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Luca Gironi

Luca Gironi

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Arci Caccia Veneto: su Belluno e l’autonomia in materia di caccia possiamo fare di più, la battaglia prosegue sulla proposta di nuovo Piano Faunistico Regionale

Si avvicina l’apertura generale della Caccia, ci pare quanto mai opportuno dire qualcosa in materia di autonomia gestionale di Belluno, a fronte delle ultime modifiche legislative intervenute dalla Regione Veneto. Per fare chiarezza, per dire a che punto siamo fuori dagli scontri legittimi della politica partitica.

Da qualche anno l’ARCI Caccia del Veneto, in collaborazione con il Provinciale di Belluno, il Nazionale e in sinergia con la politica del territorio, si batte per il riconoscimento dell’autonomia gestionale di Belluno in materia venatoria. Anche quando altre associazioni nazionali, Provinciali e regionali non volevano nemmeno sentirne parlare o facevano finta che il “caso” fosse una battaglia persa.
Per questo, assieme al mondo venatorio bellunese, ci siamo fatti portavoce delle istanze di mantenere la gestione venatoria in Provincia, come si faceva fino ad oggi, presso la Regione Veneto: quando nessuno a Venezia riteneva opportuno decentrare, nonostante lo Statuto del Veneto riconosca alla Provincia di Belluno maggior autonomia.
Dopo questa prima azione si è smossa la maggioranza politica in Regione Veneto, garantendo, rassicurando anche sui media che le preoccupazioni erano eccessive e che qualcosa si sarebbe fatto: il primo anno è arrivato un ordine del giorno approvato dal Consiglio.
In tutte le riunioni in fino a ieri in Regione L’ARCI Caccia del Veneto, come scritto nei Verbali e nei resoconti pubblicati su www.arcicacciaveneto.it, ha continuato la battaglia ribadendo di dar seguito all’ordine del giorno approvato dal Consiglio.
Quest’anno la Regione ha apportato alcune modifiche alla legislazione in materia di gestione della Caccia, per la Provincia di Belluno: merito nostro? No, ma sicuramente con il nostro costante e continuo contributo.
Riteniamo sufficiente quanto approvato dal Consiglio Regionale? No. Ma lo riteniamo una passo avanti, se guardiamo da dove siamo partiti.
Quindi possiamo dire che siamo sulla strada giusta, esprimiamo soddisfazione per quanto approvato, ma si deve avere maggior coraggio e provare a fare di più. Il “federalismo Provinciale venatorio” del Veneto negli anni è stato un patrimonio gestionale, un peccato sarebbe disperdere competenze, risorse e qualità gestionali.
Come proseguiremo la nostra battaglia?
La Giunta Regionale ha avviato l’iter per l’approvazione del nuovo Piano Faunistico Regionale: continueremo lì la nostra iniziativa per potenziare l’autonomia gestionale di Belluno in materia di caccia, possiamo farcela!
Quanto ci stanno a proseguire? Quanti vorranno fare questa battaglia? Questa è la vera sfida con il futuro.
Potrà Belluno contagiare il resto del Veneto? Noi vogliamo provarci.


Elio Battorti
Coordinatore Provinciale
ARCI Caccia Belluno


Giuliano Ezzelini Storti
Presidente Regionale Veneto
Vice Presidente Nazionale
ARCI Caccia

PIEMONTE: LIBERA CACCIA SCRIVE AD ASSESSORE, A.T.C. E C.A.

Riceviamo e pubblichiamo:

Oggetto: nomine nuovi Comitati di gestione A.T.C. e C.A. piemontesi

Preg.mo Assessore Giorgio Ferrero,
il 15 agosto sono scaduti i termini per il commissariamento di A.T.C. e C.A. piemontesi, originato da una sentenza del TAR che ha costretto Regione Piemonte a rinominare i Comitati di gestione; è probabile che ora intervenga un’ulteriore breve proroga, ma in questi giorni ai soggetti interessati stanno arrivando numerose sollecitazioni affinché provvedano a designare i loro nuovi rappresentanti.
Com’è noto la legge 157/92 stabilisce che il cdg sia formato da rappresentanti del mondo venatorio (scelti tra le sole associazioni “riconosciute”) e del mondo agricolo in misura del 30 % ciascuno, mentre gli enti locali e le associazioni ambientaliste designano gli altri esponenti, nella misura del 20% cadauno.
Essendo in totale dieci i membri di tali comitati, è chiaro come al mondo venatorio tocchi indicare tre rappresentanti per ogni cdg, scelti questi sulla base della consistenza numerica di ogni singola associazione all’interno di ambiti e comprensori, e con il limite che per ottenerne due sia necessario avere almeno la rappresentanza del 55% di cacciatori.
Tocca quindi ad ogni singolo A.T.C. e C.A. segnalare alla Città Metropolitana di Torino e alle Province, che sono gli enti che procedono alle nomine, la suddivisione dei cacciatori per ogni singola associazione venatoria, e questo sulla base di una dichiarazione d’appartenenza rilasciata dagli stessi all’atto del ritiro del nuovo tesserino venatorio.
Pare che però questa volta vi siano problemi, perché gli A.T.C e C.A. sono stati chiamati a fornire i dati relativi all’ultima stagione venatoria, la 2017/18, e che questi non siano disponibili, o risultino largamente incompleti visto che lo scorso anno non tutti li raccolsero correttamente.
Qualcuno propone di utilizzare quelli dell’annata precedente, addirittura ancor più vecchi, ma ciò sfugge alla logica di avere una fotografia realistica ed attuale del mondo venatorio, anche perché sarebbe come…governare sulla base dei risultati elettorali di due anni prima!
A ciò s’aggiunge il fatto che il prossimo 13 settembre il Consiglio di Stato dovrà esprimersi su un altro ricorso del mondo venatorio relativo all’art. 38 della l.r. 26 del 22/12/15, la così detta “Razionalizzazione dei Comitati di gestione degli ATC e CA” con il quale si era provveduto al loro accorpamento gestionale.
Qualora il Tribunale Amministrativo di grado supremo dovesse dar ragione ai ricorrenti, e i tempi della sentenza potrebbero essere successivi a quelli delle nuove nomine, c’è il rischio che i cdg siano nuovamente da rifare, riportando la situazione a quella attuale.

Per tutte queste ragioni, ed in virtù del fatto che i prossimi Comitati di gestione resteranno in carica sino a tutto il 2022, si invita la Regione a soprassedere alle nuove nomine almeno sino alla fine dell’anno, suggerendoLe quindi di attendere non solo la sentenza del Consiglio di Stato, ma anche i dati definitivi dell’appartenenza alle varie associazioni venatorie dei cacciatori di tutti gli A.T.C. e C.A. piemontesi.
Solo così sarà possibile avere enti nominati che siano davvero fedele espressione delle varie categorie interessate, cacciatori compresi.

Ringraziando per l’attenzione, Voglia infine gradire i nostri più cordiali saluti.

Associazione Nazionale Libera Caccia Regione Piemonte

URCA:. LE RAGIONI DEL RICORSO CONTRO LA DELIBERA CONSIGLIO REGIONALE N° 633/2018

URCA ha ritenuto necessario e doveroso intervenire in ordine all’ultimo e più grave dei provvedimenti straordinari emanati dalla Regione Toscana ed avente ad oggetto, tra l’altro, l’estensione dei tempi del prelievo del capriolo anche al periodo 15 agosto-30 settembre e 1 gennaio-15 aprile.

Occorre rilevare, in primis, che la delibera relativa al calendario di prelievo della specie capriolo in Toscana è solo la più eclatante delle anomalie emanate. Dato, questo, confermato anche dal parere contrario espresso in merito dall’ISPRA, ovvero dal più autorevole organo di gestione e consultazione dell’ambiente e della fauna nazionale, nonché istituto di emanazione ufficiale del Ministero dell’Ambiente.

Molteplici sono le motivazione tecniche e scientifiche che fondano il parere negativo di ISPRA. Ci limitiamo ad evidenziarne solo alcune fondamentali: il decremento della specie Capriolo rispetto al 2017; la criticità nel sistema di campionamento per superficie; la necessità di rivedere criticamente la cartografia tra aree vocate e non vocate; non conformità delle tempistiche dei prelievi sia per le femmine e piccoli in estate, sia per i maschi con riferimento al periodo invernale. Ci preme ricordare che fino ad oggi, sensibili alle esigenze del mondo agricolo, URCA, con grande senso di responsabilità, non ha mai ritenuto di intervenire laddove si siano predisposti interventi specifici in aree circoscritte con elevata concentrazione di danni.

Tuttavia, URCA non può condividere un generico ed indiscriminato intervento di prelievo su tutto il territorio regionale che non tiene conto delle differenti realtà territoriali, autorizzando, di fatto, un prelievo indiscriminato che rischia di pregiudicare fortemente la sopravvivenza stessa della specie capriolo in intere zone della regione dove questa è in sofferenza.

Si sottolinea, infatti, che, gli attuali provvedimenti regionali si inseriscono in una situazione non chiarita in modo organico, a causa della perdurante carenza del tanto atteso piano faunistico venatorio regionale, non ancora emanato a distanza di due anni dalla Legge Regionale 10/2016, venendo così a mancare l’esatta individuazione delle aree ad alta criticità ed i conseguenziali specifici provvedimenti da applicare. URCA è una associazione di tutela ambientale riconosciuta, composta in grandissima parte da cacciatori, con alle spalle un percorso formativo di alto livello, proteso alla gestione e conservazione di tutte le specie purché questo avvenga nel rispetto dei più rigidi parametri ecologici e scientifici. In queste ore, all’interno della discussione che si sta sviluppando sul territorio, in relazione al provvedimento adottato dal TAR della Toscana, continuiamo a ricevere manifestazioni di stima e di plauso all’iniziativa intrapresa a livello regionale e nazionale. Ciò ci conforta ed allo stesso tempo è chiara dimostrazione che URCA tutela gli interessi dell’intera collettività, tenendo ben presente lo stato giuridico della fauna selvatica, che ricordiamo è patrimonio indisponibile dello stato, quindi di tutti i cittadini e non solo degli specifici portatori di interessi.

 

Bologna li, 27.08.2018

 

Il presidente nazionale Antonio Drovandi

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