Menu
RSS

facebooktwitteryoutubehuntingbook

Luca Gironi

Luca Gironi

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Arci Caccia ricorre al Collegio dei Garanti della CCT

ARCI Caccia Informa

Nel ricorso presentato, il Responsabile dell’Ufficio Legale dell’ARCI Caccia chiede lumi in merito alle quote di adesione, essendo l’oggetto del Provvedimento di sospensione. Il Legale chiede di sapere il rapporto che intercorre tra le quote 2015 versate dall’ARCI Caccia e il credito (come risulta dal Bilancio Consuntivo ARCI Caccia, approvato il 29 agosto 2016 e prima del versamento alla CCT del 12 settembre 2016) di Euro 20.000,00. Per scrivere la posta in Bilancio ci sarà stato un atto fiduciario, un’autocertificazione intercorsa tra ARCI Caccia e CCT? Una richiesta in ARCI Caccia rivolta dai Responsabili Legali alla CCT non risulta, sarà stata fatta a voce. Dalla verifica dei dipendenti abbiamo trovato la documentazione “Bilancio”. Essendo allora Dirigenti dell’ARCI Caccia e della CCT titolari del documento, riterranno i Garanti di chiedere chiarimenti a loro? Le riunioni, prima di scrivere le cifre le avranno fatte con la CCT, crediamo. Questo dice la semplice ragione.

Negli Uffici ARCI Caccia c’è Il “preventivo” 2016 approvato da ARCI Caccia Toscana, sempre del precedente Gruppo Dirigente nonché dirigente della CCT, che riporta in avere Euro 26.000,00 da CCT per l’anno 2016. Senza rivolgersi a “veggenti”… potranno constatare i garanti.

Se i Bilanci lasciati sono documenti e valgono per tutti, il saldo tra dare e avere degli anni 2015 e 2016 tra pagato e avere da CCT, ad oggi è a zero. Forse abbiamo dato un acconto di qualche Euro per le quote CCT 2017. Dirigenti responsabili legali dell’ARCI Caccia erano contestualmente e simultaneamente dirigenti della CCT.

I Garanti verificheranno i presupposti documentali del Provvedimento di sospensione.

I Garanti faranno luce sulle responsabilità di quanti hanno creato questa situazione? Perché non è risolta dal 2015 e dal 2016? Per fare danno all’ARCI Caccia non si vogliono vedere i documenti ed i fatti?

Attendiamo di essere convocati e ascoltati dai Garanti come si fa con tutte le parti interessate e come è prassi consolidata e scontata da parte degli Uffici di Garanzia.

Alleghiamo alla presente il ricorso al Collegio dei Garanti della CCT per il provvedimento di sospensiva promosso dalla CCT nei confronti dell’ARCI Caccia Toscana.

ANUU: CURIOSITÀ SUL PICCHIO ROSSO MAGGIORE

  • Pubblicato in Notizie

Il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è una specie comune che solitamente vive tutto l’anno nello stesso bosco. A differenza di molte altre specie che intraprendono periodiche migrazioni più o meno lunghe, il Picchio rosso maggiore è stanziale. Una coppia necessita di un areale di 5 o 10 ettari. Per favorire lo scambio genetico e il proseguimento della specie occorre che i boschi siano vicini tra loro e se la distanza fosse esagerata la colonizzazione del nuovo territorio non può avvenire. Un caso del genere è successo in Svezia dove gli ornitologi hanno ipotizzato che l’indebolimento genetico della specie, che ne ha causato la diminuzione, è stato causato dalle situazioni d’isolamento vissute dalle differenti popolazioni. Ma questa specie appartiene ad una famiglia ornitica molto caratteristica. Il suo picchiettio ha sempre destato curiosità tra gli appassionati e molti di loro si sono chiesti come questo uccello possa attutire i colpi dati con forza alle dure parti lignee degli alberi. La risposta sta nel fatto che l’esterno del cranio dei picchi è composto da un osso denso con l’interno molto poroso. La forza impiegata per colpire viene distribuita attorno al cranio, attutita dall’apparato ioideo che, a sua volta, alleggerisce la pressione al cervello che riempie completamente la struttura scheletrica posteriore impedendo così che sbatta all’interno. Un design evolutivo naturale che ha aiutato i picchi in generale a salvaguardare la sopravvivenza della specie. (Walter Sassi)

ANUU: PUBBLICATI I DATI RELATIVI AL MONITORAGGIO DELL’AVIFAUNA NIDIFICANTE IN LOMBARDIA DAL 1992 AL 2016

Nel mese di novembre 2016 i ricercatori Luciano Bani, Massimiliano Luppi e Valerio Orioli del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra (DiSAT) dell’Università degli Studi di Milano Bicocca (UNIMIB) hanno pubblicato la relazione inerente il monitoraggio dell’avifauna nidificante in Lombardia analizzando i dati raccolti dal 1992 al 2016. Lo studio prevede la raccolta di dati ornitologici e ambientali in punti d’ascolto georeferenziati nell’intero territorio regionale durante il periodo di nidificazione degli uccelli. Tutto nasce nel 1992 quando la DG Agricoltura della Regione Lombardia riconosce l’utilità di uno studio quantitativo dell’avifauna sul territorio regionale durante la stagione di nidificazione, promuovendo così l’avvio di un monitoraggio a lungo termine delle popolazioni nidificanti sul territorio. Questo progetto, nonostante alcune interruzioni nei primi anni di esecuzione, rappresenta oggi il programma di monitoraggio quantitativo dell’avifauna nidificante su ampia scala più longevo d’Italia. Tale progetto, per la vastità e la diversità ambientale del territorio indagato, è in grado di fornire una valutazione approfondita ed esauriente delle dinamiche di popolazione delle diverse specie di uccelli che si riproducono sul versante meridionale delle Alpi e nella Pianura Padana. Il database faunistico utilizzato in questa ricerca comprende dati sull’avifauna nidificante in Lombardia raccolti dal 1992 al 2016 in progetti con differenti piani di campionamento, escludendo però i dati relativi agli anni 1993, 1994, 1997 e 1998 poiché troppo scarsi e/o localizzati per poter ottenere stime attendibili delle popolazioni. 75 le specie analizzate, di cui 20 mostrano un declino numerico avendo un tasso medio annuo negativo e significativo. Si tratta di: Allodola, Passera d’Italia, Nitticora, Cardellino, Verdone, Rondine, Nibbio bruno, Cutrettola, Averla piccola, Passera mattugia, Usignolo di fiume, Torcicollo, Rondone, Luì piccolo, Regolo, Balestruccio, Gallinella d’acqua, Organetto, Ballerina bianca, Storno e Scricciolo. Sempre tra le 75 specie analizzate, 28 mostrano invece una crescita significativa e 5 quasi significativa della popolazione a scala regionale, nel lungo periodo. Di queste, 10 mostrano un importante incremento, con una tasso di crescita medio annuo superiore al 5%. Sono Colombaccio, Tordo bottaccio, Fagiano comune, Tordela, Picchio rosso maggiore, Gazza, Fiorrancino e Cincia bigia. Osservando i gruppi ecologici quello più problematico, ossia con il maggior numero di specie in regresso, è rappresentato delle comunità ornitiche che si riproducono all’interno degli agro ecosistemi. Inoltre, 13 su 27 possiedono un andamento negativo a lungo termine. In ogni caso anche le comunità ornitiche urbane denotano sofferenza poiché 3 delle 5 di questo gruppo appaiono in significativo calo. Decisamente migliore la condizione delle specie che abitano in ambienti semi-naturali, come gli ambienti forestali oppure gli ambienti aperti di media e alta quota, dove la pressione antropica è minore rispetto alla pianura. Per quanto riguarda i gruppi fenologici, invece, le popolazioni con il miglior status di conservazione sono quelle relative all’avifauna residente, con ben 10 specie su 22 che mostrano un andamento positivo e soltanto 3 in regresso. Per contro, circa un terzo dei migratori a corto e lungo raggio hanno popolazioni in diminuzione significativa. Per saperne di più: http://www.regione.lombardia.it – sezione servizi e informazioni. (Walter Sassi)

LAZIO: PUBBLICATO IL CALENDARIO VENATORIO

  • Pubblicato in Notizie

La stagione venatoria nel Lazio si aprirà il prossimo 17 settembre e si concluderà il 31 gennaio 2018, con due giornate di preapertura, il 2 e il 10 settembre 2017 (dalle ore 5,40 alle ore 19,40) e dieci giornate di posticipo dall’1 al 10 febbraio 2018.

A stabilirlo è il nuovo calendario venatorio 2017/2018 con decreto del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in conformità con le disposizioni normative comunitarie e nazionali.
Il calendario, approvato entro i termini previsti dalla legge regionale n.17 del 1995, è il prodotto di un lavoro condiviso con le associazioni venatorie, agricole e ambientaliste rappresentate al tavolo faunistico-venatorio regionale e dell’acquisizione dei pareri dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Il lavoro di condivisione dei soggetti interessati, ha consentito di riconoscere e indicare già a partire dal mese di giugno, anche le giornate di preapertura e posticipo che caratterizzeranno la stagione venatoria 2017/2018.

Nel dettaglio, la caccia è consentita per l’intera stagione venatoria tre giorni per ogni settimana, che il titolare della licenza può scegliere tra lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica.

Le specie potranno esser cacciate secondo il seguente calendario: dal 17 settembre al 30 ottobre la quaglia; dal 17 settembre al 10 dicembre la lepre europea; dal 17 settembre al 31 dicembre il coniglio selvatico e fagiano; dal 17 settembre al 31 gennaio 2018: alzavola, beccaccino, canapiglia, codone, fischione, folaga, frullino, gallinella d’acqua, germano reale, marzaiola, mestolone, moriglione, pavoncella, porciglione, volpe; dal 20 settembre al 31 dicembre il merlo; dal 1 ottobre al 30 novembre la starna; dal 1 ottobre al 31 dicembre l’allodola; dal 1 ottobre al 20 gennaio 2018: beccaccia, cesena, tordo bottaccio e tordo sassello; dal 1 ottobre al 31 gennaio 2018: colombaccio, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia; dal 1 ottobre al 31 gennaio il cinghiale (unica caccia, sia in modalità singola che collettiva, per cui è consentito l’ausilio del cane).

Per i turdidi, l’Assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca ha intenzione di predisporre un atto a parte per uniformare la chiusura a quella delle Regioni limitrofe.

L’addestramento e l’allenamento dei cani è consentito, senza possibilità di sparo, dal 26 agosto al 14 settembre 2017, con esclusione dei giorni 2 e 10 settembre, dal sorgere del sole alle ore 19.00; mentre, nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS), è consentito dal 2 al 14 settembre.

Dal 17 settembre al 31 gennaio 2018 è vietato l’addestramento e l’uso del cane nelle giornate in cui il conduttore non è in esercizio venatorio e nelle giornate di martedì e venerdì di ciascuna settimana. L’attività è invece consentita qualora il conduttore annoti la giornata di caccia sul tesserino venatorio.

Per la caccia al cinghiale, fermo restando il numero massimo di giornate che per la stagione 2017/2018 è pari a 41, l’effettiva fruizione viene modulata: in forma collettiva in squadre autorizzate i giorni 1, 8, 15, 22, 29 di ottobre, i giorni 1, 4, 5, 11, 12, 18, 19, 25, 26, 29 di novembre, i giorni 2, 3, 6, 9, 10, 13, 16, 17, 20, 23, 27, 30, 31 di dicembre, i giorni 3, 6, 7, 10, 13, 14, 17, 20, 21, 24, 27, 28, 31 di gennaio; in forma singola, invece, è consentita nel periodo 1 novembre – 31 gennaio 2018, tre giorni per ogni settimana, fra lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica.

Nelle giornate di preapertura del 2 e 10 settembre, con esclusione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), è consentita la caccia alle specie: cornacchia grigia, gazza, ghiandaia, merlo e tortora. L’esercizio venatorio è consentito solo da appostamento fisso o temporaneo, senza l’ausilio del cane.

Nelle giornate di posticipo dall’1 febbraio al 10 febbraio è consentita la caccia alla specie: colombaccio, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia. L’esercizio venatorio è consentito solo da appostamento fisso o temporaneo, senza l’ausilio del cane.

Per la documentazione consultare il Link:
http://www.regione.lazio.it/rl_agricoltura/?vw=documentazioneDettaglio&id=41576

(www.ladeadellacaccia.it)

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura