Menu
RSS

facebooktwitteryoutubehuntingbook

Luca Gironi

Luca Gironi

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

BERLATO: LE BUGIE DEGLI ANTICACCIA

Il Consigliere Andrea Zanoni & C. propongono al Consiglio regionale del Veneto di opporsi all'approvazione della Proposta di legge n. 182/216 per le seguenti motivazioni:
- Mentendo sapendo di mentire il Consigliere Zanoni & C. affermano che le sanzioni previste dalla Proposta di legge regionale n. 182/2016 verrebbero comminate a chi si oppone ai cacciatori, anche solo con l'uso della voce, sul proprio terreno o a casa propria.
- sempre in base alle fantasiose opinioni del Consigliere Zanoni & C. la legge colpirebbe indistintamente tutti coloro che vivono la natura in pace e serenità, escursionisti, bikers, agricoltori, amici che portano a passeggio i cani, boscaioli al lavoro, bambini che corrono in un prato o che giocano vociando tra gli alberi, i privati che coltivano orti e frutta agli escursionisti, dai podisti a chi pratica equitazione, dai ricercatori a chi svolge attività ricreative, sportive o con disabili all'aperto, da chi passeggia con animali di compagnia alle guardie venatorie.- Dalla semplice lettura del testo della Proposta di legge n. 182/2016 si può invece chiaramente evincere che le sanzioni verranno comminate solo ed esclusivamente a chi intenzionalmente vorrà impedire l'esercizio di attività lecite quali la caccia e la pesca a chi le intende esercitare nel rispetto delle normative vigenti, dopo aver versato all'erario le obbligatorie tasse di concessione governativa e regionale, oltre alle quote di accesso agli Ambiti Territoriali di Caccia e Comprensori Alpini ( La tassa di concessione governativa che deve versare ogni anno il cacciatore che intenda esercitare l'attività venatoria in Veneto è di euro 174,16 ai quali si aggiungono 84 euro di tassa di concessione regionale, oltre alle quote di accesso agli ATC e CA che variano tra i 60 ed i 300 euro ).- In Francia è stata approvata nel giugno 2010 una legge che commina sanzioni penali a chi ostacola la caccia che cosi recita: E' punito con l'ammenda prevista per le contravvenzioni della quinta classe il fatto, con gli atti di ostruzionismo concertati, di impedire lo svolgimento di uno o più azioni di caccia come definite nell'articolo L.420-3.- Il Consigliere Zanoni & C. affermano altresì che, con sentenza n. 6309 del 10 maggio 2005, il Tribunale di Milano avrebbe annullato le sanzioni comminate sulla base di una legge simile della Lombardia, facendo prevalere il diritto di riunirsi pacificamente e manifestare liberamente il proprio pensiero, peraltro sancito dagli articoli 21 e 17 della Costituzione italiana.E' utile innanzitutto verificare cosa preveda la legge regionale della Lombardia n. 26 del 1993.
Legge regionale della Lombardia n. 26 del 1993 art. 51 comma 5:
" 5. Si applica la sanzione amministrativa da euro 206,58 a euro 619,75 per chi volontariamente procura disturbo all'esercizio venatorio anche avvalendosi di strumenti atti all'allontanamento della selvaggina; se l'attività di disturbo è commessa da agenti della vigilanza volontaria di cui al comma 5 dell'art. 48, la sanzione è raddoppiata".Disamina della sentenza n. 6309/2005 pronunciata dalla 1 sezione civile dal giudice dott. Paola Gandolfi sulla presunta violazione dell'articolo 51 comma 5 della legge regionale ombardia n. 26 del 1993 rubricato " sanzioni amministrative".Si osserva :Come palesato dal Giudice civile di primo grado del tribunale di Milano nella motivazione della sentenza n.6309/2005, dalla disamina della deposizione offerta dalla sola e unica teste assunta dal Giudice durante l'istruttoria (teste Zavalloni) sono emersi i seguenti elementi:1) si trattava di manifestazione organizzata dal coordinamento anticaccia della Lombardia previamente autorizzata dalla Questura per il giorno di apertura della caccia;2) i manifestanti anticaccia erano guidati e scortati dai Carabinieri per un brevissimo percorso autorizzato, per un breve lasso di tempo, dalle ore 7 alle 9 del mattino, con slogan e grida da parte degli stessi manifestanti asseritamente anticaccia ma, attenzione, non compiutamente ed individualmente identificati. Quest'ultima circostanza non può essere disattesa poiché ogni soggetto risponde alla giustizia per la propria condotta e non per la condotta di altri.Secondo il ragionamento del Giudice civile di primo grado la manifestazione anticaccia previamente autorizzata e di brevissima durata con la presenza costante delle forze dell'ordine caratterizzata da grida e slogan anticaccia non può che costituire una mera manifestazione del proprio pensiero come previsto dalla nostra Costituzione.
Peraltro il giudice ha precisato che le prove orali assunte non hanno potuto individuare coloro che avevano insultato gratuitamente i cacciatori.Ebbene la motivazione così esplicitata non può essere diversamente interpretata.Si osserva che tale sentenza è stata interpretata soggettivamente da parte di alcuni soggetti anticaccia (mediante commenti infondati su internet). Il contenuto di tale interpretazione è assolutamente fuorviante e non corrispondente ad una corretta interpretazione della decisione assunta dal Giudice di primo grado.Alla luce di queste precisazioni, si può facilmente evincere che gli esponenti del frastagliato arcipelago animal-ambientalista mentono sapendo di mentire, utilizzando patetiche bugie per tentare di convincere i componenti del Consiglio regionale del Veneto a non votare il giorno 10 gennaio 2017 la Proposta di legge n. 182/2016.Una domanda sorge spontanea: dal momento che questa Proposta di legge si prefigge l'obiettivo di comminare sanzioni amministrative solo ed esclusivamente a quei criminali che aggrediscono, non solo verbalmente, degli onesti cittadini che esercitano nel rispetto della legge attività lecite come la caccia e la pesca, quali possono essere le ragioni che spingono i compari di Zanoni a tentare in tutti i modi di impedire l'approvazione di questa legge?

ACMA: INFLUENZA AVIARIA, CHIARIMENTI SUL DISPOSITIVO DEL MINISTERO DELLA SALUTE DEL 30 DICEMBRE 2016

Ad integrazione del dispositivo n. 29861 del 30 dicembre 2016 sulla sospensione temporanea all’utilizzo in deroga dei richiami vivi appartenenti agli Ordini degli Anseriformi e Caradriformi, il Ministero della Salute facendo seguito alle richieste di chiarimento pervenute dalle Regioni ha emanato una nota di chiarimento. Per quanto più strettamente legato all’aspetto venatorio, si precisa al punto 6:

“Relativamente alla sospensione della deroga dell’utilizzo dei richiami vivi, nel caso in cui i predetti animali siano tenuti all’interno delle gabbie nei laghetti di caccia, gli stessi, nel rispetto delle più scrupolose norme di biosicurezza, devono essere riportati nelle sedi dove sono abitualmente custoditi durante i mesi di non attività venatoria. Nel caso invece i volatili fossero destinati alla macellazione, i Servizi veterinari dovranno effettuare, sulle carcasse, campionamenti di organi per la ricerca del virus dell’influenza”. (www.ladeadellacaccia.it)

Sardegna: Ancora nessuna notizia della proroga della caccia a tordo e Beccaccia

  • Pubblicato in Notizie

Nonostante in data 22 dicembre le rappresentanze sarde di Federcaccia, CPA e UCS abbiano chiesto a gran voce alla regione di prorogare la caccia a Beccaccia, Cesena e Tordo al 29 di Gennaio, dal governo dell'isola non è ancora giunta nessuna risposta. I cacciatori, forti delle sentenze dei TAR di Toscana, Marche e Liguria e di quella successiva del TAR del Lazio che hanno riconosciuto come legittima la data proposta, chiedono alla politica isolana di porre fine alla discrimanzione de cacciatori sardi.

FIDC GROSSETO: IL CINGHIALE SI GESTISCE CON I CINGHIALAI…

 


Leggo sul Il Tirreno del 29/12/2016, un articolo, dove la Confagricoltura di Grosseto, addossa la responsabilità dei danni all’agricoltura, provocati dagli ungulati, ai cacciatori, per la mancata attività di selezione. Troppo facile addossare ora responsabilità per giustificare una legge obbiettivo per la gestione degli ungulati, approvata dalla Regione Toscana, con il parere contrario di tutte le Associazioni Venatorie, scellerata e priva di buon senso, voluta dagli agricoltori che oggi addossano il fallimento ai cacciatori. Non siamo stati ascoltati quando, in fase di stesura della legge che doveva risolvere tutti i problemi, avevamo avanzato perplessità e dubbi, ma qualcuno era convinto che con la caccia di selezione si risolvessero i problemi incrementando abbattimenti e ampliando così le possibilità di caccia.

Il cinghiale in Maremma si gestisce solo con le squadre di cinghialai, che operano nei territori assegnati, dove l’incidenza dei danni è davvero irrisoria, grazie all’attività e alla prevenzione esercitata dai cacciatori. Dove non si gestisce, dove e vietata la caccia o e riservata ai soli autorizzati, non ci sentiamo responsabili e pertanto non possiamo essere incolpati di ciò che a noi non appartiene.

Siamo vicini al mondo agricolo e consapevoli delle difficoltà che sta attraversando, siamo pronti ad intervenire quando possibile e quando le normative lo consentiranno. Insistere su una strada fatta di responsabilità e chiacchiere ci sembra veramente deleterio e poco proficuo, per salvaguardare la nostra terra dobbiamo unirci e fare sistema, siamo stufi di imposizioni e costrizioni venute da chi purtroppo nelle dorate stanze è lontano dalla realtà e dai problemi della vita quotidiana.

Per noi cacciatori, rispettare il territorio la biodiversità e le produzioni agricole è la prima priorità, non aspettiamo troppo ad intervenire perché se dovessimo, come qualcuno si auspica, rimanere una categoria con pochi praticanti, le cose si complicherebbero ed allora dovremo far diventare la caccia una professione, con ulteriori aggravi alla società. (Il Presidente Provinciale FIdC Grosseto Luciano Monaci)

Arcicaccia Puglia sulla "Chiusura per neve"

Veglie, 06 Gennaio 2017
A seguito dell’atto dirigenziale recante codice CIFRA 036/DIR/2017 recante oggetto: “Sospensione attività venatoria per i giorni 6, 7 e 8 Gennaio 2017 per condizioni atmosferiche avverse”, l’Associazione Arci Caccia Puglia risulta essere stata l’unica associazione venatoria ad inviare una richiesta di riesame in autotutela del provvedimento
adottato dalla Regione Puglia.
Detta richiesta è stata motivata in modo articolato, ma chiaro ed inequivoco stigmatizzando la illegittimità del provvedimento adottato che risultava affetto da vizi procedurali e di merito anche macroscopici.
La richiesta avanzata dalla nostra associazione ha sortito gli effetti sperati, si è scongiurata quindi la chiusura della caccia preventiva, indiscriminatamente su tutto il territorio regionale senza alcuna specificazione logistica e senza alcun sostegno normativo.
Anzi, la normativa esisteva, ed esiste, è quella richiamata dall’art. 21 della Legge 157/92 che vieta di esercitare la caccia in presenza di terreni coperti o parzialmente coperti di neve.
Quindi, cosa è accaduto?
La solita fuga in avanti ci verrebbe da dire, opportunamente smorzata dal buon senso.
C’era proprio bisogno di reiterare il divieto di cui all’art. 21 in una determina dirigenziale urgente? Sicuramente no.
Ma tutto è bene quel che finisce bene, o quasi!!!
Si, perché, se da un lato l’ Arci Caccia si ritiene soddisfatta di aver scongiurato la chiusura indiscriminata ed illegittima dell’attività venatoria su tutto il territorio regionale, sotto altro aspetto, non può ritenersi pienamente soddisfatta per le modifiche apportate alla ridetta determina.
Ed infatti, la modifica della determina dirigenziale che “sposta” il divieto di caccia solo alla specie beccaccia resta comunque un atto immotivato prima che illegittimo, e quel che è più grave e che risulta ancora una volta pregiudizievole per i cacciatori, o quantomeno per una loro parte.
Un provvedimento che ancora una volta assume i caratteri della vessazione senza motivo e senza criterio perché non supportato e suffragato da nessuna delle circostanze riportate dalla Delibera della giunta Regionale del 02 Agosto 2016 numero 1212, pubblicata sul BURP n. 99 del 30.08.2016 ed appositamente richiamate per il prelievo della specie beccaccia.
Alla luce di quanto innanzi, indipendentemente dal vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto per il risultato raggiunto, l’ Arci Caccia, i suoi cacciatori ed i suoi dirigenti esprimono il loro rammarico per l’ennesima occasione persa, confidando per il futuro in una migliore cooperazione e collaborazione tra le istituzioni ed i cacciatori con la schiena diritta, che, lo hanno dimostrato in più occasioni, hanno sempre collaborato e collaboreranno per
migliorare il nostro mondo (venatorio).

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura