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Luca Gironi

Luca Gironi

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RICHIAMI VIVI ACQUATICI: APERTURE DALLO ZOOPROFILATTICO, ADESSO TOCCA AL MINISTERO

 

 

Continua e si intensifica il lavoro della Federcaccia attraverso il suo Ufficio Avifauna Migratoria e la settoriale Acma per trovare una soluzione positiva al divieto dell’uso di richiami vivi per la caccia agli uccelli acquatici previsto dal Protocollo messo in atto dal Ministero della Salute a causa della presenza sul territorio nazionale di focolai di aviaria.

Lo scorso mercoledì 18 ottobre una delegazione della Federazione Italiana della Caccia si è incontrata con il Dott. Stefano Marangon e la Dr.ssa Lebana Bonfanti presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSV) di Legnaro, Padova, allo scopo di approfondire il tema e discutere le possibilità di ripristino della deroga che consenta l’utilizzo dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriiformi.

Dopo un proficuo scambio d’informazioni e valutazioni sulle caratteristiche dell’epidemia e del ruolo dei richiami vivi, i responsabili dell’IZSV hanno espresso la disponibilità a rivedere il divieto in atto, al momento limitatamente alle sole aree non a rischio, permettendo quindi l’utilizzo dei richiami vivi nelle aree non individuate come sensibili per la diffusione dell’influenza aviaria.

Nello stesso tempo, è stata tracciata la possibilità di collaborazione fra mondo venatorio e Istituto per il monitoraggio del virus negli uccelli selvatici da attuarsi nelle aree a rischio, in particolare quelle delle province a più alto tasso di focolai, per determinare con maggior precisione le modalità di contagio negli allevamenti industriali e rurali.

Il parere dello Zooprofilattico è ovviamente subordinato a una specifica richiesta da parte del Ministero della Salute, competente in questa materia, per cui Federcaccia con una lettera firmata dal vicepresidente Lorenzo Carnacina si è rivolta al Dicastero per sollecitare, ritenendo ormai eccessivo il divieto esteso a tutta Italia, una deroga che consenta dall’1 novembre l’uso dei richiami vivi nelle aree non a rischio e richiedere un incontro con i responsabili per discutere le norme di applicazione della stessa.

Federcaccia seguirà con attenzione l’evolversi della richiesta, con la ferma intenzione di ripristinare la legittima tradizione venatoria a questi selvatici.

Roma, 23 ottobre 2017 – Ufficio Avifauna Migratoria FIdC

ACQUE E BIODIVERSITÀ, IL PROGETTO PER IL PADULE DI FUCECCHIO E LE COLLINE DELLE CERBAIE SI PIAZZA AL TERZO POSTO SU 21 PROGETTI INTEGRATI TERRITORIALI

Il Progetto “Acque e Biodiversità – Tutela e valorizzazione delle risorse ambientali del Padule di Fucecchio e delle Colline delle Cerbaie”, presentato, in qualità di capofila, dal Consorzio Forestale delle Cerbaie, è risultato ammissibile e finanziabile dalla Regione Toscana, piazzandosi al terzo posto su 21 progetti che hanno concorso al bando sui PIT (Progetti Integrati Territoriali) – PSR (2014-2020).

Al progetto partecipano 9 amministrazioni comunali – Altopascio, Castelfranco di Sotto, Cerreto Guidi, Fucecchio, Larciano, Monsummano Terme, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Santa Croce sull’Arno (tutte afferenti al Padule di Fucecchio e molte delle colline delle Cerbaie) – la Città Metropolitana di Firenze, il Consorzio di Bonifica Basso Valdarno, 16 aziende agricole, 4 associazioni territoriali e 2 proprietari di terreni privati.
Si tratta di 33 soggetti diversi uniti da un’idea di sinergia territoriale volta ad affrontare in maniera integrata le problematiche di natura ambientale della tutela delle acque e della valorizzazione della biodiversità.

Il progetto prevede una spesa di più di 1 milione di euro e un finanziamento regionale di 943.428 euro con interventi di creazione e ripristino di aree umide, piantumazione di essenze vegetali autoctone, realizzazione di fasce tampone di vegetazione volte al contenimento degli inquinanti e al miglioramento paesaggistico.

I PIT sono progetti che prevedono l’aggregazione di soggetti pubblici e privati mediante l’adesione ad un Accordo Territoriale finalizzato alla soluzione di specifiche problematiche ambientali locali e all’attuazione di strategie mirate alla mitigazione o all’adattamento ai cambiamenti climatici, programmando opportunità di finanziamento in conto capitale dal 40% al 100% secondo le diverse azioni.

A meno di undici mesi di distanza dalla presentazione del progetto “Acque e Biodiversità – Tutela e valorizzazione delle risorse ambientali del Padule di Fucecchio e delle Colline delle Cerbaie”, che si tenne all’auditorium La Tinaia di Fucecchio il 30 novembre 2016, oggi i soggetti coinvolti, compresi i portatori di interesse che furono fatti partecipi fin dalle prime fasi, vedono riconosciuto il valore della propria proposta. Una proposta che, grazie al finanziamento della Regione porterà benefici alle aree del Padule di Fucecchio e alla Colline delle Cerbaie.

(www.ladeadellacaccia.it)

FIDC LECCO E UFFICIO AVIFAUNA MIGRATORIA FORNISCONO LE OSSERVAZIONI ALLA BOZZA DI VAS PER LA RISERVA NATURALE DEL PIAN DI SPAGNA E LAGO DI MEZZOLA

La Riserva Naturale del Pian di Spagna e del Lago di Novate Mezzola riaggiorna il proprio Piano di gestione, e per questo ha indetto la prima Conferenza di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) alla quale sono stati invitati vari portatori d’interesse, tra cui Federcaccia Lecco. La prima seduta si è tenuta il giorno 27 settembre, e successivamente sono state inviate le osservazioni. Come già avvenuto con la vicenda del Piano Faunistico della Provincia di Lecco, poi bocciato dal Consiglio Provinciale, la Federcaccia provinciale si è avvalsa della collaborazione dell’Ufficio Avifauna Migratoria.

Alla prima riunione hanno quindi partecipato il Presidente Provinciale Luigi Carissimi e il dott. Michele Sorrenti, e le osservazioni successive sono state redatte dall’Ufficio Avifauna Migratoria e inoltrate alla Riserva da Federcaccia Lecco.

I contenuti del primo documento, prodotto dalla Riserva e dallo Studio Maspes incaricato, sono ovviamente ancora abbozzati, tuttavia per alcune parti hanno consentito a FIdC-Ufficio Avifauna Migratoria di produrre proposte per una migliore gestione della riserva e per smontare alcune proposte penalizzanti per il mondo venatorio.

Queste ultime consistono nella ventilata possibilità di allargamento dei confini della riserva, andando a comprendere aree oggi cacciabili, oppure di addestramento cani. In particolare la proposta di includere nella riserva la zona denominata “Erbiola” cancellerebbe alcuni appostamenti fissi di caccia e la zona addestramento cani attualmente vigente.

Tale progetto, che richiede comunque una delibera regionale, non ha alcun fondamento, poiché le aree in oggetto sono in uno stato naturale buono, migliore di molte zone interne alla riserva stessa. FIdC, anche seguendo un punto citato nel documento della riserva, auspica il coinvolgimento delle popolazioni locali e il dialogo fra tutti i portatori d’interesse, facendo presente che la conservazione della Natura non è necessariamente legata all’imposizione di vincoli alle attività umane tradizionali, come la caccia e la pesca. Il principio dell’uso sostenibile delle risorse è del resto una linea guida per la gestione delle zone umide designate “Ramsar”, cui appartiene l’area del Lago di Mezzola.

Federcaccia ha manifestato la sua disponibilità a progetti di miglioramento ambientale, anche delle aree al di fuori della Riserva, così come a iniziative di valorizzazione culturale e naturalistica del comprensorio in cui è inserita la riserva.

FIdC e Ufficio Avifauna Migratoria seguiranno con attenzione tutti i passi successivi della procedura VAS.

(www.ladeadellacaccia.it)

 

Toscana: Per la CIA occorre collaborazione tra agricoltura e caccia per gestire il territorio

Ieri nella prestigiosa cornice dell'Accademia dei Georgofili di Firenze, si è svolta una importante giornata di studio sulla selvaggina ungulata. Presenti all'incontro rappresentanti del mondo accademico, politico e delle associazioni agricole e venatorie. Queste le dichiarazione del Direttore di Cia Toscana Giordano Pascucci: «E’ necessario superare le contrapposizioni tra mondo venatorio ed agricolo. Eliminare i contrasti che hanno caratterizzato gli ultimi anni, che rischiano di danneggiare gli interessi degli agricoltori e dei cacciatori, resta l’unica via da perseguire. Pertanto è auspicabile una collaborazione su tutti i temi connessi alla gestione faunistica, partendo dalla messa in atto di tutte le azioni rivolte alla piena attuazione della L.R.10/2005, con particolare riferimento al perfezionamento della definizione delle aree vocate e non vocate per le diverse specie di ungulati; e ad una gestione sinergica dei diversi strumenti previsti dalla Legge per il contenimento della presenza di ungulati».

 

http://www.nove.firenze.it/collaborazione-agricoltura-caccia-unica-via-possibile-in-toscana.htm 

REGIONE VENETO A BRUXELLES: L’EUROPA MODIFICHI LA DIRETTIVA SUL LUPO

Contributi europei per il censimento del lupo nell’area alpina, controllo degli ibridi che risultano essere ben più pericolosi del lupo e arrivano ad attaccare l’uomo, e maggiori risorse per gli indennizzi agli allevatori. Ma soprattutto una correzione della direttiva comunitaria, che rimoduli in funzione dei diversi territori la definizione di ‘specie protetta’ per il lupo: queste le richieste che l’assessore all’agricoltura del Veneto ha portato al parlamento di Bruxelles, incontrando Herbert Dorfmann, europarlamentare del Ppe e componente della commissione Agricoltura. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti regionali di Cia, Coldiretti e Confagricoltura.

“Chiediamo alla Ue di rivedere le linee guida nei confronti degli Stati membri – è la richiesta rivolta dalla delegazione veneta – e di coinvolgere gli Stati nella gestione della presenza del lupo nell’area alpina. Nel nostro territorio il lupo non è affatto una specie in via di estinzione: nel giro di cinque anni gli esemplari monitorati in Veneto sono saliti da 2 a 38; nel corso dei primi nove mesi di quest’anno si sono resi responsabili dell’uccisione o del ferimento grave di 258 capi d’allevamento, tra bovini, ovini e asini”.

L’incontro della delegazione veneta avviene alla vigilia della sessione della Commissione Agricoltura dell’europarlamento dedicata alla direttiva Natura 2000 e in vista della prossima seduta della sessione plenaria del Comitato delle Regioni del 29 novembre–1 dicembre 2017 che avrà tra i temi ‘caldi’ il piano di azione europeo per la natura, i cittadini e l’economia.

“Con il nostro dossier, che ha censito presenza e attività dei branchi in Lessinia, sul Baldo, sull’altopiano di Asiago, sul Grappa, sul Col Visentin, sul Nevegal, sul Col di Lana, in Alpago – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura – abbiamo chiesto un supplemento di riflessione ai componenti della Commissione europea per le politiche agricole. La commissione nei mesi scorsi si è già espressa in via ufficiale per armonizzare la direttiva Natura 2000, volta preservare l’equilibrio dell’ecosistema e le biodiversità, con gli obiettivi della Pac, la politica agricola comunitaria che vede nelle attività agricole montane l’agricoltura e nell’attività di pascolo un presidio primario per le ‘terre alte’. La questione è cruciale, anche al fine di una corretta gestione dei fondi europei e dei programmi di cofinanziamento”.

Nei giorni scorsi l’assessore all’Agricoltura del Veneto aveva inviato una articolata lettera al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, alla presidente della Commissione Ambiente dell’Europarlamento Adina Loana Valean e al Commissario europeo all’Ambiente Karmenu Vella, chiedendo ai massimi organi della Ue di rivedere per il lupo lo status di ‘specie protetta’ in funzione delle caratteristiche del territorio in cui è insediato. Il documento della Giunta regionale del Veneto ha evidenziato criticità e nuove problematiche nella gestione del carnivoro, suggerendo un tetto massimo di esemplari sostenibile nei territori dove siano presenti attività zootecniche.

L’assessore, inoltre, ha convolto anche i prefetti di Vicenza, Verona, Belluno e Treviso, ai quali ha inviato un dossier sulla presenza del lupo nel territorio regionale, chiedendo che si facciano portavoce, nei confronti del Governo nazionale, della situazione ‘emergenziale’ che si è determinata a seguito della rapida espansione numerica del lupo e della necessità di prendere provvedimenti ‘straordinari’, in particolare per prevenire il fenomeno dell’ibridazione.

“A Bruxelles abbiano trovato interlocutori attenti– conclude l’assessore – e consapevoli che il ritorno dei grandi predatori sta mettendo a rischio le attività tradizionali della regione alpina e compromettendo la sopravvivenza stessa degli allevamenti al pascolo. La commissione agricoltura dedicherà una delle prossime sedute a questo problema in vista della sessione plenaria dell’europarlamento, a fine novembre, sull’applicazione della direttiva Natura 2000”.

(www.ladeadellacaccia.it)

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