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Luca Gironi

Luca Gironi

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CACCIA DI SELEZIONE: L’ ARMA SECONDO MARCO BENECCHI 2° PARTE

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Purtroppo, non permette di replicare il colpo con celerità, cosa che invece potrebbe essere molto utile sul terreno di caccia. La carabina Bolt Action è senz’altro l’arma che più di ogni altra racchiude tutte le caratteristiche necessarie per il buon esito della caccia di selezione. E’ precisa, pratica, maneggevole ed anche bella esteticamente. Ne esistono alcune che costano molto meno di quello che valgono, il loro prezzo è decisamente onesto e le prestazioni più che sufficienti. Quasi tutte le carabine di recente produzione richiedono poche, piccole, ma fondamentali, accuratizzazioni. Un’ arma per potersi definire precisa, senza disturbare i vari MOA, minuti d’angolo eccetera, deve essere in grado di poter piazzare tre colpi in un cerchio di tre centimetri di diametro a cento metri di distanza. Tutte le volte che gli venga richiesta una simile performance, sia in allenamento sia a caccia, deve mantenere la rosata costante nel tempo. in pratica, credetemi, non è facile ottenere un simile risultato, in particolare per un tiratore medio che spara al poligono meno di quaranta colpi l’anno. La precisione della nostra arma dipende fondamentalmente da quattro fattori: dall’incassatura, dal montaggio corretto dell’ottica, dallo scatto e dalla munizione. Se soltanto uno di questi particolari non è ben curato, tutta la precisione dell’arma ne risente. Appena acquistata la carabina, la prima operazione da fare è smontarla nei suoi componenti principali. Una volta separata l’azione dalla calciatura si dovrà procedere con la rimozione di tutti i residui della lavorazione e dell’imballaggio che potrebbero essere rimasti nell’arma. Granuli di polistirolo, pezzetti di cartone, grasso secco o peggio ancora piccoli trucioli metallici o schegge di legno, te li ritrovi in giro anche dopo anni ed anni che usi la carabina. Poi si procede con la registrazione dello scatto. L’ottanta per cento delle carabine attualmente disponibili sul nostro mercato montano degli scatti regolabili, se non sono dotati addirittura di stecher. Con poca fatica è facile personalizzare lo scatto, secondo le proprie esigenze. Un grilletto leggero, sensibile, esente da fastidiosi grattamenti e collassi, incide in modo determinante sulla precisione dell’arma.

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Dopo aver lubrificato leggermente le parti inferiori della carabina potrete rimontare la calciatura, facendo molta attenzione nel serrare bene ed in modo uniforme le viti di collegamento, con la speranza che l’incassatura sia abbastanza precisa da non rendere necessario un adattamento con resine epossidiche il cosiddetto Bedding. Se dopo pochi tiri di prova la rosata dovesse prendere una brutta piega, allora è necessario asportare del materiale dalla calciatura, nei punti dove il legno tocca la canna per renderla completamente flottante. Nel caso che dopo questa operazione non si notino miglioramenti, allora sarà necessario procedere con il bedding, ma come ultimo rimedio, perché in questo caso e bene affidare l’arma alle cure di un bravissimo armaiolo con molta esperienza pratica. Il montaggio dell’ottica è un'altra fase importantissima per il buon esito finale. Sono curioso di sapere quante persone conoscono e adoperano, durante il montaggio dell’ottica, la barra pilota, rettificata e di diametro uguale al cannocchiale da montare (1”, 26 mm, 30 mm) e la resina frena filetti. Una volta lessi che un famoso armaiolo-preparatore usa praticare il Bedding agli anelli degli attacchi, ditemi voi a che cosa possa mai servire un lavoro del genere. Utilizzando correttamente una barra pilota non giustifico in alcun modo una simile operazione. Una volta che avrete rimosso i grani che chiudono i fori filettati dove andranno avvitate le basette fisse, dovrete accertarci che siano ben sgrassati, utilizzando una pezzuola imbevuta di solvente. Stesso trattamento va fatto con tutto il corredo di viti dei vostri attacchi. A questo punto avviterete le basi sul castello della carabina dopo aver cosparso le viti con del prodotto frena filetto di tipo medio, reversibile. Continua...

Arci Caccia Grosseto: negli interventi sul cinghiale c’è qualcosa che non va

A Grosseto c’è qualcosa di strano nella gestione degli interventi di controllo del cinghiale. Sia nell’ATC 6 che nel 7, purtroppo si sono create situazioni poco chiare che a nostro avviso necessitano dell’intervento della Regione. La pianificazione e l’organizzazione degli interventi, infatti, sono nelle mani di un gruppo ristretto di persone e questo ha portato all’instaurarsi di situazioni clientelari che non sono compatibili con l’amministrazione del bene pubblico. Infatti, gli interventi vengono eseguiti sempre dalle stesse persone, nonostante a disposizione degli ATC ci siano lunghi elenchi di cacciatori abilitati che non aspettano che di essere coinvolti. Purtroppo, l’impressione è che questo malcostume vada a beneficio di qualcuno, magari a fini di tesseramento.
Altra cosa grave, almeno a nostro avviso, è la spinta, particolarmente forte nell’ATC 7, a trasformare le ZRC in ZRV, strumento di gestione molto meno potente, ma con il pregio di avere una prassi più semplice per la realizzazione degli interventi (infatti, non c’è un comitato di gestione da interpellare ma l’ATC ha la gestione diretta). Ci chiediamo, inoltre, che fine abbia fatto la direttiva della Regione Toscana che stabiliva la possibilità di far intervenire le squadre dopo un intervento all’aspetto. La braccata, vista l’efficacia maggiore, dovrebbe essere la tipologia di intervento privilegiata, ma evidentemente a qualcuno fa più comodo fare diversamente.
Per questi motivi, ci appelliamo alla Presidenza della Regione e all’Assessore Remaschi, sollecitando un intervento chiarificatore, per la nostra associazione tutte le cacce hanno pari dignità e la gestione, specialmente quella che passa per le ZRC sono un tema centrale che non può essere usato da qualcuno per scopi poco chiari.

 

Veneto: Giovedì a Gallio (VI) si parlerà del problema lupo

“LA PRESENZA INCONTROLLATA DEL LUPO E LE DRAMMATICHE RICADUTE PER IL NOSTRO TERRITORIO” INCONTRO PUBBLICO A GALLIO (VI) GIOVEDI’ 6 SETTEMBRE 2018

Giovedì 6 settembre 2018, dalle ore 20:30, presso il Palazzetto dello Sport sito in Via Roma, 1 nel Comune di Gallio (VI), si terrà un incontro aperto al pubblico dal titolo “Lupi: la presenza incontrollata e le drammatiche ricadute per il nostro territorio, la nostra economia, il nostro ambiente e la nostra sicurezza”
All’incontro promosso e organizzato dai Comprensori Alpini della Provincia di Vicenza, sono invitati a partecipare: tutti i Parlamentari eletti in Veneto; gli Assessori ed i Consiglieri regionali del Veneto; i Sindaci; i rappresentanti di tutti i corpi di polizia; i rappresentanti delle categorie economiche e sociali del territorio; i rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole; i rappresentanti delle associazioni venatorie; i rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale.
A moderare gli interventi sarà il Direttore di Rete Veneta LUIGI BACIALLI
Sarà un’occasione importante per ascoltare la voce di chi la montagna la vive e con il proprio lavoro crea ricchezza per il territorio, garantendo al contempo la conservazione di un patrimonio inestimabile dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Un patrimonio che rischia di andar perduto a causa della presenza incontrollata e non gestita del lupo.

Gallio (VI), lì 3 settembre 2018

TOSCANA: IL PROFESSOR APOLLONIO SI DIMETTE DAL COMITATO SCIENTIFICO DELL'URCA

Dopo il ricorso che ha bloccato il prelievo di piccolo e femmina di capriolo non si placano le polemiche in casa URCA. Dopo lo smarcamento del Presidente Regionale toscano, arrivano le dimissioni del Presidente del comitato scientifico dell'associazione, il Prof. Marco Apollonio. Con una lettera indirizzata al Presidente Nazionale, che già da ieri gira sui social, il noto accademico lascia in polemica con la scelta di Drovandi.

Caro Presidente
Con rammarico ti comunico le mie dimissioni dal comitato scientifico dell’URCA, del quale con piacere ho fatto parte per molto tempo. La ragione è la recente iniziativa adottata dall’URCA rispetto al ricorso sulle norme di prelievo del capriolo della Regione Toscana con particolare riferimento al possibilità di prelevare femmine e piccoli a partire dal 15 agosto. Come ti avevo comunicato in una nostra conversazione telefonica dello scorso mese di luglio io non solo condividevo pienamente quella scelta ma avevo personalmente suggerito alla Amministrazione Regionale di adottarla. Mi sembra quindi opportuno essere coerente con tale posizione, che continuo a considerare necessaria alla buona gestione della specie nel contesto toscano, e dissociarmi da chi propende per scelte diametralmente opposte.
Le ragioni per le quali ritengo l’aver promosso la sospensione della caccia alla femmina e piccolo di capriolo dopo il 15 agosto un grave errore gestionale in un contesto come quello toscano sono le seguenti:

Tale pratica è stata adottata dall’inizio della caccia di selezione in Toscana (1998 ad Arezzo e Siena a seguire le altre provincie) senza che le popolazioni di capriolo avessero alcun calo demografico o qualitativo ma piuttosto in quel periodo il capriolo ha mostrato un deciso e rilevante incremento testimoniato dai dati raccolti dai cacciatori stessi, fra i quali gli aderenti all’URCA rappresentavano una componente importante. Ricordo inoltre che la caccia alle femmine iniziava addirittura il 1 agosto.
Non esiste alcun dato scientifico che dimostri che i prelievi delle femmine di capriolo in agosto abbiano una influenza negativa sulla popolazione.
La sospensione della caccia estiva alle femmine in conseguenza della pubblicazione delle linee guida ISPRA nel 2013 ha avuto come conseguenza la riduzione dell’efficacia dei prelievi sia in senso quantitativo sia in senso qualitativo: la quota media di realizzazione dei piani di prelievo del capriolo in Toscana è scesa al 60%, il rapporto fra maschi e femmine prelevati si è modificato rispetto al passato con una riduzione del numero di femmine che ha sbilanciato gravemente il rapporto sessi.
La situazione gestionale degli ungulati in Toscana sta attualmente creando forti frizioni con il mondo agricolo con pressioni che hanno determinato la promulgazione di una legge speciale loro dedicata. In questo contesto promuovere azioni che riducono l’efficacia della gestione venatoria praticata con la caccia di selezione è fortemente negativo proprio per il mondo che URCA rappresenta e per la società nel suo complesso.

Infine noto che in tutto il periodo compreso fra l’inizio della caccia di selezione in Toscana ed il 2012 l’URCA non abbia sentito la necessità di assumere alcuna posizione critica rispetto alla caccia estiva alle femmine ed il fatto che questo accada ora sia in ovvia controtendenza rispetto alla abbondanza della specie e quindi alla necessità di assumere misure di conservazione nei sui confronti: credo si possa concordare sul fatto che il capriolo in Toscana fosse meno numeroso nei primi anni 2000 piuttosto che nel 2018.

Ritengo opportuno mettere a conoscenza di questa mia decisione i rappresentanti toscani del Direttivo URCA, alcuni colleghi del comitato scientifico e il segretario della commissione che la Regione Toscana ha istituito per adottare misure migliorative per la legge speciale e la gestione degli ungulati in generale.

Con miei migliori saluti

Marco Apollonio

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