ordine, servizio che offre solo ed esclusivamente sui prodotti di sua importazione.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   0458778772

Arcicaccia: Al Parco di Veio al via la caccia al cinghiale…doveva scapparci il morto?

Dopo il tragico incidente dello scorso 17 Marzo, costato la vita a un motociclista quarantanovenne, finalmente nel Parco di Veio, polmone verde alle porte di Roma si preleveranno circa 300 cinghiali. L’Ente Parco, già in dicembre aveva chiesto alla Regione l’autorizzazione a procedere al controllo numerico dei suidi presenti in numero decisamente eccessivo. Solo il 21 Marzo, guarda caso dopo il tragico evento, finalmente è arrivato il via libera.

Emilia Romagna: Approvato in Giunta il calendario Venatorio

  • Pubblicato in Notizie

La Giunta Regionale dell'Emilia Romagna approva la prima bozza di calendario venatorio che dovrà passare adesso al vaglio del Consiglio Regionale. Sfogliandolo subito salta all'occhio una gradita novità: Tordo e Cesena tornano cacciabili fino al 31 dicembre...

FEDERCACCIA UMBRIA: IL FUTURO DELLE SPECIE SELVATICHE PASSA ANCHE DALL’ATTIVITÀ VENATORIA

Caccia e scienza alleate per la salvaguardia della biodiversità e la gestione del territorio, accompagnata da un corretto prelievo venatorio. Si è svolta questa mattina (13 aprile), presso la sede della Federcaccia Umbra, a Perugia, la presentazione del progetto “Linee guida Federcaccia per la gestione della piccola selvaggina stanziale in Umbria”, redatto dal dottor Roberto Mazzoni della Stella. Presenti, oltre all’autore materiale del progetto, il vicepresidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi, il tecnico faunistico Daniel Tramontana dell’Ufficio Caccia nazionale Fidc e i due presidenti provinciali di Perugia e Terni, Alessandro Barbino e Giulio Piccioni.

Nel suo intervento, Mazzoni della Stella ha parlato delle principali cause che hanno causato il declino della selvaggina nobile stanziale, in particolare della lepre, fagiano e starna: dal secondo dopoguerra ad oggi sono intervenute profonde trasformazioni ambientali, la meccanizzazione dell’agricoltura, l’uso della chimica, l’apertura di sempre più numerose strade montane e campestri, il proliferare di specie animali opportuniste quali i corvidi, la volpe e il cinghiale, l’incremento dei boschi dovuto all’abbandono dei pascoli e delle attività agresti da parte dell’uomo. Tutto ciò è avvenuto malgrado le principali aree vocate per tali specie selvatiche siano state inibite ormai da decenni all’esercizio venatorio, in Umbria come nel resto d’Italia.

Mentre per i grandi mammiferi, come ad esempio il cinghiale o il capriolo, esistono delle precise regole per un corretto esercizio venatorio, gestite e fatte osservare dai cacciatori stessi, per la piccola selvaggina la caccia è lasciata – anche dal punto di vista normativo – al proprio destino. La sfida di Federcaccia, al contrario, è quella di responsabilizzare gli appassionati di questa disciplina, la stragrande maggioranza dei quali è per natura cinofila, affinché si possa intervenire attivamente attraverso la loro organizzazione e formazione, allo scopo di creare sul territorio un mosaico di aree vocate a queste specie, affinché vi si possano riprodurre e da lì irradiarsi anche nelle zone adibite a caccia programmata.

“Il mondo scientifico, la conoscenza e la condivisione sono i nostri alleati – ha dichiarato il vicepresidente nazionale Buconi – mentre, al contrario, i nostri nemici sono l’ignoranza, il settarismo e l’autoreferenzialità. La nostra sfida, la nostra provocazione è quella di offrire agli enti che oggi gestiscono l’attività venatoria un nuovo modello virtuoso, basato sull’organizzazione dalla base. Un modello – ha concluso Buconi – che contempla la formazione del cacciatore sia dal punto di vista tecnico quanto sotto l’aspetto dell’etica venatoria”. (www.ladeadellacaccia.it)

Libera Caccia va in Tv per spiegare come contenere i cinghiali

 

Cinghiali in città. Questo il tema della trasmissione televisiva Tagadà andata in onda su La7 il 23 marzo scorso.
Giornalisti, esponenti politici e della società civile si sono trovati a dibattere su come gestire la presenza dei cinghiali vicino alle abitazioni, non lontano dal centro delle nostre città.
Nel mirino c'era Roma, con le sue periferie, ma il fenomeno ormai si manifesta su tutto il territorio italiano e non è da sottovalutare; sono, infatti, in forte aumento gli incidenti stradali causati da fauna selvatica che a volte generano feriti e persino morti.
Finalmente anche in Tv abbiamo potuto vedere la posizione dei cacciatotri, ben rappresentata da Sisto Dati, Vicepresidente nazionale vicario della Libera Caccia che, con estrema semplicità, ha definito il problema e le sue soluzioni.
Nel corso della trasmissione si è potuto discutere delle cause del fenomeno e su come comportarsi in caso di incontro con i cinghiali.
Sito Dati ha ricordato come questi animali non siano pericolosi in sé e non attaccano se non vengono minacciati o per difendere i piccoli, quindi occorre mantenere la calma, evitare movimenti bruschi e lasciarli andare per la loro strada. Il cinghiale è in cerca di cibo e noi non rientriamo nella sua dieta.
Non è un animale predatore come il lupo, quindi, anche se in branco, è interessato a trovare cibo per il proprio sostentamento, e la grande abbondanza di spazzatura abbandonata ai margini delle strade delle nostre città, attira inevitabilmente questo tipo di animale che si ciba praticamente di tutto.
Sisto Dati ha ricordato come spesso queste invasioni siano generate dalla vicinanza tra centri abitati e zone protette a divieto di caccia, come i Parchi, dove la gestione è inesistente e la specie prolifica indisturbata.
Il vicepresidente di Libera Caccia delinea quindi due linee di intervento per ridurre il numero di cinghiali, che poi ricorda, sono seguiti a ruota dai caprioli, anch'essi in forte aumento:
1- Cominciare a gestire tutti i tipi di ungulati anche nelle aree a divieto di caccia, soprattutto nei Parchi e nelle aree protette dove ad oggi manca perfino una stima dei capi presenti. Non si tratta di aprire la caccia in queste zone, ciò che serve sono interventi mirati, periodici e certamente monitorati e realizzati con il supporto delle guardie dei Parchi o delle forze dell'ordine (pensiamo alla guardia forestale oggi sotto l'Arma dei Carabinieri) per abbattere gli esemplari in eccesso. Anche perché, la presenza massiva di questi animali, danneggia fortemente altre specie, creando uno squilibrio all'ambiente, prima che alle attività dell'uomo.
2- Le modalità di intervento non possono essere quelle che oggi suggerisce Ispra (dipartimento del Ministero dell'Ambiente) semplicemente perchè inefficaci, non pensiamo poi ai danni che provocherebbe l'uso di contraccettivi, che verrebbero assunti da qualsiasi animale senza alcun discrimine. L'unica modalità che assicura risultati in termini di contenimento dei cinghiali è la classica caccia in battuta, con tanto di poste ed esperti conduttori di cani.
Da molti anni ormai, inascoltati, i cacciatori e nello specifico Libera Caccia, sostengono queste tesi a livello nazionale e locale, attendendo con pazienza che gli eventi portino alla ragione gli amministratori della cosa pubblica. Sisto Dati ricorda, infatti, come la fauna selvatica non sia più "res nullius" ma sia diventata "res publica" con la sciagurata legge 157, quindi è lo Stato, con le sue articolazioni locali, le Regioni, che deve occuparsene.
Nonostante le molte sensibilità presenti in studio alla fine tutti si sono dovuti convincere che l'unica soluzione concreta è quella proposta dal mondo venatorio, che Libera Caccia ha ben rappresentato in Tv, fuori da ogni retorica e da ogni frase fatta o linguaggio politichese. Si è parlato chiaro e, sicuramente, gli ascoltatori si saranno fatti una idea precisa sul ruolo che può giocare oggi il cacciatore, come risorsa e non come personaggio anacronistico da eliminare dalla società moderna, uno strumento prezioso invece, sia per regolare il nostro rapporto con gli animali selvatici, sia per creare posti di lavoro e ricchezza grazie alla commercializzazione di queste pregiate carni che non hanno eguali in termini di proprietà organolettiche.

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